‘In questa grave emergenza libertà significa seguire la via della responsabilità’

Il direttore di ‘Famiglia Cristiana’ Don Antonio Rizzolo

di Daniele Madau

In occasione della pubblicazione dell’enciclica di papa Francesco ‘Fratelli tutti’ , abbiamo chiesto un commento a don Antonio Rizzolo, direttore di ‘Famiglia Cristiana’, lo storico settimanale che, ancora oggi, risulta essere la rivista di informazione più venduta in Italia. Il diaologo, poi, si è rivolto verso l’attualità della Chiesa e dell’Italia, con i loro drammi ma senza dimenticare la speranza.

Don Rizzolo, in questo nuovo momento drammatico per l’Italia e il mondo intero, la Chiesa, che pur vive essa stessa al suo interno momenti e situazioni complesse e delicate, si propone comunque come autorità morale per tutti grazie alla figura di papa Francesco. Nella sua ultima enciclica ‘Fratelli tutti’ il papa riprende nuovamente parole e insegnamenti di San Francesco per proporre al mondo, oltre la pandemia, un ideale di vita: la fraternità e l’amicizia sociale. I commentatori cristiani hanno ritrovato le tematiche care al pontefice, i laici, quali a esempio Cacciari, hanno sottolineato i tratti ‘illuministici’:può presentarci quali sono, a suo parere, gli aspetti nuovi e più rilevanti della nuova enciclica?

Prima di tutto premetto che, come anche espresso da poco dal nostro editorialista Andrea Riccardi, oltre che da me stesso sulla rivista ‘Credere’, avverto il timore che a causa degli scandali e di tutte le altre questioni l’enciclica venga messa troppo presto in secondo piano mentre credo che sia importante e significativa, soprattutto nel contesto difficile in cui ci troviamo a livello mondiale, con l’aggravarsi della pandemia. Per quanto riguarda gli aspetti più rilevanti, partirei dal più generale: l’aspetto francescano. A parte il luogo in cui è stata firmata – Assisi – possiamo dire che quest’ultima enciclica fa riferimento esplicito a San Francesco già dal titolo, quindi il Santo Patrono d’Italia viene messo in evidenza come esempio per la Chiesa di oggi, come nell’enciclica precedente. Anche nell’esortazione apostolica programmatica, l’ Evangelii Gaudium, c’è un sapore francescano, come se papa Bergoglio avesse ricevuto lo stesso invito del poverello a riparare la Chiesa di Dio con un recupero della capacità di parlare al mondo di oggi. Il secondo elemento è la dimensione popolare della fede, che non è soltanto interna alla comunità cristiana ma si apre a tutta l’umanità. Il tema della fraternità e dell’amicizia sociale che è proprio dell’enciclica è una rappresentazione di questo e fa eco a quello che papa Francesco ha fatto dall’inizio salutando la folla in piazza San Pietro il giorno dell’elezione con il suo: ‘Fratelli e sorelle, buona sera!’. Il terzo elemento che vedo è il collegamento molto stretto con la precedente enciclica ‘Laudato sii’: la cura del creato forma un tutt’uno con la fraternità. Il papa parlava di ecologia integrale che non significa solo salvaguardia della natura ma anche l’attenzione a tutti i popoli, soprattutto gli ultimi e i poveri, che subiscono le conseguenze dell’indebito sfuttamento delle risorse naturali.La fraternità è l’altra faccia dell’ecologia integrale e dello sviluppo integrale e vuol dire attenzione a chi è sofferente, come l’uomo che nella parabola è soccorso dal buon samaritano. Altri aspetti, velocemente: il tema della concretezza, caratteristica di papa Francesco e di questa enciclica. Non soltanto dà uno sguardo alla situazione del mondo e dà delle indicazioni ma anche offre degli spunti per delle buone prassi cosicchè il mondo trovi pace. E poi, anche come paolino, vorrei mettere in rilievo l’attenzione per i mezzi di comunicazione. In un certo modo se ne parla in senso negativo -come forma di individualismo di ostacolo alle relazioni – però afferma anche come possano aiutarci a farci sentire più prossimi gli uni agli altri. L’ultima cosa, sul tema della fraternità, che non è solo un argomento ma viene presentata come il fondamento stesso dell’evangelizzazione, cioè la testimonianza che il mondo attende dai credenti.

È innegabile l’attenzione perenne dedicata da papa Francesco alle tematiche ambientali e della sostenibilità, al di là dei credo. Da poco, a esempio, ‘Repubblica’ ha pubblicato un dialogo di Francesco col fondatore, ateo, dello ‘slow food’ Petrini. Crede che il pontefice abbia avuto un’influenza indiretta sulla recente assegnazione del premio Nobel per la pace alla Fao? Come giudica questa assegnazione?

Sono un po’ dubbioso sul fatto che la figura del papa abbia influito direttamente o indirettamente, però certamente Francesco ha contribuito a questo clima di interesse per gli aspetti concreti delle persone, compresa la fame nel mondo, come testimoniato da molteplici discorsi tenuti proprio alla Fao. A mio parere, nonostante possa sembrare a prima vista una scelta istituzionale per evitare di premiare un personaggio che magari possa essere anche oggetto di critica da parte di qualcuno, mi sembra, considerando il contesto, una scelta adeguata. Nel 2019, 690 milioni di persone hanno sofferto la fame, con aumento di 10 milioni rispetto al 2018. A causa della pandemia, si prevede che altre 130 milioni ne sofriranno: in questo senso l’assegnazione è significativa e in sintonia, di riflesso, con la concretezza mostrata nell’enciclica e con la necessità dell’ecologia integrale e dell’attenzione agli ultimi.

Tornando alle tematiche dell’enciclica, tra le tante ed egualmente importanti, mi ha colpito quella della ‘gentilezza’:scorrendo tra gli articoli del sito della sua rivista, mi sono imbattuto in uno che affermava la necessità di una fede che vada oltre quella tradizionale e, del resto, la gentilezza è qualcosa che si richiede a ogni essere umano. La Chiesa di oggi deve essere ‘gentile’? E in che senso?

Penso che questa idea di superamento della fede tradizionale sia vera per certi versi ma non del tutto, nel senso di un reale e secolare collegamento diretto tra fede cristiana e autoritarismo. Il papa, parlando della ‘gentilezza’ nell’enciclica cita espressamente il capitolo 5 della lettera paolina ai Galati, in cui si trova questa parola generalmente tradotta con ‘benevolenza’ ma che più correttamente – dal greco ‘krestotes’ – dovrebbe essere tradotta proprio con ‘gentilezza’ dei gesti e nell’uso delle parole. Ebbene nella lettera paolina ‘gentilezza’, unito a tanti altri termini, è una delle caratteristiche del cristiano che si lascia guidare dallo Spirito Santo e, unita a tante altre qualità, forma il ‘frutto dello Spirito’ . Credo che, allora, sia un segno distintivo della fede di oggi e di sempre e, anzi, che questa fede -che non è una dottrina ma accoglienza dello Spirito Santo- non può che manifestarsi in questo modo. Non è, perciò, una novità, vista l’origine paolina: la Chiesa, quindi, deve essere gentile oggi? Certo, sarebbe sempre dovuto esserlo perché è un tratto del cristiano guidato dallo Spirito, oltre che un valore umano: del resto noi sappiamo che essere discepoli del Gesù mite e umile di cuore ci renda pienamente umani e se, a volte, non capita è perché non viviamo la nostra fede, ma viviamo, sempre per citare San Paolo, inimicizie e discordie.

Restando sulla sua rivista- da lei diretta dal 2016- , storica e ancora così presente nelle famiglie italiane, ci può presentare  la linea editoriale e gli obiettivi della sua direzione?

La mia direzione si è posta in continuità con gli obiettivi della direzione precedente e che sono sempre stati portati avanti: innanzittutto annunciare il vangelo nella cultura della comunicazione. Come affermava il nostro fondatore don Alberione, però, questo non significa parlare sempre e solo della fede ma parlare di tutto cristianamente, come esplicitato nel sottotitolo di ‘Famiglia Cristiana’: i fatti mai separati dai valori. Il secondo punto è la sintonia con il magistero del papa, in ossequio al nostro quarto voto che è quello di fedeltà alla pastorale del papa. Oggi è più che mai il papa a dettarci l’agenda, soprattutto in riferimento alle grandi questioni sociali. Nel messaggio della Giornata Mondiale della Comunicazione del 2017, il papa ha parlato della ‘logica della buona notizia’ che significa uno stile comunicativo che non sia disposto a concedere al male un ruolo da protagonista ma cerchi di mettere in luce le possibili soluzioni. Nel mio piano editoriale questo trova grande spazio, attraverso un approccio propositivo e responsabile, con cui non ci limitiamo a portare dati, ma apriamo la porta alla speranza, offrendo possibili soluzioni. Tutto questo per cercare di rimanare una voce autorevole credibile nel panorama dell’informazione italiana, senza sensazionalismo e notizie gridate ma che offra uno sguardo obiettivo invitando ciascuno a fare la propria parte nella società. Credo che il messaggio cristiano, infatti, offra una chiave di lettura privilegiato per osservare la realtà e per offrire la speranza, essendo in maniera pura al servizio dei lettori.

Lei risponde anche alle lettere dei lettori, in cui questi si confidano e le chiedono consigli. Queste lettere testimoniano le nuove necessità dei fedeli: quali sono le più frequenti?

