Cagliari: generazione ‘Monumenti Aperti’. L’edizione 2026

di Marco Marini


Al momento della redazione di queste righe si sta svolgendo la seconda giornata della trentesima edizione di Monumenti Aperti 2026. Si è partiti con un certo anticipo da Cagliari, e vede più di una settantina di siti visitabili da cittadini e turisti che nella prima giornata di Sabato 18 aprile hanno riempito come tante
formichine le strade della nostra Bella Città. Lo stesso autore di “Figli e Amanti” o “L’amante di Lady Chatterley”, D.H. Lawrence arrivando a Cagliari dal mare la descrisse “…come una città nuda dorata e accatastata verso il cielo strana e piuttosto sorprendente per nulla somigliante all’Italia definendola
Gerusalemme sul Mediterraneo. Questa evocazione risulta verosimile per chi conosce la Città Santa. Lo sforzo e l’entusiasmo posto in essere in questi trent’anni di storia cittadina con il coinvolgimento di tante scolaresche e di altre organizzazioni di volontari vede l’iniziativa “imitata” nella penisolagià da qualche anno. Nella nostra passeggiata nel centro di Cagliari tra le novità assolute c’é il Padiglione del Sale a Su Siccu il cosiddetto Parco Nervi erroneamente attribuito a Pier Luigi Nervi appunto, ma una ricerca svolta dall’Istituto Buccari-Marconi presso l’Archivio di Stato ne attribuisce la paternità all’ Ing. Martinelli. Dopo una visita a quello che il Comune di Cagliari definì IL GHETTO DI CAGLIARI, erroneamente in quanto a Cagliari non fu mai istituito un GHETTO ma una Aljama (quartiere), con la Chiesa di Santa Croce ed il suo complesso con la Facoltà di Ingegneria ed Architettura, abbiamo raggiunto in Via Vittorio Veneto la Direzione Generale della Protezione Civile della Regione Autonoma della Sardegna. Qui abbiamo
incontrato dei solerti ed entusiasti funzionari che con semplicità e con qualche cifra hanno illustrato lo sviluppo storico del coordinamento nazionale e regionale così capillare da coinvolgere tante istituzioni che vanno dai Sindaci fino alle Compagnie Baracellari, in uno sforzo di controllo e prevenzione del nostro
territorio che si svolge 24h su 24h per 365 giorni all’anno. Con un certo orgoglio hanno raccontato del ciclone mediterraneo “Harry” che ha colpito il Sud Italia tra il 18 e 21 gennaio 2026, e che non ha avuto vittime in Sardegna. Notevole lo sforzo della Direzione durante il periodo del COVID permettendo a molti sardi di tornare a casa. O l’impegno nel recente conflitto in Ucraina. Importante il coordinamento con altre nazioni europee in caso di eventi naturali, inondazioni, incendi e quant’altro con Grecia, Spagna e altri. Questo entusiasmo ha coinvolto il pubblico presente. Questo è un breve resoconto di un pomeriggio primaverile a Cagliari dove scopriamo tante realtà storiche, architettoniche e organizzative di cui non avremmo avuto conoscenza in altre circostanze.

PER TRUMP DIO STA ALLA SUA DESTRA MA STAVOLTA HA FATTO UN PASSO FALSO E HA RAFFORZATO PAPA LEONE

di Alfredo Franchini

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, un intervento di Alfredo Franchini, giornalista e scrittore, già prezioso autore di precedenti riflessioni



I populismi sfruttano il cristianesimo. Lo sappiamo da tempo ma ora siamo arrivati al punto di svolta. La sfida lanciata contro il pontificato di Francesco è degenerata: “Se Leone è diventato papa lo deve a me”, ha detto Trump prima di lanciarsi in una sequela di insulti. Perché violare un tabù così grande e attaccare un pontefice che è il meno americano degli americani visto che ha la nazionalità peruviana e che spalleggiò Francesco nella condanna delle deportazioni degli immigrati?
Nel suo viaggio in Africa, partendo da Ippona, cioè dalla città di Sant’Agostino, il pontefice sta dimostrando che il Vangelo non è solo cattolico e che le fedi unite possono riconciliare il mondo in subbuglio. Allo stesso tempo l’America sta precipitando in una crisi ideologica e l’elettorato cattolico che ha scelto Trump si sta dividendo tra le posizioni dei due probabili successori: Rubio di estrazione cattolica e Vance il neoconvertito. Dietro di loro ci sono due visioni diverse: il primo si rifà alla destra che “si limita” a brandire croci e rosari, la seconda promette di costruire un mondo nuovo con l’intelligenza artificiale. È il loro cristianesimo nel mondo globale.
Nell’intento di Trump c’era forse la voglia di colpire uno dei suoi delfini, il più esuberante Vance, ma ha sbagliato persino i tempi che in politica sono tutto. Ha sparato sul papa proprio mentre Leone si trovava in aereo con un centinaio di giornalisti di tutto il mondo, da qui la replica pacata ma decisa. Un assist che ha dato a Leone una visibilità nuova: sinora il pontefice aveva detto le stesse cose del suo predecessore ma senza disporre della forza comunicativa di Francesco. Grazie a Trump, ora Leone potrà indicare a tutto il mondo la via del Vangelo che, come dicevo, è di tutti anche degli atei, degli agnostici e degli indifferenti.
Resta la domanda di fondo: perché le religioni contribuiscono a narrazioni fasulle? Come fanno i cattolici a tollerare le politiche dei populisti contro il messaggio del Vangelo? In America i cattolici che hanno votato Trump identificandosi nella politica Maga possono sopportare che le persone siano uccise dai corpi speciali della polizia trumpiana? La foto pasquale dei pastori evangelici che benedicono Trump ci dicono che tipo di cattolicesimo è il loro. Un cattolicesimo, quello americano, che sino a qualche anno fa era legato al Vaticano e che ora ne prende le distanze perché a luglio, nel giorno della festa per l’indipendenza, il papa andrà a Lampedusa, luogo simbolo della tragedia mediterranea. Le destre abbinano la loro ideologia che li vede contro tutto, (contro l’Islam, contro gli stranieri, contro il progresso scientifico), a un uso aberrante della religione. Ma Trump ha fatto un autogol: ha rafforzato l’azione di Papa Leone. Certo non c’è da illudersi: chi proponeva il Nobel per la pace a Trump ora potrebbe ripiegare sul Nobel per l’Ambiente visto che il presidente americano assicura che toglierà le mine dallo stretto di Hormuz.

