La colpa è nostra: quando i politici ci prendono, spudoratamente, in giro

di Daniele Madau

Ieri è andata in onda l’ennesima, irrinunciabile, puntata di ‘Report’ . Non mi soffermerò sulla parte principale della serata – e cioè l’approfondita indagine su un vaccino che, ormai, non useremo più, e cioè quello conosciuto come Astrazeneca. Mi soffermerò sul continuo dell’inchiesta sull’incontro tra Renzi e Marco Mancini, membro del ‘Dipartimento delle informazioni per la sicurezza’, l’organo di coordinamento dell’intelligence nazionale.

Quell’incontro, come sappiamo, avvenne in piena crisi del governo Conte II, in un autogrill, e fu ripreso da una donna di passaggio, mentre aspettava in macchina il padre.

La situazione, di un agente segreto e di un ex premier che si incontrano senza nessuna precauzione in un incontro che, evidentemente, doveva essere segreto ha dell’umoristico, per non parlare di ridicolo.

Dico evidentemente perché le spiegazioni date dagli interessati sono stati: assoluto mutismo di Mancini, scambio di dolci – ‘babbi’-, secondo la versione di Renzi, fornita con quel sorrisino e quella faccia che ben conosciamo in riferimento al politico toscano.

Parlo di umorismo in senso pirandelliano, che differenziava, definendo l’umorismo stesso, ‘l’avvertimento del contrario’, e cioè quando avvertiamo che un evento è contrario a ciò che ci aspettiamo, dal ‘sentimento del contrario’ quando, subentrando una riflessione, ragioniamo sul perché capiti il contrario, smorzando, così, la risata.

Ragioniamo, allora. Al netto di un’idea da ‘autobiografia della nazione’, secondo una definizione di Gobetti, su eventi di rilevanza che, in Italia, spesso scadono a scene comico-tragiche, il punto è che dalla casa di Scajola acquistata, come ben sappiamo, a sua insaputa, al ‘Non ero io. Non so cosa mi è accaduto. Non mi riconosco in quelle dichiarazioni’ del commissario all’emergenza Covid in Calabria Cotticelli, che aveva ammesso candidamente di non essere a conoscenza del fatto che proprio lui doveva occuparsi dell’emergenza Covid in Calabria con relativa predisposizione di nuove terapie intensive, i politici e affini possono dirci tutto. Tanto, tutto scorre, e passa. La colpa è nostra che, se infastiditi, non oso dire sdegnati, da tanta spudoratezza, al massimo, non andiamo più a votare. La colpa è nostra, che però siamo pronti a invocare chissà quali diritti, mentre veniamo, spudoratamente, presi in giro dai nostri rappresentanti. Ci piace essere trattati come, non so, ingenui, se Matteo Renzi pensa di potersela cavare parlando di ‘babbi’. Tutto ciò ha una parola per spiegarlo: masochismo. La colpa è nostra: siamo masochisti.

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