Il racconto del Cagliari: lottare e soffrire. E portare a casa un punto prestigioso.

di Francesco Pietroluongo

VI Serie A-Unipol Domus/ Cagliari- Juventus: 1-1 (20mo Maldini; 81mo Kolo Muani (J))

Cagliari (4-3-2-1): Caprile; Ze Pedro, Mina, Rodriguez (46’ Deiola), Obert (84’ Fazzini); Romano, Winks, Massolin (59’ Fadera); Adopo, Maldini (69’ Sugawara); Mendy (69’ Nzola). A disposizione: Ciervo, Gagliardini, Kevin, Kofler, Liteta, Radunovic, Sherri, Sugamele, Sulev. All. Pisacane
Juventus (3-4-2-1): Vicario; Kalulu, Bremer, Lucumi; Celik (64’ Cambiaso), Douglas Luiz (84’ Koopmeiners), Sarr, McKennie (46’ Alajbegovic); Conceicao (46’ Zhegrova), Nico Gonzalez (60’ Woltemade); Kolo Muani. A disposizione: Pinsoglio, Radu, Gatti, Kelly, Rugani, Cabal. All. Spalletti
Arbitro: Marcenaro
Ammoniti: McKennie (J), Rodriguez (C), Deiola (C)
Note: espulsi a fine partita i due tecnici Spalletti e Pisacane Spettatori: Tutto esaurito

Pisacane nella conferenza stampa di presentazione di Cagliari -Juventus
Maldini festeggia il gol del momentaneo 1-0. Foto Ansa

La conferenza stampa del sabato:

La conferenza stampa della vigilia di Cagliari-Juventus è sempre un evento da non mancare: si respira ogni volta l’attesa di un evento, tra il ricordo delle sfide scudetto di un tempo che fu, sotto il fischietto di Lo Bello, e la consapevolezza che i bianconeri hanno un pubblico notevole -come in poche altre regioni-nell’isola. Questa, poi, giunge in un momento in cui il Cagliari ha due punti in più della Vecchia Signora e schiera la miglior difesa del campionato. ‘Sono orgoglioso di questo’, sottolinea, da ex difensore, Pisacane.

E, in effetti, l’orgoglio è il filo conduttore di tutta la conferenza: orgoglio di essersi conquistati tutto, con l’impegno e il cuore, elementi che l’allenatore dei rossoblù indica come essenziali sin dalla conferenza stampa di presentazione della stagione. Nulla di questo dovrà mancare nella sfida ai bianconeri, perché-fa capire sempre Fabio Pisacane- il Cagliari non è in alto per caso, e ci vuole rimanere. Avere questo spirito prima di una gara così importante e di grande tradizione- ‘da far tremare le vene e i polsi’- vuol dire aver già conquistato qualcosa, se non altro, lo spirito di maturità e consapevolezza. E questo significa essere già grandi, anche se si ha vinto un solo scudetto contro 36. (Daniele Madau)

La gara:

Il Cagliari ferma la Signora: alla Domus finisce pari e patta, ma i rossoblù escono a testa alta!
C’è un Cagliari che lotta, soffre, stringe i denti e, soprattutto, dimostra di avere finalmente una fisionomia ben precisa. Alla Unipol Domus la Juventus deve accontentarsi del pareggio, al termine di una gara nella quale i rossoblù di Fabio Pisacane hanno saputo tenere testa alla Signora, soffrendo quando necessario, ma senza mai rinunciare a giocarsela. Un punto che racconta molto più di quanto dica il risultato: racconta di una squadra che sta crescendo, che comincia a conoscere i propri mezzi e che sembra aver trovato quell’equilibrio che nella passata stagione era spesso mancato.
Il Cagliari passa in vantaggio nella prima frazione, ancora con il nipote di Cesare, confermando una volta di più la capacità di colpire nei momenti giusti. La Domus si accende, il pubblico rossoblù spinge e la squadra prende coraggio. Non è soltanto una questione di entusiasmo: dietro c’è un’organizzazione che permette ai ragazzi di Pisacane di affrontare un avversario sulla carta superiore senza lasciarsi schiacciare dalla paura.
La Juventus, naturalmente, non ci sta. Nella ripresa i bianconeri aumentano la pressione, prendono in mano il pallino del gioco e costringono il Cagliari a una lunga fase di contenimento. Per larghi tratti della seconda frazione la Signora tiene i rossoblù sotto scacco, cercando con insistenza il varco giusto per rimettere in equilibrio la partita. Il copione sembra quello di tante altre sfide del passato: una squadra costretta a difendersi, l’altra a spingere alla ricerca del gol.
Eppure, stavolta, la storia non si ripete del tutto.
Il Cagliari soffre, ma non crolla. Si abbassa, si compatta, chiude gli spazi e prova a resistere all’urto bianconero. Quando la Juventus riesce a trovare la conclusione, ci pensa Caprile a metterci le mani. Il portiere rossoblù è decisivo in almeno due occasioni, con interventi che pesano come macigni sull’economia della gara. Parate che, in altri tempi, avrebbero potuto rappresentare soltanto un rinvio dell’inevitabile; questa volta, invece, diventano il simbolo di una squadra capace di restare in piedi anche nei momenti più complicati.
Poi arriva il pareggio juventino, che riapre tutto e consegna alla squadra di Spalletti un finale da giocare con la convinzione di poter completare la rimonta. Il numero 9 bianconero, dopo aver trovato la rete dell’1-1, sfiora anche il sorpasso. Ma proprio quando la Signora sembra poter mettere la freccia, è la traversa a salvare il Cagliari, strozzando in gola l’urlo dei tifosi juventini e regalando ai rossoblù un sospiro di sollievo.
Il legno diventa così l’ultimo grande brivido di una partita nella quale il Cagliari ha avuto il merito di non arrendersi, neppure quando la pressione avversaria si è fatta asfissiante.
Certo, si poteva sperare in qualcosa di più. Il vantaggio iniziale aveva fatto accarezzare ai tifosi il sogno di una vittoria prestigiosa, di quelle capaci di accendere una stagione e di lasciare il segno. Ma contro una Juventus determinata a rimontare, portare a casa un punto non è affatto un risultato da disprezzare. Anzi, alla luce dell’andamento della ripresa, il pareggio assume un valore particolare.

La differenza rispetto alla passata stagione, del resto, sembra evidente. Allora il Cagliari veniva spesso bombardato dall’inizio alla fine, costretto a rincorrere gli avversari e a vivere le partite sulla difensiva, con la sensazione che bastasse poco per far saltare ogni equilibrio. Oggi, invece, nella squadra rossoblù pare esserci una quadra più convincente: i reparti appaiono maggiormente collegati, la fase difensiva trova riferimenti più chiari e il gruppo sembra aver acquisito una diversa consapevolezza.
Non significa che tutti i problemi siano risolti, né che si possa già parlare di un Cagliari al riparo dalle difficoltà. Ma la sensazione è che Pisacane stia cercando di costruire una squadra con un’identità, capace di soffrire senza smarrirsi e di affrontare avversari di caratura superiore senza partire già sconfitta. E questo, per una formazione che deve conquistare la propria tranquillità giornata dopo giornata, è un aspetto tutt’altro che secondario.
Resta, naturalmente, l’episodio che ha incendiato il finale. Al fischio dell’arbitro la tensione è esplosa e Spalletti e Pisacane sono arrivati a un contatto ravvicinato, con gli animi che si sono rapidamente surriscaldati. Il risultato? Espulsione per entrambi gli allenatori: una conclusione decisamente insolita, una scena che ha lasciato tutti a bocca aperta e che rischia di diventare uno degli episodi più discussi della giornata.
Una cosa è certa: quando la partita finisce così, il risultato passa quasi in secondo piano e l’attenzione si sposta inevitabilmente su quanto accaduto a bordo campo. Saranno gli eventuali provvedimenti disciplinari a chiarire le conseguenze dell’episodio, ma resta l’immagine di due tecnici che, invece di chiudere la sfida con una stretta di mano, si sono ritrovati protagonisti di un finale rovente.
E qui viene spontanea una domanda, con un pizzico di malizia.
Spalletti avrà qualcosa da ridire, anche quest’anno, sulle presunte perdite di tempo dei cagliaritani?
Si, forse la causa di quello che è successo, alla fine, sebbene sia Spalletti sia Pisacane, in sala stampa, hanno sminuito.
Perché quando una squadra difende il vantaggio, cerca di spezzare il ritmo avversario e prova a gestire ogni pallone nei minuti finali, il confine tra esperienza, prudenza e perdita di tempo diventa spesso terreno di discussione. È il calcio, bellezza: chi è in vantaggio cerca di proteggersi, chi deve recuperare vorrebbe giocare senza interruzioni. E ogni episodio finisce sotto la lente d’ingrandimento.
Ma stavolta, al di là delle polemiche e dei nervi tesi, il dato più importante è un altro: il Cagliari ha retto l’urto della Juventus, ha avuto in Caprile un baluardo fondamentale e ha sfiorato un risultato ancora più prestigioso.

La Signora non è uscita sconfitta dalla Domus, ma neppure ha potuto passeggiare. I rossoblù hanno dimostrato di poter competere, di saper soffrire e di avere le risorse per mettere in difficoltà anche avversari di grande spessore.
E allora, più che recriminare per i due punti mancati, vale la pena guardare al bicchiere mezzo pieno. Il campionato è lungo, le difficoltà non mancheranno e servirà continuità. Ma se questo è il Cagliari che Pisacane sta costruendo, i tifosi possono almeno cominciare a guardare avanti con una dose in più di fiducia.
Alla Domus la Juventus ha trovato resistenza, organizzazione e un portiere in giornata di grazia. E ha dovuto accontentarsi di un pareggio.
Per una volta, dunque, la Signora non ha comandato a casa degli altri. E il Cagliari può uscire dal campo con la consapevolezza di aver conquistato un punto prezioso, ma soprattutto con la sensazione di essere finalmente sulla strada giusta.

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