Il popolo e le grandi rivoluzioni

di Daniele Madau

Peter Magyar ha vinto le elezioni presidenziali ungheresi

La grande scuola storica degli “Annales” ha introdotto, per gli eventi storici, il concetto di storia evenemenziale (in francese histoire événementielle), che indica una storiografia cronachistica, concentrata sulla narrazione dei singoli, isolati e spesso irripetibili avvenimenti politici, militari e diplomatici (“storia dei fatti”). A questi si contrappone la storia lunga delle istituzioni, dei luoghi, dei grandi processi. Uno degli aspetti che gli “Annales” avevano messo bene in luce è che questi grandi processi possono essere causati anche dall’azione della folla, dal popolo o da una sua componente (i giovani, a esempio), fatto che stiamo toccando con mano anche in questo perido, dai risultati del referendum italiano alle elezioni ungheresi, con la sconfitta di Orban.

Il tempo lungo, in ogni campo, è il tempo del bene, della verità, della ponderatezza, del profondo contro il superficiale che, strutturalmente, ha la solidità della roccia contro la friabilità del populismo, della bugia come azione politica, del marketing.

Uno dei problemi epocali del nostro tempo, in campo sociale e, per questo, anche in campo politico, è proprio la mancanza di profondità a favore di una percezione e di un vissuto tutto superficiale ed epidermico, passionale.

La politica, inutile dirlo, dovrebbe avere questo senso di tempo lungo e profondo, in cui far germogliare il bene dell’interesse comune, anche attraverso la contrapposizione dialettica, ma senza mai cedere il fianco a comportamenti di altri campi e settori, come quello del marketing o dello spettacolo.

Abbiamo vissuto, viviamo e ne pagheremo ancora a lungo le conseguenze, i tempi superficiali, brevi e fiammanti del populismo e delle strumentali bugie politiche: i movimenti di popolo in Ungheria con la sconfitta di Orban e , per altri versi, quelli giovanili in Italia con la loro partecipazione fondamentale al referendum di fine marzo, sono segno dei tempi nuovi, lunghi e profondi, del ritorno della verità e del bene comune? Sarebbe un evento epocale, con grandi ricadute sociali, filosofiche e politiche.

Il racconto del Cagliari.                    Cagliari- Cremonese 1-0: una finale e’ vinta, ma non e’ l’ultima

di Daniele Madau

XXXII Serie A-Unipol Domus/ Cagliari- Cremonese:1-0 (63mo  S. Esposito)

Cagliari (4-3-3): Caprile; Palestra, Mina, Juan Rodríguez (90mo Dossena), Obert; Mazzitelli (30mo Adopo), Gaetano, Deiola; S. Esposito (90mo Belotti), Borrelli (60mo Mendy), Folorunsho (60mo Ze Pedro).
In panchina: Sherri, Ciocci, Adopo, Kılıçsoy, Raterink, Belotti, Albarracín, Dossena, I. Sulemana, Liteta, Zappa, Mendy, Zé Pedro, Trepy.
Allenatore: Fabio Pisacane.

Cremonese  (4-4-2): Audero; F. Terracciano (71mo Barbier), Baschirotto, Luperto, Pezzella; Floriani Mussolini (65mo Sanabria), Grassi, Bondo (80mo Djuric), Vandeputte (65mo Pajero); Bonazzoli, Okereke (80mo Zerbin).
In panchina: Silvestri, Nava, Barbieri, Zerbin, Djurić, Bianchetti, Lottici Tessadri, Ceccherini, Faye, Payero, Folino, Sanabria.
Allenatore: Marco Giampaolo.

Arbitro: Doveri

Spettatori: 16.412

Ci sono, nel mondo del calcio piu’ che altrove, frasi fatte, abusate, come: ‘E’ una finale’. Oggi, pero’, sotto un sole che sa di fine campionato, con la colonna sonora delle immagini dello scudetto (12 aprile 1970) e con la Nord priva del tifo caldo nei primi minuti ( non si sa il motivo, ma si intuisce), lo e’ davvero. Una finale al contrario, ottenuta – per i padroni di casa- dopo due punti in otto partite.

Palestra incarna colui che la vive con l’atteggiamento giusto, andando al tiro dopo soli due minuti. I bambini della scuola di tifo trascinano lo stadio, si aspetta l’impresa.

La gara e’ aperta, le squadre non si aspettano, cosi’ che Okereke si ritrova solo davanti a Caprile, scivolando prima di calciare.

Sempre Okereke, al 22mo, stacca di testa, da solo, senza impensierire Caprile: ma creando, pero’, molti pensieri al pubblico. Il baricentro della Cremonese avanza, grazie a un giro palla preciso in orizzontale e verticale, mentre il Cagliari arretra, cercando di recuperare il controllo.

La Cremonese, infatti, mostra piu’ sicurezza, a tratti leggerezza- nonostante la posta in palio- mentre il Cagliari tradisce il nervosismo, e il pubblico rumoreggia. Dopo la mezz’ora la seconda conclusione del Cagliari, debole, di testa, con Florunsho, che non scioglie la tensione rossoblu’. Di questo si tratta, infatti, e si taglia a fette.

Solo la fantasia puo’ scioglierla, il talento: quello di Gaetano- spesso bloccato- che , al 40mo, semina un po’ di spavento in area grigiorossa, senza riuscire ad arrivare al tiro. Primo tempo al termine, e tutti i nodi ancora da sciogliere.

Alla ripresa, si presentano gli stessi protagonisti. Deiola- il capitano- ha anche il compito di scuotere la squadra, e ci prova, subito, con un tiro debole, abortito, a testimoniare lo stato d’animo. Della stessa intensita’ e’ il colpo di testa di Esposito al 10mo, ma il Cagliari cresce. Ancora Deiola, poco dopo, alto, ma il numero di tentativi aumenta, a cui si aggiunge un nuovo colpo di testa di Mina. Ma quello vincente, pero’, e’ di cinque minuti dopo, di Esposito, a incrociare, su assist di Ze Pedro da destra. La tensione si scioglie, si son trovate le energie, le risorse emotive, al momento giusto. Al 75mo Deiola impegna, seriamente, Audero di testa: l’aria e’ cambiata, la Cremonese non esce piu’ dall’area. La finale e’ vinta, col gusto della fatica, del rischio, del baratro. Per non ritrovarsi, pero’, a doverne giocare un’altra, il Cagliari non deve commettere nuovamente gli errori del passato e pensarsi salvo, perche’ l’impresa della Serie A non e’ ancora raggiunta.

Tra visibilità e invisibilità: il disagio nascosto dei giovani nell’era digitale

di Marta Meloni

Il recente episodio avvenuto a Trescore Balneario ha scosso profondamente l’opinione pubblica: un ragazzo di appena 13 anni ha ferito gravemente la sua insegnante di francese, pianificando l’aggressione e arrivando persino a registrarla per condividerla online. Un gesto che lascia sgomenti e che, inevitabilmente, spinge a interrogarsi non solo sull’accaduto, ma su ciò che può averlo reso possibile.

Fermarsi alla cronaca, infatti, rischia di semplificare un fenomeno molto più complesso. Dietro un atto così estremo si intrecciano spesso fragilità emotive, difficoltà relazionali e un profondo senso di smarrimento identitario. Non si tratta di giustificare, ma di comprendere: perché è proprio nella comprensione che si aprono spazi di prevenzione.

Negli ultimi anni, i social network hanno ridefinito radicalmente il modo in cui i giovani comunicano, si relazionano e costruiscono la propria identità. Crescono immersi in un contesto iperconnesso, in cui ogni esperienza può essere condivisa, osservata, commentata. La visibilità è diventata una sorta di valuta sociale: si misura in like, visualizzazioni e approvazione immediata.

In apparenza, nulla sfugge allo sguardo degli altri. Le vite vengono raccontate in tempo reale, filtrate e curate nei minimi dettagli. Tuttavia, questa esposizione continua non coincide necessariamente con una reale espressione di sé. Al contrario, può alimentare una distanza sempre più marcata tra ciò che si mostra e ciò che si prova.

È qui che emerge il paradosso della nostra epoca: essere costantemente visibili non significa sentirsi visti.

Anzi, proprio questa sovraesposizione può favorire una forma più sottile e profonda di invisibilità: quella emotiva.

Le emozioni più autentiche come la paura di non essere all’altezza, il senso di inadeguatezza, la rabbia, la solitudine, spesso restano inesplorate e inespresse. Mancano spazi sicuri in cui poterle riconoscere, nominare e condividere senza il timore del giudizio. In questo vuoto, l’identità rischia di costruirsi su basi fragili, modellata dalle aspettative esterne più che da una reale conoscenza di sé.

La pressione a conformarsi agli standard di popolarità e accettazione può diventare schiacciante, soprattutto in una fase della vita, l’adolescenza, già di per sé complessa e delicata. Se il bisogno di riconoscimento non trova risposte autentiche, può trasformarsi in frustrazione, rabbia o senso di esclusione. E quando queste emozioni non vengono elaborate, possono emergere in forme disfunzionali.

Il gesto avvenuto nella scuola bergamasca, pur nella sua eccezionalità, richiama l’attenzione su un disagio che spesso resta sommerso. Non tutti i ragazzi arrivano a comportamenti estremi, ma molti vivono un conflitto silenzioso tra il desiderio di essere visti e la paura di non essere davvero compresi.

Di fronte a questo scenario, la domanda che dovremmo porci è tanto semplice quanto scomoda: quanto siamo davvero capaci di ascoltare i giovani al di là di ciò che mostrano?

Essere presenti non significa solo osservare o controllare, ma creare contesti in cui i ragazzi possano sentirsi accolti nella loro complessità. Significa offrire strumenti per riconoscere e gestire le emozioni, favorire relazioni autentiche e restituire valore all’interiorità, in un mondo che spesso premia solo l’apparenza.

Perché la vera sfida non è rendere i giovani più visibili agli altri, ma aiutarli a diventare visibili a sé stessi.

E forse è proprio da qui che bisogna ripartire: da una domanda essenziale, capace di orientare un percorso di crescita più consapevole.

Chi sono io, quando nessuno mi guarda?

Il monito profetico di Gaetano Martino.

di Leonardo Armas (IIIB del Liceo Classico ‘Siotto’ di Cagliari)

La scuola, in un contesto sociale così complesso, tenta di rinnovarsi e di rimanere fedele alla sua natura di luogo fondamentale di educazione, cultura, crescita, formazione. ‘La Riflessione’ ha sempre dedicato particolare attenzione ai giovani e al mondo scolastico e, per continuare a rispondere a questa complessità sociale, inaugura una nuova rubrica, ‘La finestra su Bruxelles’, dedicata all’Unione Europea, orizzonte dei ragazzi di oggi. Realizzata dai responsabili della redazione del giornale scolastico del Liceo Classico ‘Siotto’ di Cagliari, inserito in un più generale progetto sul giornalismo, è un ulteriore spazio dedicato agli studenti e alle studentesse, per offrire loro uno strumento di analisi critica della realtà e di successiva ‘Riflessione’

‘La finestra su Bruxelles’ -4
Presentiamo questa rubrica digitale dove proporremo il ricordo di personaggi storici e di temi alla base dell’ Unione Europea

Questa finestra è dedicata a Gaetano Martino, Ministro degli esteri italiano che portò verso il successo lo spirito di Messina del 1955 e che lasciò ai posteri un monito alla politica comune che si riflette benissimo con la fase storica che attraversiamo

Gaetano Martino

Se fino ad ora abbiamo parlato circa il pensiero su come l’UE avrebbe dovuto svilupparsi partendo dalle origini, ora, invece, parleremo di chi davvero ha vissuto, e guidato, una delle fasi più critiche e difficili, avvenuta nel 1955, all’alba della Conferenza di Messina; e all’indomani della fine del progetto di un esercito comune parallelo alla Nato (la CED), per il quale Alcide De Gasperi aveva impiegato tutte le sue ultime energie prima della morte nel 1954.
Stiamo parlando di Gaetano Martino.
In quell’anno era alla guida della Farnesina e, come promotore, ospitò nella sua Messina una conferenza della CECA che avrebbe dovuto deliberare il futuro di questa organizzazione dopo il trauma della CED. Il clima fu fin da subito teso, ma grazie allo spirito comune, si trovarono dei fondamentali accordi sullo sviluppo dell’energia nucleare, l’Euratom, e la creazione di un’area di libero mercato per gli stati membri, non limitata al solo carbone e acciaio. Il secondo punto fu il più importante per due motivi: il primo perché anticipò la creazione della CEE nel 1957 con il Trattato di Roma; il secondo perché ciò portò all’aumento del PIL, dell’export e all’istituzione di un’area a libero transito con l’acquis di Schengen nel 1985.

Il 19/01/65, Martino tornò a parlare di quella Conferenza epocale, rammaricandosi che molte battaglie, seppur vinte, ancora dovevano essere concluse e attuate, poiché tale vittoria economica fu “un grande atto di fede e libertà” concessa a quei popoli che erano spinti dagli stessi precetti morali e sociali. Sebbene una forte crescita degli stati membro, questa era ancora frenata dai diversi orizzonti politici degli stati, stessa situazione che oggi ci obbliga a restare timidi davanti a tutto quello che accade.
Martino, dunque, ci ricorda che ancora oggi c’è un passo fondamentale da compiere per eliminare il punctum dolens: ovvero rendere la politica europea adulta, come già dal 1955 era stato fatto con l’economia.
Ed è necessario farlo adesso, nell’epoca segnata dal trumpismo, per sopperire alle minacce esterne in atto.

Il sostegno di Trump penalizza i populisti europei? Le scelte di Orbán e dell’Afd. Il peso della guerra in Iran

 di Francesca Basso e Viviana Mazza

Benvenuti alla newsletter Europe Matters, un doppio sguardo su come l’Europa e gli Stati Uniti siano legati oggi più che mai. Una sintesi di ciò che unisce le due sponde dell’Atlantico o che le allontana, con al centro l’Italia e le ricadute per il nostro Paese.

Siamo Francesca Basso e Viviana Mazza, corrispondenti del Corriere della Sera da Bruxelles e da Washington

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump saluta il primo ministro ungherese Viktor Orbán alla Casa Bianca, venerdì 7 novembre 2025 (Ap)


«Le famiglie felici si somigliano tutte, le famiglie infelici lo sono ognuna a suo modo». L’incipit di Anna Karenina si addice bene ai populisti d’Europa. Quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva il vento in poppa, l’estrema destra europea, a prescindere dalla nazionalità, se lo contendeva e ne ostentava la vicinanza, cercava e moltiplicava i contatti con il mondo Maga. Ora che la guerra in Iran ha fatto precipitare in Europa (ma anche negli Stati Uniti) la popolarità del presidente Usa, i populisti del Vecchio Continente sono costretti a reagire. E in questo caso ognuno lo fa a modo suo.
 
Partiamo dal premier ungherese Viktor Orbán. Domenica in Ungheria ci sono le elezioni e per la prima volta il padre della «democrazia illiberale» ha un vero sfidante, Péter Magyar, che secondo alcuni sondaggi è in testa. La guerra in Iran e la crisi energetica in cui è piombata l’Unione europea sono un pretesto per il leader magiaro per attaccare Bruxelles e la scelta di abbandonare le fonti fossili russe. La guerra in Medio Oriente, nella narrativa di Orbán, è la dimostrazione che la difesa del petrolio e del gas di Mosca negli anni passati, in pieno conflitto ucraino, era giustificata in nome della sicurezza energetica ungherese e non del doppio gioco con Vladimir Putin. La guerra in Iran, dunque, non imbarazza Budapest. Per questo Orbán ha posto grandi aspettative nella visita di due giorni di JD Vance. Il vicepresidente degli Stati Uniti arriva oggi e cercherà di tirare la volata a Orbán.

