di Francesca Basso e Viviana Mazza
Benvenuti alla newsletter Europe Matters, un doppio sguardo su come l’Europa e gli Stati Uniti siano legati oggi più che mai. Una sintesi di ciò che unisce le due sponde dell’Atlantico o che le allontana, con al centro l’Italia e le ricadute per il nostro Paese.
Siamo Francesca Basso e Viviana Mazza, corrispondenti del Corriere della Sera da Bruxelles e da Washington

L’ipotesi è stata sollevata in marzo dal ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot per evidenziare l’attrattività dell’Unione europea in questa nuova era di profonde tensioni internazionali: un giorno il Canada potrebbe decidere di aderire all’Ue, questa era la suggestione. Un’adesione in chiave anti Usa, in risposta agli Stati Uniti di Donald Trump che stanno cannoneggiando il multilateralismo. Intervenendo alla conferenza Europa 2026 a Berlino insieme al ministro tedesco Johann Wadephul, Barrot aveva detto che «nove Paesi sono formalmente candidati all’adesione all’Ue al giorno d’oggi. Altri potrebbero unirsi a loro, l’Islanda tra qualche settimana o mese. E forse anche il Canada, prima o poi».
Forse una provocazione, ma intanto il premier canadese Mark Carney è stato invitato a partecipare al vertice della Comunità politica europea che si è tenuto ieri a Erevan in Armenia. L’ottavo summit della Cpe dalla sua istituzione su iniziativa del premier francese Emmanuel Macron al vertice di Versailles nel 2022: da allora non era mai accaduto che un Paese non europeo partecipasse al vertice che viene organizzato due volte all’anno, una delle quali nel Paese che tiene la presidenza di turno dell’Unione europea. In autunno toccherà all’Irlanda.
Era atteso Carney, che è diventato un punto di riferimento, una star in Europa, da quando ha pronunciato il suo famoso discorso a Davos in cui ha invitato le «potenze medie, che hanno più da perdere in un mondo di fortezze e più da guadagnare in un mondo di cooperazione autentica», a valutare coalizioni flessibili e strategiche con diversi partner internazionali, piuttosto che affidarsi unicamente al tradizionale alleato americano. «Ci consideriamo altamente complementari ai vostri obiettivi economici e di sicurezza», ha detto Carney.
Per il presidente del Consiglio europeo António Costa «l’Europa e il Canada sono più che semplici partner affini: insieme stiamo costruendo un’alleanza globale per difendere la pace, la prosperità condivisa e il multilateralismo». Eccola l’alternativa agli Stati Uniti. Ma è davvero una strada percorribile? Se si pensa alla difesa, è difficile crederci poiché almeno per i prossimi dieci anni l’Europa dipenderà ancora dagli Usa. Inoltre resta cruciale il tema della dipendenza energetica: i Paesi europei sono oggi molto più dipendenti dagli Stati Uniti per l’energia di quanto non lo fossero prima dell’invasione russa dell’Ucraina. Tuttavia il tema è stato lanciato perché, come ha detto Carney sottolineando il ruolo fondamentale di «superpotenza energetica» del Canada — «il più europeo dei Paesi non europei» —, è arrivato il momento di «affrontare attivamente il mondo così com’è, non come vorremmo che fosse. Sappiamo che la nostalgia non è una strategia, ma non crediamo di essere destinati a sottometterci a un mondo più transazionale, isolazionista e brutale». Il mondo di Trump e Putin. Per Carney questo significa però rovesciare la posizione che aveva rispetto alla Cina un anno fa e riallacciare i legami.
Carney ha sottolineato «l’immenso potenziale delle nostre alleanze» per arrivare a un mondo «migliore, più prospero, sostenibile e giusto». «È mia ferma convinzione — ha concluso il leader canadese — che l’ordine internazionale verrà ricostruito e verrà ricostruito a partire dall’Europa».
Non è un caso che a Erevan ci fosse anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky: ha bisogno di serrare i ranghi e tenere alta l’attenzione sul suo Paese martoriato dalla guerra per mano russa. Zelensky ha incontrato bilateralmente, oltre a Carney e Meloni, anche il segretario generale della Nato Mark Rutte: «È fondamentale approfondire la cooperazione in materia di difesa tra l’Ucraina e i membri della Nato, realizzare progetti comuni e lavorare sulla produzione congiunta», ha detto il leader di Kiev tirando un sospiro di sollievo dopo che l’ex premier olandese ha confermato che i missili antibalistici continueranno a essere forniti all’Ucraina.
I leader e i rappresentanti di oltre quaranta Paesi si sono incontrati e si sono confrontati su sicurezza, resilienza collettiva ed energia partendo dal presupposto, come ha spiegato Costa, che «c’è un modo europeo nel fare le cose: la via del multilateralismo con al centro la carta dell’Onu e il rispetto per il diritto internazionale. Il summit di oggi (ieri, ndr) mostra che porta risultati», ha concluso Costa. Quanto resisterà il «modo europeo nel fare le cose» e se sarà vincente non è ancora dato di prevederlo.