Addio a Guccini. Le sfide con De André e le canzoni ‘pornografiche’

di Alfredo Franchini

In ricordo di Francesco Guccini, abbiamo chiesto ad Alfredo Franchini- già giornalista della ‘Nuova Sardegna’, ospite prezioso di precedenti ‘riflessioni’ , amico fraterno di Fabrizio De André e in libreria con la seconda edizione di ‘Dio è gratis. Il prossimo costa. Il Vangelo di De André e Pasolini’ – di ricordare, con un’angolatura inedita e un tocco di leggerezza, il lascito dell’indimenticabile cantautore modenese

Francesco Guccini

I cieli profumati della poesia – come li chiamava Fernanda Pivano – ospitano da oggi Francesco Guccini con i suoi canti di vita, d’amore, morte e tanta ironia. Sin da piccolo voleva scrivere ma non canzoni e il destino gli ha disegnato un percorso misto: giornalista “abusivo” della Gazzetta di Modena dove si occupò di cronaca, docente di italiano per l’Università americana, cantautore e, infine, scrittore come aveva sognato. Cantore dei bambini morti ad Aushwitz, di incontri con la donna che amò, di una cena con lei in cui anche le stoviglie assunsero il colore della nostalgia.

Qui voglio ricordare Guccini con qualche aneddoto che forse lui stesso avrebbe preferito a una celebrazione seria. Era amico di Fabrizio De André, si sentivano spesso al telefono e negli incontri, piuttosto rari, giocavano a scopone. Coetanei, tutti e due del 1940, ma diversi: Fabrizio marinaio, Guccini, nato in montagna, con una certa diffidenza per il mare. Divoratori di libri, diversi anche nel misurarsi col proprio pubblico: De André desideroso di capire le ragioni di chi lo contestava – negli anni Settanta poteva capitare – Guccini capace di scrivere una canzone su chi dissentiva.

Ad accomunarli c’erano le canzoni pornografiche. Guccini non esitava a eseguirle in pubblico e lo fece anche alla fine di un Premio Tenco con il pubblico che si era rattristato durante la cerimonia e lui che rallegrò la gente con un poemetto popolare in lingua bolognese. Fabrizio, più discreto, si limitava a fare la parodia delle sue canzoni capolavoro nella cucina dell’Agnata…

Erano amici e questo non gli impedì di prendersi in giro nelle canzoni. Il primo fu Guccini che nella sua Via Paolo Fabbri 43 scrisse “Marinella non c’era fa la vita in balera”, con chiaro riferimento alla decisione di Fabrizio di tenere concerti. Fabrizio gli rispose a modo suo, con discrezione e senza un riferimento facilmente individuabile: “Il poeta metodista ha spine di rosa nelle zampe/ per far pace con gli applausi per sentirsi più distante”; (Parlando del naufragio della London Valour, N.d.R.). Dedicata quindi a un poeta che accetta anche il dolore delle spine e che cerca di conciliare il successo con il percorso di vita.

Guccini, tradizionalista al contrario di Fabrizio, ha sempre avuto lo stesso schema nei concerti che apriva con la canzone per un’amica morta a vent’anni e chiudeva con la Locomotiva, nata dalla frequentazione degli amici della Federazione anarchica di Carpi. Nel ricordo gli eroi son tutti giovani e belli ma la canzone ci insegna anche la certezza della scienza, l’invidia per un treno di signori, la ragione che ci contrappone ai re e ai tiranni. Nei cieli profumati della poesia ci piace pensare a Guccini dietro al motore mentre fa correr via la macchina a vapore. E magari che ci giunga ancora la notizia di una locomotiva, come una cosa viva, lanciata a bomba contro l’ingiustizia.

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