Un dizionario per i segreti del Quirinale e della crisi

Gli interni del Quirinale

di Daniele Madau

Il Palazzo del Quirinale è dal 1870 la residenza ufficiale del Re d’Italia e dal 1946 del Presidente della Repubblica; è certamente, inoltre, uno dei simboli dello Stato.

Costruito a partire dal 1573 come residenza estiva dei papi, perché in posizione più salubre rispetto ai palazzi vaticani, divenne di fatto la residenza del pontefice nella sua qualità di sovrano, complementare a quella del Vaticano, che costituiva la sede del papa vescovo di Roma.

E’ un palazzo meravigliso, che si può visitare gratuitamente con tanto di guida e se, quando lo si visita, la bandiera della Repubblica non è ammainata, vuol dire che il Presidente è in sede.

In questo periodo è come se, in qualche modo, fossimo tutti suoi ospiti: durante le crisi di governo, infatti, ci siamo abituati a sbirciarne i luoghi, i segreti, i corridoi, le sale (come quella delle Feste, dove in questa crisi si danno le comunicazione alla stampa), cercando, contemporaneamente, di capire anche qualcosa del lessico della crisi: così distante da noi mentre ci tocca così direttamente, dato che ne va della quotidianità di ognuno di noi, mai come ora. La politica è la nostra stessa vita, è l’aria che respiriamo e tutti dovremmo interessarcene e avere gli strumenti per parteciparvi. Credo che questa sia una grande verità. Vediamo allora qualcosa delle parole di questa crisi, che, magari, spesso sentiamo ma che lasciamo in un angolo della mente come qualcosa di esotico, lontano, forse inutile, di sicuro non per noi. Il mucchio da cui scegliere è enorme: possiamo partire, facendoci aiutare anche dalle preziose informazioni del sito di Skytg24, da voto di fiducia . L’ art. 94 della Costituzione dice che il Governo deve avere la fiducia delle due Camere. L’esito negativo di un voto di fiducia, o l’approvazione di una mozione di sfiducia, con cui si mette in discussione un governo, revoca il rapporto fiduciario che lega Governo e Parlamento e costringe il Governo a presentare le dimissioni aprendo così una crisi di governo parlamentare. Generalmente però le crisi di governo non vengono causate da una mancata fiducia quanto dalla rottura degli accordi tra partiti costituenti la maggioranza e il Governo. Ed è esattamente quello che è appena successo. La rottura dell’accordo tra Italia Viva e gli altri partiti ha portato Conte a dare le dimissioni perché non aveva più una maggioranza solida, ampia e riconoscibile. Il Presidente della Repubblica, allora, unico arbitro della crisi, avvia le consultazioni con i partiti.

In realtà, secondo l’articolo 92, che disciplina la formazione del governo, “il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i ministri”. Invece, nella prassi, la nascita di un esecutivo passa attraverso la fase preparatoria delle consultazioni. In questa fase il capo dello Stato, attraverso una serie di incontri con i principali attori politici, cerca di individuare il potenziale Presidente del Consiglio in grado di formare un governo che possa ottenere la fiducia dalla maggioranza alla Camera e al Senato. Questo meccanismo viene attivato anche ogni volta si determini una crisi di governo per il venir meno del rapporto di fiducia o per le dimissioni del Governo in carica.

L’ordine delle consultazioni è disciplinato da una sorta di galateo costituzionale ed è stato soggetto a variazioni nel corso degli anni (in alcuni casi il Presidente della Repubblica ha omesso alcuni dei colloqui di prassi). In genere gli incontri previsti sono quelli con i Presidenti delle Camere, gli ex Presidenti della Repubblica (in questo caso Giorgio Napolitano) e le delegazioni politiche. Queste sono formate dai capigruppo parlamentari che potranno decidere di avere al proprio fianco anche il leader del partito e i rappresentanti delle coalizioni. Tutti vengono ricevuti nello Studio alla Vetrata al Quirinale. Le delegazioni entrano dalla Sala del Bronzino, all’uscita passano di fronte alle telecamere- in questi giorni nella ‘Sala delle feste’ – e, se vogliono, rilasciano dichiarazioni.

Le consultazioni durano un minimo di due giorni (anche se in un caso si sono chiuse in 24 ore) e se alla fine del primo giro non si arriva all’individuazione di una maggioranza, si può procedere ad altri giri di consultazioni (in genere fino ad un massimo di 3) o, come in questo caso, all’indicazione di un “esploratore” – che di norma è proprio uno dei presidenti del Parlamento – che compie i suoi sondaggi tra i partiti per verificare se è possibile indicare una maggioranza che sostenga un governo. Se e quando si troverà una maggioranza solida, questa esprime anche un candidato premier.

Il presidente della Repubblica, una volta individuata una maggioranza parlamentare, convoca la personalità indicata dalle forze politiche come in grado di trovare i voti necessari per ottenere la fiducia, e gli conferisce l’incarico, che può essere pieno o con alcune condizioni (in quel caso si parla di pre-incarico). L’incaricato può accettare subito o accettare l’incarico con riserva, ovvero prendersi alcuni giorni per avviare un confronto con le forze politiche e solo dopo tale confronto sciogliere la riserva. Sciolta questa, si riparte sperando, questa volta, di arrivare al 2023.

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