di Daniele Madau

La grande scuola storica degli “Annales” ha introdotto, per gli eventi storici, il concetto di storia evenemenziale (in francese histoire événementielle), che indica una storiografia cronachistica, concentrata sulla narrazione dei singoli, isolati e spesso irripetibili avvenimenti politici, militari e diplomatici (“storia dei fatti”). A questi si contrappone la storia lunga delle istituzioni, dei luoghi, dei grandi processi. Uno degli aspetti che gli “Annales” avevano messo bene in luce è che questi grandi processi possono essere causati anche dall’azione della folla, dal popolo o da una sua componente (i giovani, a esempio), fatto che stiamo toccando con mano anche in questo perido, dai risultati del referendum italiano alle elezioni ungheresi, con la sconfitta di Orban.
Il tempo lungo, in ogni campo, è il tempo del bene, della verità, della ponderatezza, del profondo contro il superficiale che, strutturalmente, ha la solidità della roccia contro la friabilità del populismo, della bugia come azione politica, del marketing.
Uno dei problemi epocali del nostro tempo, in campo sociale e, per questo, anche in campo politico, è proprio la mancanza di profondità a favore di una percezione e di un vissuto tutto superficiale ed epidermico, passionale.
La politica, inutile dirlo, dovrebbe avere questo senso di tempo lungo e profondo, in cui far germogliare il bene dell’interesse comune, anche attraverso la contrapposizione dialettica, ma senza mai cedere il fianco a comportamenti di altri campi e settori, come quello del marketing o dello spettacolo.
Abbiamo vissuto, viviamo e ne pagheremo ancora a lungo le conseguenze, i tempi superficiali, brevi e fiammanti del populismo e delle strumentali bugie politiche: i movimenti di popolo in Ungheria con la sconfitta di Orban e , per altri versi, quelli giovanili in Italia con la loro partecipazione fondamentale al referendum di fine marzo, sono segno dei tempi nuovi, lunghi e profondi, del ritorno della verità e del bene comune? Sarebbe un evento epocale, con grandi ricadute sociali, filosofiche e politiche.