25 anni fa il G8 di Genova: il sonno della ragione ha generato mostri

di Daniele Madau

I leader politici del G8 di Genova del 2001
I drammatici scontri durante il G8

Il calendario civile italiano e’ segnato da date che hanno formato la nostra coscienza, in ogni mese; a luglio, il 19 via D’Amelio, quelle dal 18 al 20, il G8 di Genova del 2001.

25 anni fa, non piu’ cronaca, non ancora storia. Non ancora storia perche’ la ferita brucia ancora, ha la carne viva della convalescenza, non della pelle risanata.

Era, pero’, un altro mondo. Un mondo che la parte sana della protesta aveva visto arrivare. Stava giungendo, infatti, la globalizzazione, di cui ora godiamo i frutti: quelli marci, quelli acerbi e quelli maturi. La politica complice della menzogna, del potere economico e della violenza: tra i partecipanti, infatti, Blair, che mentira’ sull’Iraq per fare guerra, Putin e Berlusconi, gia’ legati da affari e interessi, e Bush, non ancora travolto dall’undici settembre.

Si chiamavano no global , e la storia gli ha sconfitti. I loro eredi, o epigoni,  sono stati i giovani pro-Palestina e pro-clima, gia’ vittime della globalizzazione e degli assi strategici politico- finanziari che i loro predecessori, anche in frange armate violente, volevano contrastare.

Il ‘Genova social forum’, pero’, che chiese il rinvio del G8 e che coordinava tutti i gruppi autorizzati di protesta, non era violento. Alla Diaz, pero’, non c’erano violenti, come non lo erano i fermati alla caserma Bolzaneto.

La violenza e’ scoppiata come un incendio da micce e inneschi incredibilmente trascurati, alimentata, poi, da gesti folli, irrazionali, coscienti e non coscienti. Vittime e carnefici insieme: vittime carnefici.

Nel dibattito infinito sulla sicurezza, bisognerebbe guardare al G8 per capire cosa NON FARE. Non scegliere Genova come citta’ ospitante, non mandare sul campo forze dell’ordine non formate sulla topografia del luogo e non addestrate per eventi del genere, come il carabiniere di leva Placanica, colui che sparo’ contro Carlo Giuliani- vittima e simbolo della follia- e che oggi vive solo, abbandonato, senza lavoro, in grave disabilita’ . E, soprattutto, non permettere che le stesse forze dell’ordine, dai comandi piu’ alti agli ausiliari, abdicassero allo stato di diritto, alla democrazia e alla giustizia, tra violenze palesi e imbarazzanti, e falsita’. Non poteva essere questo il modo di arginare la degenerazione delle proteste, irrazionale e impreparato: il sonno della ragione, di molti, ha generato mostri.

Come spesso accade, poi, pochi hanno pagato: il governo, col ministro degli interni, e’ rimasto in carica, altri hanno fatto addirittura carriera.

Perche’, poi, tra i conti non pagati, ci sono quelli di entita’ incalcolabile: una vita persa, la fiducia nelle forze dell’ordine che crolla e genera tensione, lo Stato che appare fragile, immaturo, incapace, la sensazione di insicurezza laddove si voleva dimostrare il contrario.

Conti che ancora paghiamo, perche’ la sicurezza e’ figlia di organizzazione, maturita’, legalita’, cultura, giustizia, educazione. Inutile inseguirla col corto circuito della repressione perche’ i mostri, senza la luce della ragione, come nel peggiore degli incubi, possono ripresentarsi. Ripensare a 25 anni fa, allora, per imparare cosa non fare.

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