Progetta un sito come questo con WordPress.com
Crea il tuo sito

Le storie di ieri

di Marco Marini

Traggo questa frase dalla canzone “Le storie di ieri (di De Gregori): Ma mio padre è un ragazzo tranquillo La mattina legge molti giornali È convinto di avere delle idee”, un brano del 1974, scritto in una collaborazione tra De Gregori e Fabrizio De Andrè in quel di Gallura. Il testo tratta la scelta dell’ideologia fascista e la sua trasformazione nel MSI dopo la caduta del regime, sotto la leadership di Giorgio Almirante.  

«L’intero brano gioca su un’alternanza di soggetti tra il padre e il figlio, che sono figure simboliche dello ieri e dell’oggi e, sebbene De Gregori canti soprattutto alla prima persona singolare, si tratta di finzione autobiografica. Con il padre si parla del passato fascista, con il bambino si parla del presente minacciato dal neofascismo. Sono “storie di ieri” che si riflettono nell’oggi, analizzate con un evidenziato distacco storico, più che politico: benché l’io lirico dica “mio padre”, al momento di parlare di sé canta in terza persona de “il bambino”.»
(Antonio Piccolo, La storia siamo noi) Quasi cinquant’anni fa. Ora non sappiamo se sorridere o preoccuparci. Qualche giorno fa un conoscente in un contesto del tutto estraneo all’argomento, mi informa di aver votato per la Meloni, attuale Primo Ministro di questa Repubblica. Ho risposto che aspetto che svolga il suo lavoro prima di giudicare. Non sono un esperto della politica, ma come tutti noi viviamo, le sue conseguenze sulla nostra pelle. E’ cosi’ da sempre. Per tutta risposta mi si fa notare che la Prima Ministra non ha la bacchetta magica. Ecco, ho voluto ribadire la mia attesa sui risultati della sua politica, in modo, penso, democratico quale rispetto per le decisioni degli italiani sulla scelta. Democrazia, parola desueta alla quale sembra non ci siamo abituati. Anzi ci da fastidio perché implica una responsabilità collettiva nelle scelte del nostro Paese. Il corpo elettorale comprendeva 50.869.304 aventi diritto al voto, l’affluenza si è attestata a poco meno del 64 % , peggiorando di 9 punti il record negativo di partecipazione avvenuto nelle precedenti elezioni del 2018. (Poco più di 32, 5 milioni di voti). E questo è un dato di fatto non un’opinione. E’ la stessa attesa che ebbi quando fu eletto l’ultimo Governo Berlusconi, che ottenne la maggioranza nei due rami del Parlamento. Ho aspettato sempre rispettoso del volere degli italiani. Abbiamo ottenuto il pareggio in bilancio inserito nella costituzione ,gli accordi con l’Europa che ci portarono al Governo Monti e alla tanto famigerata Legge Fornero sulla riforma delle pensioni, Legge 6 dicembre 2011 n. 201. Legge tanto odiata da Salvini, e da tanti lavoratori in procinto di andare in pensione e che per un giorno di differenza sui contributi versati o sull’età anagrafica hanno dovuto rimandare l’uscita, anche per anni. Da quel 2011 gli oppositori a quella Legge si sono seduti in Parlamento anche con qualche ruolo di Ministro ma non sono “riusciti” a modificarla o abrogarla. Oggi sono di nuovo seduti nel Parlamento a cui, mi permetto ricordare spetta il POTERE LEGISLATIVO, mentre al Governo spetta quello ESECUTIVO. Il Parlamento è sovrano, non la Meloni, Draghi, Salvini o altri. Ma tanto è con questa legge elettorale che costringe i partiti a coalizzarsi e magari subire ricatti da parte di qualcuno che ha ottenuto in sede elettorale il minimo superando lo sbarramento. La legge elettorale approvata nell’ottobre 2017 e ribattezzata Rosatellum bis prevede invece una soglia di sbarramento nella quota proporzionale pari al 3% su base nazionale, sia al Senato sia alla Camera. In alternativa sono comunque ammessi i partiti che hanno raggiunto il 20% su base regionale: questo criterio si applica in linea generale al Senato, e per le sole minoranze linguistiche alla Camera. In aggiunta alla soglia del 3%, è prevista anche una soglia del 10% per le coalizioni (in tal caso però almeno una lista deve aver superato il 3%, mentre una lista che raggiunge il 3% all’interno di una coalizione sotto il 10% è ammessa comunque al riparto). Sempre nell’ambito del Rosatellum bis, il candidato di un partito escluso dal riparto dei seggi perché al di sotto della soglia, ma eletto nel collegio maggioritario, mantiene il suo seggio. E’ stata una campagna elettorale vivace, con utilizzo della retorica da parte di tutti i partiti, ed ora che i giochi sono fatti sembra che questa campagna non sia finita. Ancora riecheggiano le accuse della sinistra ai gruppi di destra di nostalgia o addirittura di neofascismo. Ripresentatosi in molte nazioni europee, come in Ungheria e Polonia. Sembra quasi che dopo ottant’anni dalla fine della seconda guerra mondiale, in Italia sia in corso la guerra civile. Forse perché in Germania e Giappone sono stati chiusi i conti col passato magari con qualche processo e qualche condannato a morte tra i personaggi importanti di quei governi e regimi. Anche l’Imperatore Hirohito se l’è vista brutta, ma gli alleati, soprattutto U.S.A., per motivi strategici ridussero i danni in Germania e Giappone. Questo non è accaduto in Italia che ha visto i funzionari dell’apparato fascista continuare a occupare i posti nell’organizzazione statale repubblicana. Ma