di Leonardo Armas (IIIB del Liceo Classico ‘Siotto’ di Cagliari)
La scuola, in un contesto sociale così complesso, tenta di rinnovarsi e di rimanere fedele alla sua natura di luogo fondamentale di educazione, cultura, crescita, formazione. ‘La Riflessione’ ha sempre dedicato particolare attenzione ai giovani e al mondo scolastico e, per continuare a rispondere a questa complessità sociale, inaugura una nuova rubrica, ‘La finestra su Bruxelles’, dedicata all’Unione Europea, orizzonte dei ragazzi di oggi. Realizzata dai responsabili della redazione del giornale scolastico del Liceo Classico ‘Siotto’ di Cagliari, inserito in un più generale progetto sul giornalismo, è un ulteriore spazio dedicato agli studenti e alle studentesse, per offrire loro uno strumento di analisi critica della realtà e di successiva ‘Riflessione’
‘La finestra su Bruxelles’ -4
Presentiamo questa rubrica digitale dove proporremo il ricordo di personaggi storici e di temi alla base dell’ Unione Europea
Questa finestra è dedicata a Gaetano Martino, Ministro degli esteri italiano che portò verso il successo lo spirito di Messina del 1955 e che lasciò ai posteri un monito alla politica comune che si riflette benissimo con la fase storica che attraversiamo

Se fino ad ora abbiamo parlato circa il pensiero su come l’UE avrebbe dovuto svilupparsi partendo dalle origini, ora, invece, parleremo di chi davvero ha vissuto, e guidato, una delle fasi più critiche e difficili, avvenuta nel 1955, all’alba della Conferenza di Messina; e all’indomani della fine del progetto di un esercito comune parallelo alla Nato (la CED), per il quale Alcide De Gasperi aveva impiegato tutte le sue ultime energie prima della morte nel 1954.
Stiamo parlando di Gaetano Martino.
In quell’anno era alla guida della Farnesina e, come promotore, ospitò nella sua Messina una conferenza della CECA che avrebbe dovuto deliberare il futuro di questa organizzazione dopo il trauma della CED. Il clima fu fin da subito teso, ma grazie allo spirito comune, si trovarono dei fondamentali accordi sullo sviluppo dell’energia nucleare, l’Euratom, e la creazione di un’area di libero mercato per gli stati membri, non limitata al solo carbone e acciaio. Il secondo punto fu il più importante per due motivi: il primo perché anticipò la creazione della CEE nel 1957 con il Trattato di Roma; il secondo perché ciò portò all’aumento del PIL, dell’export e all’istituzione di un’area a libero transito con l’acquis di Schengen nel 1985.
Il 19/01/65, Martino tornò a parlare di quella Conferenza epocale, rammaricandosi che molte battaglie, seppur vinte, ancora dovevano essere concluse e attuate, poiché tale vittoria economica fu “un grande atto di fede e libertà” concessa a quei popoli che erano spinti dagli stessi precetti morali e sociali. Sebbene una forte crescita degli stati membro, questa era ancora frenata dai diversi orizzonti politici degli stati, stessa situazione che oggi ci obbliga a restare timidi davanti a tutto quello che accade.
Martino, dunque, ci ricorda che ancora oggi c’è un passo fondamentale da compiere per eliminare il punctum dolens: ovvero rendere la politica europea adulta, come già dal 1955 era stato fatto con l’economia.
Ed è necessario farlo adesso, nell’epoca segnata dal trumpismo, per sopperire alle minacce esterne in atto.