L’Unione europea tra Cina e Usa: vaso di coccio tra due vasi di ferro  

 di Francesca Basso e Viviana Mazza

Benvenuti alla newsletter Europe Matters, un doppio sguardo su come l’Europa e gli Stati Uniti siano legati oggi più che mai. Una sintesi di ciò che unisce le due sponde dell’Atlantico o che le allontana, con al centro l’Italia e le ricadute per il nostro Paese.

Siamo Francesca Basso e Viviana Mazza, corrispondenti del Corriere della Sera da Bruxelles e da Washington

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen con il presidente cinese Xi Jinping e il presidente con Consiglio europeo Antonio Costa, a Pechino nel luglio 2025 (Xinhua)

Fare il vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro. L’Unione europea ha osservato con attenzione il vertice tra Donald Trump e Xi Jinping. Al di là degli accordi specifici, il summit aveva la funzione più ampia di ridefinire la diplomazia tra i due Paesi come «relazione costruttiva di stabilità strategica». Xi ha detto che la Cina lo considererà il principio guida per i prossimi tre anni (e oltre): significa cooperazione e «competizione misurata» con divergenze gestibili attraverso guardrail per evitare escalation pericolose (per esempio, si lavora a «misure di salvaguardia» sull’Intelligenza artificiale). Xi cercava (e ha ottenuto) la conferma che il suo Paese è sullo stesso piano degli Stati Uniti. Questo
porterà probabilmente a una proroga eventuale della tregua sui dazi raggiunta lo scorso ottobre. Per Xi la stabilità serve a fortificarsi per la partita di lungo periodo (superare gli Stati Uniti come superpotenza
mondiale) aumentando l’indipendenza tecnologica, commerciale e scientifica nella convinzione che l’ascesa cinese è una certezza storica.

Il timore dell’Unione europea è di finire stretta tra le due superpotenze. I rapporti con gli Stati Uniti, da quando Trump è alla Casa Bianca sono difficili, ma anche quelli con Pechino creano problemi. 

Nel nuovo ordine mondiale, Bruxelles si trova ad agire da sola, senza più la spalla di Washington, che su commercio, tecnologia, energia e sicurezza gioca la propria partita con Pechino. Anzi, la guerra dei dazi di Trump ha riversato sull’Europa la sovra-capacità produttiva cinese. Nel primo trimestre del 2026, Pechino ha registrato il suo più grande surplus commerciale di sempre con l’Ue, trainato da un’impennata delle esportazioni, secondo uno studio di Bruegel firmato da Alicia García-Herrero: l’Ue rappresenta ora il 31% del surplus commerciale totale della Cina. L’export cinese verso gli Stati Uniti dei prodotti oggetto dei dazi è diminuito di circa il 30% in 15 mesi, mentre quello cinese degli stessi prodotti verso l’Ue è aumentato del 14%.

Il 29 maggio la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha in programma un dibattito sulla Cina con il Collegio dei commissari. Temi centrali: il rafforzamento degli strumenti di protezione contro la concorrenza sleale, come dazi compensativi o “Buy European”. Secondo il Financial Times l’Unione europea sta anche elaborando piani per costringere le aziende europee ad acquistare componenti critici da almeno tre fornitori diversi, nel tentativo di ridurre la dipendenza dell’Ue dalla Cina. Le nuove regole riguarderebbero imprese in alcuni settori chiave come quello chimico e dei macchinari industriali, che hanno subito un’ondata di importazioni cinesi a basso costo.  Le proposte, ancora in fase iniziale, giungono in risposta alle restrizioni all’esportazione imposte da Pechino su tecnologie chiave e saranno sul tavolo del Collegio dei Commissari il 29 maggio. Non è prevista però l’adozione di alcuna proposta: si tratterà di un dibattito orientativo.

Dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, l’Ue ha cominciato a ripensare le proprie dipendenze strategiche, dalle fonti fossili alle materie prime critiche. Era il maggio 2023 quando von der Leyen ha iniziato a parlare di de-risking con la Cina: non tagliare i ponti ma ridurre i fattori di rischio. Ma l’industria europea negli anni è diventata sempre più dipendente da Pechino, come mostra il settore “automotive” europeo e in particolare quello tedesco. Alcune linee di produzione automobilistica europee si sono fermate in ottobre, dopo che Pechino aveva imposto restrizioni all’esportazione di magneti, terre rare e altri componenti.

L’interconnessione delle catene di approvvigionamento mette a rischio la sicurezza economica che l’Ue sta cercando di sviluppare per garantire la propria indipendenza e sopravvivenza anche nelle crisi. La prima lezione era arrivata durante il Covid con il blocco delle materie prime e dei componenti tra Cina e Ue. Terre rare, minerali critici, magneti, pannelli solari, convertitori: l’Ue fatica a produrli, mentre su terre rare e magneti Pechino ha quasi il monopolio.

Anche gli Stati Uniti, dopo aver imposto dazi pesantissimi all’inizio dell’amministrazione Trump, si sono trovati a dover fare marcia indietro, poiché la Cina aveva risposto con restrizioni all’esportazione di terre rare in America e con seri tagli all’acquisto di prodotti agricoli come la soia, colpendo direttamente al cuore una fascia importante dell’elettorato del partito repubblicano. Molti credono che Xi, nonostante i problemi economici interni, si senta rafforzato dalla convinzione di aver vinto la guerra commerciale contro l’America. 

Ora i due Paesi stanno negoziando per la creazione di una «Board del Commercio» che tratti prodotti «non sensibili» per 30 miliardi di dollari. Il ministero degli Esteri cinese ha detto stanno esaminando una estensione della tregua nella guerra commerciale e «riduzioni reciproche dei dazi», anche se Trump dice che di dazi non si è parlato. 

Il timore europeo è che un accordo bilaterale tra Stati Uniti e Cina tagli fuori l’Unione, che si trova già a fare i conti con le rappresaglie di Pechino per l’Industrial Accelerator Act con cui Bruxelles punta a proteggere la propria sovranità economica. La Cina lo considera una «discriminazione sistemica» e ha approvato una legislazione per proteggere le sue catene di approvvigionamento.

Ovviamente nonostante la visita di Trump, la stabilità che entrambi i leader hanno scelto è un modo per prendere tempo e costruire indipendenza l’uno dall’altro. Un buon esempio è quello dei chip.  Nonostante la presenza dell’ad di Nvidia Jensen Huang, il più importante produttore al mondo, il destino delle vendite dei suoi prodotti in Cina resta ancora incerto. Trump si è detto ottimista che «qualcosa potrebbe succedere in quel settore» ma la sua amministrazione non sembra premere troppo in questa fase. Il via libera di Trump alla vendita in Cina dei chip H200 (i secondi più avanzati per l’Intelligenza artificiale) era arrivato a dicembre (in cambio del 25% al governo americano) e ora gli Stati Uniti hanno autorizzato la vendita a 10 aziende cinesi tra cui Alibaba, Tencent, ByteDance (75 mila chip ciascuna).  Da una parte ci sono coloro che in America si preoccupano per le implicazioni di sicurezza nazionale della vendita di questi chip ai cinesi, mentre Huang sostiene che bisogna creare dipendenza dagli Stati Uniti altrimenti si riduce l’influenza americana sugli sviluppi dell’Intelligenza artificiale in Cina. Ma Pechino finora non ha comprato i chip H200, perché sta cercando di sviluppare i propri.  La Cina sta puntando su chip prodotti in patria da aziende come Huawei per ridurre la dipendenza dalle tecnologie occidentali e ha raggiunto nuovi traguardi. 

Le notizie dai comunicati stampa:messaggio di Meloni e Tajani sulla Flotilla. Il messaggio di Mattarella per il primo anno di pontificato di Leone XIV e per la Giornata Internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. La Regione Sardegna finanzia cinque borse di studio destinate ai giovani palestinesi

Una nuova rubrica con le informazioni tratte direttamente dai comunicati stampa

Comunicato di Palazzo Chigi

Le immagini del ministro israeliano Ben Gvir sono inaccettabili.È inammissibile che questi manifestanti, fra cui molti cittadini italiani, vengano sottoposti a questo trattamento lesivo della dignità della persona.

Il Governo italiano sta immediatamente compiendo, ai più alti livelli istituzionali, tutti i passi necessari per ottenere la liberazione immediata dei cittadini italiani coinvolti.

L’Italia pretende inoltre le scuse per il trattamento riservato a questi manifestanti e per il totale disprezzo dimostrato nei confronti delle esplicite richieste del Governo italiano.

Per questi motivi, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale convocherà immediatamente l’ambasciatore israeliano per chiedere chiarimenti formali su quanto accaduto.

Roma, 20/05/2026

C o m u n i c a t o della Presidenza della Repubblica

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato a Sua Santità Papa
Leone XIV il seguente messaggio:
«Santità,
nel primo anniversario del solenne inizio del Suo pontificato, desidero porgerLe – a
nome del popolo italiano e mio personale – i più fervidi auguri per la lieta ricorrenza
e la feconda prosecuzione del Suo altissimo Magistero.
L’invocazione della pace, la prima che credenti e non credenti hanno udito
pronunciarLe da Pontefice, continua a risuonare nel mondo intero, sollecitando le
menti e i cuori di tutti, anche di coloro che paiono offuscati da egoismi e vanità. Gli
appelli della Santità Vostra affinché le armi tacciano e siano ovunque ristabilite le
ragioni della giustizia e del dialogo suscitano speranza e rinfrancano quanti, senza
distinzioni di confessione religiosa o cultura, avvertono con turbamento la
superficialità con cui la guerra è oggi minacciata e talvolta attuata, con tragiche
conseguenze e inaccettabili costi umani.
Di fronte al dilagare di prevaricazioni e violenza, Ella, Santità, ci invita a considerare
la pace “un bene arduo, ma possibile”, ispirando spunti di riflessione e di concreta
condotta quotidiana. Ne ritrovo esemplari testimonianze nel Suo recente viaggio
apostolico in Africa, significativo attestato di prossimità pastorale, che ha
consegnato ai giovani e alle classi dirigenti di quelle terre meravigliose messaggi
chiari sull’importanza di una convivenza cooperativa e orientata allo sviluppo,
sull’esigenza di investire nell’istruzione e nella formazione, sull’impegno di
ciascuno a beneficio della comunità e nel rispetto del prossimo. Ovunque nel mondo,
sono questi i fermenti di “una scelta strategica per la pace” e per la tutela, senza
compromessi, della dignità della persona.
Ascoltare tali Suoi incessanti richiami induce ad avere ancora fiducia che le attuali
generazioni sappiano affrontare le temibili sfide della contemporaneità secondo un
principio di fraterna solidarietà, scongiurando un futuro di degradante
impoverimento spirituale e materiale.
Desidero infine esprimerLe, Santità, il mio più sentito ringraziamento per le
premurose attestazioni di vicinanza nei confronti del popolo italiano, che attende con
gioia e unanime affetto di accoglierLa in occasione delle prossime visite pastorali nel
nostro Paese.
Nel lieto ricordo delle occasioni di incontro di questi mesi e nell’attesa delle altre
che auspico seguiranno presto, rinnovo i miei migliori auguri per il benessere della
Sua persona e per il Suo servizio alla Chiesa e all’umanità».

Roma, 18 maggio 2026

C o m u n i c a t o della Presidenza della Repubblica

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione della Giornata
Internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, ha rilasciato la
seguente dichiarazione:
«Il tema “Al cuore della democrazia”, scelto per l’odierna Giornata internazionale
contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia, richiama alla responsabilità di dare
sostanza ai principi del rispetto della dignità di ogni persona nella convivenza civile.
Il principio di uguaglianza e il dovere della Repubblica di rimuovere gli ostacoli che
limitano la libertà e la dignità delle persone sono al centro della Costituzione
italiana. Essi sono un impegno sempre attuale che coinvolge l’intera società.
È nella vita di tutti i giorni che si misura la qualità della democrazia, anche nella
capacità di riconoscere ogni persona come parte della comunità, senza eccezioni né
pregiudizi.
In molte parti del mondo, milioni di persone sono ancora criminalizzate a causa del
proprio orientamento sessuale e della propria identità di genere, esposte a violenze e
marginalizzazione, private della libertà di esprimersi e, anche in Europa e in Italia,
persistono linguaggi e comportamenti discriminatori.
Le leggi e le politiche costituiscono una base imprescindibile, ma il cambiamento più
profondo passa dalla loro traduzione in comportamenti, linguaggio, scelte orientate a
costruire relazioni fondate sul rispetto».
Roma, 17 maggio 2026

La Regione Sardegna finanzia cinque borse di studio destinate ai giovani palestinesi arrivati nell’isola per studiare all’Università di Sassari. Todde: “Sarete parte della comunità”. Piu: “Un privilegio poterli accogliere”

Cagliari, 13 maggio 2026 – L’assessore dei Lavori pubblici Antonio Piu, delegato dalla presidente della Regione Alessandra Todde, ha accolto ieri sera nove ragazzi palestinesi, atterrati all’aeroporto di Alghero, che proseguiranno il loro percorso di studi all’Università di Sassari con il contributo della Regione Sardegna, che ha finanziato 5 delle 9 borse di studio, le restanti sono finanziate dall’Ateneo sassarese. “È un privilegio umano, prima che istituzionale, poter dare il benvenuto a questi ragazzi che, così giovani, portano già addosso l’esperienza della guerra, la più terribile che si possa essere costretti a vivere – evidenzia l’assessore Piu – è un dovere politico e istituzionale dare un contributo di accoglienza nella nostra regione e nei nostri Atenei. Lo studio, la formazione e la vita di comunità studentesca sono gli strumenti più efficaci per riprendere il proprio percorso di vita in un contesto di pace, con l’auspicio che possano rientrare un giorno nella loro Palestina finalmente libera”.

La Regione ha finanziato le borse di studio, ciascuna da 12 mila euro, che permetteranno a 5 studenti palestinesi di studiare nell’Ateneo sassarese per i prossimi tre anni, due borse ai ragazzi di questo primo contingente e altre 3 per altrettanti ragazzi del prossimo contingente.

“Qui non sarete soltanto studenti ospiti – commenta la presidente Todde rivolgendo un messaggio di benvenuto agli studenti – sarete parte di una comunità che conosce il valore della dignità, dell’accoglienza e della libertà. Nessun giovane dovrebbe vedere il proprio futuro fermato dalla guerra. Nessuno dovrebbe dover scegliere tra la propria terra e il diritto a studiare. Vi auguro – conclude – di trovare in Sardegna la forza per ricominciare. E vi auguro di poter tornare un giorno in una Palestina libera dalla guerra”.

Il racconto del Cagliari: e’ ora di festeggiare

di Daniele Madau

XXXVII Serie A-Unipol Domus/ Cagliari- Torino: 2-1 (38mo Obrador; 39mo Esposito; 45mo Mina)

CAGLIARI (3-5-2): Caprile; Zappa, Mina, Dossena; Palestra, Adopo (Sulemana 70mo), Gaetano, Deiola (Folorunsho 70mo), Obert; Esposito (Rodriguez 80mo), Mendy (80mo Belotti). A disposizione: Sherri, Ciocci, Kilicsoy, Rodriguez, Belotti, Albarracin, Sulemana, Borrelli, Folorunsho. Allenatore: Pisacane.


TORINO (3–4-1-2): Paleari; Marianucci (46mo Maripan), Coco, Ebosse; Pedersen (Njie 77mo), Ilkhan (Kulenovic 86mo), Prati (59mo Casadei), Obrador; Vlasic; Zapata (59mo Che Adams), Simeone. A disposizione: Israel, Siviero, Ilic, Maripan, Kulenovic, Adams, Lazaro, Casadei, Nkounkou, Biraghi, Savva, Perciun, Njie, Pellini, Acquah. Allenatore: D’Aversa.

Spettatori: 16054

Ancora una volta all’ultima curva, all’ultimo passaggio in casa di quest’anno, all’estrema propaggine di un campionato che ha promesso e tradito, lusingato e abbandonato, in un’altalena di emozioni degna di una storia d’amore tormentata.

Anche l’avversario, il Toro dell’ex Simeone, sa di sudore e fango, di leggende, tragedie, curve Maratone e di uno storico scudetto di cui ricorrono i cinquant’anni.

Come una settimana fa, basta un punto, un semplice punto grande come la prossima serie A e, per conquistarlo, il Cagliari sfoggia una nuova maglia- della prossima stagione?- mentre la curva nord, a inizio gara, continua a essere vuota, per una protesta di cui non si conoscono precisamente i termini.

Questo il contesto; il testo, invece, parla di padroni di casa all’attacco dai primi minuti, soprattutto sulle fasce con Palestra ed Esposito, perche’ la posta in palio e’ alta solo da una parte, quella rossoblu’.

Come successo domenica scorsa, pero’, il Torino prende, piano piano, campo, e si sente scorrere un brivido, come di un qualcosa di gia’ visto che torna come un incubo.

Al 30mo e al 34mo, infatti, Simeone si presenta solo davanti al portiere, ma pecca di freddezza. Al 37mo, invece, Obrador sorprende Caprile con un tiro a effetto ( deviato da Mina?), per un vantaggio che dura pochi secondi: S. Esposito, nell’azione successiva, si gira da poco fuori area e fulmina Paleari. Non e’ finita, pero’: sul filo del fischio finale del primo tempo, Zappa scarica al volo su Paleari, la palla si impenna a una altezza che solo Mina puo’ raggiungere, per un 2-1 di liberazione.

A inizio secondo tempo, entrati gli ultras, Mina ha una nuova occasione, prima di una fase di equilibrio vivace, di attacchi e ripartenze.

Il tempo scorre, troppo lentamente per i cuori rossoblu’, inframmezzato da un bel tiro al volo di Adams e dalle sostituzioni di rito.

All’orizzonte comincia a vedersi il nuovo anno del Cagliari: ancora serie A, protagonista di un palcoscenico che storicamente gli e’ proprio. E’ ora di festeggiare, mentre scende la notte. E l’alba sara’ serena.

Le notizie dai comunicati stampa: il messaggio di Mattarella per la giornata dell’Europa e l’incontro di Giorgia Meloni con il nuovo premier ungherese

Una nuova rubrica con le informazioni tratte direttamente dai comunicati stampa

C o m u n i c a t o della Presidenza della Repubblica

«Il 9 maggio è giorno di festa per tutte le cittadine e i cittadini europei.
La memoria dei Padri fondatori ci richiama ai valori di libertà, democrazia, indipendenza, su cui vollero fondare un percorso virtuoso verso l’unificazione dell’Europa, sul piano economico e, in prospettiva, su quello politico.
Dal 1950 il processo di integrazione è costantemente progredito, affrontando i crinali della storia sino alla riunificazione del destino dei Paesi dell’Europa centro-orientale con quelli dell’Europa occidentale.
Un conseguito traguardo ambizioso, che guarda oggi al completamento di questo processo, con il dialogo in atto con Paesi dei Balcani, con la Moldova e l’Ucraina.
La forza attrattiva dell’Unione Europea, con il suo esempio di pace e benessere, è tornata più intensa che mai e si esercita sui molti aspiranti nuovi membri da accogliere sollecitamente nella famiglia europea.
I popoli europei costituiscono una comunità e, per queste ragioni, celebrare il 9 maggio significa riaffermare un impegno collettivo che chiama in causa ciascuno di noi.
L’Italia, che dalla sua partecipazione al progetto comunitario trae stabilità, crescita, coesione sociale e fiducia nel futuro, ha contribuito con passione e determinazione al suo successo e continua a sostenerne lo sviluppo, consapevole di come una condizione di pace, la solidità delle istituzioni democratiche e l’avvenire delle nuove generazioni siano intimamente connessi al destino comune del popolo europeo.
In questa fase storica, i popoli si trovano dinanzi a prove temibili e di straordinaria importanza.
L’aggressione russa ai danni dell’Ucraina ha riportato il conflitto armato nel cuore del continente, chiamando a una risposta unitaria a tutela del diritto internazionale e dei principi di libertà e sovranità. La perdurante crisi in Medio Oriente richiama con altrettanta urgenza la necessità di un impegno sempre più incisivo a sostegno della pace, del dialogo e della stabilità internazionale.
A queste e molte altre sfide del nostro tempo è illusorio pensare di rispondere in assenza di strumenti e politiche condivise.
È nell’azione comune dell’Europa che i singoli Paesi possono trovare l’espressione della propria sovranità per esercitare al massimo grado la propria forza e la propria influenza.
Alle giovani generazioni degli europei è affidato il compito decisivo di proseguire questo cammino con rinnovato slancio, affinché l’Europa continui a essere uno spazio autentico ed esemplare di pace, libertà e opportunità, protagonista nella costruzione di un ordine internazionale equo e solidale. Gli ideali del progetto europeo avanzano nell’impegno dei giovani.
Nel rinnovare il più fervido augurio per questa festa comune dell’intera Europa, richiamo a farne momento di riflessione e responsabilità per la costruzione di un destino autenticamente condiviso».

Roma, 9 maggio 2026

NOTA DI PALAZZO CHIGI

Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ricevuto oggi a Palazzo Chigi il Primo Ministro eletto dell’Ungheria, Péter Magyar, per un primo scambio di vedute.

Il colloquio ha confermato la solidità delle relazioni tra Italia e Ungheria. Ciò con riferimento sia ai principali dossier bilaterali, a partire dalla cooperazione nel settore della difesa, sia alle tematiche prioritarie dell’agenda dell’Unione Europea, a partire dal rafforzamento della competitività europea e della gestione del fenomeno migratorio.

I due Leader hanno anche discusso degli attuali teatri di crisi a livello internazionale, concordando di mantenersi in stretto contatto.

Roma, 7 maggio 2026

Meloni e i deepfake: quando il corpo politico diventa bersaglio

Le immagini false generate con l’intelligenza artificiale non servono solo a ingannare: trasformano il corpo politico in corpo mediale, spostando il dibattito dal piano istituzionale a quello sessuale. È il tema del nuovo contenuto pubblicato da SemiotiGram, il laboratorio Instagram nato presso il CoRiS della Sapienza Università di Roma, diretto dalla semiologa Bianca Terracciano.

Roma, 11 maggio 2026 — Non è soltanto disinformazione. È una trasformazione simbolica del corpo pubblico. La fotografia falsa di Giorgia Meloni in biancheria intima, generata con l’intelligenza artificiale e circolata sui social negli ultimi giorni, diventa per SemiotiGram il punto di partenza di una riflessione più ampia sui deepfake erotici e sulla sessualizzazione delle donne in politica.
Nel nuovo post pubblicato sul profilo Instagram del progetto, SemiotiGram analizza il fenomeno attraverso gli strumenti della semiotica, collegando il caso Meloni ad altri episodi internazionali che hanno coinvolto figure come Alexandria Ocasio-Cortez, Kamala Harris e Hillary Clinton.
Secondo la lettura proposta da SemiotiGram, laboratorio del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale (CoRiS) della Sapienza Università di Roma, diretto dalla professoressa Bianca Terracciano, il deepfake non agisce soltanto sul piano tecnologico, ma soprattutto su quello narrativo e simbolico.
«L’immagine fake si trasforma in notizia, denuncia, discorso pubblico, oggetto mediale» spiegano gli autori del progetto. «La fotografia falsa non serve solo a “ingannare”. Serve soprattutto a riscrivere il corpo della leader, spostare l’attenzione dal piano politico al piano sessuale, destabilizzare il suo ethos istituzionale».
Il punto centrale, secondo SemiotiGram, è che nei social media il successo di un contenuto non dipende necessariamente dalla sua veridicità, ma dalla sua capacità di apparire plausibile, condivisibile ed emotivamente efficace.
Da qui il riferimento a uno dei concetti chiave della semiotica contemporanea: l’effetto di realtà. Il deepfake funziona perché utilizza i codici visivi della fotografia reale, simulando autenticità anche quando l’evento rappresentato non è mai esistito.
«Il deepfake è una copia senza originale» si legge nel contenuto pubblicato da SemiotiGram su Instagram. «Non rappresenta qualcosa che è accaduto: crea un evento che non è mai esistito, un simulacro».
Nel caso della premier italiana, il laboratorio del CoRiS sottolinea anche la risposta pubblica di Giorgia Meloni, che sui social ha commentato ironicamente l’immagine fake scrivendo: «Mi ha anche migliorata parecchio».
Una frase che, secondo SemiotiGram, produce un effetto semioticamente rilevante perché «riconosce la natura artificiale dell’immagine, ironizza sulla simulazione e sottrae potere allo scandalo».
Il post dedica spazio anche al caso della deputata statunitense Alexandria Ocasio-Cortez, bersaglio di deepfake pornografici diffusi online, e alle immagini manipolate che hanno coinvolto Kamala Harris e Hillary Clinton, spesso attraverso rappresentazioni sessualizzanti o campagne visuali di delegittimazione.
Per SemiotiGram il fenomeno rivela un meccanismo più profondo: il corpo femminile, anche quando appartiene a una figura politica, continua a essere uno spazio simbolico di conflitto e controllo.
«L’autorevolezza si costruisce attraverso l’immagine pubblica» conclude il progetto. «Il deepfake ne destabilizza l’equilibrio simbolico».












