‘La dignità di un popolo si misura soprattutto nella capacità di realizzare il proprio futuro, passo dopo passo, progetto dopo progetto’ Incontro con la presidente della regione Sardegna Alessandra Todde, in occasione di ‘Sa die de sa Sardigna’.

di Daniele Madau

La presidenta della giunta regionale della Sardegna Alessandra Todde

A poco più di due anni dalla sue elezione, in occasione di ‘Sa die de sa Sardigna’, l’incontro di oggi è dedicato ad Alessandra Todde, dal 20 marzo 2024 presidente della Regione Autonoma della Sardegna. È stata sottosegretaria di Stato al ministero dello sviluppo economico nel governo Conte II, viceministra dello sviluppo economico nel governo Draghi, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e deputata alla Camera. Prima presidente donna, la sua elezione -frutto del ‘campo largo’-, ha suscitato una nuova speranza, tanto da essere paragonata a Eleonora d’Arborea. La data di oggi, così significativa per i sardi, cade subito dopo un periodo di tensioni con la maggioranza e di riflessioni sullo statuto dell’autonomia, così da assumere un significato di estrema attualità

Il 28 aprile 1794, data che viene ricordata ogni anno per ‘Sa die de sa Sardigna’, nel suo evento principale, il popolo sardo insorse cacciando da Cagliari il viceré e i funzionari piemontesi sabaudi, rivendicando autonomia e dignità. A poco piu’ di due anni dalla Sua elezione, sia nei rapporti con il governo italiano sia in generale, quanta autonomia e dignità ha il popolo sardo? E quanto di Lei e’ presente nel conseguimento di questo risultato?

Premetto che ho scelto di tornare in Sardegna, di spendermi per la mia terra, di dare il mio contributo personale al benessere della mia gente. È questo lo spirito che, con umiltà e determinazione, metto in ogni azione e scelta che faccio. Entrando nel merito della sua domanda, in questi due anni abbiamo assistito a un rapporto spesso
teso, che ieri come oggi ha al suo cuore proprio il tema dell’autogoverno dei sardi sulla propria terra. Penso, solo per fare qualche esempio, all’impugnazione di molte importanti leggi regionali a tutela della Sardegna, a partire dalla legge n. 20 sulla regolamentazione degli impianti FER; all’intenzione di concentrare in Sardegna detenuti sottoposti al regime del 41-bis, con il rischio di trasformare di fatto l’isola in un luogo di destinazione carceraria privilegiata; da ultimo, al tentativo di esautorare completamente la Regione da ogni decisione relativa al destino e all’utilizzo delle basi militari ospitate nel nostro territorio, che, lo ricordo, rappresentano oltre il 60% di quelle italiane. Altre volte, invece, abbiamo avuto un rapporto di intesa e collaborazione: penso a ciò che stiamo facendo con la ministra Bernini per portare avanti la candidatura italiana dell’Einstein Telescope.

Quali sono le linee guida che intende seguire, nei prossimi tre anni, per rafforzare questa autonomia e questa dignità?

Più che di linee guida, parlerei di attitudine. Ciò che dobbiamo cambiare è il nostro approccio: non più andare a chiedere, ma pretendere ciò che è un nostro diritto. Più che limitarci a lamentarci, dobbiamo iniziare a costruire e proporre, senza attendere sempre l’intervento di altri.
In questi anni abbiamo seminato: stiamo costruendo le basi per un nuovo ruolo della Regione nella gestione e nell’amministrazione dell’energia. Come dimostrano gli eventi internazionali, si tratta di un ambito strategico fondamentale. Vogliamo essere artefici e gestori di ciò che produciamo, ed è per questo che stiamo lavorando
alla costituzione della Società Energetica Sarda.
Parallelamente, abbiamo dato nuovo slancio alla governance dell’acqua, evitando la gara per la privatizzazione, razionalizzando il sistema e ponendo le basi per un utilizzo più strategico di una risorsa essenziale. Abbiamo inoltre investito in ambiti innovativi come l’aerospazio e la nautica.
Infine, stiamo lavorando con determinazione per portare in Sardegna l’Einstein Telescope, un progetto trasformazionale che potrà incidere profondamente sul tessuto economico e sociale dell’isola.
La dignità di un popolo si misura soprattutto nella capacità di realizzare il proprio futuro, passo dopo passo, progetto dopo progetto.

Qual e’, in generale, la Sua idea su quale debba essere il rapporto tra la Sardegna e lo Stato italiano, in virtu’ del suo statuto speciale?

Deve essere un rapporto tra pari, non di subalternità, esattamente come avviene per altre regioni e province a statuto autonomo che hanno saputo far valere nel tempo la loro diversità.

Presidente, la Sua elezione, prima donna presidente della Giunta, ha suscitato- in chi l’ha appoggiata al momento della candidatura- entusiasmo e fiducia : cosa si sente di promettere ai sardi per il futuro, in riferimento alla Sua giunta e alla Sua coalizione?

Esattamente ciò che facciamo ogni giorno: lavorare con determinazione, senza risparmiarci, per dare una prospettiva alla nostra isola e alla nostra gente.
Dalla sanità, di cui ho assunto direttamente la delega per imprimere un deciso cambio di rotta, alla cultura, passando per lo sviluppo dell’industria, dell’agricoltura e dell’economia del mare, i giovani, senza dimenticare i lavoratori e le lavoratrici e chi ha bisogno di un sostegno per ripartire: sono tutti ambiti che affrontiamo
quotidianamente insieme agli assessori, con l’obiettivo di rispondere in modo concreto alle esigenze dei cittadini.

Presidente, la dignità dei sardi si preserva e si valorizza dando loro risposte su tematiche imprescindibili. Nel 1794, la mancata risposta a cinque domande- che avevano come tema aspetti fondamentali per la vita dei sardi- da parte del governo sabaudo, causo’ la nostra insurrezione. Ogni anno il ‘ Comitato per Sa die de sa Sardigna’ pensa cinque nuove domande da presentare alle istituzioni. Quelle di quest’anno, racchiuse nella ulteriore questione fondamentale su chi decide per i sardi, riguardano la posizione della Sardegna in uno scenario, che interessa anche il Mediterraneo, di conflitti; l’inverno demografico; le servitu’ e il modello di sviluppo da contrapporre a queste; la lingua e la cultura come strumento per uno sviluppo identitario e i poteri da attribuire a noi sardi tramite le norme statutarie o, addirittura, un nuovo statuto. Rendendomi pienamente conto della complessità della domanda, le chiedo: che risposte darebbe a queste nuove cinque domande?

Le cinque questioni individuano priorità strategiche per il futuro della Sardegna e richiedono risposte integrate e coerenti.
Sul piano geopolitico, la Sardegna deve evolvere da territorio che subisce decisioni a soggetto che partecipa attivamente ai processi decisionali, soprattutto in relazione alle servitù militari e al ruolo nel Mediterraneo. Questo implica un coinvolgimento pieno della Regione nelle scelte strategiche nazionali.
Per contrastare l’inverno demografico è necessario agire su più fronti: lavoro qualificato, servizi efficienti, politiche a sostegno delle famiglie e maggiore attrattività dei territori. Non andrei solo a ragionare sul “mantenimento” della popolazione attuale nell’Isola, quanto di come rendere attrattiva la nostra isola. Le nostre peculiarità, il nostro stile
di vita possono, accanto alla possibilità di investimento, di studio, attrarre tante persone potrebbero scegliere la Sardegna come luogo in cui trasferirsi e creare una famiglia.
Sul modello di sviluppo, la Sardegna deve puntare su filiere sostenibili e ad alto valore aggiunto, l’economia del mare e l’innovazione, superando una posizione passiva rispetto alle decisioni esterne. Lingua e cultura rappresentano un elemento strategico: non solo identità, ma anche leva di sviluppo economico e coesione sociale. Devono essere integrate in modo strutturale nelle politiche pubbliche e nei percorsi formativi dei
giovani sardi.
Infine, sul piano istituzionale, è necessario rafforzare l’autonomia attraverso la piena attuazione dello Statuto speciale e, se necessario, una sua revisione, per chiarire le competenze e ampliare i poteri dei sardi e della Sardegna.
In definitiva, alla domanda “chi decide per i sardi” la risposta deve essere chiara: i sardi, attraverso istituzioni autonome, forti e pienamente legittimate dalla partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, capaci di dar voce e sostanza alle istanze di giustizia e benessere del popolo sardo.

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora