Cagliari-Milan. Qui si fa la storia

di Daniele Madau

Unipol Domus, XII giornata Serie A:

CAGLIARI-MILAN 3-3
Marcatori: 2’ Zortea, 15’ e 40’ Leao, 53’ e 89’ Zappa, 69’ Abraham.

LE FORMAZIONI
CAGLIARI (4-2-3-1):
 Sherri; Zappa, Palomino (dal 73’ Wieteska), Luperto, Augello; Makoumbou (dal 79’ Marin), Deiola; Zortea (dal 79’ Lapadula), Viola (dal 73’ Gaetano), Luvumbo; Piccoli (dal 79’ Pavoletti). A disp.: Ciocci, Scuffet; Azzi, Obert; Felici, Jankto, Prati, Mutandwa. All. Nicola.

MILAN (4-2-3-1): Maignan; E. Royal (dal 81’ Tomori), Thiaw, Pavlović, Theo Hernández; Fofana, Reijnders; Chukwueze (dal 65’ Loftus-Cheek), Pulisic (dal 81’ Musah), Leão (dal 81’ Okafor); Camarda (dal 65’ Abraham). A disp.: Sportiello, Torriani; Calabria, Terracciano. All. Fonseca. 

Arbitro: Fabbri di Ravenna.
Ammoniti: 61’ Fofana, 90’+1 Theo.
Recupero: 3′ 1T, 4’ 2T.

La piccola storia, quella degli eroi del nostro quotidiano, dei calciatori, quando in una tiepida serata d’autunno una piccola città di un’isola blocca sul 3-3 il Milan, che aveva vinto a Madrid, contro il reale ‘Real’ . ‘Non siamo il Real, ma ci proveremo’, aveva detto Nicola, a sua volta re biblico, re Davide. E il tutto, alla fine della ricchissima – avrebbe gradito Lui tutto questo?- settimana dedicata a Riva, il cui addio al calcio era arrivato proprio durante un Cagliari-Milan, per l’ennesimo infortunio. E neanche un Macaone -medico dei soldati Achei- a curarlo. E poi, un principe, di quelli che prima non erano un rospo ma il giovane senza nome che viene da lontano sì, e che con le sue prove- come quella di affrontare il diavolo- svela la sua nobiltà e conquista la principessa: Zappa, e le sue meraviglie.

Termina, così, 3-3 all’Unipol Domus. Goal già al 2′ con Zortea (dubbi sulla posizione di Luvumbo) ma Leao è l’antagonista in questo sabato da fiaba e, così, segna una doppietta meravigliosa. Nella ripresa però un errore di Fofana apre le porte al pareggio del principe  Zappa, che, in precedenza, si era visto annullare il goal dagli uomini in nero. Fonseca decide di cambiare qualcosa: Abraham entra e segna al primo pallone toccato. Non è, tuttavia, abbastanza perché all’89’ ancora Zappa con una conclusione al volo, da vera favola, firma il 3-3. Il morale è che, nella terra degli eroi, la favola diventa storia.

Un gesto antiviolenza che salva le donne

di Nicola Altea, docente di Lettere Classiche al Liceo Classico Siotto di Cagliari, laureato in Giornalismo

Come da missione del nostro giornale, ci avviciniamo alla giornata del 25 novembre riflettendo sull’importanza dell’informazione e della sensibilizzazione nella lotta alla violenza di genere

Il pollice serrato entro le altre dita della mano che lo stringono e lo liberano a intervalli. È bastato un gesto così semplice a salvare da un’aggressione una donna romana di 39 anni. A trattenerla con forza in una strada nei pressi della stazione Termini a Roma un giovane tunisino di 38 anni che, dopo averle offerto del crack, le ha chiesto in cambio un rapporto sessuale. Al rifiuto di lei l’uomo ha iniziato a palpeggiarla e a minacciarla. Decisivo il passaggio di una volante della polizia: i militari, richiamati dal gesto antiviolenza della donna, l’hanno immediatamente soccorsa. Il tunisino, invece, è ora sottoposto a fermo di indiziato di delitto e si trova in custodia cautelare in carcere in attesa del completamento delle indagini e del pronunciamento delle competenti autorità giudiziarie. I fatti sono avvenuti lo scorso 2 novembre, ma la notizia è stata diffusa solo martedì.

La cronaca delle ultime ore ci restituisce, così, l’ennesimo caso di violenza contro le donne. Una mano usata con accortezza e la prontezza di alcuni agenti hanno fortunatamente evitato il peggio. 

Il “signal for help”, quelle dita che hanno imparato come chiedere aiuto, sono senz’altro figlie di una cultura dell’informazione e della prevenzione, che evidentemente sta dando qualche frutto. Investire risorse ed energie in questa direzione e incrementare nel contempo tutte le iniziative volte a diffondere presso gli uomini la cultura del rispetto e dello spossesso sono un passo fondamentale per affrontare con successo la piaga sociale della violenza di genere. 

Scuola, famiglia, istituzioni educative e culturali, attori politici sono chiamati a svolgere in tal senso la propria parte. Mi piace ricordare, allora, quanto possa essere stato importante, nel dicembre dello scorso anno, il laboratorio con cui la scuola in cui insegno ha sensibilizzato tanti giovani studenti e studentesse su un tema così attuale e delicato. Erano trascorse poche settimane dall’omicidio di Giulia Cecchettin, e in quella occasione tutti abbiamo imparato, tra l’altro, l’utilità e il significato proprio di quel semplice gesto antiviolenza che qualche giorno fa ha salvato la giovane donna romana. 

La violenza contro le donne resta un problema sempre vivo, anche in Sardegna. Mentre si avvicina la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il prossimo 25 novembre, il pensiero non può non correre al caso di Francesca Deidda, la giovane donna di San Sperate uccisa in casa lo scorso maggio e il cui corpo è stato ritrovato a luglio all’interno di un borsone nelle campagne lungo la statale 125; in carcere con l’accusa di omicidio il marito Igor Sollai. In una recente intervista la garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, Carla Puligheddu, promotrice degli Stati Generali dell’Infanzia tenutisi a Sassari il 25 e 26 ottobre scorsi, ha lanciato l’allarme, affermando che nell’ultimo anno i femminicidi nell’Isola sono aumentati del 200% rispetto all’anno precedente.  

Il cammino nel nostro Paese e nella nostra regione per un cambio di paradigma culturale è ancora lungo, ma occorre insistere nella formazione e nella prevenzione, affinché gli episodi di violenza contro le donne finiscano. Perché le mani delle nostre donne sempre meno si stringano a chiedere aiuto e invece si aprano sempre più a ricevere gesti di rispetto. 

Elezioni U.S.A. 2024, tutto quello che si deve sapere

di Marco Marini

Un approfondimento indispensabile, in attesa della giornata elettorale che può cambiare i destini del mondo