Il racconto del Cagliari: un urlo spezzato in gola

di Daniele Madau

XXXVI Serie A-Unipol Domus/ Cagliari- Udinese : 0-2 (56mo Buksa; Gueye)

CAGLIARI (3-5-2): Caprile; Ze Pedro (61mo Sulemana), Rodriguez, Dossena; Palestra (61mo Zappa); Adopo (90mo Adopo), Gaetano, Folorunsho (72mo Albarracin), Obert (90mo Trepy); Esposito, Mendy. A disposizione: Sherri, Ciocci, Kilicsoy, Deiola, Raternik, Belotti, Albarracin, Sulemana, Zappa, Trepy, Malfitano. All. Pisacane


UDINESE (3-5-2): Okoye; Mlacic (54mo Bertola), Kristensen, Solet; Ehizibue (77mo Gueye), Piotrowski (54mo Miller), Karlstrom (64mo Davis) , Atta, Kamara; Zaniolo (77mo Gueye), Buksa. A disposizione: Nunziante, Sava, Padelli, Zarraga, Gueye, Davis, Bertola, Bayo, Arizala, Camara, Zemura, Miller. All. Runjaic

Spettatori: 16.120

Esistono dei momenti, nella vita e nella sua sublimazione agonistica- lo sport-, in cui sei chiamato a raccogliere quanto seminato, o semplicemente a cogliere l’attimo giusto, il kairos, quell’attimo in cui appare la bestia rara e agognata, che non si puo’ lasciar fuggire.

Per il Cagliari quel momento e’ oggi, e ha la foma di un semplice punto, da raggiungere con un pareggio, magari anche con quello che per gli amanti del vecchio calcio all’italiana era il risultato perfetto, lo 0-0. Un punto per la salvezza matematica, per un’altra Serie A, magari nella stagione dell’inizio dei lavori per il nuovo stadio.

L’Udinese, alla viglia, non ha le caratteristiche della bestia rara e feroce, perche’ e’ scesa in Sardegna senza ambizioni, se non quella di confermare un ottimo campionato e raggiungere il decimo posto: per questo il duello sembra abbordabile.

Lo scenario, l’arena, il teatro della sfida offre gli spalti pieni, a testimonianza di una presenza dei tifosi che non e’ mai venuta meno; la prima mezz’ora, pero’, e’ segnata solo da tre attacchi- il primo e il terzo di fioretto, il secondo piu’ di spada- di Palestra, Esposito e Folorunsho: futuro di gioventu’ che, forse, a fine campionato lascera’ l’isola. La belva friulana risulta non pervenuta, se non per un tentato autogoal.

La prima vera magia arriva al 33mo, sotto forma di un assist al buio di Esposito che porta Gaetano solo davanti al portiere: Okoye, pero’, sfiora il tanto giusto per disinnescare il colpo. Al 35mo rigore annullato ai padroni di casa dopo revisione al Var: l’oggetto magico, o diabolico, croce e delizia dei moderni duelli calcistici. Il primo tempo si chiude con sprazzi di bel gioco a tinte rossoblu’ , presagio per la seconda parte del duello.

Al 1mo della ripresa, infatti, Esposito, dopo azione manovrata, coglie il palo. L’Udinese, tuttavia, inaspettatamente conquista campo,cogliendo un senso di sottovalutazione del rischio da parte del Cagliari: errore imperdonabile, che causa il vantaggio ospite, con tocco sotto porta di Buksa su assist da sinistra di Kamara.

Il Cagliari gira a vuoto, come un disco rotto a ripetere la stessa nota, cioe’ il  lancio sulla destra a cercare lo spunto di Esposito; ma la musica non cambia, in una monotonia che comincia a metter paura.

Dal 75mo, in serie, Dossena – di testa-, Mendy e Albarracin, sfiorano quel pareggio che ora sembra evanescente e misterioso come l’araba fenice.

Passano i minuti, e si ha come la sensazione di un urlo liberatorio che si spezza in gola, mentre scorre il kairos.

Alla fine, come una beffa per la hybris di superbia, arrivera’ anche lo 0-2.  Servira’ un ennesimo duello, col Torino, o forse solo il passo falso della Cremonese. La Serie A e’ ancora li’, nonostante tutto, come quella bestia che non potra’ sfuggire ancora per molto.

E se il Canada aderisse all’Unione europea?

 di Francesca Basso e Viviana Mazza

Benvenuti alla newsletter Europe Matters, un doppio sguardo su come l’Europa e gli Stati Uniti siano legati oggi più che mai. Una sintesi di ciò che unisce le due sponde dell’Atlantico o che le allontana, con al centro l’Italia e le ricadute per il nostro Paese.

Siamo Francesca Basso e Viviana Mazza, corrispondenti del Corriere della Sera da Bruxelles e da Washington

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il primo ministro canadese Mark Carney, il segretario generale della Nato Mark Rutte, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e la ministra degli Esteri canadese Anita Anand ieri all’ottavo vertice della Comunità politica europea a Yerevan (Foto Afp)


L’ipotesi è stata sollevata in marzo dal ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot per evidenziare l’attrattività dell’Unione europea in questa nuova era di profonde tensioni internazionali: un giorno il Canada potrebbe decidere di aderire all’Ue, questa era la suggestione. Un’adesione in chiave anti Usa, in risposta agli Stati Uniti di Donald Trump che stanno cannoneggiando il multilateralismo. Intervenendo alla conferenza Europa 2026 a Berlino insieme al ministro tedesco Johann Wadephul, Barrot aveva detto che «nove Paesi sono formalmente candidati all’adesione all’Ue al giorno d’oggi. Altri potrebbero unirsi a loro, l’Islanda tra qualche settimana o mese. E forse anche il Canada, prima o poi». 

