di Daniele Madau

Bologna, 20 lug. Durante la manifestazione promossa dal sindaco Lepore per chiedere verità sulla morte di Abderrahim Fakir, la nipote, Yossra, così si è espressa, in lacrime: “Non siamo qui per chiedere odio, non siamo qui per chiedere vendetta. Siamo qui per chiedere verità, giustizia, rispetto e umanità. Le forze del’ordine hanno una grande responsabilità, quella di proteggere i più fragili”.
Alle parole, sono seguiti i fatti, di pace, quando i familiari di Abderrahim hanno cercato di impedire le violenze che, purtroppo, si sono accese.
Ecco, questa testimonianza di parole e fatti, azione e lacrime, è l’insegnamento più grande che si possa ottenere e su cui si possa riflettere. Quando, subito dopo un grande dolore, si ha la lucidità, e il cuore, di chiedere verità ma di testimoniare il desiderio di pace e riconciliazione, si semina qualcosa che, prima o poi, dovrà fiorire.
In questa estate calda, non sembra ancora il tempo della fioritura, tanto che ci sembra di vivere quanto cantato, nei versi conclusivi, da Battiato in ‘Povera Patria’: La primavera, intanto, tarda ad arrivare. Ma da queste parole, di una immigrata di seconda generazione, credo, può nascere qualcosa di nuovo, perché sono rimbalzate su tutti i social, mentre ancora girava il video di Vannacci, a mostrare che l’umanità e il buon senso esistono, e sono talmente forti da non scomparire nenche di fronte al dolore. Che continuino a essere seminate, a dormire nelle nostre terre, e che sboccino presto.