Lo spirito della costituente e l’eredità di Aldo Moro

di Tonino Secchi

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, questa preziosa riflessione

“Se fosse possibile dire: saltiamo questo tempo e andiamo
direttamente a questo domani, credo che tutti accetteremmo di
farlo, ma, cari amici, non è possibile: dobbiamo vivere, oggi è la
nostra responsabilità. Si tratta di essere coraggiosi e fiduciosi al
tempo stesso, si tratta di vivere il tempo che ci è stato dato con tutte
le sue difficoltà”. “Se dovessimo sbagliare, meglio sbagliare
insieme; se dovessimo indovinare sarà estremamente bello
indovinare insieme, ma essere sempre insieme.”
Aldo Moro, in quel discorso all’Assemblea dei gruppi parlamentari
riuniti della Dc di Camera e Senato il 28 febbraio 1978, lascio’
purtroppo il suo “testamento politico”, guardando sempre all’unità
del partito, al suo elettorato liberal democratico, alla sua
caratterizzazione cristiana, alla sua anima popolare. Emoziona la
ripetizione per tre volte della parola “insieme” che oggi rappresenta
il nome del nostro piccolo partito che forse si trova a vivere in
questo nostro tempo buio le stesse lucide riflessioni di Moro. E non
è neppure inutile ricordare che i pilastri di Insieme sono la difesa
della Costituzione e la fedeltà alla Dottrina Sociale Cattolica unite
alla memoria dei tre maggiori protagonisti della storia dei cattolici-
democratici italiani, Sturzo, De Gasperi, Moro. Ma nel tragico 9
maggio 1978, immortalato dalla fredda poesia di Mario Luzi “
Acciambellato in quella sconcia stiva”, moriva ignominiosamente la
prima Repubblica; sono passati quasi cinquant’anni, un tempo
enorme, mezzo secolo. Lo storico Guido Formigoni nella
autobiografia “ Aldo Moro. Lo statista e il suo dramma” definisce un
azzardo attualizzare la figura dello statista pugliese perché il tempo
di Moro, a più di cent’anni dalla nascita e quasi mezzo secolo dalla
morte, si staglia come molto lontano dal nostro. Eppure uno storico
altrettanto autorevole che risponde al nome di Miguel Gotor nel
“Memoriale della Repubblica(2011) estrapola una frase da una
lettera di Moro dal carcere brigatista che esprime una pretesa
inquietante e quasi profetica “Io ci sarò ancora”. Dunque dopo un
lungo silenzio sulla figura di Moro nel tempo del disfacimento della I
Repubblica, che Carlo Bo rassomiglio’ ad un vero e proprio delitto
di abbandono, torna la domanda cruciale” Le idee, il metodo
politico, e l’eredità” di Aldo Moro rappresentano una solida ancora per la politica italiana che vive la crisi della sua democrazia non da
oggi, se a ridosso della caduta del muro di Berlino del 1989
Giovanni Sartori scrisse questa lucida riflessione “ La democrazia è
ormai senza nemici: non è più fronteggiata da legittimità alternative.
Ma vincere la guerra non è vincere la pace. Anche il gioco
democratico può essere giocato male. Saprà la democrazia
resistere alla democrazia?” Dal 1994 con l’ingresso di Berlusconi e
il suo populismo televisivo sulla scena politica italiana siamo entrati
nella II Repubblica che poteva essere tempo di decantazione e di
transizione verso una democrazia compiuta ma che già nel 2000
faceva dire a Sartori di essere pessimista nei confronti del dilagare
del “politicamente corretto” e aggiungeva “ comincio a disperare. Il
là è sempre più dato da microcefali bravissimi a fiutare il vento e
comunque disonesti nel servirlo “. Ci stiamo avvicinando al nostro
tempo che è stato definito anche della diaspora infruttuosa dei
cattolici dalla lungimiranza di monsignor Gastone Simoni e
fotografata con maestria da Stefano Zamagni “la crisi attuale della
democrazia è anche la conseguenza dell’attacco ai tre principi
democratici fondamentali: l’universalità, la verità, la libertà.
L’universalità viene negata dal sovranismo, la verità è rimessa in
discussione dal relativismo e la libertà dal libertarismo,
dall’individualismo e dall’egoismo. Sono i veri nemici interni della
democrazia che hanno convinto la Chiesa italiana a dar vita a una
storica Settimana sociale dei Cattolici a Trieste nel 2024, non a
caso intitolata “Al cuore della democrazia”, un cuore affaticato che i
cattolici possono curare con due forze, la Costituzione e il Vangelo.
Sono le parole di saluto di Papa Francesco che ha avuto la
sapienza di citare Aldo Moro costituente nella sua nota frase “ Una
vera democrazia mette al primo posto l’uomo” .Il giovane
costituente pugliese aveva anche precisato che la nuova
Costituzione si regge su tre pilastri: quello democratico che
definisce l’Italia una repubblica democratica fondata sul
lavoro(art.1), quello sociale quando lo Stato riconosce e garantisce i
diritti inviolabili dell’uomo sia come singolo, sia nelle formazioni
sociali ove si svolge la sua personalità(art.2), quello strettamente
