La dolcezza e il coraggio. Intervista con Gessica Notaro

In basso, Gessica Notaro oggi. In alto, il cuore mostrato prima di entrare in sala operatoria.

di Daniele Madau

Abbiamo in mente il suo cuore, formato con le dita mentre entrava, come tante volte, in sala operatoria: era il gesto di chi lotta con la dolcezza di donna. Come si era promessa, ha vinto e ora il suo aggressore è stato sconfitto non con le armi della viltà – proprie del suo gesto – ma con quelle della giustizia. Quindici anni, cinque mesi e venti giorni: questa è la condanna, definitiva, per Edson Tavares, colui che ha sfregiato con l’acido, non accettando la loro separazione, la modella , showgirl e cantante Gessica Notaro. La sentenza soddisfa il desiderio di giustizia che tutti noi abbiamo provato insieme a Gessica, avendola accompagnata nella sua lotta e nel suo invincibile desiderio di rialzarsi e di vincere.

Eppure resta ancora un senso di sgomento per il gesto di quest’uomo, che -in base a quanto emerso dal processo e dalle parole della vittima- non ha mai mostrato pentimento, privandosi dell’unico gesto che avrebbe potuto riscattarlo e ridargli una dignità umana.

Quindici anni: un tempo nullo rispetto al dolore arreccato, forse un tempo congruo perché la società si faccia carico anche della miseria di quest’uomo, perché possa trovare nei meandri del suo animo gli spiragli del pentimento. Solo in questo caso, avrà anche in dono il perdono di Gessica. Lo ha detto Gessica stessa, nella nostra breve conversazione:

Qual è la prima cosa che vorrebbe dire a tutta l’opinione pubblica, ora che la sentenza è stata pronunciata

Alle donne, vorrei dire di denunciare, di non aspettare, di avere coraggio, di non perdere un minuto.

Nel mio insegnamento noto come a scuola sia difficile parlare di educazione all’affettività, ancora riservata completamente alle famiglie. Cosa direbbe come messaggio più importante, da questo punto di vista, a una classe di adolescenti?

Io vado spessissimo nelle classi, è una attività a cui mi dedico. Però non parlo io, sono loro a farmi domande e quella che emerge di più è la domanda sul perdono: ho perdonato? No, non ci può essere perdono senza pentimento.

La sua è una vita ricca. Anche se sembra quasi una bestemmia, sembra abbia trovato nuova forza dall’aggressione subita.

Sì, sicuramente, l’ho sempre detto, non l’ho mai negato. Sono molto più forte di prima, ho trovato dentro di me qualcosa che prima non sapevo di avere. Tantissime risorse, spirituali, che non avrei mai trovato altrimenti.

La parità di genere in Italia, un cammino ancora lungo?

C’è una sensibilità nuova; significa che si sono fatti tantissimi passi avanti, prima inimmaginabili.

A proposito della sua attività artistica, così ricca, può parlarci dei suoi progetti:

Ho pubblicato la canzone ‘Gracias a la Vida’ e ho tanto che bolle in pentola ma che, per ora, non posso anticipare.

Lei ha affermato di aver subito tanto dal suo ex compagno Tavares prima di agire. Come mai una donna come lei, conosciuta, apprezzata, piena di vita, non lo ha fatto prima? Può provare a parlarne?

Io ero dipendente affettivamente, non capivo. La dipendenza affettiva è una delle più difficili da vincere, come è stato dimostrato anche scientificamente. Finché ero dentro questa situazione non riuscivo a sottrarmi a un abile manipolatore, uno capace di far sì che tu possa pensare sia l’uomo della tua vita. Finché ero dipendente, ho accettato tutto.

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