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Conoscere per scegliere / 2

di Daniele Madau

Continua la serie di riflessioni dedicate alle elezioni del 25 settembre, riflessioni in cui, a partire dalla spiegazione della legge elettorale con cui sceglieremo i nostri parlamentari, proveremo a dare un servizio, si spera gradito, a chi avrà la disponibilità di leggere: proveremo, cioè, a far conoscere gli aspetti più tecnici e sconosciuti di tutto ciò che ruota attorno alle urne, per vincere il rischio dell’astensionismo e per una scelta più consapevole. Il futuro dipende da ognuno di noi.

Sono più di 40 milioni gli italiani chiamati alle urne nelle prossime elezioni politiche del 25 settembre. A seguito della caduta del governo Draghi, infatti, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha sciolto le camere e indetto le elezioni anticipate. Dopo aver visto, nella precedente riflessione, gli aspetti più importanti e concreti per poter votare col Rosatellum, vediamo ora quelli più secondari, vicini forse, maggiormente, alle curiosità ma, comunque, sempre importanti per esercitare il nostro diritto, e dovere, al voto, pienamente.

Dopo aver tracciato il nostro segno, dobbiamo sapere che non tutti i partiti, e le coalizioni, entreranno nel Parlamento: vediamo perché. Sono previste, infatti, 4 soglie di sbarramento, cioè soglie non raggiunte le quali non si possono eleggere i candidati dei partiti o delle coalizioni che non le raggiungono. Anche in quest’ottica si parla di ‘voto utile’. Vediamo le soglie, ricordando che per ‘liste’ intendiamo l’insieme dei nominativi dei candidati di un partito singolo, che sono presenti nella parte proporzionale; per coalizione, invece, l’insime dei partiti che sostengono un candidato in un collegio uninominale:

  • Il 3% dei voti ottenuti a livello nazionale, valida per le liste che si presentano singolarmente.
  • Il 20% dei voti ottenuti a livello regionale, soglia valida per le liste che si presentano singolarmente e solo al Senato. Questo perché il conteggio dei voti nel Senato si compie su base regionale.
  • Il 20% dei voti ottenuti a livello regionale, o elezione di due candidati nei collegi uninominali, valida per le liste che rappresentano minoranze linguistiche riconosciute ed esclusivamente nelle regioni a statuto speciale ove prevista la tutela delle suddette minoranze. Fra queste, figura, a esempio, il Südtiroler Volkspartei, partito che rappresenta gli interessi dei gruppi linguistici tedesco e ladino dell’Alto Adige.
  • Il 10% dei voti ottenuti a livello nazionale, valida per le liste che si presentano in coalizione, purché almeno una delle liste della coalizione abbia superato una delle tre soglie appena citate.

Quest’ultimo 10% non comprende i voti presi dalle liste che abbiano conseguito meno dell’1% dei voti a livello nazionale o, solo per il Senato, il 20% dei voti a livello regionale: in questo caso, i voti vanno persi. O ancora, solo per le liste rappresentative di minoranze linguistiche sopra citate, il 20% a livello regionale o l’elezione di due candidati nei collegi uninominali. Infine, se la coalizione non raggiunge il 10%, una lista singola è comunque ammessa alla ripartizione dei seggi qualora abbia superato almeno una delle altre soglie sopra citate.

I partiti che rispetteranno queste indicazioni di legge, eleggeranno i parlamentari che saranno i rappresentanti dei loro territori. Come sono chiamati questi territori, in maniera più specifica? Precisamente, sono circoscrizioni: l’Italia è infatti suddivisa in 20 circoscrizioni – una per regione – per il Senato della Repubblica, più una all’estero; in 28 circoscrizioni – 4 in Lombardia, 2 in Lazio, Sicilia, Campania, Veneto e Piemonte – per la Camera dei Deputati, più una all’estero.

Ogni circoscrizione è poi suddivisa in collegi uninominali e plurinominali. La differenza sta nei parlamentari eletti. Nei collegi uninominali, viene eletto un solo candidato, mentre nei collegi plurinominali, i cittadini eleggono più di un candidato: come visto, precisamente, i primi della lista. A esempio , per il Senato, la circoscrizione Sardegna ha un collegio unico proporzionale e due collegi uninominali: nel collegio proporzionale i partiti presenteranno le loro liste, in quello uninominale ci sarà il candidato proposto dalla coalizione. 

Nei plurinominali, ogni lista è composta da un elenco di candidati, compreso tra 2 e 4, ordinati secondo un preciso ordine. Come detto, non è previsto il voto di preferenza, per cui nei collegi plurinominali proporzionali, una volta determinato il numero degli eletti spettanti alle liste, i candidati vengono eletti seguendo l’ordine previsto al momento della presentazione della lista. Da qui, l’adozione del termine “bloccate”. Ci si può candidare in più collegi plurinominali – fino a 5 – anche in congiunzione alla candidatura in un collegio uninominale. In caso quindi di “doppia” elezione, il candidato si intende eletto nel collegio uninominale. Se invece il candidato è eletto in più collegi plurinominali, questo si intende eletto nel collegio dove la lista di appartenenza abbia ottenuto la minor percentuale di voti rispetto al totale dei voti validi nel collegio. Inoltre, sono previste regole per per garantire maggiore equità nella rappresentanza di ambo i generi: le liste bloccate, infatti, devono seguire l’alternanza di genere (es.:donna/uomo/donna/uomo); in più nell’insieme dei collegi uninominali e dei capolista dei plurinominali di ciascuna lista o coalizione, ciascun genere deve essere compresi tra il 40 e il 60%.

Tutti i dati presentati, possono sembrare freddi, difficili, senza alcuna valenza per noi: è l’esito di aspetti burocratici sommati a quelli politici. Se prestiamo un po’ di attenzione, però, capiremo quanto possono influire sulla nostra vita: pensiamo solo al fatto che nell’esempio dei collegi sardi per il Senato, ne abbiamo uno solo proporzionale. Gli eletti dovranno rispondere del loro operato all’intera regione. Un compito davvero arduo e importante che, se ben svolto, giustificherebbe i compensi percepiti, di cui ci occuperemo la prossima volta. (Continua)

Fonte: orizzontipolitci.it

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