Le domande che ricevo, a cui cerco di rispondere sempre con un atteggiamento paterno (la rubrca si chiama ‘Colloqui col Padre), sono uno specchio della società: i temi sono tantissimi. Principalmente la preoccupazioni per i genitori, e i nonni, per i loro figli: per il lavoro, per i valori che mancano, per possibili cadute. L’altro tema, direi sotterraneo, è il tema della solitudine. Questa realtà, in un mondo così connesso, mi fa sempre molto pensare. Una solitudine che si vive anche in famiglia e, in questo caso, è più drammatica, segnata da mancanza di dialogo e dal fallimanto della famiglia come la immaginiamo. Ci sono poi situazioni scabrose, inconfessabili in altro modo, come quella citata nella domanda o chi si sente angosciata per aver avuto il desiderio di abortire. Ci sono, poi, altre tre tematiche che cito velocemente: la vita nella parrocchia, i temi sociali (dipendenze di vario genere, lavoro, immigrazione) e questioni di dinamiche familiare, come incomprensioni e situazioni di lontananza dai propri cari.

Don Rizzolo, mi rendo conto della complessità della domanda, ma quali sono gli ambiti di azione più importanti per la Chiesa di oggi e come deve agire in questi ambiti?

Ci sarebbe, ovviamente, tantissimo da dire. All’interno di se stessa la Chiesa dovrebbe prestare attenzione ai fedeli che, a esempio, frequentano i santuari mariani, che spesso sono prede di persone senza scrupoli e che invece devono essere sostenuti affinché la loro fede rimanga equilibrata e possa maturare alla luce della parola di Dio. All’esterno, c’è bisogno di attenzione ai giovani, sempre più indifferenti e colpiti dagli scandali. Per loro c’è bisogno di testimonianza di gioia. Altri due aspetti sono la realtà delle parrocchie, in estrema difficoltà, che devono diventare una comunità di fedeli in cui tutti siano coinvolti. E qui troviamo il grande tema dei laici e del ruolo delle donne: tutti siamo Chiesa e tutti dobbiamo sentirci partecipi, soprattutto le donne, che devono diventare protagoniste. Infine, la Chiesa deve essere, a sua volta, attiva protagonista nelle tematiche sociali indicate da papa Francesco, su cui dobbiamo far sentire, con forza, la nostra voce.

Vorrei porle ora tre domande delicate: si sente di commentare il caso Becciu? E andando a un livello più politico, cosa pensa della nuova linea della Cei di silenzio e non intervento sugli aspetti, appunto, socio- politici dell’attualità italiana? A lei, invece, chiedo una riflessione sulla stretta attualità: in previsione di possibili nuove misure di confinamento, in cui davanti a un’emergenza sanitaria si chiede di rinunciare a libertà personali, può presentarci –nei limiti del possibile- la posizione dell’etica cristiana nei confronti del rapporto tra libertà e responsabilità?

Come detto prima, fermo restando che la posizione della CEI non è univoca, con attenzione e moderazione dobbiamo far sentire la nostra voce, altrimenti noi cristiani rischiamo di rimanere senza voce: papa Francesco, con la sua mitezza e il suo equilibrio, è un esempio anche da questo punto di vista. Sul caso Becciu, dico solo che son dispiaciuto: per lui e la Chiesa. Auspico chiarezza, mentre rifletto sul fatto che bisogna sostenere il papa in quest’opera di pulizia, in una realtà di lotte di potere e di difficili dinamiche economiche e finanziarie. Di questi scandali qualcuno gode, e del resto la Chiesa è fatta di uomini con i loro evidenti limiti: noi , però, non ci dobbiamo far abbattere ma dobbiamo sempre trovare la forza di reagire. Infine, per l’emergenza pandemica e il rapporto tra libertà e responsabilità, posso dire che non esiste l’una senza l’altra, sono due facce della stessa medaglia. L’uomo si caratterizza per la libertà ma, come disse Manuel Munier, poter scegliere se morire di colera o di peste non vuol dire essere liberi: essere liberi vuol dire, invece, come scegliere il bene e di essere migliore. Non ciò che sconfina nella prevaricazione è libertà ma la scelta del bene, l’amore ed è qui che si inserisce la responsabilità, che è il modo in cui percorrere la strada dell’amore. Se vogliamo salvaguardare la nostra salute, non per forza ma per amore dell’altro, dobbiamo percorrere la via della responsabilità.

Come detto in precedenza, ‘Famiglia Cristiana’ fa parte della storia d’Italia. Secondo lei cosa rappresenta oggi per i lettori? E cosa vorrebbe rappresentasse?

Come settimanale d’informazione, ‘Famiglia Cristiana’ è ancora il più venduto in Italia, di cui effettivamente ha fatto una parte della storia dell’editoria. Noi abbiamo una lunga tradizione di fiducia che non è venuta meno, nonostante la crisi dell’editoria, e continuaiamo a essere una realtà per certi versi unica al mondo. Ci consideriamo un’oasi felice in un contesto di falsi scoop e molti lettori cercano in quest’oasi nutrimento per la loro vita e possibilità di dialogo e confronto, oltre che notizie di loro interesse. Altre persone hanno pregiudizi, perché tratti in inganno dal titolo: allora vorrei che per i suoi lettori continuasse a essere questa oasi felice di finestra sul mondo e, per gli altri, fosse una miniera di approfondimenti, consigli, rubriche interessanti.

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