Incontro con Marco Damilano: la parola ‘noi’ è l’unica alternativa allo spirito dei tempi

di Daniele Madau e Marco Marini

A Cagliari per la presentazione del suo libro Noi siamo i tempi-La chiesa di Francesco e Leone nel mondo a pezzi, abbiamo potuto riflettere con Marco Damilano, secondo anche l’esempio della sua striscia quotidiana ‘Il cavallo e la torre’, sulle povertà e le fragilità del mondo, sottoposte all’abuso di pochi potenti : abuso a cui possiamo rispondere solo con la parola ‘noi’

Direttore, sono i giorni in cui si ricordano gli ottocento anni dalla morte di Francesco e, in cui, la sua figura è così ricordata anche a livello politico da rasentare, forse, la strumentalizzazione. Il suo messaggio, però, ha avuto tutto il suo valore anche in periodi in cui non è stato così al centro dell’attenzione, data la sua forza. Pensando alla sua carriera e alla sua striscia quotidiana ‘Il cavallo e la torre’, sempre attente agli ultimi e alle periferie del mondo, le chiedo se nella sua attività giornalistica Francesco è stato una fonte di ispirazione

Magari esplicitamente no, anche se ad esempio qualche tempo fa avevamo ipotizzato di fare una trasmissione da Assisi sulla pace; indirettamente, però, penso moltissimo, perché l’ ispirazione quando si parla di pace, quando si parla di povertà- non soltanto la povertà di indigenti che non hanno nulla, quella che crea disuguaglianza economica, ma anche la povertà che crea disuguaglianza sociale e culturale, quelle che chiamavamo nuove povertà, proprio per distinguerle da quelle antiche, nelle quali rientrano certamente anche i migranti o la salute mentale dei ragazzi, ecco, quando si affrontano questi temi, l’ispiratore non può non essere Francesco. Del resto è, appunto, da ottocento anni che dalla sua figura giunge un apporto fondamentale all’Italia, non solo alla Chiesa italiana, ma a tutta la società del nostro paese. Non voglio, quindi, rivendicare associazioni che non mi competono, però se mi si chiede se è presente lo spirito francescano in quello che faccio nel mio lavoro, non potrei che, umilmente, rispondere di sì.

Vorrei, adesso, arrivare al suo libro. Il titolo ‘Noi siamo i tempi’ mi sembra indichi una forte presa di responsabilità, che può essere indirizzata a tutti coloro che sono capaci di ascolto e che si pone in stridente antitesi a un periodo di astensionismo, di desiderio di uomo forte e di populismo estremo: è corretto?

Sicuramente, la frase di S. Agostino sui tempi che non sono buoni né cattivi ma dipendono da noi, e che Papa Leone ha citato ai giornalisti nella prima udienza dopo l’elezione, evidenzia esattamente questo, cioè una responsabilità e un impegno che sono l’opposto della verticalizzazione del potere, che è in fondo il grande male delle istituzioni sovranazionali e anche delle singole società. Negli Stati la verticalizzazione del potere fa pensare che un uomo solo possa decidere per tutti ma, in una società complessa, questo non è possibile, e quindi si finisce per alimentare il caos che invece si è detto di voler risolvere. Così, è come se ci fosse sempre bisogno di disordine per giustificare la presenza dell’uomo solo al comando; dire già la parola ‘noi’ significa dire che io, sia nella mia singola storia di responsabilità sia diventando ‘noi’ nell’ incontro con gli altri, contribuisco a mandare un messaggio alternativo allo spirito dei tempi, seguendo anche il grande esempio di papa Francesco.

