Riflessione sulla proposta di referendum per la legalizzazione della Cannabis

di Riccardo D.

Si conclude con questo editoriale, dedicato a una tematica particolarmente sentita dai ragazzi, il ciclo di articoli curati da alcuni studenti liceli all’anno della maturità. Le riflessioni sono state profonde e argomentate, a testimoniare l’interesse per l’attualità e la capacità di offrire spunti di approfondimento per tutti

In quest’ultimo periodo, uno dei principali argomenti di cui si discute e che maggiormente divide l’opinione pubblica è il referendum per la legalizzazione della Cannabis. La proposta, che in pochissimo tempo ha superato la soglia delle 500.000 firme, trova infatti ancora la popolazione divisa in schieramenti più che netti, tra chi ritiene sia necessaria una maggiore circolazione e quindi un maggior controllo della sostanza in questione, e tra coloro che invece la considerano una concessione moralmente sbagliata, e che potrebbe addirittura incentivare l’utilizzo di sostanze stupefacenti. Per fare chiarezza sull’argomento è necessario prima di tutto spiegare in cosa consista questo referendum nello specifico, in quanto la Cannabis è attualmente già in uso in diversi settori selezionati, come quello farmacologico, e di conseguenza è legittimata in certi tipi di produzione. Ciò per cui si sta cercando la legalizzazione riguarda nel dettaglio i seguenti punti: l’eliminazione del reato di coltivazione, la rimozione delle pene riguardanti qualsiasi condotta legata alla Cannabis e la cancellazione della sanzione amministrativa del ritiro della patente per chi la trasporta. Per come la vedo io, una primissima distinzione che è necessario fare a riguardo è che quando si parla di “legalizzazione” della Cannabis non si parla di consigliare, incentivare o spingere all’uso della stessa, e che la consumazione è un’attività riguardante la stretta individualità di una persona, la quale sceglie consapevolmente di usufruire di sostanze che possono andare oltre il semplice consumo del tabacco delle sigarette. Infatti, trovo che spesso i mali che vengono attribuiti a questo tipo di tossicodipendenza siano in realtà da attribuirsi alla sua eccessiva proibizione, in quanto capita non di rado che proprio del blocco di vendita si cerchino ben altre vie, che però vanno a rafforzare e sostenere le grandi organizzazioni di criminalità organizzata. Per questo, attraverso la proibizione, è proprio la persona che vende illegalmente a contribuire più di tutti a lucrare attraverso un mercato illecito e che al contrario bisogna necessariamente cercare di contrastare. Questo stesso mercato lavora sulla base di una richiesta così alta da potersi permettere una qualità spesso nettamente inferiore e ad un prezzo più basso, qualità che più di una volta ha avuto gravi conseguenze su chi ne ha usufruito, e che altera le proprietà di una sostanza per cui, per esempio, non si può andare in overdose. Per concludere, alla luce di questa breve riflessione, posso solamente dire che in una comunità l’uomo che meglio vive è quello che ha più scelte, e che davanti ad esse ha abbastanza informazioni per poter prendere quelle giuste.

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