Donald Trump, quando il falso diventa plausibile

Dalla figura messianica al supereroe passando per il Papa, il nuovo post di SemiotiGram su Instagram indaga il potere delle immagini generate con l’Intelligenza Artificiale (AI) e il loro impatto sulla percezione del reale

Roma, 20 aprile 2026 —  Con l’Intelligenza Artificiale, la rappresentazione non è più soltanto un modo di raccontare la realtà. Diventa uno strumento per costruirla. È questo il punto di partenza del nuovo contenuto pubblicato da SemiotiGram, che analizza il caso Donald Trump come esempio emblematico di una trasformazione più ampia nel sistema dei media. Non si tratta di semplici immagini virali o provocazioni visive. Secondo l’analisi proposta, siamo di fronte a una strategia narrativa precisa: utilizzare immagini generate con l’AI per condensare significati complessi in forme immediate, emotive e condivisibili.   DALLA REALTÀ ALLA SIMULAZIONE: IL POTERE DELLE IMMAGINI Nel flusso visivo contemporaneo, chiunque può diventare qualsiasi cosa. Trump viene rappresentato come figura salvifica, guerriero, leader religioso o icona simbolica. Non importa che queste immagini siano false. Importa che funzionino. L’immagine non dimostra: mostra. E nel mostrare, produce senso. È qui che si verifica uno slittamento decisivo: dalla verifica alla percezione, dal fatto alla sua rappresentazione. La credibilità non deriva più dalla corrispondenza con la realtà, ma dalla coerenza visiva del racconto.  

FAKE NEWS VISIVE: QUANDO IL FALSO DIVENTA PLAUSIBILE

Il post analizza non solo le immagini palesemente costruite ma anche altri casi emblematici come quello delle foto in cui Trump “salva” animali, rafforzando una narrazione —già smentita— secondo cui gli immigrati mangerebbero cani e gatti e del video (falso) che mostra Barack Obama arrestato e condotto in carcere. In entrambi i casi, il meccanismo è lo stesso: contenuti visivi che simulano la realtà con tale efficacia da renderla plausibile, anche quando i fatti non sono mai avvenuti. La loro forza risiede nella capacità di imitare perfettamente l’estetica del reale.   L’IMMAGINE SOSTITUISCE IL FATTO Il risultato è un cambiamento strutturale nel modo in cui si costruisce il senso. Non è più necessario dimostrare qualcosa: basta mostrarlo. Arresti che non esistono, scenari mai accaduti, narrazioni costruite visivamente: l’effetto è credibilità. Ma è una credibilità senza verifica. Il caso analizzato apre una questione che va oltre il dibattito politico o tecnologico. È una questione semiotica. Se tutto può essere rappresentato, se ogni scenario può essere visualizzato con coerenza e realismo, allora il problema non è più distinguere tra vero e falso. Il problema è comprendere come il senso viene costruito. «Non siamo più davanti a una distorsione dell’informazione, ma a una sua riconfigurazione» emerge dall’analisi. L’immagine non interpreta la realtà: la sostituisce» commentano i realizzatori del nuovo post sul profilo Instagram di SemiotiGram, diretto dalla semiologa Bianca Terracciano, che propone contenuti divulgativi che applicano gli strumenti della semiotica all’analisi di arte, moda, musica, meme, cibo, crime, viaggi e cultura digitale, offrendo una lettura critica dei linguaggi mediali e delle narrazioni contemporanee. Il contenuto fa parte del progetto “SemiotiGram”, laboratorio digitale nato nell’ambito del corso di Semiotica dei media presso il Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale (CoRiS) della Sapienza Università di Roma. Attraverso un linguaggio visivo e accessibile, il progetto traduce i concetti teorici della semiotica in strumenti di lettura critica dei fenomeni contemporanei: dalla politica ai social media, dalle fake news alle culture digitali. Perché oggi, più che chiedersi se qualcosa sia vero, diventa necessario chiedersi perché appare vero.  

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