Cina, alcune riflessioni ed osservazioni da uomo della strada

Ricevo, e volentieri pubblico, questa accurata riflessione sull’espansionismo dell’economia cinese

di Marco Marini

Spesso mi domando dove sono i vari esperti, nelle varie materie, giuristi, economisti e tutte quelle persone che dovrebbero consigliarci su come andare avanti nella vita. Appartengono alle Università, spesso compaiono in televisione e io da ignorante cerco di comprenderli, e di sperare che i governi, traggano delle soluzioni per le politiche economiche.
Parlo di governi, perchè mai come in questi ultimi decenni l’economia è diventata “globale” e una decisione presa a Roma o Berlino o Washington condiziona il resto del mondo.
Allora, ripeto, dove erano questi esperti quando si è scoperto il fenomeno CINA. Recentemente autorevoli osservatori hanno cercato di spiegare questo realtà: il compianto Tiziano Terziani e più recentemente Federico Rampini, ma loro evidenziano un fenomeno che altri devono capire e, se ce ne fosse bisogno, analizzare ed eventualmente contrastare.
Il sistema capitalistico mondiale, dopo la caduta del Muro di Berlino e della Unione Sovietica, sbandierava la conquistata libertà che avrebbe permesso a tutto il mondo di vivere meglio.
E’ evidente sotto gli occhi di tutti che ciò non è avvenuto. Non è un discorso ideologico, ma questo capitalismo ha tradito la prima regola dell’economia, la concorrenza in un libero mercato.
Ha creato oligopoli o peggio monopoli nei mercati fondamentali per le economie mondiali, nel campo delle risorse energetiche, per esempio.
Gli Stati Uniti, produttori di petrolio, preferiscono stoccarlo in Texas ed sfruttare quello che viene fornito a buon mercato dai paese del medioriente.
Ma cosa c’entra la Cina in tutto questo? Qualche anno fa (decenni) l’Unione Sovietica, spauracchio del mondo occidentale, aiutava le nazioni del Socialismo Reale, tra cui la Cina.
Con l’avvento di Nikita Krushev, vennero denunciate le atrocità compiute da Stalin, accusato principalmente di Culto della Personalità, durante il 20° Congresso del PCUS svoltosi a Mosca dal 14 al 26 febbraio 1956. Da queste critiche nei confronti del dittatore sovietico si dissociò il capo del PC Cinese Mao Tse Dong che affermò “i meriti di Stalin hanno la meglio sui suoi errori” .
La cosiddetta Rivoluzione Culturale Cinese del 1966, criticava il revisionismo comunista della vicina Unione Sovietica. Questo allontanò progessivamente i due paesi.
Già nel 1970, Mao si rese conto che la Cina non poteva sostenere un conflitto con gli Stati Uniti e Unione Sovietica. Nel 1971, le più alte cariche cinesi si incontrarono con Henry Kissinger e un anno dopo, col presidente Nixon. Da questo momento, le relazioni sino-statunitensi poterono dirsi stabilizzate.
L’economia cinese si basava essenzialmente sull’agricoltura. Le industrie erano arretrate e fino a quel momento godevano dell’aiuto dell’Unione Sovietica. Dopo la crisi Cino-Russa 1967-1968, dove al confine sul fiume Ussuri ci furono scontri tra eserciti che non degenerarono in guerra aperta,la Cina cominciò a guardarsi intorno.
Sfogliando alcune riviste di qualche anno fa, riviste nel campo della tecnologia, non potevano sfuggire alcuni fatti di cui oggi vediamo gli effetti.
Sappiamo che la popolazione cinese supera abbondantemente il miliardo di individui.
Ma 40 anni fa, l’esercito era composta da circa 15.000 ufficiali che in caso di necessità avrebbero organizzato la difesa del paese con una milizia popolare. Ne più ne meno come la Svizzera. Poi lentamente hanno cominciato ad organizzarsi, comprando armi in giro per il mondo.
Ci si è domandati il perchè visto che agli occhi del mondo veniva considerata una nazione “arretrata”. Qualcuno forse si è preoccupato, ma non più di tanto, tanto la Cina avrebbe continuato a dipendere dalle altre nazioni, socialiste o meno.
Si dice che dove finiscono i politici iniziano i militari. Hanno comprato in Gran Bretagna, Francia, Sud Africa, Cile e perfino in Israele, queste ultime nazioni isolate per i problemi razziale, dittatoriali e della mancata soluzione dl problema palestinese.
Poi hanno cominciato a “copiare” e a produrre e in molti casi migliorare le tecnologie di cui venivano in possesso.
Ma il loro colpo di “genio” se cosi’ possiamo definirlo, è quello di aver coniugato le regole di una economia capitalistica in un regime comunista.
