‘I miti contengono ciò che ci serve per capire noi stessi: basta saperlo cercare e troveremo tutto’. Incontro con Giulio Guidorizzi

di Daniele Madau

In occasione della pubblicazione del suo nuovo saggio, in cui si segue Enea da Troia al Lazio, abbiamo incontrato, per la nostra riflessione, Giulio Guidorizzi.

Prof. Guidorizzi, in questo nuovo momento drammatico per l’Italia e per il mondo, la cultura come deve essere vista, in senso lato, un bene irrinunciabile o una rinuncia necessaria?

Niente può farci rinunciare alla cultura; anzi, nei momenti drammatici è l’unico strumento che ci permettere di non rinunciare alla nostra umanità.  Ci consente di fare un passo indietro dalle nostre paure e di vedere le cose secondo una prospettiva superiore.  La cultura è il vaccino della mente.

Il suo nuovo saggio, ‘Enea, lo straniero’ (Einaudi ET), pone l’accento su una condizione, lo straniero che, insieme al suo essere pio, pone l’eroe da una parte come archetipo universale dell’uomo al di là del tempo e dello spazio, dall’altra come riferimento per un’analisi non pregiudizievole di due tematiche molto divisive, quali il migrante e la libertà di espressione in campo religioso, così attuale dopo le ultime stragi. Come ci può guidare Enea, nel percorso sul suo parere personale su questi argomenti?

Per quale ragione i Romani scelsero come eroe fondatore uno straniero, e Virgilio lo pose al centro del suo poema?  Certo, Augusto volle che fosse saltato il progenitore della sua gente; ma Enea anche prima di lui era stato adottato come eroe della stirpe latina: anche Ennio due secoli prima di Augusto lo aveva inserito nel suo poema nazionale, gli Annales. Il significato di questo si lega al senso più profondo della storia romana: includere.  Come disse verso la fine dell’impero il poeta Rutilio Namaziano, rivolgendosi a Roma, “tu hai fatto una patria sola da genti diverse”. Ci sono stati imperatori e intellettuali che venivano da terre lontane e il millennio di Roma è stato celebrato con grandi feste da un imperatore che si chiamava Filippo l’Arabo, ed era nato sulle rive dell’Eufrate. L’idea di Roma come entità sovranazionale è durata a lungo, anche quando l’impero romano era scomparso. Non si sono arroccati sui loro sette colli, i Romani. Certo, spirito di conquista e volontà di potere furono le molle del loro espandersi; ma quando parliamo di imperialismo, per Roma, non dobbiamo dimenticare anche l’aspetto della condivisione. Virgilio stesso non era un romano di sangue puro: Marone era un nome etrusco; e Nerone era un nome sabino. Guardiamo gli scrittori e intellettuali: Agostino era un berbero romanizzato, Apuleio veniva da Madaura, nell’attuale Algeria.

Il 2021 è anche ‘anno dantesco’: Dante pone Enea tra gli spiriti magni, al contrario di altri, tra i quali, Ulisse: Enea è un magnanimo?

Dante non conosceva direttamente l’Odissea: se no forse anche lui sarebbe rimasto affascinato da questa figura e non lo avrebbe messo tra le fiamme. Affascinato in effetti lo fu, altrimenti non avrebbe scritto per lui alcuni dei più bei versi della poesia mondiale. La differenza è che Ulisse vuole tornare alla sua patria e alla sua famiglia e ci torna da solo, Enea vuole una nuova patria e la cerca assieme al suo popolo.  Per quello rinuncia  anche all’amore.

La scuola, in questo periodo, è sempre in prima pagina e, in gran parte, in regime di didattica a distanza: quanto sta perdendo, in questo dramma?

Vedo molti insegnanti soffrire molto per questa situazione; e siccome ho un figlio che sta frequentando la scuola superiore, vedo attraverso di lui quanto manca la didattica in presenza.  Questi ragazzi sono stati derubati non di uno ma di due anni d’istruzione, perché la didattica  distanza è solo un pallido, e inoltre faticoso, surrogato.  Che fare? C’è di mezzo il futuro di una generazione.

Sui suoi libri di testo hanno studiato generazioni di studenti, puoi spiegare quale idea di didattica la guida?

Quando, tanti anni fa, ho iniziato a scrivere libri per le scuole sono stato guidato da un’idea: rendere quanto più piacevole la materia, trasmettere l’entusiasmo. Per fare questo bisogna essere chiari, avvincenti, e aperti a idee nuove. La letteratura scolastica è anch’essa una forma di letteratura.

Enea è anche il simbolo della tradizione cioè, letteralmente, colui che ‘consegna’ i valori di un mondo a un altro mondo: io penso che per i giovani sia un messaggio fondamentale, sul quale si fonda la costruzione della loro personalità. Conoscere i valori appena trascorsi per rielaborarli: è d’accordo sulla valenza pedagogica della trasmissione dei valori passati ?

Assolutamente. Noi siamo fatti del nostro passato, sia come individui che come società. Questo non vuol dire, intendiamoci, essere chiusi al futuro, anzi: ma noi avremo un futuro in quanto ricordiamo il passato. Dobbiamo sapere quali sono le nostre radici: dimenticarle significherebbe soffrire di una forma di Alzheimer culturale.

Vorrei soffermarmi, ora, sulla tematica del mecenatismo, in cui è fiorito Virgilio. Per me è uno dei grande assenti della contemporaneità che, irrimediabilmente, è, così, più povera. È d’accordo? E a cosa riconduce, se è d’accordo, questa mancanza?

A volte penso che con lo stipendio di un solo giocatore di calcio si potrebbero finanziare migliaia di borse di studio, o di attività culturali e sociali. Sembra che il nostro mondo sia preda di una grande sbornia collettiva: vogliamo provare a dare una risistemata alla scala dei valori, o preferiamo vivere in una specie di isola dei famosi collettiva?  Poi ci pensa un piccolissimo frammento di materia, un virus, a riportarci davanti al dramma di vivere. Io mi auguro che il futuro non sia un carnevale della stupidità, un trionfo della banalità e della volgarità.

Un’ultima domanda:  i suoi saggi di approfondimento e divulgazione sono molteplici, eppure ci sarà una tematica, del mondo classico, per lei più cara: può condividerla con noi?

Io credo che il mondo classico, e in particolare i suoi miti, contenga ciò che ci serve per capire noi stessi: basta saperlo cercare e troveremo tutto, tutto ciò che un essere umano può trovare per dare risposte alla sua vita. Per questo mi sono principalmente interessato al mito: perché mito significa racconto, ma anche parola, e sapere dare parole alle emozioni e alle passioni che vogliamo conoscere. In generale, io penso che in un libro o in una ricerca tu non debba mettere quello che sai, ma quello che sei. E ad essere quello che sei, almeno per me, il mito può contribuire in modo decisivo.

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