Forse una provocazione, ma intanto il premier canadese Mark Carney è stato invitato a partecipare al vertice della Comunità politica europea che si è tenuto ieri a Erevan in Armenia. L’ottavo summit della Cpe dalla sua istituzione su iniziativa del premier francese Emmanuel Macron al vertice di Versailles nel 2022: da allora non era mai accaduto che un Paese non europeo partecipasse al vertice che viene organizzato due volte all’anno, una delle quali nel Paese che tiene la presidenza di turno dell’Unione europea. In autunno toccherà all’Irlanda. 

Era atteso Carney, che è diventato un punto di riferimento, una star in Europa, da quando ha pronunciato il suo famoso discorso a Davos in cui ha invitato le «potenze medie, che hanno più da perdere in un mondo di fortezze e più da guadagnare in un mondo di cooperazione autentica», a valutare coalizioni flessibili e strategiche con diversi partner internazionali, piuttosto che affidarsi unicamente al tradizionale alleato americano. «Ci consideriamo altamente complementari ai vostri obiettivi economici e di sicurezza», ha detto Carney.

Per il presidente del Consiglio europeo António Costa «l’Europa e il Canada sono più che semplici partner affini: insieme stiamo costruendo un’alleanza globale per difendere la pace, la prosperità condivisa e il multilateralismo». Eccola l’alternativa agli Stati Uniti. Ma è davvero una strada percorribile? Se si pensa alla difesa, è difficile crederci poiché almeno per i prossimi dieci anni l’Europa dipenderà ancora dagli Usa. Inoltre resta cruciale il tema della dipendenza energetica: i Paesi europei sono oggi molto più dipendenti dagli Stati Uniti per l’energia di quanto non lo fossero prima dell’invasione russa dell’Ucraina. Tuttavia il tema è stato lanciato perché, come ha detto Carney sottolineando il ruolo fondamentale di «superpotenza energetica» del Canada — «il più europeo dei Paesi non europei» —, è arrivato il momento di «affrontare attivamente il mondo così com’è, non come vorremmo che fosse. Sappiamo che la nostalgia non è una strategia, ma non crediamo di essere destinati a sottometterci a un mondo più transazionale, isolazionista e brutale». Il mondo di Trump e Putin. Per Carney questo significa però rovesciare la posizione che aveva rispetto alla Cina un anno fa e riallacciare i legami.

Carney ha sottolineato «l’immenso potenziale delle nostre alleanze» per arrivare a un mondo «migliore, più prospero, sostenibile e giusto». «È mia ferma convinzione — ha concluso il leader canadese — che l’ordine  internazionale verrà ricostruito e verrà ricostruito a partire dall’Europa». 

Non è un caso che a Erevan ci fosse anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky: ha bisogno di serrare i ranghi e tenere alta l’attenzione sul suo Paese martoriato dalla guerra per mano russa. Zelensky ha incontrato bilateralmente, oltre a Carney e Meloni, anche il segretario generale della Nato Mark Rutte: «È fondamentale approfondire la cooperazione in materia di difesa tra l’Ucraina e i membri della Nato, realizzare progetti comuni e lavorare sulla produzione congiunta», ha detto il leader di Kiev tirando un sospiro di sollievo dopo che l’ex premier olandese ha confermato che i missili antibalistici continueranno a essere forniti all’Ucraina.

I leader e i rappresentanti di oltre quaranta Paesi si sono incontrati e si sono confrontati su sicurezza, resilienza collettiva ed energia partendo dal presupposto, come ha spiegato Costa, che «c’è un modo europeo nel fare le cose: la via del multilateralismo con al centro la carta dell’Onu e il rispetto per il diritto internazionale. Il summit di oggi (ieri, ndr)  mostra che porta risultati», ha concluso Costa. Quanto resisterà il «modo europeo nel fare le cose» e se sarà vincente non è ancora dato di prevederlo.

Le notizie dai comunicati stampa: il messaggio di Mattarella all’Ispi e il ricordo di Alex Zanardi. Giorgia Meloni: “Ho raccolto l’impegno politico del Presidente svizzero Parmelin affinché alle famiglie dei ragazzi italiani colpiti dalla tragedia di Crans Montana non venga richiesto alcun onere relativo alle cure ospedaliere prestate in Svizzera”

Una nuova rubrica con le informazioni tratte direttamente dai comunicati stampa

C o m u n i c a t o della Presidenza della Repubblica

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato alla Presidente dell’ Istituto per gli Studi di Politica Internazionale – ISPI, Maria Angela Zappia, il seguente messaggio:
«La sesta edizione del forum NEXT di Milano appare di grande interesse. Il confronto tra i
partecipanti a questa iniziativa, ragazze e ragazzi provenienti da oltre sessanta Paesi,
permetterà di raccogliere sensibilità e ambizioni da parte di esponenti della nuova
generazione, dotati dell’ambizione di essere i leader di domani per una sana convivenza tra i popoli.
Attraversiamo un tornante insidioso della storia.
Le istituzioni multilaterali e il diritto internazionale, posti a garanzia dell’ordine
contemporaneo, sono quotidianamente sfidati quando non sviliti da comportamenti di
protagonisti della vita internazionale. Una situazione di permanente conflittualità e
competizione pretenderebbe di sostituirsi alla logica della cooperazione. L’uso
indiscriminato della forza, resa ancor più letale dall’introduzione di tecnologie basate
sull’Intelligenza Artificiale, vorrebbe divenire lo strumento ordinario di risoluzione delle
controversie tra gli Stati.
In questo periodo, si contano nel mondo diverse decine di guerre, alcune delle quali in corso da anni, altre conflagrate di recente, con costi umani e materiali inaccettabili.
Il pensiero va a tutte le popolazioni in esse coinvolte, dall’Africa al Medio Oriente fino ai
confini orientali della nostra Europa.
Le generazioni devono far sentire la loro voce, esercitando un pensiero critico anche grazie al dialogo e alla partecipazione attiva al dibattito pubblico. Il confronto costituisce un argine anche contro i rischi di manipolazione nella cosiddetta “infosfera”, sempre più spesso inquinata da iniziative malevole.
Il mondo appare di fronte a sfide globali che dettano l’agenda a cui guardare.
Affrontarle richiede l’uso della chiave della cooperazione tra i popoli.
Temi come gli stravolgimenti climatici – al pari di conflitti, iniquità nello sviluppo e nel
raggiungimento di effettive condizioni di parità di genere – non possono essere accantonati.
Le loro conseguenze generano costi umani terribili, costringendo masse rilevanti di
popolazione all’emigrazione per disperazione e assenza di opportunità.

