Conoscere per scegliere / 1

di Daniele Madau

Con l’articolo di oggi, iniziamo una serie di riflessioni dedicate alle elezioni del 25 settembre, riflessioni in cui, a partire dalla spiegazione della legge elettorale con cui sceglieremo i nostri parlamentari, proveremo a dare un servizio, si spera gradito, a chi avrà la disponibilità di leggere: proveremo, cioè, a far conoscere gli aspetti più tecnici e sconosciuti di tutto ciò che ruota attorno alle urne, per vincere il rischio dell’astensionismo e per una scelta più consapevole. Il futuro dipende da ognuno di noi.

La legge elettorale con cui sceglieremo, il 25 settembre -in un’unica giornata, dalle 7 alle 23 – i nostri rappresentanti in Parlamento è il, cosidetto, Rosatellum (votato nel 2017), con un’espressione politico-giornalistica abituale che, dal nome del primo firmatario della proposta di legge, crea un termine latino in accusativo.

Tutto è iniziato con Mattarellum, creato dal politologo Giovanni Sartori nel 1993: in un editoriale in cui ricorrevano locuzioni latine aveva infatti commentato l’approvazione della riforma elettorale elaborata da Sergio Mattarella con un ironico Habemus Mattarellum, latinizzando il cognome dell’estensore della proposta con il suffisso pseudolatino –um.

Nel 1995 è stato usato lo stesso meccanismo per una riforma della legge elettorale regionale che portava il nome di Giuseppe Tatarella, da cui Tatarellum, e poi per una potenziale riforma firmata da Clemente Mastella, il Mastellum.

La coincidenza di tre cognomi terminanti allo stesso modo ha fatto sì che –um venisse reinterpretato come –ellum . Ecco allora Rosatellum, dal nome dell’allora capogruppo dei deputati PD alla Camera Ettore Rosato. 

La legge elettorale prevede un sistema di modalità di elezione dei candidati dei partiti misto: in parte proporzionale, per i 2/3 -precisamente il 61%, con lista bloccata – e in parte, per 1/3- precisamente il 37%-, maggioritario uninominale. Resta, come ci si può subito accorgere, un 2% determinato mediante un sistema proporzionale, questa volta con voto di preferenza, per gli italiani che esercitano il diritto di voto all’estero. Come risulta chiaramente, la legge è davvero farraginosa e complessa, dato che in un unico sistema elettorale abbiamo tre modalità differenti! I sistemi proporzionali prevedono che i partiti politici abbiano una misura della rappresentanza, appunto, proporzionale ai voti ottenuti. Ad esempio, un partito che riceve il 15% dei voti, in un tale sistema vedrà il 15% dei seggi assegnati ai propri candidati. Il sistema proporzionale è un approccio in cui ogni partito politico presenta una lista di candidati e gli elettori ne scelgono una. La forma a liste aperte permette all’elettore di influenzare l’elezione dei candidati individuati all’interno della lista. L’approccio a liste bloccate no: è il partito a scegliere l’ordine, e i candidati in cima alla lista avranno maggiori probabilità di essere eletti. Il primo aspetto che dobbiamo rilevare, quindi, è che, nella parte proporzionale, i parlamentari non li possiamo scegliere noi ma, come dire, ci fideremo dei partiti che, tramite l’ordine in cui hanno deciso di presentarli nelle schede, determineranno quali parlamentari saranno eletti. E’ anche per questo, perciò, che si dovrebbe sempre avere la massima attenzione all’operato dei partiti e pretendere sempre, da essi, un esempio di correttezza e coerenza. ll sistema maggioritario uninominale a turno unico con maggioranza relativa, invece, prevede la vittoria dell’unico candidato della lista o coalizione che ha riportato il maggior numero di voti rispetto alle altre: basta anche un solo voto in più. Il sistema maggioritario, quindi, limita fortemente o esclude completamente la rappresentanza della minoranza, al contrario del proporzionale che, in proporzione, rappresenta tutti. Con questo Rosatellum eleggeremo, dopo l’approvazione della legge costituzionale per la riduzione dei parlamentari in vigore dal 2020, alla Camera dei Deputati, 147 parlamentari con il maggioritario, 245 con il proporzionale e 8 con il voto dei cittadini residenti all’estero (in tutto 400). Al Senato, 74 parlamentari con il maggioritario, 122 con il proporzionale e 4 con il voto all’estero ( in tutto 200). La scheda tuttavia, non essendoci il, cosidetto, voto disgiunto, sarà unica per la parte proporzionale e per quella uninominale: così nell’urna ne avremo due, che ci consegnerà il presidente di seggio, una per il Senato (per la prima volta potranno votare anche per il Senato i diciottenni) e una per la Camera, in cui potremo tracciare un solo segno.

Il Ministero dell’Interno ha reso disponibile una scheda elettorale, un fac-simile, per far sì che l’elettore possa arrivare preparato al momento del voto. Secondo quanto riportato proprio sulle istruzioni di voto presenti sul fac-simile, il voto si può esprimere in molteplici modi.

Crediti scheda: Ministero dell'Interno
Crediti scheda: Ministero dell’Interno

Si può tracciare un segno sul simbolo prescelto – i numeri in grassetto nell’immagine -, così esprimendo automaticamente la preferenza per quella lista e per il candidato uninominale collegato (nell’immagine, il NOME COGNOME). Diversamente, se il segno viene tracciato sul nome del candidato uninominale, il voto è automaticamente espresso anche per la lista collegata a quel nome. Se vi sono poi più liste collegate – una coalizione, come in 6-7-8-9 e 11-12-13-14 nell’immagine -, il voto andrà, anche per il proporzionale, al partito del candidato uninominale.

(1/Continua…)

Fonte: orizzontipolitci.it

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