Francia: il dibattito e l’attesa

da Lione, Marco Salis

Ricevo, e volentieri pubblico, il prezioso contributo, da Lione, di Marco Salis, che ha seguito il dibattito Macron -Le Pen: i due candidati tra cui gli elettori francesi sceglieranno domenica 24 aprile il nuovo Presidente della Repubblica.

La Francia si prepara a tornare alle urne questa domenica 24 aprile per eleggere il ventiseiesimo presidente della Repubblica.

Momento culminante della campagna elettorale è stato il confronto televisivo dello scorso 20 aprile tra gli avversari Emmanuel Macron, presidente uscente ed esponente di En Marche, e Marine Le Pen, ormai storica esponente dell’estrema destra e del partito Rassemblement National.

Il duello, durato quasi tre ore, ha visto i candidati rispondere alle domande dei moderatori e alle reciproche stilettate su temi nevralgici come l’energia, la riforma delle pensioni, l’inflazione e il potere d’acquisto delle famiglie, la scuola, la competitività e lo sviluppo tecnologico, l’immigrazione.

Rispetto al dibattito del 2017 che li vide già protagonisti, l’intenzione dichiarata di Le Pen era quella di tenere un approccio più sorvegliato e meno irruento sia nei toni che nelle dichiarazioni programmatiche. Davanti alle telecamere questo “ammorbidimento”, volto comprensibilmente a ottenere un più ampio consenso, pur rappresentando un netto miglioramento rispetto all’esperienza precedente sembra non avere sortito l’effetto da lei sperato. L’abbandono di alcune battaglie per lei caratterizzanti (come quelle per uscire dall’Unione Europea, da Schengen e dalla NATO) ha sembrato avere il duplice effetto di smussare gli spigoli ma anche di snaturarsi e di portarla su un territorio più moderato che le è meno congeniale e sul quale l’avversario si trova più a suo agio. Inoltre, la scelta di una maggiore pacatezza si è manifestata in un piglio meno incisivo, in un apparente auto-limitarsi, in qualche pausa e qualche esitazione di troppo, a tratti in una minore lucidità rispetto a Macron.

Una scelta incomprensibile è stata quella di non cogliere l’opportunità offerta dai molteplici scandali che hanno scosso la campagna elettorale di Macron per sferrargli un attacco che lo avrebbe fatto vacillare a più riprese. Per citarne alcuni: il forte sospetto di false dichiarazioni del presidente uscente sul proprio patrimonio personale; lo scandalo McKinsey (la grande multinazionale di consulenza americana che ha una sproporzionata influenza sulle scelte e strategie del governo, oltre ad aver trovato il modo di non pagare le tasse per la sua filiale parigina); lo scandalo Alstom (il ri-acquisto all’americana General Electric, al doppio del prezzo di vendita, delle turbine inizialmente (s)vendute alla stessa G.E. dall’azienda francese); la gestione quantomeno discutibile della crisi del Covid con tutte le ricadute sociali, economiche, psicologiche, e sulle fondamentali libertà individuali.

Macron, dal canto suo, ha tenuto una postura generalmente cordiale ma al tempo stesso condiscendente e con qualche eccesso di quella arroganza che ha contraddistinto il suo quinquennato e che è stata rivolta tanto agli avversari politici quanto allo stesso popolo francese: si pensi all’atteggiamento repressivo nei confronti del movimento dei “gilet gialli”, o alle esplicite manifestazioni di disprezzo e discriminazione nei confronti di una fetta della popolazione (“ho una gran voglia di rovinare la vita ai non vaccinati”, dichiarò in una tristemente famosa intervista televisiva). Il presidente uscente è sembrato tuttavia più convincente e incisivo, oltre che più preparato su alcuni temi a lui più familiari come ad esempio l’economia.

Chi la spunterà alle urne? Stando agli ultimi sondaggi, per il momento l’effetto del dibattito sulle intenzioni di voto resta piuttosto limitato e non sembra alterare le proiezioni in modo significativo.

La partecipazione si annuncia più bassa per il secondo turno con 74,5% dei votanti (meno che nel 2017).

Tra gli elettori intervistati, Macron ottiene circa il 55% delle intenzioni di voto contro 45% di Le Pen.

L’ago della bilancia sarà inoltre sensibile alle scelte dei sostenitori dell’esponente della sinistra radicale Jean-Luc Mélenchon, terzo candidato per numero di consensi ed eliminato al primo turno: il 40% dei suoi dichiara che voterà Macron, un altro 40% si asterrà, e il restante 20% voterà Le Pen.

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