Le assoluzioni sul processo per i veleni di Quirra: incontro con Andrea Frailis, membro della Commissione Difesa alla Camera

di Daniele Madau

Come sempre, e bisogna crederci, è necessario aspettare le motivazioni della sentenza, che ha assolto i vertici del Poligono Interforze di Quirra, per un commento approfondito. Noi procediamo solo con una considerazione generale, che guarda con gli occhi della riflessione e- ormai della storia- la sconfitta di un territorio e di una regione, legate alle servitù militari che, restando fedeli al loro nome, hanno impresso un destino di schiavitù alla Sardegna. La quale, da un lato, ha legato la sua economia alle basi, dall’altro ne ha pagato un prezzo altissimo. Senza capire, ancora, cosa davvero sia successo. Anzi, una cosa l’ha compresa bene: la sconfitta, come sempre, degli ultimi. Ci aiuta, in questa riflessione, il deputato Andrea Frailis.

Sono stati assolti perché non c’è prova che abbiano commesso il fatto: e da qui, ormai, bisogna partire.

A capo del Poligono sperimentale di addestramento interforze di Salto di Quirra, a Perdasdefogu, dal 2002 al 2010, erano accusati di omissione dolosa aggravata di cautele contro infortuni e disastri per non aver interdetto le aree dove si svolgevano brillamenti e lanci di missili e dotato il personale delle necessarie protezioni: parliamo dei generali Fabio Molteni, Alessio Cecchetti, Roberto Quattrociocchi, Valter Mauloni, Carlo Landi e Paolo Ricci, comandanti del poligono interforze del Salto di Quirra, e degli ufficiali Gianfranco Fois e Francesco Fulvio Ragazzano, a capo del distaccamento a mare di Capo San Lorenzo.

Evidentemente non ci fu omissione o negligenza; tuttavia questo processo, promosso da Domenico Fiordalisi avendo come imputati – per la prima volta- i vertici della gerarchia miliare, ha avuto un chiaro effetto, devastante: mettere ancora più in ginocchio, più giù ancora, i pastori, che durante gli anni del processo non hanno avuto accesso ai loro pascoli e ora non avranno nessun risarcimento. Capire vuol dire conoscere, e viceversa, per poter progettare. Ma poter progettare, o meglio voler progettare, significa avere a cuore il prorpio territorio, i propri cittadini, il proprio futuro. Perciò ne parliamo con Andrea Frailis.

“Qualsiasi valutazione in merito deve attendere le motivazioni della sentenza; sentenza che, ricordo, dichiara come il fatto non sussista. Questo significa che gli otto comandanti che si sono succeduti negli anni non sono colpevoli di aver omesso la tutela per salvaguardare l’ambiente e la salute dei cittadini. Però, è anche un fatto che negli anni c’è stato un aumento certificato del numero dei linfomi e dei tumori nella zona e , sicuramente, parallelamente è aumentato, nella zona stessa, l’inquinamento. Ora, se non sussiste la colpa dei comandanti è difficile stabilire un nesso di causalità tra le malattie e le esercitazioni, precisamente in riferimento ai proiettili impiegati. Inoltre, è anche vero che questa sentenza, che non avrà grosse ricadute – ricordo che la responsabilità dei comandi, tra un anno e mezza, sarebbe caduta comunque con la prescrizione dei reati – ci deve portare a pensare in termini complessivi. Ciò significa che bisogna ragionare con una più vasta visione che riguardi tutte le servitù militari. Io, come membro della Commissione Difesa, posso dire che, nella Commissione stessa, abbiamo esaminato il problema già in passato. Questo anche grazie a una comunanza d’intenti tra i commissari sardi, lavoro infatti anche con Salvatore Deidda (FdI) ed Emanuela Corda (L’Alternativa c’è), che prevede come si debba diminuire l’impatto delle servitù sul territorio. Tutti abbiamo questo proposito. Senza dimenticare, tuttavia, che gli impianti militari, in alcuni comuni, costituiscono una importante fonte di reddito, anche se non l’unica. Parlare di cancellazione ‘sic e simpliciter’ , da un momento all’altro, appare, così, quanto mai problematico. Quando parliamo di presenza militare, in ultimo, dobbiamo tener presente anche il contributo che hanno dato alla Protezione Civile e, specificatamente negli ultimi tempi, alla lotta al Covid, specialmente nelle zone più interne, dove vi era difficoltà a effettuare test e vaccinazioni. Tutto questo per avere una visione complessiva, che sarà tale, però, quando potremo davvero sapere cosa è successo nelle aree soggette a esercitazioni con un certo tipo di munizioni. Riduzione e attenzione all’economia del territorio: questo è, in conclusione, l’orientamento della Commissione.”

Per la prima volta sono finiti a giudizio i responsabili del Poligono: credo che, il futuro come da lei descritto, debba essere all’insegno della trasparenza, che può favorire una maggiore integrazione col territorio

Certamente. Il futuro, che dovrà essere caratterizzato da una diminuzione dell’impatto, deve, contemporaneamente, risolversi in una maggiore integrazione. Quando io parlo di un lavoro che i militari svolgono al di là delle esercitazioni, parlo proprio di questo.

Da poco ho presenziato a una commemorazione per i caduti di Nassiriya e ho sottolineato l’impegno dei militari in opere quali il dragaggio di un fiume esondato, la rimozione delle macerie dopo una calamità o, come già detto, durante l’emergenza pandemica. Questo significa, da cittadini, in divisa ma come tutti gli altri, con gli stessi diritti e doveri, l’integrazione dei militari nel territorio. Penso anche alla nuova scuola di addestramento al volo che, sicuramente, porterà linfa nuova a Decimomannu, grazie all’arrivo di allievi da tutto il mondo. Ciò non toglie, ripeto, il compito specifico di noi parlamentari di lavorare per la diminuzione dell’impatto e della presenza delle servitù.”

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