umano se “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di
ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e
l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della
persona umana…(art.3). Agnese Moro, ad una domanda formulata da un gruppo di studenti calabresi che semplificando le chiesero “
Chi è stato suo padre?” lei rispose in sintesi “Leggete i 12 articoli
dei Principi fondamentali della Costituzione e lì trovate tutto mio
padre”; una risposta che rischiava di essere male interpretata come
se Aldo Moro fosse solo l’elenco di articoli relegati in una Carta. Il
giovane giurista pugliese aveva già intuito il dubbio e in Costituente
aveva chiuso un suo memorabile discorso con queste parole : “ I tre
pilastri della Costituzione non sono esauriti nel passato, sono
invece i principi ai quali ispirarsi nella soluzione del nostro
quotidiano problema, che non è finito, che non è risolto…Abbiamo
bisogno di questo sicuro criterio di orientamento per una lotta che
non è finita adesso e che non può finire, lotta per la libertà e per la
giustizia sociale.” Dunque la Costituzione non era per Moro un
pezzo di carta con buoni propositi ma un vero e proprio progetto di
convivenza che andava non solo letto e riletto ma sopratutto
realizzato attraverso la faticosa e onorevole lotta politica che La
Pira definì non essere cosa brutta ma anzi la sola via per ascoltare
il grido della povera gente. Siamo arrivati al presente del nostro
bipolarismo sgangherato e conflittuale per chiederci se per caso il
vuoto dibattito in corso tra i due schieramenti non sia in fondo alla
ricerca dell’Araba Fenice che tutto risolve non con la forza e il
pallottoliere dei voti di destra e sinistra in Parlamento ma con lo
spirito della Costituente che aveva l’ambizione di costruire una casa
comune. La destra ha scelto di voltare le spalle allo spirito della
Costituente e di puntare al gioco pesante delle tre carte,
corrispondente agli interessi del suo triumvirato: l’autonomia
differenziata, la riforma della giustizia, il premierato. Il primo tema è
stato vivisezionato dalla Corte Costituzionale, il secondo è morto
con la vittoria del No al referendum, il terzo appare surrettiziamente
nella proposta di legge di riforma elettorale rispedita al mittente
anche dall’area culturale cattolica riunita all’Istituto Sturzo a Roma
per dire “NO” al bipolarismo forzato, difendere le minoranze, ridare
voce ai cittadini. Zuppi inviò un messaggio:” La Dottrina sociale
ispiri risposte”. A cosa si riferiva? Al capitolo V della Fratelli tutti con
il richiamo alla migliore politica fondata sul dialogo e l’obiettivo del
bene comune? Oppure alla luminosa Splendida Humanitas capace
anche di mettere in guardia dai rischi alla democrazia causati
dall’invadenza delle nuove tecnologie?. All’Istituto Sturzo sono
arrivati anche Schlein e Conte a condividere l’opposizione ad una riforma elettorale non concordata mentre la destra ha fatto orecchie
da mercante e segue la strada spericolata di una impugnazione per
incostituzionalità. E il mondo è in bilico nel baratro della nuova
guerra in Europa, dello sconvolgimento del Medio Oriente
capeggiato da Israele con la connivenza dell’America di Trump, del
cosa fare per diventare grandi dell’Unione Europea e dello
sconvolgimento dei cambiamenti climatici. Lo spirito della
Costituente ha reso attualissimo l’anelito alla pace e alla
convivenza pacifica basata sul rispetto reciproco e sul
multilateralismo sostenuto dalla forza del diritto internazionale. Aldo
Moro può essere ancora il testimone più autorevole dello spirito
della Costituente per essere stato prima di ogni altra cosa un
credente, un intellettuale, un politico, un meridionalista capace di
una visione alta della collocazione dell’Italia nel mondo, in
continuità con l’europeismo di De Gasperi, e con la valorizzazione
della sua posizione strategica nel Mediterraneo. Il compito che ci
aspetta è enorme in prossimità delle elezioni politiche del 2027 se
consideriamo che viviamo nel pieno di una policrisi mondiale che
caratterizza il cambio d’epoca evocato profeticamente da Papa
Francesco. Per quale modello di democrazia vogliamo lottare e in
quale compagnia? Le idee di Aldo Moro possono essere utili a
intraprendere un nuovo cammino soprattutto per i cattolici se si
tiene nella dovuta considerazione la laicità dell’impegno politico, la
valorizzazione delle alleanze difendendo i propri valori ma non
svalutando quello degli altri, la ripresa di un umanesimo integrale
che studiosi francesi stanno definendo “La nuova politica della
comunione cristiana”, attualizzando Maritain e mettendosi in
sintonia con l’obiettivo alto della civiltà dell’Amore del nuovo
magistero di Papa Leone XIV.

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