Soprattutto nella prima parte, quella dedicata a Francesco, risuonano le sue parole a Lisbona ‘Todos, todos, todos’.  Pensavo come proprio questa accoglienza così generosa, questa generosità che non ha confini, possa essere il filo che ricuce questo mondo a pezzi

Sì, la frase di Lisbona indica un qualcosa che può sembrare scontato- anche Papa Leone, appena eletto, ha detto ‘la pace sia con tutti voi’ e, del resto, questo è un saluto che i credenti praticanti si sentono fare in ogni messa domenicale- ma, in realtà, non lo è affatto. Tutti i grandi delle Nazioni , infatti, volutamente, cinicamente e senza ritegno dicono solo ‘alcuni’ o ‘i nostri prima’ o ‘noi vogliamo solo i super ricchi e i super miliardari’ oppure, quando si è in campagna elettorale, ‘solo quelli di questo quartiere’ o ‘solo quelli di questa città’ o ‘solo quelli di questo paese’. Insomma dire ‘tutti’ è un messaggio evangelico assolutamente eversivo .

Vorrei tornare un attimo alla sua trasmissione: ‘todos, todos, todos’  è una linea che percorrere anche ‘Il cavallo e la torre’ ?

Questo assolutamente. La trasmissione ebbe anche un punto di incontro con Papa Francesco, nel segno di un migrante di cui noi avevamo segnalato la storia, Pato. Il Papa, nella sua sfera di competenza, aveva seguito la sua storia di questo migrante, da quando aveva perso la moglie e la figlia nel deserto tra la Tunisia e la Libia, nell’estate del 2023. Era stato poi rispedito in un centro di detenzione in Libia, così noi ci eravamo interessati della sua storia. L’avevamo intervistato in condizioni precarie, se non impossibili, durante le quali ci furono anche minuti molto lunghi in cui avevamo paura che gli fosse successo qualcosa. Poi Pato riuscì ad arrivare in Italia e una delle prime cose che disse fu che avrebbe avuto piacere di incontrare il Papa. Il Papa stesso, però, lo scavalcò subito perché gli mandò un messaggio e-ricordo ancora la sua emozione- si organizzò un’udienza nel novembre del 2023 dove, insieme a Pato e a numerose associazioni e attivisti , c’erano anche alcuni della nostra trasmissione.

Un ultimo sguardo sul futuro della Chiesa: papa Leone è appena tornato dalla Francia, dove ha ripetutemente lodato l’illuminismo: è questo il futuro della Chiesa, il dialogo con la laicità di derivazione illuministica?

Leone non è stato il primo Papa a stabilire un dialogo con i lumi. Ratzinger, anche da cardinale e ancor prima da intellettuale e teologo, e poi anche da Papa, ha cominciato questo dialogo e qualcosa anche prima di lui è stato fatto da Giovanni Paolo II. Diciamo che il punto di vista è diverso, Prevost è un Papa americano quindi è lontano dalle idee del 1700 e del 1800 europee dei lumi versus la fede: l’America non è un paese dove, a esempio, c’è il concordato , quindi lui porta in Europa un altro spirito, pur essendo di origine europea come Papa Bergoglio. Infatti il messaggio che arriva in Europa è molto
diverso da quello di precedenti papi europei, non preoccupato dell’arretramento del cattolicesimo e della secolarizzazione in Europa, ma è un messaggio che ha preso coscienza di questa realtà e quindi guarda in avanti. Perciò non è tanto la questione dell’illuminismo, quanto la questione di essere credenti in una società che non sarà più quella della cristianità, perché Leone viene da una società fondata dai puritani in fuga dall’Inghilterra e dalle guerre di religione, i quali poi hanno realizzato una società dove da un lato l’aspetto religioso è, appunto, fondativo della nazione americana, dall’altro dove nessuna religione può vantare di essere considerata la religione di Stato e di avere un monopolio. In questa società vieni quindi educato ad essere pluralista e a dialogare con tutti gli altri. Questi due aspetti sono più problematici in Europa e lo vediamo ultimamente; mentre Prevost in Francia l’ha rivendicato quasi con leggerezza, affermando che i valori della Rivoluzione Francese sono cristiani, laddove-invece- la rivoluzione francese ha lottato contro gli aspetti anche cristiani dell’Ancient Regime, mentre i valori della rivoluzione americana, quelli sì, sono di ispirazione cristiana.

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