L’Italia unita, per un giorno, dalla scuola

di Daniele Madau

Abbiamo celebrato ieri la riapertura di gran parte delle scuole – anche se a cavallo di questa e la prossima settimana quasi tutte richiuderanno per le giornate elettorali e referendarie -attorno alle quali si è creata una rigenerante coesione nazionale.

L’importanza delle scuola – affermazione che di per sè non avrebbe bisogno di spiegazioni ed esplicitazioni, tanto è evidente e fondante la nostra società e i nostri valori – è stata ribadita da tutti, dal Presidente della Repubblica Mattarella, a tutte le forze politiche, a tutti i sociologi, pedagogisti, psicologi, analisti, giornalisti.

Tutta questa attenzione non può che rinfrancare, motivare, responsabilizzare e, forse, anche onorare coloro che, come me, lavorano nella scuola.

Forse è la prima volta, da quindici anni- periodo in cui ho cominciato a insegnare – in cui tutta l’opinione pubblica ha dedicato così ampio spazio alla realtà scolastica. Prima di questa ormai lungo periodo di crisi, infatti, negli ultimi decenni, abbiamo cavalcato-seguendo i capricci della società – l’atteggiamento, irrazionale in entrambi i casi, secondo cui la scuola o aveva sempre ragione (ho fatto in tempo a conoscerlo quando sedevo nei banchi) o ha sempre torto (lo sto conoscendo ora). Questa schizofrenia bene spiega, e corrisponde, quella della società italiana.

Mentre mi preparo anche io, con tutte le aspettative, la gioia e i timori del caso, al rientro in classe, non posso non pensare già a quando la quotidianità riporterà la scuola al posto e al ruolo che l’Italia, sotto la guida della classe politica, le ha assegnato.

Se non cambierà qualcosa- quel qualcosa che già dovrebbe germogliare negli animi dei responsabili politici come seme di vita e futuro dopo i mesi in cui l’epidemia imperversava con i numeri da bollettino di guerra-quella schizofrenia sarà l’immagine esteriore della generale patologia italiana: a voce si gorgheggia sull’imprescindibilità della scuola, nei fatti la si calpesta, la si svilisce, la si amputa.

Qualcosa si inizia già a vedere quando si sente dire: ‘Abbiamo fatto più di ogni altro, in Europa, per la scuola’. Se è vero, forse lo si è fatto ora, per recuperare affannosamente quanto non fatto – parliamo di quasi il minimo- in passato.

La schizofrenia era quella di formare dei ragazzi non per dar loro e all’Italia un futuro ma per lasciarli partire; chiamandoli poi, con una definizione plasticamente brutta, ‘cervelli in fuga’.

La schizofrenia era quella, poi, che portava i ragazzi- i quali, svegli, vedevano quanto fosse tutto un corto circuito – ad abbandonare quella scuola (l’Italia ha un altissimo tasso di abbandono) che non dava lavoro.

La schizofrenia era quella che permetteva ai baroni universitari di fare delle aule universitarie – quelle che dovrebbero essere un terreno giovane di libero pensiero, condivisione e confronto -un feudo.

Perché nessun Ministro dell’Istruzione – e nessun Primo Ministro- a mia memoria (da Luigi Berlinguer con Romano Prodi in poi), ha mai lottato per cambiare e ricomporre questa schizofrenia? Ricordo chi, forse anche contro il proprio volere, supinamente appoggiava tagli irrazionali e profondissimi. Chi andava contro i prof. precari che volevano che si valorizzasse la loro esperianza. Chi non ha trovato di meglio che gettare la spugna con gran dignità. Chi ha serenamente dimenticato la tradizione italiana per una acutissima riforma basata sulle tre ‘I’ di Impresa, Informatica, Internet. Provate voi ad abbinare a ogni definizione i loro corrispondenti: Fioramonti, Gelmini, Moratti, Giannini. Ci sono poi quelli che, semplicemente, neanche ci ricordiamo, leggeri come il rumore delle ombre che svaniscono.

Arriveranno i fondi europei del ‘Recovery Found’; il ministro Gualtieri è al lavoro per il piano di ripartizione e utilizzo. L’intitolazione che gli organi europei hanno dato al fondo, però, è ‘Next generation found’, ‘Fondo per la prossima generazione’, intitolazione che in Italia non viene mai pronunciata: vogliamo leggerci una rimozione inconscia ma rivelatrice? La tentazione è forte, sorretta dallo sdegno. Lasciamo spazio, però, a quel germoglio: oggi, mentre i telegiornali aprono ancora con la scuola, come se, davvero , fosse la cosa più importante.

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