La scuola non diventi terreno di scontro ideologico

di Francesca Ricci

Con il Consiglio dei Ministri di ieri, è diventato ufficiale l’obbligo, dal primo settembre, di ‘certificazione verde’ per il personale scolastico. Volentieri ricevo e pubblico una riflessione e un’analisi di Francesca -che ringrazio- insegnante di scuola secondaria di secondo grado, su quest’obbligo comparato con le altre necessità, a volte priorità, della scuola

“Dal primo settembre, docenti e personale della scuola potranno lavorare soltanto se dimostreranno d’essere immunizzati, guariti dal Covid-19 o negativi al tampone.”

“Il mancato rispetto delle disposizioni è considerato assenza ingiustificata e a decorrere dal quinto giorno di assenza il rapporto di lavoro è sospeso e non sono dovuti la retribuzione, né altro compenso o emolumento”

Così riporta un articolo del Corriere della Sera uscito oggi 6 agosto.

Onde evitare d’essere fraintesa, io insegno nella scuola secondaria di II grado e sono vaccinata da maggio, quindi non ho nessun interesse personale a criticare il green pass o i vaccini anti-covid, però in questa scelta del Governo ci sono diversi punti critici che sembra non siano stati presi in considerazione dalla cosiddetta “cabina di regìa”.

Partiamo da quello che secondo me dovrebbe essere un principio fondante di qualsiasi norma che riguarda i lavoratori in generale, non solo il mondo della scuola: se si promulga una Legge che pone dei vincoli per l’accesso ad un luogo di lavoro, i lavoratori interessati devono essere messi nelle condizioni di poter ottenere nei termini previsti da suddetta Legge i requisiti richiesti.

I lavoratori della scuola, docenti e personale ATA, non sono stati vaccinati come categoria lavorativa, come è successo per esempio per personale sanitario, forze dell’ordine e forze armate, anzi, la loro vaccinazione è stata interrotta a fine marzo – primi di aprile, quindi una domanda sorge spontanea: come può lo Stato pretendere che tutto il personale della scuola sia vaccinato, se non ha fatto nulla per realizzare tale obiettivo?

E questa è la prima critica!

La seconda critica viene invece da un ragionamento sui dati, aimè, alquanto lacunosi.

La Uil Scuola il 4 agosto denunciava il fatto che in realtà non ci siano dati certi né sul numero dei vaccinati tra il personale scolastico, né su quanto la scuola sia stata effettivamente luogo di contagio nel corso delle diverse ondate epidemiologiche.

Un articolo de La Tecnica della Scuola, datato 27 luglio 2021, fa riferimento ad un 85% di personale scolastico vaccinato, sottolineando come il dato non corrisponda alla realtà, in quanto gli insegnanti e il personale ATA non sono stati registrati come tali nel momento in cui sono stati vaccinati.

Ora, non avendo altri dati a disposizione partirò comunque da questo per la mia riflessione.

85% di vaccinati vuol dire 15% di non vaccinati, l’opinione pubblica e, ho paura, anche il Governo, identificano questo 15% con i no-vax, ma all’interno di questo in realtà, oltre ai no-vax, ci sono le persone che non si possono vaccinare per problemi di salute e i colleghi che per fascia d’età non hanno avuto accesso alla vaccinazione fino a giugno, e che devono aspettare il loro turno insieme a tutti gli altri under 40 che vogliono fare il vaccino.

Per fare un esempio, la Regione Autonoma della Sardegna la settimana scorsa ha bloccato le prenotazioni dei vaccini perché si è arrivati ad ottobre, e prima di accettare nuove prenotazioni bisogna fare i conti con le scorte vaccinali. Come potrà un insegnante sardo di 35 anni fare entrambe le dosi di vaccino entro il primo settembre, se non ha una corsia preferenziale per vaccinarsi?

Ma più ancora mi preme sottolineare la situazione di chi non può vaccinarsi e che sembra non esistere per le nostre istituzioni. A queste persone, ad agosto, e lo voglio sottolineare, perché il nostro Sistema Sanitario prevede che non ci si possa ammalare ad agosto, viene chiesto di fornire un certificato di non “vaccinabilità” emesso da una struttura pubblica, che non vuol dire gratuita, ma solo che il medico deve far parte del Sistema Sanitario Nazionale (la visita immunologica intramoenia, l’unica fattibile prima del 2022 varia dai 130€ ai 180€) entro il primo settembre.

Sempre per rimanere in Sardegna, la prima visita immunologica disponibile è a fine settembre e solo a pagamento.

Quindi, chi è in attesa di scoprire se può o non può fare il vaccino, cosa deve fare? … Spendere 17€ ogni due giorni per fare il tampone in una farmacia abilitata che gli rinnova il green pass?

La risposta a tale domanda, posta dai sindacati al governo, non è ancora pervenuta!

Terza critica: qual è l’utilità del green pass a scuola?

Ripeto, io sono pro vaccino e pro green pass, ma se nell’anno scolastico 2019/2020 c’erano 835.000 docenti per 8 milioni di studenti (fonte Scuola 24 ……) e di questi 835.000: l’85% è vaccinato, un TOT si sta per vaccinare e un altro TOT non può vaccinarsi, quanti sono i docenti no-vax da “stanare”?

Perché di questo si tratta. Il dibattito si è così cristallizzato tra pro-vax e no-vax da dimenticarsi di tutti gli altri. Ma davvero il problema sono i 220.000 non vaccinati del personale scolastico (Fonte: La tecnica della scuola) a fronte di 9 milioni di studenti non vaccinati?

Personale che, tra l’altro, usa correttamente i dispositivi di sicurezza e può mantenere facilmente il distanziamento, cose quasi impossibili nei gradi inferiori di istruzione e abbastanza complicate da far rispettare anche nella secondaria di II grado.

Forse prima di istituire il green pass nelle scuole, si sarebbe dovuto procedere con la messa in sicurezza degli edifici scolastici dotandoli di sistemi di purificazione dell’aria, prevedendo un numero massimo di alunni per aula che permetta un effettivo distanziamento (ci sono 15.000 edifici scolastici chiusi, quindi sicuramente non è questione di spazi), istituendo una corsia preferenziale per la vaccinazione di personale scolastico e alunni delle superiori e soprattutto prevedendo una normativa ad hoc per chi non si può vaccinare che non aggravi situazioni già complicate per la loro natura.

In conclusione, pur essendo favorevole al vaccino e al green pass, non posso che valutare questo provvedimento, come la gran parte dei provvedimenti che riguardano la scuola, del tutto incoerente sia nelle tempistiche che nelle modalità di attuazione, incongruente con la reale situazione della Scuola Italiana, che non è stata analizzata e studiata come si sarebbe dovuto fare, eppure il tempo c’è stato da aprile ad oggi per approntare un vero “Piano Scuola” che tenesse conto di tutte le variabili del caso. Ma in Italia si sa la scuola va per improvvisazione, tanto poi dirigenti, docenti e ATA trovano il modo di far quadrare tutto e chi se ne importa se nel mentre, i più fragili sono costretti a chiudersi in casa e a spendere centinaia di euro solo perché il “sistema” non li ha previsti. E meno male che la Scuola Italiana è esempio di inclusione del mondo!

Lascia un commento

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora