
di Daniele Madau
Una delle prime cose che balza agli occhi, mentre si scorre la lista dei nuovi ministri, è la nuova intolazione di alcuni ministeri: a esempio, il Ministero dell’Istruzione è diventato il Ministero dell’Istruzione e del Merito.
Allora, già la ministra Gelmini, alla guida dell’Istruzione, aveva considerato necessario agire sui nomi, eliminando il Ginnasio dalla struttura del Liceo Classico. Non si è mai capita bene la motivazione, forse per un’idea di uguaglianza, che sarebbe meritoria se, insieme a questa non necessaria ‘riforma’, se ne fossero aggiunte altre in grado di aiutare la scuola.
I romani insegnano che ‘nomina sunt consequentia rerum’ e, cioè, che i nomi devono, o dovrebbero essere, conseguenza delle cose, dei fatti.
La nostra prima Presidente del Consiglio donna – aspetto oggettivamente positivo- dovrà, così, mettersi molto all’opera, insieme al ministro Valditara (docente universitario: lascia sempre molto perlessi questa frequente scelta di professori universitari che non hanno mai messo piede in un istituto scolastico…), per far dimenticare agli italiani -che, in genere, non hanno molto bisogno d’aiuto per dimanticare e perdonare – quanto successo in passato nel centro destra. Annalisa Minetti, Renzo Bossi (il Trota) e altri tra olgettine, soubrette, seguaci, sino ad arrivare a casi recenti, non avevano proprio raggiunto consigli regionali e Parlamento per il Merito, ma per ben altri meriti.
Chi scrive,insegnante, è di parte, avendo preso come argomento di discussione la scuola, ma la sensazione è che la scuola stessa – coi ragazzi – di nuovo, avrà una parte marginale, a dispetto dell’intitolazione: che suggerisce, vagamente, una vacua pomposità. Ce lo insegna la storia: chiudo, infatti, con un’altra citazione, ‘historia magistra vitae’. Con l’augurio di essere prontamente, e totalmente, smentito.