di Daniele Madau


E’ uscito, per Castelvecchi Editore, ‘Tau-In segno d’amore’, un’invenzione poetica in otto notti, ispirata alle figure di san Francesco d’Assisi e sant’Antonio da Padova: il santo portoghese, ormai malato e prossimo alla morte, riceve la presenza di san Francesco, non come semplice visione ma come richiamo all’origine più profonda della propria vocazione. Un libro intenso e visionario in cui le fonti francescane, in particolare gli scritti di Tommaso da Celano e Il Cantico delle Creature, costituiscono la radice storica e spirituale dell’opera.
Nella scrittura di Claudio Baglioni e Michele Caccamo, la povertà francescana assume un significato radicale. Non coincide soltanto con la rinuncia ai beni materiali, ma con il venir meno di ogni pretesa di possesso: del nome, dell’identità, della verità e persino dell’immagine di Dio che l’uomo può costruire per difendersi dal mistero, lasciando cadere, così, ciò che separa l’essere umano dalla pienezza della vita.
«In un tempo che insegue sempre più l’accumulo e il possesso, abbiamo scritto di due uomini che si sono spogliati di tutto, per essere essenza dell’essenziale. Ognuno a fare la sua parte». Claudio Baglioni
«Con Claudio abbiamo costruito questo libro facendo convergere pensiero, visione e scrittura, parola dopo parola, perché Francesco e Antonio non restassero trattenuti nella sola devozione, ma riemergessero come due vite nelle quali Dio si è reso visibile». Michele Caccamo
Nell’ottocentesimo anniversario dell’incontro di Francesco con «sorella morte», le celebrazioni che lo hanno ricordato sono state innumerevoli e di vario tipo: storiche, prettamente religiose o, in infiniti modi, artistiche. Infiniti modi perché San Francesco è stato, è e sarà fonte d’ispirazione perenne per tutte le arti: figurative, teatrali, musicali, cinematografiche e letterarie. Arti che hanno sublimato e trasfigurato una vita già di per sé affascinante, spiazzante, provocante, bella e poetica, vissuta e tormentata, tale da essere oggetto delle più alte forme d’arte. Tra questi infiniti modi, una parte rilevante ha avuto la poesia, grazie anche alla presenza del poeta Davide Rondoni alla guida del Comitato per le iniziative degli 800 anni dalla morte del Santo. La poesia è stata forse la più trascurata- da regina qual era-, la meno frequentata e la meno diffusa, negli ultimi decenni, tra le arti in Italia. Erato, Calliope, Melpomene, Talia- le Muse della poesia- sono state così trascurate da spiegare anche- in parte- perché la contemporaneità sia così povera di bellezza. Tra i vari pregi, soddisfa e risponde a questo desiderio di bellezza Tau- In segno d’amore, un volume edito da Castelvecchi, a firma di Claudio Baglioni e Michele Caccamo. Come presentare gli autori, a partire da Claudio Baglioni? Uno degli autori più amati- forse il più amato, stando all’affetto ricevuto e anche ai freddi numeri del successo- della storia della canzone italiana, dalla sensibilità e dall’empatia profonde e accese, dall’abilità poetica, appunto, nell’uso delle parole e delle immagini: ha avuto il privilegio di accompagnare tutte le nostre vite. Michele Caccamo è uno scrittore che ha esplorato, anche attraverso la poesia, atmosfere altissime e voragini profonde, come Dio e l’amore. Entrambi hanno già incontrato San Francesco nella loro vita artistica : Claudio Baglioni all’inizio della carriera, con la colonna sonora di Fratello sole, sorella luna di Zeffirelli, di cui ricordiamo le canzoni belle e semplici, in perfetto stile francescano; Caccamo almeno in un’altra lirica, dove leggiamo : «Qui, Francesco, non ci sono altri ulivi per il ruolo che ci hanno attribuito, nulla d’altro che le penitenze e la croce.» Ora, si son trovati, hanno unito e mischiato le loro parole, nate separate con progetti inizialmente individuali, e hanno iniziato un percorso che continuerà anche dopo questo lavoro. È un approdo naturale, per un’artista, quello di interrogarsi su Dio e su chi l’ha scelto offrendo tutto di sé, come Francesco. È proprio dell’arte più grande il tentare di parlarci di temi altrimenti irraggiungibili, come l’abbracciare l’amore, o l’incontro tra Dio e una sua creatura. La poesia, con la sua parola scarna che squarcia il velo dell’esistenza e Illumina la verità- secondo l’insegnamento di Ungaretti- è uno degli strumenti privilegiati per questo. Ecco allora , nella scelta narrativa di Baglioni e Caccamo, Sant’Antonio nei suoi ultimi giorni di vita. Deve spogliarsi di tutto, di ciò che rimane di lui, per permettere a Dio di toccare sé stesso tramite Antonio, per far sì che «rimanga solo l’Uno che sta oltre ogni forma, pur essendone dentro». È la teofania finale per Antonio, perché «la vita senza teofania è archeologia biografica». Si spoglierà completamente in otto notti, tramite otto visioni di colui che l’ha preceduto in questa esfoliazioni totali, San Francesco: il Santo della poesia, che ha dato origine alla letteratura italiana con il Cantico di frate sole. Queste otto visioni ripercorrono la vita dell’ alter Christus tramite lo sguardo della poesia, quello che sa cogliere contemporaneamente il tutto e l’essenza, il generale e l’infinitamente piccolo . Ecco allora che l’incontro col lupo di Francesco diventa l’incontro con il male presente in ogni essere: «Il lupo si era moltiplicato, aveva trovato la sua tana nei corpi, non c’erano innocenti» Ma il male si vince riconoscendosi fratelli: «Fratello. Quella parola fu acqua nell’incendio, spezzò la legge della paura». Come Ungaretti: «Di che reggimento siete, fratelli?»
Terminato il libro, si resta come sgomenti, trafitti, segno che la poesia, come sempre, ha centrato il suo bersaglio, come la parola alata di Omero. Di poche cose ha bisogno il presente come della spoliazione, della scarnificazione sino all’essenziale, e questo lo possono fare solo la poesia e la preghiera, che poi diventano amore e servizio per i fratelli. Ma prima e dopo aver chiuso il libro , l’occhio non può non cadere anche nelle scelte di stampa, di resa grafica e della copertina, dove risalta il segno dei salvati, Il Tau, che è presente sia sul fronte che nel retro, con lo stile e la grafia proprie dell’ordine francescano (si legge nel libro: «Questa è l’ultima cosa che vi do. Una lettera». Si fermò. Riprese fiato. «Il Signore disse all’Angelo: “Passa in mezzo alla città e segna un Tau sulla fronte di chi ancora piange per il male del mondo”»), mentre le pagine sono state volutamente stampate incollate, come a dare l’idea di custodire un tesoro cosicché , una volta tagliate, i bordi risultino irregolari e sporgenti, come un breviario o un libro antico. «Ogni istante che vivo è il paradiso che si china su di me»: così inizia, in poesia , la prima notte di Sant’Antonio. Così è quando ci immergiamo in ogni verso della grande poesia, quella che parla di Dio e dell’amore.