questo non è il solo problema, a mio avviso. In questi giorni nelle interviste nei vari talk show, dove ci si sovrappone all’interlocutore senza fargli finire l’intervento ed i conduttori del programma,  fanno finta di essere pacieri col sorrisetto che gli fanno assaporare lo share che sale, si sentono ancora apostrofare gli uni agli altri “Voi di SINISTRA e noi di CENTRO-DESTRA” e viceversa. Evocando un ritorno al passato comunista e attribuendosi una posizione moderata. Mi faccio una domanda, non essendo mai stato comunista, ma chi sono questi beceri di SINISTRA? Letta, Renzi, Calenda, Prodi, e altri, ma non erano democristiani? E Casa Pound con chi ha votato ? E Forza nuova ? Entrambe le formazioni neofasciste non hanno ottenuto l’ 1% dei voti, senza superare lo sbarramento del 3%. MA dove sono finiti i loro voti ? Sono stati cannibalizzati dalla Lega di Salvini. E i voti della Lega persi rispetto alle precedenti elezioni ? A Fratelli d’Italia, secondo alcuni sondaggi, soprattutto nel Nordest del paese, quel Veneto che trainava con i suoi artigiani ed imprenditori il paese quanto faceva la Lombardia. Altro aspetto diciamo discutibile ma tipico degli italiani, cioè quello di salire sul carro dei vincitori, è stato espresso da alcuni artisti, quali Morgan, che rivendica che la cultura non è solo di sinistra. Vero, l’artista ha chiara fama di essere una persona colta. Ricorda che Giorgio Gaber, uomo di sinistra era sposato con Ombretta Colli di destra. Vabbé ma che c’entra? Marcello Veneziani scrittore e giornalista è di destra cosi’ come Giordano Bruno Guerri e altri intellettuali, forse osteggiati dalla sinistra, ma ai quali  è stato permesso esprimere i loro pensieri e far conoscere i loro pregevoli lavori storici e giornalistici. Altrettanto si può affermare per altri artisti dichiaratamente di destra quali Lino Banfi, Lando Buzzanca o Luca Barbareschi, che si lamentarono di essere stati emarginati a causa del loro pensiero politico: ma vogliamo scherzare? Le loro carriere si sono sviluppate in quel contesto di governi di centro sinistra negli anni sessanta e settanta. Ma tant’è anche questo è un aspetto italico, la colpa la diamo agli altri. Non mi scandalizza che il Presidente del Senato Ignazio La Russa mostri in casa sua una collezione di busti del Duce. Tante persone posseggono memorabilia, cimeli, forse discutibili di destra e sinistra, qualche busto di Lenin o Stalin. Non è questo che preoccupa ma il loro passato sbandierato con orgoglio, anche di picchiatori fascisti, anche se i loro camerati, in qualche articolo del settimanale Panorama di qualche anno fa, li considerava un po’ timidi. La presenza di testate giornalistiche di destra, o scusate, liberali, dovrebbero essere una garanzia di equità intellettuale e di notizie obiettive. Ma sembra non basti. Ricordo un discorso fatto con un conoscente di destra, mentre con le fiaccole di fronte al Tribunale di Cagliari, ricordava le vittime delle Foibe, il cui ricordo si testimonia nel Cimitero di San Michele. Proponemmo di “fare” qualcosa in merito a tutte le vittime sarde e italiane della seconda guerra mondiale. Per tutta risposta mi venne fatto notare che ognuno aveva i “propri” morti da ricordare. Ecco come siamo. Questa conversazione avvenne prima che lo Stato Italiano istituisse nel 2000 “La Giornata della Memoria” prima dell’O.N.U., prima che potessi ricordare la morte di mia cugina Gabriellina morta sotto i bombardamenti alleati a Cagliari nel 1942, la scomparsa di mio zio Efisio a Genova, insieme al suocero e cognato, portato via da partigiani alla fine della guerra, non era neanche iscritto al Partito Fascista. O ricordare le vittime sarde della Shoah quali Elisa Fargion o Zaira Coen o la deportata Vittoria Mariani, sopravvissuta. O i 12.000 soldati sardi deportati dopo l’armistizio, su 700.000 militari italiani, perché impossibilitati a rientrare in Sardegna. O gli eroi che ancorché fascisti aiutarono ebrei e partigiani quali Vittorio Tredici, o eroi quali Salvatore Corrias o Girolamo Sotgiu, tutti  “Giusti fra le Nazioni” presso il Memoriale della Shoah di Israele. Ma anche le stragi dei cosiddetti anni di piombo, alcune delle quali ancora impunite e che hanno fatto pensare a connivenze tra elementi deviati dello stato e gli esecutori di questi orrendi delitti. Abbiamo tutti una memoria collettiva da condividere ed è apprezzabile che all’insediamento del Governo e delle cariche dello Stato quali i Presidenti di Camere e Senato, si è voluto rimarcare la discendenza delle istituzioni repubblicane proprio da quella Resistenza che ci piaccia o no ha dato a tutti la libertà di esprimere le proprie idee. Per concludere mi piacerebbe sottolineare alcuni punti che valgono per tutta la Nazione: informarsi e partecipare attivamente alla vita sociale (es. il volontariato) e culturale, mettere al servizio della società le proprie capacità, osservare le leggi e le norme della comunità, trattare le persone come se fossero un proprio caro, rispetto dell’ambiente, far spazio ai giovani futuro di ogni collettività, essere gentili e generosi e coraggiosi contro ogni forma di disimpegno. Tutto questo perché, è sempre bene ricordarlo, lo Stato non sono i politici, siamo Noi !
Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: