di Daniele Madau

E il vecchio diceva, guardando lontano:
“Immagina questo coperto di grano,
immagina i frutti e immagina i fiori
e pensa alle voci e pensa ai colori
e in questa pianura, fin dove si perde,
crescevano gli alberi e tutto era verde,
cadeva la pioggia, segnavano i soli
il ritmo dell’ uomo e delle stagioni”
Il bimbo ristette, lo sguardo era triste,
e gli occhi guardavano cose mai viste
e poi disse al vecchio con voce sognante:
“Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!”
Così Francesco Guccini, in ‘Il vecchio e il bambino’, in cui un bambino, preso per mano dal vecchio, poteva solo immaginare ciò che il vecchio, piangendo, gli raccontava del luogo della sua giovinezza. Versi tra i più poetici per descrivere il passaggio di generazioni, e il ruolo degli adulti nei confronti dei più giovani. Molto bella, molto poetica è anche l’immagine di Julio Velasco cha bacia sulla fronte Alessia Orro: lui, però, non è un vecchio (Non ho nessuna idea di andare in pensione, ho settantatré anni e mi diverto ancora, dixit), lei non è una bambina (a 26 anni, si sta per prendere una pausa dalla nazionale dopo averla trascinata in tutti questi anni; nel frattempo ha firmato per il Fenerbahce). Lui è il commissario tecnico della nazionale di pallavolo italiana femminile, che ha appena guidato le azzurre a vincere il Mondiale, dopo aver vinto le Olimpiadi e la Nations League. Lei, del mondiale, è stata giudicata la miglior giocatrice.

Quale figura, allora, sarà stato lui per lei? Semplicemente, oltre al commissario tecnico, l’adulto con più esperienza, che ha spinto perché le ragazze fossero autonome e autorevoli, trasmettendo loro la sua autorevolezza e la sua calma (Queste ragazze andavano solo aiutate a tirare fuori questi valori e ci siamo riusciti. Volevo ragazze autonome ed autorevoli ed ho un gruppo che ha fatto grandissime cose. Se notate, in campo fanno tutto da sole, non mi guardano mai). Che insegnamento per gli adulti di oggi, trasmesso nella bellezza dello sport, come un tempo le medicine si assumevano con il dolce del miele e Lucrezio e Virgilio parlavano dell’amaro degli insegnamenti trasmesso col dolce dei versi poetici.
Forse, prima del bacio sulla fronte, le avrà sussurrato di immaginare i fiori e i colori delle vecchie vittorie, come l’oro delle medaglie, e l’ infinita serie di quelle vittorie, ancora in atto, da non contare più, come le stelle nel cielo o come i baci di Lesbia a Catullo (deinde centum, dein mille altera, dein secunda centum, deinde usque altera mille, deinde centum; dein, cum milia multa fecerīmus, conturbabimus illa, ne sciamus).
E lei, che figura sarà stata per lui? L’allieva destinata a superare il maestro, che possa così dimostragli l’incredibile esattezza ed efficacia dei suoi insegnamenti?L’immagine della bellezza della vita che, nell’avvicendarsi delle generazioni, supera il tempo? Forse quel bacio avrà incarnato quell’attimo in cui – come una farfalla dalla crisalide – ha visto sbocciare tutte le potenzialità di Alessia? Di sicuro, lei ha chinato la testa e porto la fronte, a riconoscere l’autorevolezza; ma poi, in campo, avrà lottato con le altre per far sì che tutti gli sforzi e gli allenamenti non andassero perduti. Per far sì che quella fiaba di Guccini ridiventasse realtà. Una fiaba, per lei, nata in un paese dell’oristanese, Narbolia, così caro e presente anche a chi scrive. Nel Sinis, nella penisola dei giganti di Mont’e Prama, e ora delle gigantesse. Sino a far sventolare i quattro mori tra i sorrisi delle compagne. Se gli adulti hanno l’autorevolezza e l’esperienza, i giovani sono i signori del tempo, sono gli eroi che possono far sì che la fiaba – come impongono le regole del loro genere letterario – abbia il lieto fine che ci faccia sognare. E, ieri, abbiamo sognato.
I giornali hanno parlato di ‘potenza di genere’, per questa squadra femminile. E allora ‘gigantesse’ ci sta bene. Di sicuro, per gli adulti e per i giovani, c’è stata la morale finale e il lieto fine. Le fiabe, le favole, lo sport, non sono roba per bambini ma per tutti noi: e Julio Velasco, Alessia Orro e le altre ragazze, sono stati i nostri eroi e le nostre eroine. I giganti e le gigantesse.
Bell’articolo grazie Dani
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