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Conoscere per scegliere/3

di Daniele Madau

Chiudiamo il ciclo di riflessioni dedicate alle elezioni del 25 settembre con un argomento delicato, di sicuro divisivo ma, per noi cittadini ed elettori, irrinunciabile: una volta eletti, quanto guadagneranno i nostri parlamentari? Vedremo che il compenso è notevole, di soldi pubblici: per questo, il voto è un gesto di grandissima responsabilità, che richiede coscienza. E noi cittadini dovremmo sempre essere pronti a rendere conto agli eletti delle loro azioni.

Nella culla della democrazia, la Grecia antica, ogni cittadino doveva poter partecipare al governo della polis, perciò veniva retribuito per le cariche che assumeva. Il compenso si chiamava misthos ed era una retribuzione pubblica che ad Atene era assegnata a chi ricopriva una carica politica quale ecclesiaste (membro di un’assemblea popolare) o dicaste (giudice). Fu introdotto, appunto, per incentivare la partecipazione alla vita pubblica, e in effetti, permise anche ai cittadini di condizione più modesta di poter prender parte alla gestione politica.

La nascita del compenso per le cariche pubbliche è, quindi, nobile ed ha lo scopo di permettere a tutti noi di potervi aspirare. Lo stesso è valso per il parlamento italiano che, all’origine, non prevedeva retribuzione per chi ne facesse parte, permettendo l’esercizio del potere solo ai più abbienti. Il giornalista Paolo Pagliaro, nel suo sito, racconta che nel giugno del 1900 venne eletto deputato alla Camera per il collegio di San Pier d’Arena Pietro Chiesa, che fu uno dei primi operai, precisamente portuali, a entrare in parlamento. I suoi compagni, portuali come lui, raccoglievano denaro per mantenerlo a Roma, tanto era importante che Chiesa li rappresentasse. Un suo collega, il deputato-contadino Pietro Abbo, socialista di Lucinasco, non disponendo del denaro sufficiente per pernottare a Roma, usufruiva del cosiddetto “permanente” rilasciato dalle Ferrovie dello Stato per dormire sul treno Roma- Firenze andata e ritorno, rientrando quindi il mattino in tempo per l’apertura dei lavori della Camera.
Quando, nel 1912, fu introdotta l’indennità parlamentare, Abbo poté dormire a Roma e Pietro Chiesa poté fare a meno della colletta dei compagni.
Per aggirare lo Statuto Albertino che prevedeva che l’esercizio delle funzioni di senatore o deputato non potesse essere retribuito, l’indennità venne giustificata come rimborso delle spese di corrispondenza: un espediente non molto diverso da quello escogitato in tempi più recenti, quando i rimborsi elettorali sostituirono il finanziamento pubblico abrogato dal referendum. I rimborsi elettorali, tuttavia, sono stati abrogati nel 2013.

Attualmente i nostri deputati hanno diritto a un’indennità netta di 5.000 euro al mese più una diaria di 3.503,11 e un rimborso per spese di mandato pari a 3.690 euro. Ad essi si aggiungono 1.200 euro annui di rimborsi telefonici e da 3.323,70 fino a 3.995,10 euro ogni tre mesi per i trasporti.

I senatori invece ricevono un’indennità mensile lorda di 11.555 euro. Al netto la cifra è di 5.304,89 euro, più una diaria di 3.500 euro cui si aggiungono un rimborso per le spese di mandato pari a 4.180 euro e 1.650 euro al mese come rimborsi forfettari tra telefoni e trasporti.

Facendo un rapido calcolo e senza considerare le eventuali indennità di funzione i componenti del Senato guadagnano ogni mese 14.634,89 euro contro i 13.971,35 euro percepiti dai deputati.

Deputati e senatori hanno diritto poi anche a un assegno di fine mandato, che è pari all’80% dell’importo mensile lordo dell’indennità moltiplicato per il numero degli anni di mandato effettivo.

Uno studio inglese sugli stipendi dei parlamentari in Europa ha calcolato che il costo di un parlamentare italiano è di circa 120.500 sterline all’anno. Praticamente il doppio dei colleghi inglesi che percepiscono 66.000 sterline, molto di più di quelli dei politici tedeschi e francesi e addirittura sei volte tanto di quelli spagnoli.

Come visto, sono somme ingenti che potrebbero essere giustificate quando i parlamentari si comportano con ‘onore e decoro’, come da Costituzione e,soprattutto, rendono alla società col lavoro quanto guadagnano. Inoltre, quando la legge elettorale permette una effettiva scelta da parte del cittadino.

Soprattutto noi,infatti, dovremmo sempre essere pretenziosi nel richiedere conto del loro operato, pretendendo incontri continui dei parlamentari nei collegi di elezione. Ricordo la morte di David Amess, il deputato conservatore inglese morto dopo essere stato accoltellato durante un incontro con i cittadini nella chiesa metodista nella sua circoscrizione di Leigh-on-Sea, nell’Essex nel sud dell’Inghilterra: quello con i cittadini era un incontro settimanale. Come spesso si dice, ogni Stato ha i rappresentanti che sceglie – che dovrebbe scegliere, nel nostro caso- o,meglio, che si merita.

Fonte: money.it

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