Domani 5 novembre si svolgeranno, negli Stati Uniti d’America, le elezioni per eleggere il 47°Presidente. La tornata elettorale riveste una importanza politica notevole in quanto si svolgerannocontemporaneamente le elezioni della Camera dei Rappresentanti e del Senato ed le elezionigovernatoriali. L’importanza di questa giornata non riguarda solamente gli Stati Uniti malogicamente il mondo intero, data la potenza economico-militare della nazione. L’attenzione sullacampagna è stata incrementata da alcuni fattori, primo dei quali i candidati che si sono presentati.Il Presidente uscente Joe Biden che ha tergiversato un po’ prima di decidere a non partecipare alleelezioni data l’età e qualche gaffe di troppo. La scelta è ricaduta di Kamala Harris, vicepresidentedal 20 gennaio 2021. Questo per i Democratici. Dall’altra parte troviamo Donald Trump exPresidente U.S.A. dal 2016 al 2020. Personaggio istrionico e pittoresco, chiamiamolo così.L’articolo 2 della Costituzione degli Stati Uniti d’America , adottata la prima volta il 17 settembre1787 ed emendata, modificata e corretta ben 27 volte, per essere eletti presidenti bisogna esserecittadini statunitensi dalla nascita, avere 35 anni di età e risiedere da almeno 14 anni sul suolo degliStati Uniti. Si cerca la nomina in uno dei partiti politici principali, attraverso le elezioni primarie icui iscritti ai singoli partiti giungono alla nomina del proprio candidato. Nella maggioranza dei casile primarie sono elezioni indirette in quanto gli iscritti ad ogni partito eleggono una serie di delegati(Grandi Elettori) che si recheranno successivamente alla CONVENTION del proprio partito doveeleggeranno ufficialmente il proprio delegato alla presidenza e alla vice-presidenza, il cosiddettoTICKET, anche se spesso il vice presidente è scelto dal candidato presidente. Riveste in questosenso l’importanza del censimento che viene effettuato ogni 4 anni. Infatti nel 2020 è stato stabilitoche:– Il Texas ha guadagnato 2 grandi elettori– La Carolina del Nord, Colorado, Oregon, Florida e Montana ne hanno guadagnato 1 ciascuno– La California, Illinois, Michigan, New York (Stato) Ohio, Pennsylvania e Virginia Occidentale ne hanno perso 1Questi dati restano validi fino al 2028, nel 2032 verranno redistribuiti i grandi elettori dopo ilcensimento del 2030. Dal 4 luglio 1960 gli stati federati degli U.S.A. sono 50 più il distretto diColumbia con la Capitale Washington, e altri territori che non fanno parte di alcun stato dell’unionema sono soggetti al governo federale, questi sono Porto Rico, Isole Samoa Americane, IsoleMarianne settentrionali, Isole Vergini americane e Guam. Le principali questioni dibattute durantela campagna elettorale hanno riguardato non solo problemi economici ma anche morali. Si è passatidal diritto all’aborto ai cambiamenti climatici, dall’economia fino allo stesso concetto di democrazia,dall’istruzione alla politica estera, dall’assistenza sanitaria ai diritti LGBT, dalla sicurezza allefrontiere all’immigrazione. Tutti argomenti che hanno catturato l’attenzione dei politici del vecchiocontinente europeo. La campagna elettorale di Donald Trump è stata criticata da esperti legali,storici e scienziati politici per l’uso di retorica violenta e dichiarazioni autoritarie. Avrebbe espressoun gran numero di affermazioni false e fuorvianti, ha promosso teorie del complotto e che leelezioni del 2020, vinte da Biden, sono state truccate, falso successivamente verificato da tutte leautorità competenti a validare l’esito del voto, ciò avrebbe portato all’assalto del Campidoglio il6/1/2021. E’ stato giudicato responsabile e colpevole in procedimenti penali e civili nel 2023 e 2024(stupro della giornalista E. Jean Carroll) e per averla diffamata. Accusato anche di frode fiscale efalsificazione di documenti aziendali. E’ stato condannato penalmente per 34 capi di imputazioneper le falsificazioni di cui sopra, diventando il primo ex presidente U.S.A ad essere dichiaratocriminale. E’ stato sottoposto due volte nella storia U.S.A ad impeachment (stato d’accusa) ed è ilprimo presidente a candidarsi dopo un impeachment. La prima volta nel 2019 per abuso di potere eostruzione al Congresso a causa dei suoi tentativi di costringere il governo Ucraino a fornireinformazioni compromettenti su Biden e diffondere disinformazione riguardo alle interferenze russenelle elezioni U.S.A. Del 2016. Il secondo stato d’accusa del 13/01/2021 riguarda l’incitamentoall’insurrezione p’er l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021. Non essendo stato sottoposto agiudizio dal Senato in entrambi i casi si è potuto ricandidare alla Casa Bianca. La Corte Supremadel Colorado, una Corte di Stato in Illinois il Segretario di Stato del Maine hanno dichiarato Trumpineleggibile a ricoprire cariche pubbliche secondo un emendamento della Costituzione, ma La CorteSuprema ha stabilito che gli Stati Federali non hanno autorità per determinare l’eliggibilità per unaelezione nazionale. Il Partito Repubblicano sta attuando una massiccia campagna legale nel caso incui Trump perdesse queste elezioni, parlando ancora di GRANDE MENZOGNA per le elezioni2020. I funzionari che ancora negano il risultato 2020 potrebbero tentare di ostacolare il processo divoto o di certificarne il risultato 2024.I Repubblicani avanzano false accuse di proibabili massiccevotazioni da parte di immigrati senza cittadinanza statunitense per deleggitimare queste elezioni inscaso di sconfitta di Trump. I Repubblicani comunque non hanno fornito prove della “GrandeMenzogna 2020”. Trump durante la campagna elettorale ha suggerito di “terminare” laCostituzione, che sarebbe stato dittatore solo il primo giorno della sua presidenza e non dopo(gentile) e ha promesso di utilizzare il DIPARTIMENTO DELLA GIUSTIZIA per perseguire i suoinemici politici, vuole impiegare l’Insurrection Act del 1807 per schierare l’esercito nelle città e neglistati governati dai Democratici. Tutto questo ha sollevato preoccupazioni sullo stato dellademocrazia negli U.S.A. Il New York Times ha riportato che il governo cinese aveva creato falsiprofili a sostegno di Trump promuovendo teorie complottiste e alimentando divisioni interne. Anchela Russia ha diffuso disinformazione prima di queste elezioni per danneggiare i Democraticisostenere l’isolazionismo e ridurre il supporto alla NATO ed alla Ucraina. Anche la Microsoftriferisce influenze da IRAN senza specificare quale candidato ha subito la violazione delle sue mail.Trump ha deriso l’aggressione che ferì gravemente Paul Pelosi marito della ex Speaker dellaCamera Nancy Pelosi. Ha anche affermato che i suoi avversari politici sono più pericolosi diRussia, Cina e Corea del Nord (addirittura). Durante un comizio del 16/03/24 ha dichiarato che sesarà eletto succederà un bagno di sangue in tutto il paese. Diversi suoi commenti sono stati accusatidi riflettere la retorica nazista, ideologia di estrema destra, antisemitismo (gli ebrei americani sonopiù fedeli a Israele che agli U.S.A, chi Woody Allen??) e suprematismo bianco (gli immigrati senzadocumenti avvelenano il paese sono NON PERSONE, SUBUMANI, temi cari ad Adolf Hitler). Haspesso parlato di EUGENETICA (selezione genetica umana). In Economia propone maggiorautonomia del paese imponendo la sua forza economica in accordi commerciali individualiattraverso una tariffa di base universale su tutte le importazioni dal 10 al 20%. Ha promesso tariffeminime del 60% su tutti i prodotti cinesi e una tariffa del 100% sulle auto provenienti dalla Cina edal Messico. Propone di abbassare l’imposta sulle società dal 21 al 15% ma solo per le aziende cheproducono MADE IN U.S.A. (protezionistiche, neomercantilistiche o autarchiche). Vuole eliminarel’imposta sul reddito le tasse sulle mance e le tasse sul lavoro straordinario e la doppia tassazionedei redditi prodotti dagli americani all’estero e l’imposta sul reddito della previdenza sociale per glianziani. Gli esperti economici di Trump avrebbero elaborato dei piani per svalutare il dollarofavorendo la riduzione del deficit commerciale e rendere le esportazioni U.S.A. più economiche, maquesto aumenterebbe l’inflazione, e causerebbe le ritorsioni da parte di altri paesi e minacerebbe ilruolo del dollaro come valuta di riserva dominante al mondo. Sull’immigrazione propone un pianosimile al Modello Eisenhower del 1953, per evitare vie legali e processi per deportare grandinumeri di immigrati legali ha invocato l’Insurrection Act del 1807 (già citato) e l’Alien Enemiesconsentendo all’esercito di arrestare i migranti. Rovesciando la sentenza RENO contro FLORES,della Corte Suprema cercherà di favorire la detenzione a tempo indefinito dei bambini, immigrati.Se rieletto vuole costruire il muro che correrebbe lungo la frontiera col Messico. Trump parla dirazzismo contro i bianchi, è favorevole a leggi restrittive sulle politiche delle scuole superiori intermini di equità, diversità ed inclusione. Per l’indipendenza energetica propone di aumentare letrivellazioni delle aziende petrolifere dando agevolazioni fiscali ai produttori di petrolio gas ecarbone, e promette di ritirare l’adesione all’Accordo di Parigi sul clima precedentementesottoscritto durante la sua amministrazione. Si oppone alle fonti rinnovabili (eolico e solare) aiveicoli elettrici e sostiene l’abolizione degli standard di efficienza energetica, ma non si opponeall’energia nucleare. Secondo The Economist a sua carriera imprenditoriale, dal 1985 al 2016 è statamediocre rispetto ad altri imprenditori di New York, non così bassa da portarlo alla bancarotta. Haportato avanti l’attività di immobiliarista creata dal padre (di origine tedesca come il 47% deglistatunitensi). Il Washington Post definì Trump “..come un misto di millanteria, fallimenti di affari esuccessi reali..” Lui personalmente non è andato in bancarotta ma Hotel, casinò di sua proprietà losono stati per ben 6 volte a causa dell’incapacità di saldare i debiti contratti o di rinegoziare quellicon le banche (cosa di ui si è sempre vantato). Presentandosi candidato alle elezioni del 2016 hadovuto rendere noto “per trasparenza” il suo capitale personale pari a quasi 9 miliardi di $. La larivista Forbes l’ha giudicata un’esagerazione valutandolo più realisticamente intorno ai 4 miliardi di$, quasi tutti provenienti dalla commercializzazione della sua immagine quale promoter di moltiprodotti commerciali. Dopo le controverse posizioni sugli immigrati nel 2015 ha perso molticontratti con importanti società U.S.A. Quali p.e. La NBC Universal, riducendo il propriopatrimonio a poche centinaia di milioni di $. Politicamente controverso ha cambiato spessoposizione su vari argomenti quali l’aborto. Infatti rivendica di aver fatto abolire la sentenzasull’aborto del 1973, ha promesso che lascerà che siano gli stati a decidere sulla questione maconsentirebbe agli stati REPUBBLICANI di monitorare le greavidanze delle donne e di perseguirlese abortiscono. Passando dal Partito Riformista ai Democratici, appoggiando però vari candidatirepubblicani (Regan e McCain), a indipendente per poi confluire ne Partito Repubblicano nel 2009,dove manifestò simpatia per Bill Clinton (Democratico) ?!?Ha presentato la sua Agenda 47 (47° presidente) col suo programma elettorale e ha citato spesso il Project 2025 secondo cui si vorrebbe portare il ramo esecutivo (governo) sotto diretto controllo del Presidente (tutti i dipartimenti o Ministeri) e delle Agenzie per la Sicurezza. Si afferma inoltre la negazione sui cambiamenti climatici.Kamala Harris è una senatrice dello Stato della California ed ex Procuratrice Generale dellaCalifornia e dal 2021 Vice Presidente degli Stati Uniti. Kamala il cui nome in sanscrito vuol direLOTO, è nata da madre indiana e padre giamaicano, è diventata la prima afro-asioamericana adessere eletta al Senato. Pensate che il colore della sua pelle ha fatto fare una battuta a Trump che lapensava afro-americana. La Harris ha incentrato la sua campagna elettorale su una scelta tra “libertàe caos” e su ideali di libertà e futuro ha messo in evidenza la sua esperienza come procuratrice epubblica accusa per portare avanti il caso contro Trump (sottolineando le sue 34 condanne penali).Si considera una democratica moderata e sostiene il diritto all’aborto. Sostiene inoltre lalegalizzazione federale completa della cannabis. E’ una sostenitrice della giustizia ambientale peraffrontare l’impatto dei cambiamenti climatici sulle aree a basso reddito e sulle persone di colore.Ha contribuito all’approvazione dell’Inflation Reduction Act, il più grande investimento nella lottacontro il cambiamento climatico e per l’energia green che mette gli U.S.A. Sulla strada perraggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni del 50-52% rispetto al 2005 entro il 2030. Hapromesso di combattere per una forte sicurezza dei confini congiuntamente a un percorso chepermetta la cittadinanza statunitense agli immigrati che abbiano acquisito il diritto. ComeProcuratrice Distrettuale nel 2009, Harris fece salire il tasso di condanna per reati gravi dal 50%,tasso prima del suo mandato, al 76%. Le condanne per spaccio di droga crebbero dal 56% del 2003al 74% del 2006. Per i reati non violenti nel 2004 l’ufficio di Harris incriminò due dipendenti ditipografia per aver sversato inchiostri pericolosi nel quartiere Bayview; i due uomini si dichiararonocolpevoli e ottennero la sospensione condizionale della pena. Nell’estate 2005 la Harris creòun’unità per i reati ambientali. Harris creò una Hate Crimes Unit, indirizzata contro i crimini d’odioverso bambini e adolescenti LGBT nelle scuole. Nel 2011 Harris promosse sanzioni penali per igenitori di figli che “marinavano” la scuola come aveva fatto in qualità di procuratrice distrettualedi San Francisco, permettendo alla corte di rinviare il giudizio qualora i genitori aderissero a unperiodo di mediazione che riportasse i loro figli a scuola. Vi furono critiche nel senso che iprocuratori locali erano troppo inflessibili al riguardo e la linea di Harris aveva uneffetto sfavorevole su talune famiglie. Nel 2013 Harris diramò il rapporto In School + On Track, dacui risultava che più di 250 000 alunni delle elementari dello Stato erano “assenti cronici” e il tassodi assenteismo scolastico nelle elementari di tutto lo Stato per l’anno scolastico 2012-2013 sfioravail 30%, con un danno di quasi 1,4 miliardi di $ per i distretti scolastici, visto che il finanziamento èlegato alle percentuali di frequenza. La Harris ha detto che il carcere a vita con esclusione dellalibertà sulla parola è una punizione migliore e più conveniente che la pena di morte,e stimò che coni risparmi conseguenti si potevano finanziare altri mille poliziotti nella sola San Francisco.Questo è un quadro parziale di ciò che dovranno scegliere gli elettori statunitensi e se leggendoqueste righe avete notato qualcosa di analogo nella nostra vecchia Europa ed Italia, ebbene NON èuna coincidenza,That’s Entertainment (Questo è intrattenimento) That’s All Folks (è tutto Amici)