Le opportunità offerte dalla ricerca scientifica, con le sue crescenti applicazioni, offrono
soluzioni sino a ieri impensate. Vanno sviluppate in direzione della dignità di ogni persona e ogni popolo.
Vi confronterete in questi giorni con riflessioni complesse e avvincenti che, auspico,
possano essere valide per la vostra futura attività.
A tutti i giovani partecipanti rinnovo i migliori auguri per le rispettive carriere e per un
proficuo svolgimento dei lavori».

Roma, 4 maggio 2026

C o m u n i c a t o della Presidenza della Repubblica

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha rilasciato la seguente
dichiarazione:
«Come l’intera Italia avverto profondo dolore per la morte di Alex Zanardi. Sportivo
di eccelse qualità, ha dimostrato straordinaria personalità anche dopo il gravissimo
incidente che ha subito.
Divenuto campione paralimpico, è stato per tutti questi anni punto di riferimento di
tutto lo sport, amato e ammirato anche per il coraggio, la resilienza e la capacità di
trasmettere entusiasmo.
La sua figura ha rappresentato punto di riferimento anche oltre il mondo dello sport e
lo rimarrà nel ricordo degli italiani.
Esprimo alla famiglia la vicinanza della Repubblica».

Roma, 2 maggio 2026

NOTA DI PALAZZO CHIGI

Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avuto oggi un colloquio con il Presidente della Confederazione Elvetica, Guy Parmelin, a margine del Vertice della Comunità Politica Europea di Yerevan.

Nel corso del confronto, il Presidente Meloni ha raccolto l’impegno politico del Presidente Parmelin affinché alle famiglie dei ragazzi italiani colpiti dalla tragedia di Crans Montana non venga richiesto alcun onere relativo alle cure ospedaliere prestate in Svizzera.

Per quanto riguarda la questione della fatturazione delle spese ospedaliere tra gli Stati, il Presidente Parmelin ha fatto presente che sono in corso gli approfondimenti del Consiglio federale svizzero volti a individuare una soluzione accettabile. Nel manifestare apprezzamento per l’attenzione dimostrata, il Presidente Meloni ha ribadito la piena disponibilità a mantenere un’interlocuzione costante al fine di agevolare una rapida e definitiva risoluzione della vicenda.

Mon, May 4, 1:05 PM

‘La dignità di un popolo si misura soprattutto nella capacità di realizzare il proprio futuro, passo dopo passo, progetto dopo progetto’ Incontro con la presidente della regione Sardegna Alessandra Todde, in occasione di ‘Sa die de sa Sardigna’.

di Daniele Madau

La presidenta della giunta regionale della Sardegna Alessandra Todde

A poco più di due anni dalla sue elezione, in occasione di ‘Sa die de sa Sardigna’, l’incontro di oggi è dedicato ad Alessandra Todde, dal 20 marzo 2024 presidente della Regione Autonoma della Sardegna. È stata sottosegretaria di Stato al ministero dello sviluppo economico nel governo Conte II, viceministra dello sviluppo economico nel governo Draghi, vicepresidente del Movimento 5 Stelle e deputata alla Camera. Prima presidente donna, la sua elezione -frutto del ‘campo largo’-, ha suscitato una nuova speranza, tanto da essere paragonata a Eleonora d’Arborea. La data di oggi, così significativa per i sardi, cade subito dopo un periodo di tensioni con la maggioranza e di riflessioni sullo statuto dell’autonomia, così da assumere un significato di estrema attualità

Il 28 aprile 1794, data che viene ricordata ogni anno per ‘Sa die de sa Sardigna’, nel suo evento principale, il popolo sardo insorse cacciando da Cagliari il viceré e i funzionari piemontesi sabaudi, rivendicando autonomia e dignità. A poco piu’ di due anni dalla Sua elezione, sia nei rapporti con il governo italiano sia in generale, quanta autonomia e dignità ha il popolo sardo? E quanto di Lei e’ presente nel conseguimento di questo risultato?

Premetto che ho scelto di tornare in Sardegna, di spendermi per la mia terra, di dare il mio contributo personale al benessere della mia gente. È questo lo spirito che, con umiltà e determinazione, metto in ogni azione e scelta che faccio. Entrando nel merito della sua domanda, in questi due anni abbiamo assistito a un rapporto spesso
teso, che ieri come oggi ha al suo cuore proprio il tema dell’autogoverno dei sardi sulla propria terra. Penso, solo per fare qualche esempio, all’impugnazione di molte importanti leggi regionali a tutela della Sardegna, a partire dalla legge n. 20 sulla regolamentazione degli impianti FER; all’intenzione di concentrare in Sardegna detenuti sottoposti al regime del 41-bis, con il rischio di trasformare di fatto l’isola in un luogo di destinazione carceraria privilegiata; da ultimo, al tentativo di esautorare completamente la Regione da ogni decisione relativa al destino e all’utilizzo delle basi militari ospitate nel nostro territorio, che, lo ricordo, rappresentano oltre il 60% di quelle italiane. Altre volte, invece, abbiamo avuto un rapporto di intesa e collaborazione: penso a ciò che stiamo facendo con la ministra Bernini per portare avanti la candidatura italiana dell’Einstein Telescope.

Quali sono le linee guida che intende seguire, nei prossimi tre anni, per rafforzare questa autonomia e questa dignità?

