Bernie e Bannon insieme contro i rischi dell’Intelligenza artificiale: è “l’America che verrà” 

 di Francesca Basso e Viviana Mazza

Benvenuti alla newsletter Europe Matters, un doppio sguardo su come l’Europa e gli Stati Uniti siano legati oggi più che mai. Una sintesi di ciò che unisce le due sponde dell’Atlantico o che le allontana, con al centro l’Italia e le ricadute per il nostro Paese.

Siamo Francesca Basso e Viviana Mazza, corrispondenti del Corriere della Sera da Bruxelles e da Washington

Bernie Sanders e Steve Bannon 

Oggi Viviana vi parla di un evento in cui Steve Bannon e Bernie Sanders uniranno le forze a Washington per sostenere la necessità di di una Intelligenza artificiale controllata dall’uomo, una strana alleanza raccontata anche nel suo libro appena uscito “L’America che verrà” (Bompiani).

La preoccupazione per l’Intelligenza artificiale sta unendo ormai la sinistra e la destra populista. D’altra parte i timori per l’impatto di questa tecnologia uniscono  agricoltori conservatori e attivisti ambientalisti, insegnanti e abitanti delle zone in cui nascono i data center, al di là delle divisioni politiche e sono un tema importante nelle elezioni di midterm. L’evento di oggi a Washington, che vedrà la partecipazione di politici e religioni, personaggi di destra e sinistra, è organizzato dal Future of Life Institute e promuove una “Pro-Human AI Declaration”, un documento che chiede di assicurare il controllo dell’uomo sull’IA, di evitare la concentrazione di potere e di garantire che le aziende siano responsabili delle loro azioni. Trump spinge con forza per l’Intelligenza artificiale, dice che è necessario per la competizione per la Cina e ripete che il suo governo ha già stabilito le necessarie tutele. 

Lo scorso luglio, in una intervistaper il mio libro “L’America che verrà”, Bannon mi ha detto che per lui oggi il tema prioritario, “lo spettro sulla città”, è proprio l’Intelligenza artificiale, “perché è qualcosa che ha a che fare con la nostra specie, con tutta l’umanità”. Pubblico qui di seguito un estratto del capitolo in cui ne discuto con l’ex stratega della vittoria elettorale di Donald Trump nel 2016. 

L’Intelligenza artificiale sta emergendo come il nuovo grande tema populista del secolo, sul quale convergono la paura per la perdita di posti di lavoro, per i crescenti costi dell’energia e per il potere senza controllo degli oligarchi delle Big Tech. Un sondaggio di Harvard mostra che il 59 per cento degli americani tra i diciotto e i ventinove anni vede l’Intelligenza artificiale come una minaccia ai posti di lavoro, inclusi il 66 per cento dei giovani democratici e il 59 per cento dei giovani repubblicani. “È la singola questione più grossa dietro le quinte ed è a questo che dedico l’80 per cento del mio tempo quando non sono dietro a questo microfono,” mi dice Bannon. “Cerco di fermare gli oligarchi, ed è difficile perché hanno così tanti soldi e potere. Abbiamo vinto più battaglie politiche di quante ne abbiamo perse, ma ogni giorno è una lotta, data la loro capacità di staccare assegni.”

La minaccia dell’Intelligenza artificiale è sentita anche dalla sinistra, ma la differenza è che la destra nazionalista populista la lega all’immigrazione. “Quando vai a nord di Dallas, una delle parti migliori del mondo, una delle parti più MAGA, vedi ragazzi sotto pressione da una parte per l’Intelligenza artificiale che si porta via gli impieghi nel settore stem, e dall’altra per i visti H1-B, cioè i visti per gli stranieri che hanno un ruolo dominante negli impieghi nel settore tecnologico e nel sistema universitario,” afferma Bannon. 

È proprio sui visti H1-B (per immigrati specializzati e di talento) che Bannon si scontrò con Elon Musk poche settimane prima dell’insediamento di Trump nel 2025. Musk è stato un sostenitore di questi visti (salvo poi aver fatto par- ziale marcia indietro dicendo che vanno riformati, il che non era abbastanza secondo Bannon). I due si scontrarono pubblicamente sui social. Fui la prima giornalista alla quale Bannon disse, nel gennaio 2026, di aver deciso di dichiarare guerra a Musk: “Il suo unico obiettivo è diventare trilionario,” dichiarò Bannon (nel frattempo Musk lo è diventato, ndr). “Farò di tutto per tenerlo fuori dalla Casa Bianca.” (Poi l’imprenditore ruppe pubblicamente con Trump e uscì dal governo, ma hanno ricucito in parte il rapporto.) Un sondaggio indicò in quei mesi che il 67 per cento della base ma- ga era ostile ai visti H1-B. “Il 76 per cento degli ingegneri nella Silicon Valley non sono americani. È una questione centrale per riprendere in mano la nostra economia. Sono i lavori migliori, e neri e ispanici non vi hanno accesso,” aggiunse Bannon.