‘Dio è gratis, il prossimo costa. Il Vangelo di De André e Pasolini ‘. Incontro con Alfredo Franchini, e con due profeti del ‘900

di Daniele Madau

Dal primo novembre è in libreria il nuovo libro di Alfredo Franchini (Arcana, pp. 160)

Già dalla presentazione, si può comprendere la necessità di leggere un libro come questo: ‘Pasolini e De André erano ladri che rubavano le vite degli altri per metterle nelle loro opere, dove c’è il buio, la luce, il mistero dell’esistenza, la morte. Due atei a modo loro che hanno sentito il bisogno di raccontare Cristo come uomo in una visione del mondo di tipo epico-religioso. ‘Dio è gratis, il prossimo costa’ ripercorre in parallelo vita e pensiero dei due grandi poeti del Novecento e, attraverso le loro parole, cerca di rispondere alla domanda su chi è Cristo al giorno d’oggi. Alfredo Franchini mette a confronto il pensiero anticonformista dei due poeti corsari, di diversa formazione (Fabrizio anarchico, Pier Paolo marxista), ma con l’identico agire culturale. Scelte diverse nel racconto dei rispettivi vangeli (De André si basa sui testi apocrifi, Pasolini su san Matteo), messaggio identico. Il libro scorre in parallelo nelle comuni passioni dei due artisti: la poesia, i dialetti, la natura, la musica. Anche Pasolini era un musicista, autore di saggi critici su Bach e di canzoni per Domenico Modugno e Sergio Endrigo. In definitiva, chi è Gesù oggi, nell’intreccio millenario tra religione ed economia? Per Pasolini l’immagine è sdoppiata tra una figura estremistica, o vista come tale dai pochi cattolici credenti, e un’altra convenzionale, pura figura di potere. Per De André è probabilmente quell’uomo che, incontrando gli ultimi della società, si riconosce in loro’ . E’ un piacere, allora, incontrare l’autore, Alfredo Franchini.

Alfredo, nel tuo ultimo libro, appena uscito (‘Dio è gratis, il prossimo costa. Il Vangelo di De André e Pasolini ‘, Edizioni Arcana), analizzi, in parallelo, alcuni aspetti della poetica di Pasolini e De André, due artisti per alcuni versi antitetici, per altri affini. Ormai, però, due classici in quanto, come i classici, parlano in ogni età e tempo. Quale provocazione portano ai nostri tempi? E l’idea di ‘vangelo’ nel titolo, è strettamente religiosa o è una ‘buona novella’ in senso più ampio?

Il libro è un modo per rilanciare i temi della politica e dell’economia, usando le parole di Fabrizio e Pasolini. Uno anarchico, l’altro un marxista eretico, due miscredenti devoti. La loro fu una spiritualità laica, intendendo come ‘laico’ non ‘non religioso’: lo preciso dato che, ormai, c’è una divisione tra spiritualismo e cattolicismo; spesso, infatti, i meno attenti non sanno di cosa si sta parlando, quando si affrontano questi temi. La spiritualità non è proprietà esclusiva di nessuna chiesa e la laicità non è possesso di nessun ateo. De André era un animista, vedeva la divinità in tutto e anche Pasolini scorgeva la sacralità dappertutto . Io, poi, analizzo soprattutto ‘Il Vangelo secondo Matteo’ e ‘La buona novella’, in cui – è bene precisarlo- Gesù non parla, il punto di vista è quello di Maria. Per entrambi quella della predicazione di Gesù è stata la sola rivoluzione riuscita in quanto, mentre per le altre l’esito è stato una sostituzione di poteri, al contrario quella di Cristo è stata contro il potere. La ‘buona novella’ evangelica del titolo va, in effetti, intesa in senso più ampio e riguarda soprattutto lo sfruttamento del sacro in politica. Penso a Giorgia Meloni e Matteo Salvini, che non possono dirsi cristiani. Penso anche a Bolsonaro, Orban e tanti altri. Uso e abuso di rosari, crocefissi, madonne. Salvini che porta la felpa in cui è scritto ‘Il mio papa è Benedetto’. La domanda che io mi faccio è come possano essere silenti oggi i cristiani di fronte alle ingiustizie e alle disuguaglianze, come si possa essere silenti davanti a Salvini. De André e Pasolini erano, in riferimento a tutta la deriva a cui assistiamo, profetici, contro l’idea – a esempio- che tutto si può comprare. Fabrizio canta di un mercato di fegati e polmoni e di una una pace terrificante: quanto di più profetico, con due guerre in corso? Pier Paolo, in ‘Petrolio’, ci parla addirittura di un mondo non popolato da uomini ma da macchine .

Incontriamo più da vicino questi due giganti, riprendendo la domanda precedente: quali sono i principali aspetti comuni ?

La loro comunanza più rilevante riguarda proprio la capacità profetica, grazie alla quale distinguono tra progresso e sviluppo, con quest’ultimo a vantaggio di un potere che loro hanno sempre denunciato. Potere politico che, ora, sfrutta il sacro.

Hai conosciuto bene Fabrizio De André e so quanto tu conservi con cura il suo ricordo. Son passati 25 anni dalla sua morte: c’è qualcosa di nuovo che- scrivendo questo libro- hai scoperto di Faber, grazie alla distanza di questi anni?

Sì, è capitato. Vivendo con lui, si viveva nella vita quotidiana, in cui lui non faceva mai pesare la sua cultura. Poi, riprendi in mano certi testi e scopre la sua grandezza. Ellade Bandini – che ha accompagnato, come musicista, gran parte della sua carriera- diceva che, mentre suonava, non si rendeva conto della grandezza dei testi. Poi sentendo i versi declamati da un attore ha capito cos’ha suonato. Quando lui era presente, ti soffermavi più sui semplici gesti, sull’arancia che sbucciava in cucina, sulle sue battute. Su ‘La buona novella’, mentre io ne rimarcavo la grandezza, lui rispondeva: ‘Ci ho guadagnato un sacco di soldi’. Voleva sempre sminuire…

Presenta il libro: com’è è strutturato, quale la scintilla originaria da cui è scaturita l’idea?

Nel terzo capitolo c’è la scintilla originaria: chi è Cristo oggi? Forse avrei dovuto iniziare da lì, però ho deciso di dare l’avvio al libro con un capitolo intitolato ‘Vite corsare’, in cui ripercorro la loro biografia. Il secondo capitolo va dentro l’opera: per quanto tutte le loro opere abbiano il filo rosso della spiritualità laica, ‘Il vangelo secondo Matteo’ e ‘La buona novella’ ne sono il punto centrale. Poi, ho approfondito il discorso sul potere, sulla musica (anche Pier Paolo era musicista), sul dialetto (friulano e romanesco per Pasolini, genovese, gallurese, logudorese, napoletano per Faber), sulla natura (per De André era l’assoluto). Infine, scrivo di vincitori e vinti, del prossimo, riprendendo il terzo capitolo e richiamando il titolo. Mentre è semplice, infatti, invocare Dio, non lo è aiutare un migrante. Il libro si conclude poi, in appendice, con un’intervista a Don Gallo, fondatore della comunità di San Benedetto al porto, che accoglie persone in difficoltà. Don Gallo aggiungeva ai vangeli canonici, un quinto vangelo: quello di Fabrizio. Affermava che la chiesa è cristiana solo quando è umana, laica e povera. Tra l’altro Fabrizio con Don Gallo portava avanti bellissimi dialoghi, in cui gli diceva: ‘Tu sei l’unico prete che non vuole mandarmi in paradiso’. Era opportuno concludere così.

C’è una poetica che sta alla base, pur nella varietà dei temi, dei tuoi libri? Cosa ti guida nello scegliere cosa scrivere?

Tenendo sempre fermo il faro di De André, tutto quello che mi suscita interessa o indignazione tra cui, come detto, Salvini con le felpe. Questo uso del sacro mi ha riportato a De André e Pasolini: è stata un’urgenza scrivere questo libro, contro i populismi che sfruttano il cristianesimo. I partiti di destra stanno portando avanti una prospettiva ideologica di ‘tutti contro’ : dall’ Islam ai migranti, e fanno un uso aberrante del cristianesimo. E sono tanti gli esempi: Salvini, Trump, Putin, Bolsonaro…

L’argomento che hai scelto può essere anche divisivo. Mi hai raccontato delle reazioni che ha avuto l’annuncio dell’uscita del libro. Tra migliaia di commenti entusiastici, qualche provocatore social ha commentato in maniera pesante l’argomento del tuo libro. Io penso che Fabrizio avrebbe qualcosa da dir loro, sei d’accordo?

Ho fatto lo stesso errore che faceva Fabrizio. Fabrizio scendeva dal solo che lo contestava in concerto e chiedeva: ‘ Perché mi hai detto così?’ . E lì iniziava la discussione. Ho risposto anche io ma non si deve dare loro spazio, anche se ti viene normale e spontaneo. A chi afferma che non si può accostare Dio e l’economia, forse sarebbe meglio non dire niente.

Nella prima domanda parlavo di Fabrizio e Pasolini come ‘classici’, e i classici si studiano nelle scuole: cosa si può trarre dal tuo libro per gli studenti di oggi?

Rispondo augurandomi che si porti in classe ‘La buona novella’, ‘Non al denaro, non all’amore né al cielo’ e discuterne. Sono lavori universali, contro la moda. Sono eterni, scritti da chi non si è mai piegato al volere del mercato e ha fatto opere scandalose. In questo, però, c’è un rischio: che l’autore diventi un’icona, un santino, come con le magliette di Che Guevara.

Scrivendo questo libro, è cambiata la tua spiritualità?

La mia spiritualità è quello che ho visto attraverso Fabrizio, standogli vicino. Aiutare tutti, non discriminare nessuno, riconoscersi negli uomini. in ‘Khorakhanè’ Fabrizio cantava: ‘Finché un uomo ti incontra e non si riconosce E ogni terra si accende e si arrende la pace ‘ . Se uno si riconosce, non si scontra. Ho visto come si comportava coi contadini, con la gente più umile. Ha fatto tanta beneficienza, a Tempio lo sanno benissimo, sappiamo nomi e cognomi. Il messaggio evangelico lo ha vissuto appieno. Ho cercato le mie risposte attraverso De André e Pasolini. Loro danno uno sguardo sul mondo e sulle relazioni e ci fanno capire che Cristo oggi si riconoscerebbe negli ultimi.

Il libro è anche una critica agli intellettuali di oggi?

Oggi non c’è più una ricerca di carattere culturale. Negli anni ’70 Pasolini e Visconti frequentavano le sedi dei partiti, aperte gli intellettuali. Ora gli intellettuali vanno nei talk show o sono chiusi nelle università. La sinistra rappresentava la capacità di individuare strade nuove e alternative. In Russia la rivolta di ottobre del 1917 diceva che tutto poteva essere cambiato. Riprendere in mano Faber e Pier Paolo ha significato, a esempio, riprendere in mano Gramsci. Fabrizio diceva che l’intellettuale può essere anche un ciabattino che, magari, rientrato a casa doveva fare i conti con le sue ristrettezze economiche. Gli artisti, poi, quando sono liberi, son un anticorpo della società. Abbiamo bisogno di artisti e intellettuali liberi. Oggi gli intellettuali dove stanno?

Salvini e la Giustizia: Un Conflitto Contemporaneo

di Cristiana Meloni

In Italia, il rapporto tra politica e magistratura è storicamente complesso e ricco di tensioni. I recenti contrasti tra Matteo Salvini, leader della Lega e attuale Ministro delle Infrastrutture, e la magistratura hanno riportato al centro dell’attenzione l’equilibrio delicato tra i due poteri dello Stato. Questi episodi riflettono il ruolo cruciale e spesso controverso che la magistratura esercita nell’applicazione delle leggi e nella tutela delle istituzioni, specie quando si tratta di decisioni politiche delicate, come la gestione dei flussi migratori.

Da un lato, la magistratura è un pilastro dello Stato, incaricata di garantire il rispetto delle norme e dei diritti. Dall’altro, è spesso accusata di invadere il campo politico, alimentando un dibattito sulle possibili influenze e interessi reciproci. Un caso esemplare è stato quello di Tangentopoli negli anni ‘90, quando i giudici portarono alla luce un vasto sistema di corruzione, che metteva in crisi la trasparenza e la fiducia pubblica nelle istituzioni. Oggi, la tensione tra politica e magistratura si è riaccesa e si riflette nelle frequenti accuse di “invadenza” e “giustizialismo” rivolte ai giudici, da parte di numerosi esponenti politici dei diversi schieramenti.

Matteo Salvini, da questo punto di vista, è diventato il protagonista centrale di queste lunghe e faticose controversie, in particolare per il suo approccio rigido verso l’immigrazione. Di recente, ha, infatti, sollevato forti accuse contro una presunta “giustizia politicizzata”, facendo riferimento a sentenze che a suo avviso “attaccherebbero l’Italia” bloccando le misure per difendere i confini nazionali. Un caso emblematico riguarda il recente blocco da parte del tribunale di Palermo al trasferimento di migranti in Albania, un’iniziativa proposta dal governo per ridurre la pressione sui centri di accoglienza italiani. La decisione giudiziaria ha generato reazioni forti all’interno dell’esecutivo. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha definito la sentenza “abnorme”, mentre Salvini ha criticato apertamente la magistratura, accusandola di contrastare le scelte politiche del governo. Questo episodio si è inserito in un contesto già teso, che ha fissato in agenda una mobilitazione per dicembre, mirata a protestare contro i “giudici politicizzati”. Lo scontro attuale si collega, inoltre, anche al processo Open Arms, in cui Salvini è sotto accusa per il blocco di una nave carica di migranti nel 2019. Per alcuni osservatori, questa situazione riflette una crescente polarizzazione tra i poteri dello Stato, un conflitto che potrebbe danneggiare l’autonomia istituzionale e la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni.

Tuttavia, quando si parla della magistratura, è fondamentale valutare non solo i contenuti delle critiche, ma anche il linguaggio utilizzato, poiché riflette il rispetto verso uno dei pilastri fondamentali del sistema democratico. È certamente lecito e, talvolta, necessario esprimere un dissenso, ma il modo in cui tale critica viene articolata è cruciale. L’uso di espressioni come “giudici politicizzati” o riferimenti a una presunta “invadenza” non solo mette in discussione l’indipendenza della magistratura, ma può anche essere interpretato come un attacco diretto all’equilibrio costituzionale tra i poteri. Questo tipo di linguaggio, infatti, alimenta inevitabilmente i toni del conflitto politico, favorendo una polarizzazione che rischia di soffocare la critica costruttiva, sostituendola con attacchi percepiti come delegittimanti.

Una dialettica così aggressiva banalizza il valore di un dialogo rispettoso, riducendo il confronto a una serie di attacchi tra istituzioni che non si percepiscono più come collaboratrici nella costruzione di un bene comune, ma come avversarie. Inoltre, un linguaggio di questo tipo ha ripercussioni anche sull’opinione pubblica, alimentando un sentimento di crescente sfiducia verso il sistema giudiziario. Il rischio è che i cittadini non si schierino più in base alla fiducia nelle leggi e nelle istituzioni, ma seguendo linee di pensiero dettate dalle fazioni politiche, contribuendo così alla frammentazione della coesione sociale.

In conclusione, ci si deve dunque chiedere: è davvero questa la base dalla quale far partire cambiamenti significativi, oppure stiamo semplicemente contribuendo a un circolo vizioso di incomprensioni e conflitti?

Il racconto del Cagliari: l’arte della disillusione

di Daniele Madau

Unipol Domus/ Cagliari- Bologna: 0-2

Cagliari (4-2-3-1): Scuffet; Zappa, Palomino, Luperto, Obert (28’ st Augello); Prati (15’ st Adopo), Marin; Zortea (15’ st Felici), Viola (15’ st Lapadula), Gaetano (28’ st Luvumbo); Piccoli. A disp.: Ciocci, Sherri, Deiola, Wieteska, Mina, Pavoletti, Azzi. All.: Nicola

Bologna (4-2-3-1): Skorupski; De Silvestri (35’ st Posch), Beukema, Lucumi, Miranda; Freuler, Moro (35’ st Fabbian); Orsolini, Odgaard (23’ st Pobega), Ndoye (42’ st Holm); Castro (42’ st Dallinga). A disp: Bagnolini, Ravaglia, Karlsson, Iling-Junior, Casale, Corazza, Dominguez, Urbanski. All.: Italiano

Arbitro: Fourneau

Marcatori: 35’ Orsolini (B), 6’ st Odgaard (B)

Ammoniti: Palomino (C), Beukema (B), Zappa (C), Fabbian (B)

Spettatori: 15600 circa

Quanto ci sarebbe da raccontare sulla vita che c’è dietro una gara di Serie A, sul mondo che gira attorno e rende possibile questa giostra ammaliante, questo sfogo settimanale, semplicemente,  questo sport così amato, erede degli spettacoli degli anfiteatri romani. Noto i patemi tra gli stewards, i volti tesi dei giocatori che si riscaldano prima di scendere in campo, i giornalisti da buffet in tribuna stampa e quelli da tribuna laterale senza appoggio e senza tablet, le hostess, gli addetti stampa. Un mondo perfetto da romanzo, su cui tante pagine si potrebbero scrivere, magari col classico omicidio e il giornalista che indaga.

Niente da dire sulla gara, invece, in cui il Cagliari impara e insegna l’arte di illudersi e disilludersi, con tre risultati positivi- con tanto di prova maiuscola a Torino- e poi due brutte sconfitte. E soprattutto,  la promessa ancora tradita di dominare il gioco. Apre le marcature un incubo ricorrente per i padroni di casa, Orsolini, che avevo elogiato tanto nella passata stagione e che, anche quest’anno, lascia il segno di Zorro con una bella rete col destro dopo aver superato in dribbling la difesa di Nicola. In prossimità di Hallowen, dunque,  fantasmi che ritornano, e fantasmi che persistono.

L’attacco del Cagliari, infatti, è evanescente, invisibile, come se davanti all’area felsinea ci fosse il fiume Lete’, che fa dimenticare ai morti le proprie azioni. Così gli attacanti dimenticano come saper pungere. Dopo lo 0-2 di Odgaard il Cagliari sembra più deciso, ma quella terra dei vivi della porta di Skorupski, ormai, è persa e inavvicinabile.

Il cammino semplice

di Daniele Madau

E’ domenica sera, di inizio autunno. Una giornata come tante, nella vita di ognuno di noi. Una vita semplice, di piccole cose; o una vita di successo, fatta di potere, fama, grandi possibilità. Non è questo il punto. Il punto è come io vivo questa giornata qualsiasi -magari di riposo e svago – nei confronti di ciò che accade: sono abituato a riflettere? Mi chiedo cosa accade intorno a me e, soprattutto, perché? Penso che quello che accade dipende anche da me?

Si potrà sorridere, pensando che potremmo arrivare anche alla fatidica domanda filosofica ‘perché siamo qui’?; ma, in realtà, ogni tanto anche quella domanda dovremmo farcela.

Allora, posso pensare che l’Italia è stata appena sferzata dall’ennesimo fenomeno di maltempo, coi disastri e i drammi che abbiamo visto. E, in mezzo a questi disastri, abbiamo visto i ‘riders’ continuare a pedalare. Abbiamo sentito il ministro dei trasporti, Salvini, dire di un morto ‘non ci mancherà’. Abbiamo assistito a immagini di ragazze giovanissime al telegiornale: sono state uccise dai coetanei. Pensando che domani andremo al lavoro, magari, ci è capitato di sentire delle morti sul lavoro: l’ultima ieri, a Cagliari.

Intanto, i medici minacciano lo sciopero per le risorse stanziate dalla manovra di bilancio alla sanità, le pensioni minime salgono di sei euro al mese mentre la flat tax è al quindici per cento sino a 75000 euro. Dopo quindici anni si ritorna a parlare di tagli al corpo docente della scuola. L’evasione è confermata, per quest’anno, a circa 100 miliardi.

Certo, non è colpa nostra. Certo, tutti noi abbiamo diritto a una domenica di serenità, senza pensieri, di gioia. Ne abbiamo diritto, siamo uomini e donne, e fatichiamo ogni giorno per trascorrere, poi, questi momenti di pace e riposo.

Ma proprio perché siamo uomini e donne – ascoltando il cuore, l’anima e la mente – sappiamo che valiamo molto di più, noi e i nostri prossimi, i nostri simili. Sappiamo che possiamo assaporare momenti di pace per molto più tempo, se io, per primo, ricerco la giustizia, l’equità, il benessere di tutta la società. Lo so, perché non lo faccio? Perché non lo pretendo? Cosa mi blocca? E perché soprattutto in Italia capita questo sentirsi poco custode dei miei concittadini, della mia comunità e, quindi, della mia vita?

Perché non pago le tasse? Perché voglio che la scuola e la sanità pubblica non funzionino a dovere? Perché non vado a votare o voto chi ha palesemente detto bugie, o avuto atteggiamenti violenti o di arroganza e sopruso? Perché ho così poca considerazione di me? Perché difendo chi evade, chi sfrutta il lavoro nero, chi non agisce secondo le regole?

Eppure, istintivamente, tutti capiamo quanto sarebbe giusto. E’ un cammino semplice, naturale. Dove abbiamo perso la semplicità del giusto? Abbiamo tradito il bambino per l’uomo?

Cala la sera, è una sera ancora tiepida, piacevole: è così bella questa nostra Italia, è così bella questa sera vissuta come possiamo, coi dolori e le speranze, soli o con i nostri cari. Buona domenica: lo sarà di più, riflettendo su come essere più felici.

Il racconto del Cagliari. Continua la striscia positiva: soffrire, lottare e vincere.

di Daniele Madau

Unipol Domus, VIII giornata: Cagliari- Torino 3-2

Marcatori: 39′ p.t Viola (C), 41′ p.t Sanabria (T), 11′ s.t Linetty (T), 29′ s.t Palomino (C), 33′ s.t aut. Coco (T)

Assist: 41′ p.t Lazaro (T), 11′ s.t Vlasic (T), 29′ s.t Luperto (C)

Cagliari (4-2-3-1): Scuffet; Augello, Luperto, Mina (18′ s.t Palomino), Zappa; Makoumbou (35′ s.t Deiola), Adopo (18′ s.t Gaetano); Luvumbo (1′ s.t Marin), Viola (18′ s.t Lapadula), Zortea; Piccoli. All. Nicola

Torino (3-4-1-2): Milinkovic-Savic; Walukiewicz, Coco, Masina; Lazaro (37′ s.t Dembele), Linetty (30′ s.t Gineitis), Ricci, Vojvoda; Vlasic (38′ s.t Karamoh); Adams, Sanabria. All. Vanoli

Arbitro: Gianluca Aureliano di Bologna

Ammoniti: 14′ p.t Coco (T), 45′ p.t +2 Lazaro (T), 9′ s.t Masina (T), 15′ s.t Adopo (C)

Spettatori: 16265

Torino è stata una città sarda? Sì, quando è esistito il Regno di Sardegna, e i Savoia hanno ottenuto il titolo di re, acquisendo il regno. Potremmo anche aggiungere l’emigrazione verso la città della Fiat nel secondo dopo guerra quando, insieme a Cuccureddu alla Juve, sono arrivati tanti sardi a lavorare in fabbrica. C’è un legame forte, quindi, tra le due squadre che si sono affrontate oggi, nella gara delle 18, ma è un legame che non sa di nobiltà e sangue blu ma di fatica, sudore, odore di fabbrica – appunto- all’ombra dell’impero bianconero, a cu Riva disse no e sotto la quale il Toro ha visto poco il sole.

A questo, tuttavia, la mitologia calcistica ha unito anche episodi di eroi e gloria, da Valentino Mazzola e gli invincibili, allo scudetto del ’70 rossoblu’, alle cavalcate europee.

La più bella partita del Cagliari che io ricordi fu un Torino- Cagliari 0-5 : quella era la squadra di Mazzone e Francescoli, contro il Torino delle cinque punte, delle cinque stelle.

È anche ricca di potenziali spunti, quindi, questa sfida, tra re Davide, Nicola, e la sua ex squadra, oltre che la sua città.

Il Torino di Vanoli è una delle sorprese del campionato e, conseguenza di questo, è un primo tempo giocato in maniera coriacea, prevalentemente all’attacco, in un contesto di squadre corte e pochi spazi. Sembra che di goal ne arriveranno pochi, e possa vincere il primo che vada in rete.

Lo fa Viola, su punizione- la sua specialità-  portando in vantaggio un Cagliari che ha capitalizzato al massimo il suo gioco di controllo e ripartenza. Ma, come spesso è capitato, paga le distrazioni: pareggio di Sanabria e incursione di Linetty, nella ripresa, per il primo ribaltone dell’1-2. I goal saranno tanti.

Intanto sono entrati Gaetano, Marin e Lapadula, a dare fantasia, geometria  e spessore tra centrocampo e attacco; e anche Palomino che, di testa, trova il 2-2.

Il Cagliari ha il pregio di avvertire il ‘kairos’, il momento opportuno, di conquistare più campo e di verticalizzare subito. Da un’iniziativa sulla fascia destra, nasce l’azione che porta all’autogoal di Coco e spalanca la porta alla prima vittoria in casa dei rossoblu’. La squadra di re Davide si pone, quindi, compatta a difesa di quella porta, si butta su ogni palla, trema e soffre. Ma vince. In perfetto stile Cagliari, lottando e soffrendo. Che, poi, è lo stile del Toro, storicamente.  Ma, almeno per questa sera, è Cagliari la città reale del Regno di Sardegna,  e Davide è il suo re.

I cattivi maestri e la cattiva classe dirigente

di Daniele Madau

C’è stato un periodo in cui Fedez e Chiara Ferragni venivano incaricati di parlare ai giovani, rilasciavano dichiarazioni politiche a cui si dava ampio risalto, si atteggiavano a portatori di valori della sinistra.

Eppure, i ragazzi e le ragazze con cui ho parlato, non hanno mai indicato loro come modelli; eppure, sembrava da subito chiaro, il loro esempio, la loro vita e la loro testimonianza poco si sposavano con i valori della sinistra.

Anche sul loro ingegno, sul loro talento, sulle loro capacità imprenditoriali – non so – si potrebbe riflettere.

Pensiamo alla capacità comunicativa di Gianmarco Tamberi e Bebe Vio, unita alle loro qualità sportive, alla testimonianza di impegno, sacrificio, talento e, poi, vittoria. O sconfitta, ma sempre nella verità del reale incarnato nello sport. Pensiamo, poi, alla comunicazione fine a sè stessa, la comunicazione per la comunicazione – molto più di un ‘ars gratia artis’ -di Chiara Ferragni, con tanto di scuse paradossali, poi, sui ‘difetti di comunicazione’. Un enorme corto circuito, una contraddizione in termini, un mondo destinato a fallire perché poggiato sull’apparenza, sulla non consistenza.

Sull’abilità musicale di Fedez, de gustibus: certo è che, da un punto di vista artistico, non si è vista un’evoluzione, ma si è fermato agli sterili canoni del rap/trap degli anni 2000.

Il punto, però, non è questo: il problema è quando si dà risonanza senza riflessione, senza senso critico, cavalcando il successo.

Da dove viene questo senso di inferiorità di fronte a chi ha seguaci o , meglio, followers?

La classe politica non può permettersi questa sudditanza; eppure, da tempo, sembra in atto. C’è stato un periodo in cui, addirittura, la classe politica dirigente era stata sostituita, temporaneamente, da una piattaforma. Ora si vuole tornare indietro, faticosamente, alle radici della politica, della ‘polis’, della città. E’ forse per questo che si studia ancora il mondo greco antico, in cui è nata la democrazia, soprattutto al liceo classico? Ricordo una visita della Presidente del Consiglio Meloni in un istituto agrario, in cui disse: ‘E’ questo il vero liceo’. Ma che significa? Ho insegnato in un istituto agrario, ed è stata un’esperienza bellissima. Ogni scuola ha un indirizzo particolare, e la si sceglie – da articolo 147 del Codice Civile- ‘seguendo le proprie inclinazioni’ . Proprio per capire, poi, che una vita costruita sull’apparire e non sull’essere è una contraddizione in termini.

Dovrebbe testimoniarlo la classe politica ma, ora come ora – e so di generalizzare – sembra difficile. Mentre si usano ancora linguaggio e attitudini ‘social’, non si è resa conto che, dopo quarant’anni dalla sua morte, tutti rimpiangono e tutti pensano a Berlinguer.

Gli approfondimenti di ‘La Riflessione’. Conferenza con ‘Amnesty International’

di Beatrice M. e Martina S.

Il logo di ‘Amnesty’

La Riflessione’ continua a incontrare e a dare voce agli studenti, soprattutto quando ciò su cui si parla è la scuola stessa e gli incontri che questa organizza per riflettere sui diritti. A presentare un incontro col portavoce di ‘Amnesty International’, e a raccontarlo in maniera approfondita, sono Beatrice e Martina, di una terza del Liceo Classico ‘Siotto’ di Cagliari.

Il 18 settembre 2024, in occasione della presentazione a Cagliari del ‘Rapporto Amnesty International 2023/2024’ , nell’Aula Magna del Liceo ‘Siotto Pintor’, il portavoce nazionale di Amnesty dal 2003 Riccardo Noury, insieme all’attivista Paola Cuccureddu, ha tenuto una conferenza per discutere e riflettere sulle violazioni dei diritti umani nel mondo. 

Amnesty International è la più grande organizzazione che si occupa della difesa dei diritti umani, con oltre 10 milioni di soci nel mondo. E’ nata nel 1961 ad opera dell’ avvocato inglese Peter Benenson che acquistò il 28 maggio 1961 una pagina di un giornale domenicale e lesse un lungo articolo chiamato “I prigionieri dimenticati”. L’articolo iniziava così:

“ Aprite ogni giorno un giornale e troverete che c’è sempre qualcuno che è stato arrestato, torturato per le sue idee, per il suo pensiero religioso, per la sua razza, per le sue opinioni politiche. Il lettore sente un nauseante senso di impotenza, tuttavia se questi sentimenti venissero convogliati in un’azione efficace qualcosa potremmo fare.”

L’articolo continuava citando la Dichiarazione Universale dei diritti umani (adottata il 10 dicembre 1948) in cui tutti gli uomini vengono considerati uguali in dignità e diritti. Poi chiedeva ai lettori dell’articolo di chiedere la liberazione dei sei casi che venivano presentati (dell’Occidente, del Blocco sovietico, dei paesi in via di sviluppo). Da lì cominciò una lunga campagna che arriva sino ad oggi. Il simbolo di Amnesty è la candela circondata dal filo spinato con il significato di un antico proverbio cinese: “meglio accendere una candela che maledire l’oscurità”.

Riccardo Noury, socio di Amnesty dal 1980, parla del rapporto del 2023/2024 che ha fatto Amnesty sulla violazione dei diritti umani. Amnesty nacque nel 1961, e siccome non esistevano i social network o le email si inviavano lettere ai capi degli Stati in cui c’erano persone imprigionate ingiustamente perché avevano espresso le loro opinioni. Un esempio è la storia di un sindacalista della Repubblica Dominicana, Valdes, che uscì insieme a molti altri dalla prigione con un enorme sacco di yuta che conteneva lettere e messaggi di solidarietà. Il capo di Stato, quando vide che Valdes uscì,  gli chiese perché tutto il mondo gli scrivesse nonostante non fosse conosciuto e questo rispose che era merito di Amnesty International, quindi dobbiamo a lui la prima spiegazione di come funziona l’organizzazione. Oggi gli appelli possono essere firmati online sul sito di Amnesty. Riccardo racconta che quando si era iscritto ad Amnesty International vedeva in televisione e in piazza a Roma manifestazioni di signore di una certa età con un fazzoletto bianco sulla testa annodato sul collo: erano le rappresentanti in italia del movimento ‘Madri di Plaza de Mayo’, piazza di Buenos Aires. Si tratta di un’associazione formata dalle madri dei desaparecidos, ossia i dissidenti scomparsi durante la dittatura militare in Argentina tra il 1976 e il 1983. L’associazione è composta da donne che hanno tutte lo stesso obiettivo: rivendicare la scomparsa dei loro figli e ottenerne la restituzione, attività che hanno svolto e svolgono da oltre un trentennio. I figli delle madri di Plaza de Mayo sono stati tutti arrestati e tenuti illegalmente prigionieri (“desaparecidos“: letteralmente “scomparsi” in spagnolo) dagli agenti della polizia argentina in centri clandestini di detenzione, durante il periodo passato alla storia come la guerra sporca, così chiamata per i metodi illegali ed estranei ad ogni diritto utilizzati dalla giunta militare, e la maggioranza di loro è stata prima torturata ed in seguito assassinata, e fatta, poi, sparire nella più assoluta segretezza.

Riccardo ha poi chiesto a noi ragazzi di immaginare la nostra aula magna a Kabul (Afghanistan): questa sarebbe stata mezza vuota perché è l’unico Paese al mondo dove il diritto all’istruzione è negato alle donne che non possono istruirsi e, quindi, conoscere i loro diritti; sono costrette ad essere mogli, spesso già da bambine, ad essere madri e stare in casa; viene vietato loro di fare qualsiasi attività in pubblico, sono obbligate a mettere il velo per coprire i capelli o il burqa che lascia scoperti solo gli occhi. Se immaginassimo invece l‘aula a Teheran (Iraq) questa sarebbe al completo ma le ragazze sarebbero costrette ad indossare il velo e fare attenzione a non avere ciocche di capelli che fuoriescono, non potrebbero essere truccate né  indossare vestiti attillati perché loro compito è essere caste e modeste. Il 16 settembre 2022 a Teheran le guardiane che si occupavano di controllare l’abbigliamento  delle ragazze hanno scoperto che Mahsa Amini aveva una ciocca di capelli fuori posto. Per questo è stata arrestata e portata in un centro di riformazione dove è stata picchiata sino ad andare in coma per poi morire. Questo ha sollevato un movimento di protesta delle donne iraniane insieme ai loro compagni, padri e fratelli. 

Amnesty international ha redatto un volume che è la sintesi del lavoro di ricerca dell’organizzazione in 155 paesi. Questo lavoro ha lo scopo di raccontare al mondo qual è la situazione dal punto di vista dei diritti umani, di richiamare chi ha il potere di prendere decisioni in queste situazioni, di sensibilizzare e mobilitare le persone rendendole a conoscenza di ciò che accade. Da due anni a questa parte l’argomento che domina le nostre preoccupazioni è la guerra, una è iniziata nel febbraio del 2022 con l’aggressione della Russia nei confronti dell’Ucraina, la seconda è scoppiata quasi un anno fa, il 7 ottobre 2023, con un attacco di gruppi armati palestinesi, Hamas e altri, nel sud d’Israele con uccisioni di centinaia e centinaia di civili e la cattura di ostaggi con la conseguente rappresaglia israeliana, che non ha risparmiato donne e bambini pur di raggiungere l’obiettivo di distruggere i componenti dell’organizzazione che aveva effettuato l’attacco e liberare gli ostaggi. Quelli che sono stati compiuti sono veri e propri crimini di guerra. Il fatto che sentiamo ogni giorno tramite i telegiornali e i social della guerra ha reso questa un fatto semplicemente quotidiano: sembra normale che intere città restino al buio senza energia elettrica e che i civili debbano lasciare la loro casa distrutta dai bombardamenti e migrare in territori più sicuri. E’ come se il sistema universale dei diritti umani nato nel 1948 dopo la Seconda Guerra Mondiale, in cui ci sono stati milioni di morti di civili e soldati e dove si è usata la bomba atomica, sia stato dimenticato. Il diritto allo studio non esiste più in questi Stati, la maggior parte delle strutture scolastiche sono usate dai civili come rifugi che cercano di sopravvivere ai bombardamenti; non esiste più il diritto al lavoro, il diritto di esprimere le proprie opinioni, di protesta civile, di voto, di professare la propria fede religiosa. Allora Amnesty cerca di ricordare agli Stati gli obblighi da cui sono vincolati denunciando i loro crimini di guerra. Durante gli anni ‘90 ci sono state guerre nell’ex Jugoslavia e in Ruanda con dei genocidi di interi gruppi etnici. Questo ha portato alla costituzione di tribunali internazionali, che individuano i colpevoli di questi massacri per poi processarli e condannarli. Lo stesso ha fatto la Corte Penale Internazionale, nata nel 1998, che ha emesso mandati di cattura contro gli oligarchi russi per crimini compiuti contro i civili ucraini, e contro il primo ministro d’Israele e i capi di Hamas. 

Amnesty International sta attualmente seguendo il caso  di Maysoon Majidi, iraniana di 27 anni, attivista per i diritti delle donne, che ha lasciato la sua casa e si è rifugiata prima nel Kurdistan iracheno, poi ha provato a raggiungere l’Europa. È sbarcata a Crotone nel dicembre del 2023 e dal 31 di quel mese è in carcere in Calabria, con l’accusa di essere una «scafista». Secondo l’accusa essendosi messa a capo dell’imbarcazione avrebbe favorito l’ingresso di clandestini. Con lei c’è anche Marjan Jamali, fuggita con il figlio di 8 anni dal marito violento. Amnesty si occupa di casi singoli ma anche di situazioni negli stati democratici in cui ad esempio c’è l’uso eccessivo della forza per reprimere le manifestazioni.

In conclusione Riccardo specifica che Amnesty è un’organizzazione tanto forte quanto è popolata di persone, infatti se un appello è firmato da 10 persone è una cosa, se da 10.000 un’altra. L’indignazione da sola produce solo frustrazione, infatti per arrivare allo scopo c’è bisogno di manifestare tutti insieme anche se ciò può durare anni. Amnesty fa il massimo sforzo per ottenere un minimo risultato che può però salvare le vite di persone che hanno pacificamente espresso il loro dissenso, ne sono un esempio: 

– Patrick Zaki, studente all’Università di Bologna, arrestato e poi messo in carcere senza processo dalle autorità egiziane subito dopo essere atterrato all’aeroporto del Cairo.Tra le accuse formalizzate allo studente dall’Egitto c’erano istigazione alla violenza, alle proteste, al terrorismo e la gestione di un account social che puntava a minare la sicurezza pubblica. La campagna per liberarlo è durata 3 anni e 3 mesi.

– Aleksandra Yurievna Skochilenko, un’artista e attivista russa, arrestata nell’aprile 2022 per aver distribuito messaggi contro la guerra a San Pietroburgo

Nel mondo ci sono ancora migliaia di persone incarcerate, anche sconosciute, di cui Amnesty si sta occupando. 

Alla fine della conferenza Riccardo ha chiesto a noi ragazzi di rivolgergli delle domande. Tra queste una verteva sul ruolo che può avere Amnesty International nelle Nazioni dove esiste un regime totalitario con casi di mancanza di rispetto della persona. La risposta è che dove è possibile Amnesty compie un’azione diretta, altrimenti indiretta, ad esempio denuncia alle Nazioni Unite la mancanza dei diritti delle donne in Iran o in Afghanistan oppure interviene sulle aziende che forniscono i software che subiscono l’hackeraggio sugli strumenti di comunicazione nelle Nazioni che controllano i propri cittadini. Viene poi chiesto quanto sia importante la raccolta firme: questa è importantissima per riuscire a liberare casi incarcerati ingiustamente. In 50 anni Amnesty è riuscita a liberare tanti casi. La media è di 3 liberati al giorno ma purtroppo si stima ci siano 60.000 incarcerati ingiustamente.

Viene poi chiesto al portavoce di parlare di Julian Assange, un giornalista che ha diffuso documenti statunitensi segretati, ricevuti dalla ex militare Chelsea Manning, riguardanti i crimini di guerra. Per tali rivelazioni volevano processarlo negli Stati Uniti e ha subito una persecuzione fino al 2024 quando è diventato cittadino libero. Anche se è una figura controversa si è battuto per i diritti umani e bisogna ringraziarlo. 

Tra le ultime domande viene chiesto come può coesistere l’impegno professionale di una persona con l’impegno in Amnesty International. All’interno di Amnesty ci sono delle equipe di giuristi, avvocati, e tanti altri specialisti come giornalisti, grafici… Alcuni partecipano in ambito professionale, altri come volontari.

Per chiudere la conferenza viene riportato il motto ideato dal fondatore di Amnesty International Peter Benenson che si riferisce al simbolo dell’organizzazione: «Questa candela non brucia per noi, ma per tutte quelle persone che non siamo riusciti a salvare dalla prigione, che sono state uccise, torturate, rapite, o sono “scomparse”. Per loro brucia la candela di Amnesty International».

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora