Ancora un po’ di silenzio

di Daniele Madau

Siamo in quei giorni sospesi tra il silenzio d’eternità del Natale e i botti di speranza del Capodanno. Tra i due estremi – entrambi belli – conserviamo, però, ancora qualcosa del primo, ancora un po’ di silenzio, per custodire queste poche parole, che mi giungono, anch’esse, in maniera opposta. Le prime le traggo da uno degli innumerevoli gruppi whatsapp di cui faccio parte, in cui, a sua volta, le ha condivise una persona-che non conosco- a cui erano arrivate da un suo amico: un giro complesso, che, tuttavia, ne aumenta la portata. Le seconde sono di Desmond Tutu, che ci ha appensa lasciato, dopo aver colorato con la sua idea di nazione arcobaleno il mondo.

Le parole, sono così, che arrivino da uno sconosciuto o da chi ha contribuito a cambiare la storia, vivono da sole, meglio se nel silenzio d’eternità del Natale, per rendere più forti anche i sentimenti di speranza che, nati nel Capodanno, ci accompagneranno ogni giorno:

‘In treno, controllori passano, chiedono documenti; non ‘green pass’, non biglietto. Cercano i senza documenti, i neri, i migranti. Non importa se rubiamo, se contagiamo: basta essere bianchi, abbiamo diritto di rubare, contagiare. Abbiamo diritto di vivere’ (Anonimo, sembrano versi di una poesia, anche se parlano di una esperienza vera)

‘La mia umanità è legata alla tua, perché possiamo essere esseri umani solo insieme’ (Desmond Tutu)

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