Vigliacco è colui che non ha il coraggio di costruire una società che rispetti le donne

di Daniele Madau

Domani è la ‘Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne

‘Da che ti vidi pria,
di qual mia seria cura ultimo obbietto
non fosti tu? quanto del giorno è scorso,
ch’io di te non pensassi? ai sogni miei
la tua sovrana imago
quante volte mancò? Bella qual sogno,
angelica sembianza,
nella terrena stanza,
nell’alte vie dell’universo intero,
che chiedo io mai, che spero
altro che gli occhi tuoi veder piú vago?
altro piú dolce aver che il tuo pensiero? ‘ (Leopardi, Il pensiero dominante)

Domani, 25 novembre, è la ‘Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne’ e, se da un lato è un dovere civico e morale parlarne e scriverne, dall’altro non è stato semplice scegliere come iniziare a trattare una tematica così delicata e grave.

Ho pensato, allora, di iniziare con quelli che reputo i più bei versi scritti per una donna: ho scelto così il Leopardi del ‘Ciclo di Aspasia’ e dell’amore per Fanny Targioni Tozzetti – che mi accompagnano dall’anno della maturità- pur così sfumati; fino all’ultimo, ero indeciso, con Dante e la sua Beatrice che gli viene in soccorso mentre si trova nella selva, come gli racconta Virgilio (Io era tra color che son sospesi, e donna mi chiamò beata e bella, tal che di comandare io la richiesi. Lucevan li occhi suoi più che la stella; e cominciommi a dir soave e piana, con angelica voce, in sua favella: “O anima cortese mantoana, di cui la fama ancor nel mondo dura, e durerà quanto ’l mondo lontana, l’amico mio, e non de la ventura, ne la diserta piaggia è impedito sì nel cammin, che volt’è per paura) e la ‘bambina con le labbra color rugiada’ di Via del Campo di De André.

Con la possente delicatezza di tutti questi versi pensavo, infatti, che oltre a rendere un omaggio a tutte le donne avrei permesso alla cultura di trionfare anche in questo caso, di vincere sulle tenebre dell’ignoranza che produce violenza e non fa vedere la bellezza, che ingentilisce ed eleva l’animo, come ci insegna l’amor cortese. Nelle classi in cui insegno, infatti, la giornata coincide con le spiegazioni sulla lirica provenzale e il codice dell’amore cortese, che ci insegnano come la donna – il cui termine viene dal latino domina ‘padrona’ -fosse la padrona dell’animo dell’amato, che, grazie a questo amore, diventava nobile non per le ricchezze ma per l’elevatezza dell’animo stesso. La donna era la dispensatrice di ogni virtù e l’uomo era benignamente soggiogato al servizio, come quello che si doveva al signore feudale, ma d’amore.

Quanto sarebbe bello se nelle trasmissioni televisive, nei giornali, in internet, nei social, nelle radio, dappertutto, si parlasse di questo. Un vero sogno.

Ho pensato, poi, che forse neanche la cultura avrebbe potuto squarciare un nero così profondo. Ho in mente persone, diciamo, colte che non hanno mostrato certamente rispetto così come umili e semplici uomini che hanno amato e rispettato profondamente le loro mogli e le loro figlie.

Non, non è solo questione di cibo nozionistico del cervello – che pure aiuta ad ampliare ed arricchire il proprio mondo – è anche, e soprattutto, questione di nutrimento del cuore. Del cuore di una società, quella italiana. Che ancora oggi ha il marchio d’infamia di un femminicidio ogni tre giorni, per parlare solo di quelli dichiarati.

Questo cuore della società è composto da parti, cuori, più piccoli, quelli di tutti noi: delle famiglie, che devono vivere e insegnare il rispetto e la valorizzazione reciproca, della scuola, che ha davanti a sé ragazzi pronti, per la loro età, a ricevere ogni richiamo di bene. Dei giornalisti e dei media, che devono valorizzare un linguaggio rispettoso e un’immagine mai banalizzata della donna, dei politici, che devono favorire norme per un’effettiva parità, degli uomini e delle donne tutte che devono creare quel cordone di difesa e tutela, affinché nessuna si senta sola e non compresa.

Tutti: se mancasse una sola parte, ci sarebbe sempre una percentuale di rischio. Ebbene, non è così difficile, è il cammino semplice del cuore: se uno cresce in una famiglia in cui si respira il rispetto, potrà forse crescere come uomo violento?

Però, a volte, come sembra difficile la semplicità! Non è forse una assurdità il fatto che una donna, per una stessa mansione, possa essere retribuita meno di un uomo? Non va forse contro – oltre a chiari principi di diritto e cosituzionalità – il semplice buon senso?

Sappiamo quanto è grande il cuore di una donna, di una madre: lo vediamo ogni giorno, lo vediamo dai volti bruciati e sfregiati che vanno comunque avanti, denunciano, non smettono di combattere. Pensiamo quanto potrebbero fare e dare, riempirsi di gioia, in una società che le valorizzi. Come sempre, è tutto nelle nostre mani, nelle nostre volontà: vigliacco e criminale non è solo il violento, non è solo il connivente e l’omertoso; è anche colui che non ha il coraggio di costruire questa società semplice.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito web gratuito con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: