LA RIFLESSIONE

Nella riflessione del pensiero, come nel riflesso dello specchio, si vede la persona

‘La dignità di un popolo si misura soprattutto nella capacità di realizzare il proprio futuro, passo dopo passo, progetto dopo progetto’ Incontro con la presidente della regione Sardegna Alessandra Todde, in occasione di ‘Sa die de sa Sardigna’.

di Daniele Madau A poco più di due anni dalla sue elezione, in occasione di ‘Sa die de sa Sardigna’, l’incontro di oggi è dedicato ad Alessandra Todde, dal 20 marzo 2024 presidente della Regione Autonoma della Sardegna. È stata sottosegretaria di Stato al ministero dello sviluppo economico nel governo Conte II, viceministra dello sviluppo…

Le notizie dai comunicati stampa: i messaggi di Mattarella sulla grazia a Nicole Minetti e di Giorgia Meloni su Beatrice Venezi

Una nuova rubrica con le informazioni tratte direttamente dai comunicati stampa C o m u n i c a t o della Presidenza della Repubblica L’ufficio stampa del Quirinale comunica che la Presidenza della Repubblica hainviato, in data odierna, la seguente lettera al Ministero della Giustizia:«In riferimento al decreto di concessione della grazia alla signora…

L’attentato alla cena dei corrispondenti della Casa Bianca è già materiale per la campagna elettorale di midterm 

 di Francesca Basso e Viviana Mazza Benvenuti alla newsletter Europe Matters, un doppio sguardo su come l’Europa e gli Stati Uniti siano legati oggi più che mai. Una sintesi di ciò che unisce le due sponde dell’Atlantico o che le allontana, con al centro l’Italia e le ricadute per il nostro Paese. Siamo Francesca Basso e Viviana Mazza, corrispondenti del…

Dalla lotta armata alla resistenza civile: cosa ci lascia il 25 aprile

di Giada Piras, appassionata e studiosa della Resistenza Il 25 aprile non è una data come tante altre nel calendario. Ricorda il momento in cui la Resistenza italiana ha raggiunto il suo obiettivo, contribuendo in modo decisivo alla fine della guerra e alla nascita di un nuovo Paese. Questa data dovrebbe spingerci a riflettere: ridurre…

Donald Trump, quando il falso diventa plausibile

Dalla figura messianica al supereroe passando per il Papa, il nuovo post di SemiotiGram su Instagram indaga il potere delle immagini generate con l’Intelligenza Artificiale (AI) e il loro impatto sulla percezione del reale Roma, 20 aprile 2026 —  Con l’Intelligenza Artificiale, la rappresentazione non è più soltanto un modo di raccontare la realtà. Diventa…

Cagliari: generazione ‘Monumenti Aperti’. L’edizione 2026

di Marco Marini Al momento della redazione di queste righe si sta svolgendo la seconda giornata della trentesima edizione di Monumenti Aperti 2026. Si è partiti con un certo anticipo da Cagliari, e vede più di una settantina di siti visitabili da cittadini e turisti che nella prima giornata di Sabato 18 aprile hanno riempito…


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Una opinione su "LA RIFLESSIONE"

  1. A proposito dei migranti vorrei riportare, se posso, un articolo che contiene il pensiero di Papa Francesco:

    Chi è il fariseo e chi è il pubblicano?

    XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno C – 2016
    Pubblicato in Vangelo della domenica Scritto da Tonino Lasconi 20 Ott 2016
    commento liturgia vangelo tempo ordinario anno c tonino lasconi – umilta perdono
    Chi è il fariseo e chi è il pubblicano?

    Letture del giorno
    Sir 35,15b-17.20-22 ; Sal 33; 2 Tm 4,6-8.16-18; Lc 18,9-14

    In questa XXX domenica del tempo ordinario, Gesù narra ai suoi ascoltatori la parabola di due personaggi che salgono al tempio a pregare. Cosa succede se, invece di meditare questo testo come singoli, lo leggiamo come popolo di Dio?

    Il fariseo e il pubblicano. Chissà quante volte abbiamo meditato su questa straordinaria parabola. Bene! Dobbiamo tenerla sempre davanti a gli occhi, stando attenti, però, a non metterci frettolosamente nella parte del pubblicano, contro quel presuntuoso del fariseo, perché così facendo, diventiamo esattamente come lui. Condannando, infatti, il fariseo, scambiamo i personaggi: noi ci mettiamo in piedi davanti a Dio, dichiarando di non essere come il fariseo. Se così fosse, saremmo noi a essere umiliati, per esserci esaltati. Il posto giusto per noi è fermarci a distanza, con gli occhi bassi, battendoci il petto e pregando: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Come cristiani singoli questo deve essere sempre il nostro atteggiamento, se vogliamo essere “giustificati”.

    Il momento storico che stiamo attraversando, sia come società civile, che come Chiesa, ci stimola, però, a meditare la parabola non soltanto come cristiani singoli, ma come popolo di Dio. Proviamo a leggerla così: “Due gruppi di persone si recano davanti a Dio per pregare: il primo è composto da cristiani praticanti o che comunque si dichiarano cristiani, il secondo è composto da profughi fuggiti dalla guerra, o dalla fame, o semplicemente spinti dall’illusione di trovare qui una vita migliore. Il gruppo dei cristiani ringrazia Dio di non essere come “gli altri”, disturbatori da rispedire a casa loro; oppure è d’accordo con papa Francesco che continua a gridare al mondo: “I rifugiati sono persone come tutti, ma alle quali la guerra ha tolto casa, lavoro, parenti, amici”; che sono ipocriti “tutti quelli che vogliono difendere il cristianesimo e sono contro i rifugiati e le altre religioni”; che “è ipocrita chi difende Gesù e vuole cacciare i rifugiati”?

    Letta così, la parabola di Gesù diventa fastidiosa e irritante. Proprio come era agli orecchi dei farisei del suo tempo. Deve essere così per evitare il rischio che anche i cristiani praticanti si lascino irretire dalla cultura dello scarto, una mentalità che – dice papa Francesco – che, predicata da politici e trasmissioni televisive, sta diventando comune; che crea “vittime proprio tra gli esseri umani più deboli e fragili”; che spinge a costruire muri o barriere di filo spianato.

    Questo non vuol dire che il problema dei profughi non crei grandi preoccupazioni. Non vuol dire nemmeno che non sia giusto criticare modalità di accoglienza sbagliate, approssimative, o addirittura trasformate in occasioni di malaffare e di arricchimenti illeciti. Noi cristiani, però, non possiamo presentarci a pregare davanti a Dio dimenticando che: “Il Signore è giudice e per lui non c’è preferenza di persone. Non è parziale a danno del povero e ascolta la preghiera dell’oppresso. Non trascura la supplica dell’orfano, né la vedova, quando si sfoga nel lamento”.

    La nostra fede non ci chiede soltanto sentimenti e atteggiamenti intimi, individuali, o manifestati soltanto all’interno delle chiese, nelle preghiere e nelle celebrazioni, ma anche la capacità di diffondere nella società i valori che promanano dal vangelo. Non ci si può sottrare a questo impegno se – come dice ancora papa Francesco – non vogliamo cadere nel fariseismo, e ritrovarci perciò proprio nel personaggio della parabola che torna a casa “non giustificato”.

    Quant’è difficile questo impegno! E’ vero. Ma Gesù ha mai detto che credere in lui è facile? San Paolo, ben consapevole di questa difficoltà, facendo la sintesi del suo percorso di credente, dice: “Ho combattuto la buona battaglia”. Se vogliamo che la nostra corsa riceva la corona di giustizia, e che il Signore ci stia vicino e ci dia forza anche la nostra fede deve essere una buona battaglia.

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