Più che di linee guida, parlerei di attitudine. Ciò che dobbiamo cambiare è il nostro approccio: non più andare a chiedere, ma pretendere ciò che è un nostro diritto. Più che limitarci a lamentarci, dobbiamo iniziare a costruire e proporre, senza attendere sempre l’intervento di altri.
In questi anni abbiamo seminato: stiamo costruendo le basi per un nuovo ruolo della Regione nella gestione e nell’amministrazione dell’energia. Come dimostrano gli eventi internazionali, si tratta di un ambito strategico fondamentale. Vogliamo essere artefici e gestori di ciò che produciamo, ed è per questo che stiamo lavorando
alla costituzione della Società Energetica Sarda.
Parallelamente, abbiamo dato nuovo slancio alla governance dell’acqua, evitando la gara per la privatizzazione, razionalizzando il sistema e ponendo le basi per un utilizzo più strategico di una risorsa essenziale. Abbiamo inoltre investito in ambiti innovativi come l’aerospazio e la nautica.
Infine, stiamo lavorando con determinazione per portare in Sardegna l’Einstein Telescope, un progetto trasformazionale che potrà incidere profondamente sul tessuto economico e sociale dell’isola.
La dignità di un popolo si misura soprattutto nella capacità di realizzare il proprio futuro, passo dopo passo, progetto dopo progetto.

Qual e’, in generale, la Sua idea su quale debba essere il rapporto tra la Sardegna e lo Stato italiano, in virtu’ del suo statuto speciale?

Deve essere un rapporto tra pari, non di subalternità, esattamente come avviene per altre regioni e province a statuto autonomo che hanno saputo far valere nel tempo la loro diversità.

Presidente, la Sua elezione, prima donna presidente della Giunta, ha suscitato- in chi l’ha appoggiata al momento della candidatura- entusiasmo e fiducia : cosa si sente di promettere ai sardi per il futuro, in riferimento alla Sua giunta e alla Sua coalizione?

Esattamente ciò che facciamo ogni giorno: lavorare con determinazione, senza risparmiarci, per dare una prospettiva alla nostra isola e alla nostra gente.
Dalla sanità, di cui ho assunto direttamente la delega per imprimere un deciso cambio di rotta, alla cultura, passando per lo sviluppo dell’industria, dell’agricoltura e dell’economia del mare, i giovani, senza dimenticare i lavoratori e le lavoratrici e chi ha bisogno di un sostegno per ripartire: sono tutti ambiti che affrontiamo
quotidianamente insieme agli assessori, con l’obiettivo di rispondere in modo concreto alle esigenze dei cittadini.

Presidente, la dignità dei sardi si preserva e si valorizza dando loro risposte su tematiche imprescindibili. Nel 1794, la mancata risposta a cinque domande- che avevano come tema aspetti fondamentali per la vita dei sardi- da parte del governo sabaudo, causo’ la nostra insurrezione. Ogni anno il ‘ Comitato per Sa die de sa Sardigna’ pensa cinque nuove domande da presentare alle istituzioni. Quelle di quest’anno, racchiuse nella ulteriore questione fondamentale su chi decide per i sardi, riguardano la posizione della Sardegna in uno scenario, che interessa anche il Mediterraneo, di conflitti; l’inverno demografico; le servitu’ e il modello di sviluppo da contrapporre a queste; la lingua e la cultura come strumento per uno sviluppo identitario e i poteri da attribuire a noi sardi tramite le norme statutarie o, addirittura, un nuovo statuto. Rendendomi pienamente conto della complessità della domanda, le chiedo: che risposte darebbe a queste nuove cinque domande?

Le cinque questioni individuano priorità strategiche per il futuro della Sardegna e richiedono risposte integrate e coerenti.
Sul piano geopolitico, la Sardegna deve evolvere da territorio che subisce decisioni a soggetto che partecipa attivamente ai processi decisionali, soprattutto in relazione alle servitù militari e al ruolo nel Mediterraneo. Questo implica un coinvolgimento pieno della Regione nelle scelte strategiche nazionali.
Per contrastare l’inverno demografico è necessario agire su più fronti: lavoro qualificato, servizi efficienti, politiche a sostegno delle famiglie e maggiore attrattività dei territori. Non andrei solo a ragionare sul “mantenimento” della popolazione attuale nell’Isola, quanto di come rendere attrattiva la nostra isola. Le nostre peculiarità, il nostro stile
di vita possono, accanto alla possibilità di investimento, di studio, attrarre tante persone potrebbero scegliere la Sardegna come luogo in cui trasferirsi e creare una famiglia.
Sul modello di sviluppo, la Sardegna deve puntare su filiere sostenibili e ad alto valore aggiunto, l’economia del mare e l’innovazione, superando una posizione passiva rispetto alle decisioni esterne. Lingua e cultura rappresentano un elemento strategico: non solo identità, ma anche leva di sviluppo economico e coesione sociale. Devono essere integrate in modo strutturale nelle politiche pubbliche e nei percorsi formativi dei
giovani sardi.
Infine, sul piano istituzionale, è necessario rafforzare l’autonomia attraverso la piena attuazione dello Statuto speciale e, se necessario, una sua revisione, per chiarire le competenze e ampliare i poteri dei sardi e della Sardegna.
In definitiva, alla domanda “chi decide per i sardi” la risposta deve essere chiara: i sardi, attraverso istituzioni autonome, forti e pienamente legittimate dalla partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, capaci di dar voce e sostanza alle istanze di giustizia e benessere del popolo sardo.

Le notizie dai comunicati stampa: i messaggi di Mattarella sulla grazia a Nicole Minetti e di Giorgia Meloni su Beatrice Venezi

Una nuova rubrica con le informazioni tratte direttamente dai comunicati stampa

C o m u n i c a t o della Presidenza della Repubblica

L’ufficio stampa del Quirinale comunica che la Presidenza della Repubblica ha
inviato, in data odierna, la seguente lettera al Ministero della Giustizia:
«In riferimento al decreto di concessione della grazia alla signora Minetti adottato
dal Presidente della Repubblica, su proposta favorevole del Ministro della Giustizia,
lo scorso 18 febbraio 2026, e alle conseguenti notizie di stampa in ordine alla
supposta falsità degli elementi rappresentati nella domanda di clemenza, su
indicazione del Signor Presidente prego di voler provvedere ad acquisire con cortese
urgenza le necessarie informazioni idonee a riscontrare la fondatezza di quanto
rappresentato da un organo di stampa.»

Roma, 27 aprile 2026

NOTA DI PALAZZO CHIGI

È privo di ogni fondamento quanto riportato oggi in un articolo del Corriere della Sera sulla decisione del Teatro La Fenice di Venezia di annullare tutte le future collaborazioni con il Maestro Venezi: il Presidente del Consiglio non è stato coinvolto in alcun modo sul tema e quindi non avrebbe potuto dare alcun “via libera”, come invece sostenuto.

Roma, 27 aprile 2026

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora