Per una cultura dell’antimafia la grandezza di Peppino Impastato

Peppino Impastato

A quaranta due anni dall’uccisione, Giovanni ricorda Peppino: uno dei più grandi personaggi che l’Italia abbia mai conosciuto, oltre che suo fratello. Non solo suo, credo che Peppino sia tra quei pochissimi che tutti consideriamo nostri fratelli.

di Daniele Madau

Chiamo Giovanni Impastato perché mi sembra che il 9 maggio, anniversario della morte di entrambi, i telegiornali non gli abbiano riservato lo stesso spazio dedicato a Moro: non voglio certo sminuire lo statista democristiano, anzi, tutti e due dovrebbero avere un posto d’onore nel pantheon laico della nostra cultura. Cultura, proprio questa parola bellissima sarà la protagonista della nostra chiacchierata, dopo che Giovanni mi ha tranquillizzato sul fatto che, anche se non approfondito, lo spazio nei telegiornali Peppino lo ha avuto.

Giuseppe, infatti, ricorda appassionatamente il fratello, è stato uno dei più grandi personaggi che l’Italia abbia conosciuto. Letterato, giornalista, ecologista, politico, intellettuale, ha saputo rompere con la cultura mafiosa e patriarcale, in anticipo su tutto e tutti.

Gli chiedo di approfondire l’aspetto letterario, essendo anche insegnante: “Peppino è stato ucciso troppo presto, avrebbe potuto scrivere di più. Esiste un suo diario, però, che è un documento bellissimo, con alcune poesie. C’è poi un aspetto tutto suo, quello dell’ironia, con la quale combatteva la mafia: penso alla trasmissione radio Onda Pazza a Mafiopoli. Ancora meno conosciuto, però, e più innovativo, è stato il suo impegno ecologista. Alla fine degli anni ’60 il termine ecologia era praticamente sconosciuto, poteva evocare ricette culinarie. Ebbene, Peppino andava in giro con la sua macchina fotografica a immortalare lo scempio ambientale che veniva fatto ai luoghi della Sicilia e poi appendeva tutto in paese. Quando le persone, per timore, non volevano leggere le didascalie, Peppino girava loro intorno, impedendo loro di andar via e ammonendo come ci fosse in ballo la loro salute.

Come si vede nel film i Cento Passi, continua Giovanni, Giuseppe andava sotto casa del sindaco- il palazzo del potere- a rivendicare i diritti e a me vengono i brividi pensando che, cinquant’anni dopo, Greta ha fatto lo stesso, con il suo manifesto sotto il palazzo del potere, per difendere l’ambiente.”

Ci soffermiamo proprio sui Cento Passi, e su come la figura di Peppino, come tutte quelle dei grandi, abbia attraversato fasi diverse nei confronti dell’opinione pubblica: “Giuseppe militava nell’estrema sinistra e, subito dopo la sua morte, solo i suoi compagni gli sono stati vicino, hanno lottato per lui e per il suo ideale. Né i giornalisti, né la scuola, né i compaesani, nessuno, tranne loro, hanno mostrato interesse e amore per la verità. Col passare del tempo e le mutate condizioni anche la loro vicinanza è naturalmente scemata ma, certamente anche grazie al film di Giordana, la figura di Peppino è diventata di tutti, soprattutto dei più giovani, degli studenti, che ora sono i nostri interlocutori privilegiati. Io giro centinaia di scuole oggi, e vivo momenti molto belli.”

Bisogna parlare dell’attualità, purtroppo, in cui la lotta alla mafia è ancora in primo piano, essendo acceso il dibattito sulla scarcerazione dei condannati per mafia per l’emergenza sanitaria: ” Io ritengo che i mafiosi debbano avere garantito il diritto alla salute, come tutti, ma non in questo modo, non con la scarcerazione. C’è bisogno di una riforma carceraria degna di questo nome come ritengo fermamente che sia ora di smetterla di trattare la mafia con procedure d’emergenza. E’ ora che si lavori finalmente con la prevenzione e non con decreti vari. Ma non c’è la volontà. Allora dobbiamo smettere di dire come la mafia sia l’anti Stato ma avere il coraggio di affermare come sia dentro lo Stato. Negli appalti, nei lavori pubblici, nelle amministrazioni. Abbiamo sentenze che lo confermano”. La prevenzione con la cultura, così come fece Peppino, col desiderio di verità, come Peppino: “sì, come lui, perché, anche se posso sembrare di parte, dobbiamo imitarlo. Era un giovane, non un eroe irraggiungibile di cui avere in camera l’immagine.” No, non l’eroe, ma il nostro fratello: ed essendo nostro fratello, Giovanni, tutti noi siamo di parte.

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora