di Francesca Basso e Viviana Mazza
Benvenuti alla newsletter Europe Matters, un doppio sguardo su come l’Europa e gli Stati Uniti siano legati oggi più che mai. Una sintesi di ciò che unisce le due sponde dell’Atlantico o che le allontana, con al centro l’Italia e le ricadute per il nostro Paese.
Siamo Francesca Basso e Viviana Mazza, corrispondenti del Corriere della Sera da Bruxelles e da Washington.

“La Nato come la conoscevamo è morta”. E non è chiaro se stiamo davvero tornando alle “sfere di influenza” del XIX secolo di cui tanto si parla né se sia davvero possibile tornarci, perché il mondo di allora era molto diverso da un punto di vista economico come pure geopolitico. Lo dice la storica Mary Nolan, che ai rapporti transatlantici ha dedicato la sua carriera. Docente emerita di Storia della New York University, esperta di Guerra fredda, americanizzazione e anti-americanismo in Europa, è l’autrice del saggio “The Transatlantic Century: 1890-2010”. Le abbiamo chiesto se il secolo transatlantico sia finito.
“Da una parte sembra che ci sia un ritorno alle sfere di influenza del XIX secolo, ma stavolta la Cina è una delle grandi potenze, anziché essere spartita tra le potenze, ha una sua sorta di sfera di influenza nell’Asia orientale; la Russia ha la sua sfera, gli Stati Uniti dicono di avere l’”Emisfero Occidentale”, che come abbiamo visto il 2 gennaio include il Venezuela. D’altra parte, però, non è affatto chiaro se gli Stati Uniti vogliano davvero consentire alla Cina e alla Russia di avere le loro sfere di influenza.Trump ha ambizioni globali enormi, che non si fermano all’Emisfero occidentale come è evidente per esempio dalla proposta del Board of Peace”.
Una delle cose evidenti per chi segue Trump quotidianamente è quanto il presidente sia rimasto affascinato dallo spettacolo del potere militare americano in occasione degli attacchi contro i siti nucleari in Iran e per catturare Maduro in Venezuela. Trump dimostra un’attrazione per queste prove di forza muscolare che hanno sorpreso quanti in America si aspettavano un approccio meno interventista, anche se finora si è trattato di interventi “chirurgici”. L’approccio verso l’Europa si muove sulla linea di “quello che gli Stati Uniti hanno voluto sin dalla Guerra fredda ma in particolare dopo il 1989 – secondo Nolan -, ovvero si lamentarono senza fine, a partire dal segretario di Stato Baker, di come l’Europa non pagasse abbastanza per la propria difesa, di come potesse permettersi le politiche sociali perché non spendeva abbastanza per le forze armate. Ma l’America non voleva nemmeno che ci fosse una forza europea più autonoma o integrata con un ruolo pari nel processo decisionale. Ed è quello che vuole anche Trump oggi. Vuole che gli europei continuino a comprare tutte le loro armi dagli Stati Uniti, non vuole un’Unione europea più autonoma nella politica estera e nella difesa, non darà loro un ruolo chiave nelle decisioni come non lo ha fatto nei negoziati con Zelensky e Putin sulla guerra in Ucraina”.
Il problema, secondo la storica americana, è che forse non è possibile tornare al passato. “Quello che è così diverso adesso rispetto all’immediato periodo post-1945, quando fu creata la Nato, e quando il rapporto transatlantico funzionava anche se era sempre più logorato, è che gli Stati Uniti erano l’unica reale potenza economica del mondo dopo la Seconda guerra mondiale. L’Unione sovietica era completamente devastata, con molti settori economici totalmente distrutti: aveva pagato un prezzo enorme per contribuire alla vittoria nella Seconda Guerra Mondiale. Quindi gli Stati Uniti erano in una posizione unica e non c’erano economie industriali moderne al di fuori dell’Europa e del Nord America con la possibile eccezione di alcuni grossi Paesi del Sud America. La decolonizzazione non era ancora iniziata. Gli Stati Uniti producevano quattro quinti della produzione industriale mondiale e avevano organizzato il Fondo Monetario Internazionale e la Banca mondiale in modo utile ai loro interessi. Era davvero un periodo unilaterale. Oggi è molto diverso. La decolonizzazione, per quanto problematica, ha portato a una maggiore integrazione globale e a flussi in molte diverse direzioni. Trump pensa che nessun Paese sarebbe tale senza gli Stati Uniti. Ma in realtà, come ha dimostrato il premier canadese Carney, puoi cercare di rinegoziare i rapporti con la Cina. La Cina non dipende semplicemente dalla vendita di prodotti agli Stati Uniti, dove vende oggi molto meno che in passato: vende in tutto il Sud globale, in America Latina, in Africa, come pure in Europa. Quindi Trump immagina il ritorno ad un mondo al quale non si può tornare, in cui la civiltà occidentale bianca controlla l’ordine globale. Ma non è chiaro se rischierebbe una guerra con la Cina o se lascerà che i cinesi facciano quel che vogliono. Non è chiaro quanto spazio lascerà a Putin, che gli piace molto di più di quanto gli piaccia Xi. Gli Stati Uniti spendono di più militarmente rispetto ai nove paesi successivi messi insieme, e la Cina e la Russia sono al secondo e terzo posto. E’ difficile dire quando sarà pronto Trump ad usare l’esercito Usa. Perciò la sfida per gli europei è se vogliono finalmente dire: ‘Ok, il secolo transatlantico è davvero finito‘. Perché oggi non sono semplicemente di importanza secondaria – una posizione in cui sono stati relegati sin dal 1989 o dal 1991, quando l‘attenzione Usa si è spostata sul Medio Oriente e poi sulla Cina – ma ora sotto Trump il linguaggio nei confronti dell’Europa è senza precedenti”.
Nolan è convinta che l’Europa debba muoversi nella direzione indicata dal Canada, perché “se cedi, Trump chiederà sempre di più: non smetterà di chiedere la Groenlandia, di imporre politiche sull’immigrazione, l’eliminazione di ogni restrizione per i partiti di estrema destra e delle restrizioni su internet. E’ una decisione difficile per l’Europa. Sarà enormemente doloroso in ogni caso. Ma i rischi economici, politici e morali ci sono sia nel caso di resistenza che nel caso di appeasement”.
Nolan è anche una esperta di anti-americanismo in Europa e le chiediamo se nella situazione attuale l’anti-americanismo stia crescendo. “Anti-americanismo può significare due cose: può significare rifiuto totale della cultura e della società americana oppure una critica specifica di azioni, politiche e minacce americane. E penso che oggi ci sia molto più la seconda cosa. Quello che stiamo vedendo adesso è che, nonostante una ampia americanizzazione di aspetti della cultura e della società europea ormai per decenni, c’è una forte critica del comportamento del governo americano, che io comprendo completamente”. Il suo sguardo al futuro è profondamente pessimista: “Penso che una delle cose ormai chiare è che l’America è un paese profondamente diviso. C’è un buon 40% della popolazione che appoggia Trump. Le probabilità che qualcuno come Trump venga rieletto o eletto la prossima volta sono molto concrete, sempre che ci saranno ancora le elezioni, cosa che la gente si chiede a volte. Penso che l’Europa debba riconoscere che la Nato nella sua vecchia forma è morta,anche se l’istituzione continua a esistere. L’Europa deve essere pronta ad essere più autonoma, più diversificata economicamente, più indipendente nell’esercito e nella politica estera perché gli Stati Uniti non sono un alleato affidabile, il loro comportamento non è prevedibile. E anche se eleggiamo un Democratico, poi arriverà qualcuno come J.D. Vance quattro anni dopo e sarà punto e a capo”.
Non è un fulmine a ciel sereno. “Le tensioni sono cresciute costantemente, in particolare dagli anni Novanta in poi, ma la Nato era costruita su valori in parte condivisi e comuni. Quando Trump fu eletto la prima volta chiesero ad Angela Merkel se sarebbe andata d’accordo con lui. Merkel rispose: ‘Sì, se continuerà ad aderire ai valori dell’ordine internazionale basato sulle regole’. Ma adesso gli Stati Uniti non ci credono più. Quindi è difficile dire in che forma la Nato continuerà ad esistere, come è difficile definire l’America in quest’epoca in cui abbiamo un potere esecutivo sempre più unitario che viola ordini giudiziari, che non applica le leggi, che agisce in modo arbitrario, che usa l’Ice come un esercito privato per punire città in Stati blu. Questa non è democrazia come nel passato, anche se le istituzioni formali sono tutte in piedi. Sono sempre più svuotate. Sta succedendo qui e lo vediamo anche accadere con la Nato”.





