Non rubateci il, vero, Natale

di Daniele Madau

Sono sempre stato affascinato dalla sordità di Beethoven – che gli ha permesso di immaginare nuove armonie -, dalla cecità di Copernico – grazie alla quale ha potuto guardare oltre -, dalla mancanza di corrispondenza d’affetti di Leopardi – nella quale ha potuto scrivere alcuni dei più bei versi d’amore – , dalla veggenza degli aedi e dei rapsodi greci, che, impersonificati nella loro totalità nella figura dell’errante e non vedente Omero, potevano cantare le verità ispirate dalle muse.

Lo stesso Leopardi, del resto, nel suo Zibaldone aveva scritto bellissime righe dedicate alla teoria del piacere, svelandoci come la lontananza, un ostacolo che impedisse una visione piena, un solo filo di luce acceso dietro una stanza, fossero latori di un piacere più grande di quello che potrebbe darci una fruizione completa: questo perché solo una visione incompleta può dar vita all’immaginazione.

A dar retta ai poeti, allora – e dovremmo farlo, ogni tanto – siamo nella situazione più bella per poter vivere qualcosa di nuovo, appagante, poetico. Un Natale in cui dobbiamo lasciare le briglie sciolte alla nostra capacità, e volontà, di colmare queste inedite distanze, di trovare vie nuove e, soprattutto, significati più profondi.

Quali sono questi significati più profondi che, assediati dalla pandemia e dalle notizie di morti, potremmo ricercare? E’ , allo stesso tempo, molto difficile e molto semplice indicarli. Molto difficile perché tale è il cuore di ognuno di noi e poi perché si corre il rischio di scadere nella banalità. Certe volte, però, la banalità è bella e diventa semplicità. Diventa semplicità quando, approfittando dello spirito del Natale – per dirla con Dickens – che, al suo cuore, presenta un’umile nascita di un bambino di due pellegrini tra pecore e pastori, ci prepariamo ad accontentarci dei nostri conviventi e riscoprire la ricchezza di vita che c’è nelle nostre case. Quando, magari, pensando ai nostri cari anziani, ci prepariamo a non farli sentire soli, nonostante le restrizioni. E non solo i nostri, anche qualche anziano che non conosciamo, scoprendo la possibilità del volontariato. Quando proveremo a far capire ai nostri figli che un regalo, un dono, è davvero tale quando è così prezioso da essere una piccola cosa ma di grande significato per chi lo dà e per chi lo riceve. Quando avremo il coraggio di sperimentare che rinunciare a qualcosa rende grandi, maturi, soprattutto per quei privilegiati – la gran parte di noi – che ne hanno tante altre.

Ecco, dopo aver sentito un noto politico dire – tra le sue decine di lamentele quotidiane – che con le restrizioni ci ruberanno il Natale, io ho fatto queste riflessioni scontate, forse, ma vere. Credo che sia un’occasione unica: non rubateci, anzi, non rubiamoci il, vero, Natale.

One thought on “Non rubateci il, vero, Natale

  1. Forse quel politico, e molti come lui, non ha capito che il Natale è semplicità, sobrietà, silenzio e ascolto.
    Il chiasso, il luccichio delle vetrine, la frenesia che prende tutti non è Natale.
    Ecco il Natale, il vero Natale è il Signore Gesù Cristo che accogliamo nei nostri cuori.
    Allora dico: viva le restrizioni perché forse ci obbligheranno a vivere il Natale così come lo ha vissuto la Famiglia di Nazareth. Grazie a Dio

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