Una nuova rubrica con le informazioni tratte direttamente dai comunicati stampa
C o m u n i c a t o della Presidenza della Repubblica
«La data del 23 maggio ha segnato la storia della Repubblica.
La strage di Capaci, manifestazione tra le più sanguinarie della disumanità mafiosa,
fu un attacco di inedita ferocia contro la libertà e la dignità degli italiani.
Nell’anniversario, il primo pensiero, commosso, va a Giovanni Falcone, a Francesca
Morvillo e agli uomini della scorta, Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito
Schifani, barbaramente uccisi in quel tragico giorno. A loro saranno sempre uniti,
con lo stesso filo della memoria, i nomi di Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Agostino
Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Claudio Traina, vittime della
medesima strategia eversiva e anch’essi testimoni fino al sacrificio estremo dei valori
costituzionali incompatibili con le trame infami della mafia.
Il 23 maggio rappresentò l’avvio della riscossa civile, per questo è divenuto per gli
italiani “la Giornata della legalità”.
L’organizzazione criminale voleva piegare le istituzioni con la violenza e il ricatto,
ma si è trovata di fronte a risposte inflessibili, subendo sconfitte irreversibili.
Grazie a donne e uomini delle istituzioni, coraggiosi e tenaci. Grazie al contributo
decisivo dei cittadini.
Un impegno che non ha mai sosta, per combattere le zone grigie, l’indifferenza, le
metamorfosi della piovra criminale.
Giovanni Falcone, e con lui Paolo Borsellino, ce lo hanno insegnato: la mafia finirà
grazie a istituzioni salde, ad azioni di contrasto efficaci e coerenti, con un impegno
educativo che sappia far crescere la fiducia in un domani da costruire insieme.
L’eredità di Falcone e Borsellino costituisce un patrimonio etico e civile che
appartiene alla nostra democrazia. Pegno consegnato anzitutto alle generazioni più
giovani».
Roma, 23 maggio 2026
C o m u n i c a t o della Presidenza della Repubblica
«Altiero Spinelli, anima libera, è stato protagonista di un’intensa battaglia per
un’Europa democratica e unita.
Per la difesa dei suoi ideali pagò con anni di carcere e di confino come oppositore
del regime fascista e, successivamente, con l’espulsione dal Partito comunista per le
sue critiche verso lo stalinismo.
Libertà e democrazia sono state capisaldi del pensiero e della testimonianza di
Spinelli, dirigente, nel dopoguerra, della socialdemocrazia italiana.
Fu proprio durante il confino, a Ventotene, che con Ernesto Rossi ed Eugenio
Colorni, Spinelli diede vita all’idea di un’Europa unita e federata, quale innovativo
sistema di cooperazione regionale ed efficace meccanismo di prevenzione di ulteriori
conflitti bellici tra gli stati.
Il Manifesto per un’Europa libera e unita prevedeva alcune caratteristiche fondanti di
quello che sarà il futuro ordinamento comune, tra cui, il superamento delle barriere
agli scambi commerciali, così come l’istituzione di un’organizzazione
sovranazionale avanzata in grado di adottare deliberazioni a efficacia diretta.
Per Spinelli, quel Manifesto fu il punto di inizio di un percorso di dedizione civica
volto a consolidare l’idea di un’Europa integrata. Ne furono testimonianza la
fondazione del Movimento Federalista Europeo, la designazione a membro della
Commissione delle Comunità europee da parte del Governo Rumor e l’impegno
sviluppato con la successiva elezione al Parlamento italiano nella Sinistra
indipendente e a quello europeo come indipendente nelle liste del Partito comunista.
Rieletto nel 1979, nelle prime elezioni a suffragio universale all’Assemblea di
Strasburgo, lanciò il Progetto di Trattato istitutivo dell’Unione europea.
Il “Piano Spinelli” riavviò il processo di integrazione europea, stabilendo le basi dei
futuri negoziati che sfociarono nell’adozione dell’Atto unico europeo, decisivo passo
verso un’Europa ancor più integrata.
A quarant’anni dalla scomparsa, il lascito di Altiero Spinelli costituisce un prezioso
patrimonio di valori e ideali per l’Italia e l’Europa.
La Repubblica gli è riconoscente».
Roma, 23 maggio 2026