di Daniele Madau

Mentre i ragazzi e le ragazze si apprestano a concludere la seconda prova della Maturità (Quintiliano per la versione di Latino al Liceo Classico), è tempo di commentare le tracce della prima prova, la cui proposta si trova, interamente, alla fine di questa riflessione. Luci e ombre, pregi e difetti per i testi della prova di Italiano, uguale per tutti gli indirizzi di studi.
Come capitato spesso in passato- e ancora non si capisce bene il motivo- per la tipologia A (analisi e interpretazione di un testo lettarario) sono stati proposti due autori che difficilmente vengono studiati durante l’anno: Pavese e Brancati. Nel caso di quest’ultimo, anzi, si può affermare che molto difficilmente, se non mai, viene affrontato durante le lezioni. Il testo di Brancati, tratto da ‘I piaceri’, afferma come lo spessore del mondo sia formato dai ricordi e dalle memorie, preziosi beni comuni.
E sembra proprio essere l’interiorità, sia come memoria, sia come, per le altre tracce, sentimento, meraviglia, costanza, pazienza e tenacia, la protagonista e il comune denominatore che le unisce.
E, nonostante la discutibile scelta degli autori per il testo letterario, questo voler indagare le meraviglie o le fragilità del mondo interiore, è una scelta opportuna e felice: mai il mondo interiore sarà così grande e inesplorato come quando si ha diciotto anni.
E scrivere, sul foglio di carta e non al computer, è un modo per esplorare quel mondo, e crescere, diventare maturi.
Sembra, infatti, che il ministero abbia voluto sostenere, con la scelta delle tracce, il nuovo passaggio dalla denominazione di Esame di Stato a Esame di Maturità. Maturità da ottenere con l’attenzione ai sentimenti per costruire il proprio rapporto col mondo (proposta A1), coltivando socialmente la memoria nell’incontro con chi la custodisce (A2), andando alla radice dei nostri diritti e delle nostre libertà democratiche (l’ampiamente attesa proposta B1 del testo argomentativo), come fonte di creatività (B2), come capacità di crescere e diventare adulti (B3), come sensibilità alle meraviglie della natura (C1) e, infine, come risorsa e miniera da cui attingere la dedizione, la costanza, la pazienza e la tenacia per affrontare una meravigliosa strada, quella che porta a superare l’adolescenza e a costruire il mondo di domani (C2).
Condivido molte osservazioni dell’articolo, soprattutto quando individua un filo comune di introspezione nei temi: interiorità, memoria, meraviglia, fatica, passaggio all’età adulta.Tuttavia, nel complesso, queste tracce mi convincono solo in parte, non tanto per i contenuti – comunque alti e stimolanti – quanto per il rapporto con ciò che normalmente si studia e si approfondisce a scuola. Mi riferisco soprattutto alle proposte di analisi del testo: pur interessanti, non paiono neanche a me del tutto coerenti con gli autori e i percorsi letterari che gli studenti affrontano abitualmente nell’ultimo tratto del loro percorso scolastico e che ragionevolmente si attendono di incontrare nella prova.Alcune consegne mi sembrano poi difficilmente praticabili da uno studente di diciotto anni senza il rischio di cadere nella genericità: penso, ad esempio, alla “versione adulta dell’incanto” o alla riflessione sulla fatica, che rischiano di chiedere ai ragazzi non solo di argomentare, ma quasi di guardare alla propria esperienza con un distacco e una consapevolezza che si acquisiscono più facilmente negli anni successivi, adottando uno sguardo retrospettivo sulla vita che appartiene più a un trentenne che a un maturando.Anche la traccia sugli “adultescenti” mi lascia perplesso. Il tema del confine tra adolescenza e vita adulta è certamente importante; meno convincente è affidarlo a una parola che trovo piuttosto pigra. Non amo particolarmente il termine, anche perché adolescente e adulto sono, in fondo, due forme dello stesso verbo: chi sta crescendo e chi è cresciuto. Il punto vero, forse, non è inventare nuove etichette, ma chiedersi quali strumenti culturali la scuola dia davvero per attraversare quel passaggio.In questo senso, più che tracce sbagliate, mi sembrano proposte esigenti e talvolta poco calibrate sull’età e sul percorso dei candidati: interessanti da discutere, ma non sempre adeguate a essere svolte bene, serenamente e facendo affidamento sul proprio bagaglio culturale, senza il rischio di banalizzare o di trasformarsi in un esercizio di retorica sui massimi sistemi.Anche la terza domanda del compito di latino mi è sembrata discutibile: non credo mettesse particolarmente a proprio agio uno studente chiamato a rispondere, in poco più di dieci righe, a un quesito molto ampio, inevitabilmente astratto e, per certi aspetti, quasi sfuggente.
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