Questo ha fatto storcere il naso a molti economisti. Con i costi di produzione inferiori a tutte le altre nazioni capitalistiche mondiali l’espansione cinese ha letteralmente invaso il mondo. Adesso il mondo occidentale “pretende” che la Cina rispetti le regole del gioco.
La Cina è il più grande produttore del mondo di frigoriferi, e le sue industrie e i suoi prodotti oltre ad aver riempito le nostre case ha aggravato l’inquinamento atmosferico.
Giustamente questo è stato fatto notare ai cinesi, che in tutta risposta hanno ribadito il loro diritto ad avere anche loro un frigorifero in casa. Tipico principio consumistico.
E i diritti umani ? Durante la XXIX Olimpiade svoltasi in Cina nel 2008, i rappresentanti del C.I.O. Si preoccuparono della ricaduta negativa di immagine su un evento di tale importanza.
L’organizzatore dei giochi, cinese, ricordò che lo sponsor principale era la Coca Cola, e che quindi la Cina si impegnava a comprare 2 barattoli della bevanda per ogni cinese (fate voi i calcoli). I giochi si fecero in Cina.
Secondo il Corriere della Sera di qualche tempo fa, un dirigente di Rifondazione Comunista, si recò con una delegazione italiana, composta anche da imprenditori, a d una visita istituzionale nel paese della Grande Muraglia.
Incontrò i dirigenti del locale Partito Comunista ed evidenziò le perplessità occidentali in merito alle violazioni dei diritti dell’uomo e le sue personali in qualità di compagno.
Per risposta il dirigente cinese chiese al nostro politico quanti erano i disoccupati in Italia, alla risposta ottenuta evidenziò che in Cina la disoccupazione era un decimo in termini percentuali di quella riscontrata in Italia.
Il 4 giugno 2009 presso l’aula magna della Facoltà di Scienze Politiche di Cagliari, ci fu un seminario tenuto dal Professor Franco Mazzei dell’università L’Orientale di Napoli esperto culturale presso le ambasciate di Tokyo e Pechino, che in occasione dai 20 anni dei fatti della Piazza Tienanmen, spiegò la Cina. Nella famosa foto dove uno studente ferma un carro armato, da noi in occidente l’eroe è lo studente. In Cina l’eroe invece è il carrista che non lo ha travolto. Ha spiegato che per Pechino la Cina è divisa in quattro realtà principali: La Cina continentale, le realtà di Shanghai ed Hong Kong (sedi delle Borse), la Cina insulare (Taiwan) ed infine tutta la popolazione cinese fuori della Cina.
Qualche anno fa a Milano ci fu un diverbio tra una vigilessa italiana ed una commerciante cinese, si parlò di qualche spinta, mai dimostrata. Il giorno dopo in Via Paolo Sarpi, il quartiere cinese della città meneghina. Scesero per protestare migliaia di persone con la bandiera cinese in mano. La domanda era, ma sono cinesi immigrati o cosa? Erano tutti cinesi nati in Italia che mantengono i contatti con la patria, grazie anche all’interessamento del Consolato cinese a Milano.
Un altro aspetto interessante evidenziato nel seminario riguarda il comportamento economico nei confronti delle altre nazioni. In occidente si usa il concetto OR-OR o io o tu, la Cina adotta le parole WITH-WITH con me e con te. Perciò permette di far guadagnare e vivere molte nazioni del cosiddetto terzo mondo. No le distrugge come abbiamo fatto noi con i dazi protettivi dopo che con la cooperazione internazionale abbiamo installato attività artigianali in Africa, producono in Madagascar batik di seta che non si riesce a vendere con guadagno in Europa.
In Asia anche il Giappone comincia a guardare la Cina, proponendo un mercato comune asiatico, più o meno come un tempo ci fu Il Mercato Comune Europeo. Molte aziende giapponesi si sono trasferite in Cina per risparmi sul costo del lavoro delle tasse. Certo ancora oggi la qualità di molti prodotti cinesi lascia a desiderare, ma sembra che questo non sia un problema per loro.
La Cina guarda con una certa benevolenza i giapponesi, che a loro volta li guardano con un certo snobismo, anche se qualche secolo fa nella corte giapponese veniva considerato culturalmente elevato scrivere poesie in cinese. I Kanji, i caratteri della scrittura nipponica derivano dalla scrittura cinese.
Tutto bello? Tutto brutto? La Cina è una realtà che forse vivrà qualche problema economico a causa di alcune bolle speculative in edilizia, come avvenne negli U.S.A. Nel 2009, ma per quello che riteniamo, non se ne preoccuperà molto, visto che registra milioni di nuovi ricchi ogni anno.
Viva L’Europa unita (speriamo), unica realtà che può contrastare questo espansionismo.

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