All’inizio del 2026 il potere senza precedenti dei nuovi modelli di Intelligenza artificiale di Anthropic ha portato l’amministrazione Trump ad alterare il proprio approccio a queste tecnologie, passando dalla deregolamentazione a uno screening governativo obbligatorio per ragioni di sicurezza nazionale. Bannon mi racconta che “il momento di lucidità” che ha portato a questa svolta è avvenuto dietro le quinte durante la settimana del Fondo monetario internazionale a Washington, nell’aprile 2026, quando l’amministratore delegato di J.P. Morgan, Jamie Dimon, e i capi dell’FMI parlarono con il segretario al Tesoro Scott Bessent e con il capo della fed dei rischi di questi modelli di Intelligenza artificiale. “Dissero che il modello Mythos di Anthropic, con una combinazione di cyberhacking e Intelligenza artificiale, può spazzare via una banca d’affari come J.P. Morgan in uno o due minuti, può far sparire il contenuto dei conti correnti senza lasciare traccia. Distruggerebbe il sistema finanziario americano. Scott l’ha capito subito.” Bannon ha premuto perché Scott Bessent fosse segretario al Tesoro, mentre Musk spingeva per Howard Lutnick, immobiliarista di New York che fu scelto invece come segretario al Commercio nel secondo mandato di Trump. Vinse Bannon, anche se – mi racconta lui – “hanno usato tutte le armi” contro Bessent, incluso “dire che è gay” e che “suo marito ha lavorato per Soros”. 

War Room ha guidato una battaglia da destra perché ci fosse “un processo che consenta di avere un qualche controllo su queste aziende. Io in generale sono per la deregulation, ma qui devi avere delle regole,” continua Bannon. Trump ha poi firmato un ordine esecutivo che obbliga le aziende a presentare i loro modelli al governo per una valutazione, prima che diventino operativi. “Penso che siamo riusciti a vincere e che (gli oligarchi, ndr) siano rimasti scioccati. Sono andati subito da Trump e hanno cercato di infilare una norma nell’NDAA (National Defense Authorization Act: una legge federale annuale per definire il budget e le politiche operative del Pentagono ndr) per cercare di evitare che le leggi statali li condizionino o per evitare responsabilità per le conseguenze (dell’Intelligenza artificiale, ndr). Abbiamo combattuto duramente su questo tema, non è più sul tavolo, ma adesso stanno cercando di usare ordini esecutivi più mirati.” 

Faccio notare a Bannon che Elon Musk ha finanziato la campagna elettorale di Trump e che dietro l’ascesa politica di J.D. Vance c’è un altro “oligarca”, Peter Thiel. Bannon non è mai stato contrario ai fondi versati alla campagna di Trump e ha incoraggiato Musk a finanziare la destra anche in Europa, ma insiste che “quando questa gente dice: ‘Noi diamo i soldi e vogliamo che le cose vadano come diciamo noi’, bisogna rispondere: ‘Grazie, apprezziamo i soldi, ma non abbiamo mai detto che vi prenderete tutto, e sicuramente non questo.’ Sarebbe un affronto morale. Non possiamo lasciare che alcune delle persone più malvagie e malintenzionate del mondo controllino gli Stati Uniti: non si tratta di sorveglianza, vogliono il controllo, dobbiamo fermarli. Per questo molti democratici stanno cominciando a lavorare su questo tema. Non è una guerra per scelta, è una guerra per necessità e dobbiamo vincerla: le persone devono avere il controllo di queste tecnologie attraverso il governo”. 

La sinistra di Bernie Sanders è schierata da tempo e con forza contro gli oligarchi. Perché gli elettori dovrebbero fidarsi della destra maga su questo tema? Bannon sostiene che “i globalisti” pro-immigrazione non possono davvero regolamentare le corporation e insiste che gli oligarchi delle Big Tech non sono comunque dei veri conservatori: a parte Elon Musk, che ha capito presto che Trump avrebbe vinto nel 2024, gli altri sono passati con il vincitore solo dopo le elezioni. “Sono tutti democratici progressisti dal punto di vista sociale, sono super liberal, a loro non importa dei diritti della famiglia, non gli importa dell’aborto e dei transgender, cioè le parti più radicali del programma. L’unica cosa che vogliono è che non ci sia nessun controllo sulla loro industria e vogliono tasse e regole ridotte al minimo. A parte questo, sono progressisti della peggior specie, e sono stati creati dal Partito democratico sotto Obama. Ro Khanna (deputato californiano e potenziale candidato alla nomination democratica per la Casa Bianca nel 2028, ndr), che parla tanto contro di loro, ha lasciato fare agli oligarchi della Silicon Valley quello che volevano.” 

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