Il portavoce del governo ungherese Zoltán Kovács ha scritto su X che «la visita mette in luce la forte e duratura alleanza tra l’Ungheria e gli Stati Uniti, costruita su valori condivisi, rispetto reciproco e cooperazione strategica. Questa giornata funge da simbolo di legami più profondi e di un dialogo continuo, riaffermando l’importanza dell’amicizia ungherese-americana in un mondo in rapida evoluzione». Orbán è un trumpiano della prima ora e il presidente Usa lo ricambia: «È un leader forte che si batte per il suo Paese e la sua gente», ha detto qualche giorno fa Trump, aggiungendo che «è un vero amico, un combattente e un vincente». Il premier ungherese aveva fatto del Mega — Make Europe Great Again —, che parafrasa il Maga americano, lo slogan della presidenza di turno dell’Ue tenuta da Budapest nel secondo semestre del 2024. La sintonia tra il credo di Fidesz e l’amministrazione Usa è forte. Lastrategia di sicurezza nazionale statunitense dello scorso dicembre aveva posto l’enfasi sul far sì che «l’Europa rimanga europea»: «Non possiamo permetterci di mettere da parte l’Europa… — spiegava il documento — sarebbe controproducente per gli obiettivi di questa strategia. Il nostro obiettivo dovrebbe essere aiutare l’Europa a correggere la sua attuale traiettoria». Ecco come si giustifica il sostegno aperto, quasi smaccato, a Orbán in campagna elettorale. Come andrà a finire lo si capirà domenica, i cittadini ungheresi diranno se Trump è ancora un asset da sbandierare o da nascondere, almeno in questa fase.

L’estrema destra tedesca ha invece fatto una scelta opposta come ha raccontato nei giorni scorsi il Financial Times: Alternativa per la Germania (AfD) si sta distanziando da Trump perché in Germania la guerra in Iran si sta rivelando profondamente impopolare e offusca le speranze di una ripresa economica tedesca. Il quotidiano della City ha riferito che l’AfD ha chiesto ai suoi parlamentari che stanno stringendo legami con il movimento Maga del presidente di ridurre le visite negli Stati Uniti. Eppure i due mondi sono già molto legati. Una delegazione di funzionari del partito si è recata a Washington per la sua cerimonia di insediamento di Trump all’inizio dello scorso anno. E il movimento Maga ha ricambiato offrendo un sostegno senza precedenti all’AfD in vista delle elezioni parlamentari nazionali che si sono svolte nel febbraio 2025, con figure di spicco come Elon Musk e il vicepresidente JD Vance, ha ricordato il FT, che hanno appoggiato pubblicamente il partito.

Ora il cambio di atteggiamento, che si spiega con le prossime elezioni regionali in settembre in Sassonia-Anhalt e Meclemburgo-Pomerania Anteriore: due stati della ex DDR, in cui il sentimento antiamericano è molto diffuso e che la guerra degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran non fa altro che rafforzare. L’AfD punta a uno storico primo posto nelle elezioni e l’amicizia di Trump potrebbe stavolta pesare negativamente sulle urne.

Del resto, secondo diversi analisti, è quello che è successo nel referendum sulla riforma della giustizia in Italia con la vittoria del «no», che è stata letta anche come una reazione alla vicinanza della premier Giorgia Meloni al presidente Usa senza una presa di distanza dalle sue scelte in una serie di situazioni in cui gli interessi europei e italiani rischiavano di essere compromessi. Eppure a gennaio Roma aveva criticato Washington per le pretese sulla Groenlandia, territorio autonomo del Regno di Danimarca. Ma una rondine non fa primavera.

Anche il Rassemblement National di Jordan Bardella ha cominciato a fare dei distinguo nel timore che Trump condizioni in modo negativo le presidenziali del 2027. A gennaio Bardella, in piena crisi Ue-Usa per la Groenlandia, si è spinto a dire che l’Unione Europea deve «attivare senza indugio i suoi strumenti anti-coercizione e adottare misure mirate sui servizi e le esportazioni americane verso l’Europa». Eppure per un anno il RN, che al Parlamento europeo fa parte dei Patrioti insieme a Fidesz di Orbán (di fatto l’ideatore del gruppo) e alla Lega di Salvini, ha appoggiato l’offensiva ideologica trumpiana contro l’Europa.

Eppure l’11 novembre del 2024 Gideon Rachman scriveva sul Financial Times che «per i nazionalisti e i populisti europei, l’imminente ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca equivale all’arrivo della cavalleria americana all’orizzonte». Apparentemente non è più così.

Le notizie dai comunicati stampa: la solidarietà al cardinal Pizzaballa dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia, il resoconto dell’ultimo Consiglio dei Ministri e il messaggio di Matteralla a Papa Leone XIV

Una nuova rubrica con le informazioni tratte direttamente dai comunicati stampa

L’UCOII esprime profonda solidarietà al Patriarca
Pizzaballa: impedire la preghiera è una ferita per tutta l’umanità

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L’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia (UCOII) esprime profonda indignazione e piena solidarietà al Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca Latino di Gerusalemme, e al Custode dei Luoghi Sacri in Terra Santa, padre Francesco Ielpo, ai quali la polizia israeliana ha impedito stamattina (ieri n.d.r.) di raggiungere la Basilica del Santo Sepolcro per celebrare la Messa della Domenica delle Palme.
È la prima volta da secoli che ai massimi rappresentanti della Chiesa Cattolica in Terra Santa viene negato l’accesso al più sacro dei luoghi di culto cristiani. Un atto grave e senza precedenti, che il Patriarcato Latino ha giustamente definito “una misura manifestamente irragionevole e sproporzionata” e “un’estrema violazione dei principi fondamentali di libertà di culto e rispetto dello Status Quo”.
«Siamo profondamente vicini ai nostri fratelli e sorelle del mondo cristiano
in questo momento di dolore», dichiara il Presidente UCOII Yassine Baradai.
«Quanto accaduto oggi al Santo Sepolcro ci ferisce come ferisce ogni credente, di
qualunque fede. Gerusalemme è la città dove le nostre tradizioni spirituali si incontrano,
e quando si impedisce a un uomo di fede di pregare in un luogo sacro, è la dignità di tutta l’umanità ad essere calpestata. Noi musulmani viviamo questa stessa sofferenza alla Moschea di Al-Aqsa, dove da anni i fedeli subiscono restrizioni e violazioni del diritto al culto. È un dolore che ci unisce, e per il quale facciamo appello comune alla comunità
internazionale: la difesa della libertà religiosa a Gerusalemme è una causa che ci vede
insieme.»
L’UCOII si unisce alla voce di Papa Leone XIV, che proprio oggi nell’omelia della Domenica delle Palme ha dichiarato: “Siamo più che mai vicini con la preghiera ai cristiani del Medio Oriente, che soffrono le conseguenze di un conflitto atroce e, in molti casi, non possono vivere pienamente i Riti di questi giorni santi”.
L’UCOII chiede alla comunità internazionale di:
 Condannare fermamente ogni restrizione alla libertà di culto a Gerusalemme, che colpisca cristiani, musulmani o fedeli di qualunque confessione;
 Esigere il ripristino immediato del libero accesso ai Luoghi Santi per tutti i fedeli e i loro rappresentanti religiosi;
 Agire concretamente per la protezione dello Status Quo dei Luoghi Santi, patrimonio
dell’intera umanità.

C o m u n i c a t o della Presidenza della Repubblica

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato a Sua Santità Papa
Leone XIV il seguente messaggio:
«Nel ringraziare Vostra Santità per il messaggio che ha voluto cortesemente
indirizzarmi, desidero formulare, a nome mio e del popolo italiano, i migliori auguri
per il Viaggio Apostolico che si accinge a compiere nel Principato di Monaco.
La grande attesa, già da molte settimane resa manifesta dalle autorità, dai giovani
monegaschi e dalla locale comunità ecclesiastica mentre si apprestano ad accogliere
la Santità Vostra, testimonia del saldo legame che unisce il Principato alla Santa
Sede e della profonda radice cristiana di quella terra.
Il motto “Io sono la via, la verità e la vita” che Ella ha scelto per questa prima
missione del 2026 risponde pienamente all’esigenza, ovunque avvertita, di udire
parole capaci di suscitare speranza e ispirare concordia tra i popoli.
Voglia accogliere, Santo Padre, il mio affettuoso pensiero, unitamente ai sensi della
mia massima considerazione».

Roma, 28 marzo 2026

Comunicato stampa della Presidenza del Consiglio

CONSIGLIO DEI MINISTRI – 27 MARZO 2026

Il Consiglio dei ministri si è riunito venerdì 27 marzo 2026, alle ore 17.05 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente Giorgia Meloni. Segretario, il Sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano.

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DECRETO FISCALE

Disposizioni urgenti in materia fiscale ed economica (decreto-legge)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Giorgia Meloni e del Ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, ha approvato un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti in materia fiscale ed economica.

Di seguito le principali misure contenute nel provvedimento.

  • Credito d’imposta per le imprese: il decreto introduce una misura di sostegno rivolta alle imprese che prevede un contributo, sotto forma di credito d’imposta pari al 35% dell’importo richiesto, destinato alle aziende che hanno presentato comunicazioni per investimenti.

In merito a tale misura, il Governo ha intenzione di avviare nei prossimi giorni un tavolo di confronto con le categorie produttive interessate. L’obiettivo è quello di valutare, in sede di conversione del decreto, eventuali risorse aggiuntive che si rendano disponibili, anche alla stregua delle osservazioni che saranno ricevute sull’ordine di priorità per il loro utilizzo.

  • Operazioni permutative: si modifica la decorrenza del nuovo regime IVA per le operazioni permutative, prevedendone l’applicazione ai contratti stipulati o rinnovati a decorrere dal 1° gennaio 2026. Sono fatti salvi i comportamenti adottati in precedenza e non si dà luogo a rimborsi d’imposta.
  • Lavoratori impatriati: si aggiornano i riferimenti normativi relativi al regime fiscale per i lavoratori che trasferiscono la residenza in Italia, con applicazione a decorrere dal periodo d’imposta 2027.
  • Avviamento negativo: per i soggetti che adottano i principi contabili internazionali, si stabilisce che, in operazioni di cessione d’azienda, la differenza negativa tra il corrispettivo e il valore dei beni concorre alla formazione del reddito e del valore della produzione in quote costanti nell’esercizio stesso e nei quattro successivi. La norma si applica dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2024.
  • Sistemi di garanzia dei depositanti: fino al 31 dicembre 2028, gli interessi derivanti da titoli obbligazionari corrisposti ai sistemi di garanzia dei depositanti sono esenti dall’imposta sostitutiva.
  • Rinvio contributo spedizioni: l’applicazione del contributo sulle spedizioni di beni importati da Paesi extra-UE, con valore dichiarato inferiore a 150€, è differita al 1° luglio 2026. Si tratta di un rinvio tecnico volto a consentire il completamento dell’adeguamento dei sistemi informatici dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli.
  • Ritenuta sulle provvigioni: l’efficacia delle disposizioni in materia di ritenuta sulle provvigioni è differita dal 1° marzo 2026 al 1° maggio 2026.
  • Investimenti in beni strumentali: viene soppresso il vincolo che limitava la maggiorazione dell’ammortamento ai soli beni prodotti negli Stati dell’Unione Europea o aderenti allo Spazio economico europeo.
  • Atleti dilettanti: per i premi erogati agli atleti dilettanti fino al 31 dicembre 2026, viene fissata una soglia di esenzione dalla ritenuta alla fonte pari a 300 euro complessivi.
  • Riscossione: sono introdotti nuovi termini per la richiesta di riconsegna anticipata dei carichi affidati all’Agenzia delle entrate-Riscossione relativamente a specifiche fattispecie.
  • Regime dividendi e PEX: viene ripristinato il regime di esclusione dei dividendi (nella misura del 95% per le società) e della participation exemption (PEX), con decorrenza dal 1° gennaio 2026.
  • Imposta di bollo: per i soggetti diversi dalle persone fisiche, l’imposta di bollo sui conti correnti e rendiconti aumenta da 100 a 118 euro.
  • Educazione finanziaria: il Comitato nazionale per l’educazione economica e finanziaria viene integrato con un membro del Corpo della guardia di finanza. Sono definiti nuovi standard qualitativi e la possibilità di avvalersi di esperti e consulenti esterni.
  • Carta europea della disabilità: al fine di garantire la continuità del servizio di emissione della carta per l’anno 2026, è autorizzata una spesa di 1,6 milioni di euro.
  • Avvocatura dello Stato: è autorizzata la spesa di 500.000 euro annui a decorrere dal 2026 per il pagamento delle spese degli atti processuali e del contributo unificato per conto delle parti patrocinate dall’Avvocatura dello Stato.

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ACCORDI INTERNAZIONALI

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Antonio Tajani, ha approvato due disegni di legge di ratifica ed esecuzione di altrettanti accordi internazionali.

  1. Ratifica ed esecuzione dello scambio di note verbali, fatto al Cairo il 3 agosto e il 10 settembre 2025, concernenti la proroga di validità del memorandum di intesa tra il Ministero della difesa della Repubblica italiana e il Ministero della difesa della Repubblica araba d’Egitto sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 23 marzo 1998 (disegno di legge)

Il Memorandum viene prorogato sino alla conclusione di un nuovo Accordo tra le Parti sulla cooperazione nei medesimi settori della difesa. Il prolungamento della cooperazione rappresenta una leva decisiva per valorizzare appieno le potenzialità di una relazione che già oggi poggia su basi politiche e militari solide e condivise.

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  1. Ratifica ed esecuzione dell’accordo tra il Governo della Repubblica italiana e il Governo dello Stato del Kuwait sulla cooperazione nel settore della difesa, fatto a Roma il 13 gennaio 2026 (disegno di legge)

L’Accordo ha lo scopo di fornire adeguata copertura giuridica a forme strutturate di cooperazione bilaterale tra le Forze Armate dei due Paesi, nell’intento di consolidare le rispettive capacità nel campo della difesa. La sua sottoscrizione, inoltre, mira ad indurre positivi effetti in settori produttivi e commerciali dei Paesi stipulanti.

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PROFESSIONI SANITARIE

Disposizioni in materia di organizzazione e funzionamento della Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (disegno di legge)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro della salute Orazio Schillaci, ha approvato, con procedura d’urgenza, un disegno di legge recante disposizioni in materia di organizzazione e funzionamento della Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie (CCEPS).

Il provvedimento interviene in via urgente sull’assetto normativo e organizzativo della Commissione, organo di giurisdizione speciale competente a decidere sui ricorsi avverso i provvedimenti adottati dagli Ordini e dalle Federazioni nazionali delle professioni sanitarie in materia disciplinare, di iscrizione e cancellazione dagli albi e in ambito elettorale.

Il disegno di legge mira, pertanto, a garantire la continuità e l’efficienza dell’attività della Commissione e la ragionevole durata dei procedimenti, attraverso una riorganizzazione dell’organo e una revisione della disciplina processuale. In particolare, si prevede una riorganizzazione della Struttura, articolata in due sezioni, nonché l’introduzione di una disciplina processuale più chiara e uniforme, con termini certi, modalità di deposito e formazione del fascicolo e strumenti di gestione anche telematica. Sono, inoltre, previste misure per lo smaltimento dell’arretrato volte a evitare il consolidarsi di situazioni di incertezza giuridica; anche al fine di ricondurre a equilibrio il rapporto tra effettività della tutela giurisdizionale e salvaguardia dell’interesse pubblico alla tutela della salute.

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ATTUAZIONE DEGLI STATUTI SPECIALI REGIONALI E DELLE PROVINCE AUTONOME

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Giorgia Meloni e del Ministro per gli affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli, ha approvato tre decreti legislativi di attuazione degli statuti speciali delle Regioni autonome Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige/Südtirol e Valle d’Aosta/Vallèe d’Aoste.

  1. Norme di attuazione dello Statuto speciale della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia recanti modifiche al decreto legislativo 25 novembre 2019, n. 154 in materia di coordinamento della finanza pubblica (decreto legislativo)

Il provvedimento quantifica il contributo che il sistema integrato del Friuli-Venezia Giulia deve versare allo Stato per ciascuno degli anni dal 2027 al 2033 e stabilisce le modalità di versamento del contributo all’Erario; consente allo Stato di modificare unilateralmente il contributo ma solo per un periodo di tempo limitato, nella misura massima del 10 per cento per far fronte ad eccezionali esigenze di finanza pubblica e, ove siano necessarie manovre straordinarie per assicurare il rispetto delle norme europee in materia di riequilibrio del bilancio pubblico, di un ulteriore 10 per cento; esplicita che contributi di importo superiore vanno concordati con la Regione; esplicita come il sistema integrato, in spirito di leale collaborazione, adempie alla nuova governance economica europea; specifica che gli obblighi previsti dall’articolo 4-ter contribuiscono all’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dall’ordinamento dell’Unione europea, assolvono al dovere di solidarietà nazionale e sostituiscono le misure di concorso alla finanza pubblica del sistema integrato.

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  1. Norme di attuazione dello Statuto speciale per la Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol recanti modifiche al decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1976, n. 752, al decreto del Presidente della Repubblica 15 luglio 1988, n. 305, e al decreto del Presidente della Repubblica 15 luglio 1988, n. 574, rispettivamente in materia di dichiarazioni di appartenenza linguistica, di temporanea assegnazione di magistrati e di terminologia giuridica, amministrativa e tecnica, atta ad assicurare la corrispondenza nelle lingue italiana e tedesca nella Provincia di Bolzano (decreto legislativo)

Il testo apporta modifiche relative alla dichiarazione di appartenenza o aggregazione al gruppo linguistico, garantendo che i destinatari della comunicazione effettuata dai Comuni abbiano effettiva conoscenza della facoltà di rendere la suddetta dichiarazione di appartenenza o aggregazione; alla temporanea assegnazione dei magistrati appartenenti ai tre gruppi linguistici, presso gli uffici giudiziari della provincia di Bolzano; alla terminologia giuridica, amministrativa e tecnica in uso, tra gli altri, nei rapporti con gli organi e gli uffici della pubblica amministrazione, gli uffici giudiziari e negli atti pubblici

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  1. Norme di attuazione dello Statuto speciale per la Valle d’Aosta/Vallèe d’Aoste, recanti modificazioni al decreto legislativo 24 luglio 2007, n. 136 concernenti il conferimento di funzioni in materia di istituzioni di alta formazione artistica e musicale (decreto legislativo)

Il provvedimento modifica il decreto legislativo 24 luglio 2007, n. 136, al fine di aggiornare la denominazione dell’Istituto musicale pareggiato della Valle d’Aosta, a seguito della sua trasformazione in istituzione di alta formazione musicale e di disciplinare le modalità di trasferimento del personale docente tra istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica operanti in Valle d’Aosta e nel restante territorio nazionale.

In particolare, si prevede che l’Istituto musicale pareggiato della Valle d’Aosta assuma la denominazione di “Conservatoire de la Vallée d’Aoste”.

Inoltre, si dispone l’applicazione al personale docente del Conservatoire del nuovo sistema di reclutamento del personale AFAM previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 24 aprile 2024, n. 83, superando il precedente sistema basato su graduatorie nazionali.

Il provvedimento introduce, altresì, la possibilità di trasferimento del personale docente tra istituzioni AFAM operanti in Valle d’Aosta e nel resto del territorio nazionale. Il trasferimento verso le istituzioni operanti in Valle d’Aosta è subordinato all’accertamento della conoscenza della lingua francese secondo le modalità stabilite dalla Regione. La disposizione consente la mobilità in uscita del personale docente verso i Conservatori statali di altre regioni e, viceversa, la mobilità in entrata, previo accertamento linguistico.

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ATTUAZIONE DI NORME EUROPEE SU GAS E IDROGENO

Attuazione della Direttiva (UE) 2024/1788 del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 giugno 2024, relativa a norme comuni per i mercati interni del gas rinnovabile, del gas naturale e dell’idrogeno, che modifica la Direttiva (UE) 2023/1791 e che abroga la Direttiva 2009/73/CE (decreto legislativo – esame preliminare)

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per gli affari europei, il PNRR e le politiche di coesione Tommaso Foti e del Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo di attuazione della Direttiva (UE) 2024/1788 del Parlamento europeo e del Consiglio del 13 giugno 2024, relativa a norme comuni per i mercati interni del gas rinnovabile, del gas naturale e dell’idrogeno, che modifica la Direttiva (UE) 2023/1791 e che abroga la Direttiva 2009/73/CE.

Il provvedimento mira a definire un quadro normativo per favorire la diffusione dei gas rinnovabili e a basse emissioni di carbonio, con particolare attenzione allo sviluppo del mercato dell’idrogeno.

Il testo attua la disciplina comune per il trasporto, la fornitura e lo stoccaggio dell’idrogeno e l’organizzazione del settore, includendo la separazione dei gestori delle reti e le regole di accesso alle infrastrutture.

Inoltre, si rafforzano i diritti dei clienti finali, garantendo la libertà di scelta del fornitore, la trasparenza delle bollette e l’accesso a sistemi di misurazione intelligenti. Sono previste specifiche tutele per i clienti vulnerabili e in condizioni di povertà energetica, assicurando la continuità delle forniture.

Si introduce un quadro regolatorio volto alla progressiva integrazione dei gas verdi nel sistema energetico nazionale, promuovendo la sostenibilità e la sicurezza degli approvvigionamenti in coerenza con gli obiettivi della transizione ecologica.

Infine, vengono definiti i poteri e i compiti dell’ARERA (Autorità di regolazione per energia reti e ambiente) in relazione ai nuovi mercati e alla protezione dei consumatori.

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PROVVEDIMENTI APPROVATI IN ESAME DEFINITIVO

Il Consiglio dei ministri ha approvato, in esame definitivo, un disegno di legge, sette decreti legislativi e un regolamento da adottarsi con decreto del Presidente della Repubblica.

I testi tengono conto, laddove previsti ed espressi, dei pareri delle competenti Commissioni parlamentari, della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome o della Conferenza unificata e della Sezione consultiva per gli atti normativi del Consiglio di Stato. Di seguito l’elenco dei provvedimenti con l’indicazione dei proponenti.

  1. Istituzione del Registro unico nazionale dei dispositivi medici impiantabili (disegno di legge – esame definitivo) (Salute)
  2. Disposizioni in materia di revisione dello strumento militare nazionale in attuazione dell’articolo 2, comma 1, della legge 28 novembre 2023, n. 201 (decreto legislativo – esame definitivo) (Presidenza – Difesa)
  3. Disposizioni in materia di revisione della struttura organizzativa e ordinativa della sanità militare, ai sensi dell’articolo 2 della legge 28 novembre 2023, n. 201 (decreto legislativo – esame definitivo) (Presidenza – Difesa)
  4. Attuazione della delega di cui all’articolo 19 della legge 5 marzo 2024, n. 21, per la riforma organica delle disposizioni in materia di mercati dei capitali recate dal Testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, e delle disposizioni in materia di società di capitali contenute nel Codice civile nonché per la modifica di ulteriori disposizioni vigenti al fine di assicurarne il miglior coordinamento (decreto legislativo – esame definitivo) (Presidenza – Economia e finanze – Giustizia)
  5. Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 22 novembre 2023, n. 184, di recepimento della Direttiva (UE) 2021/2118 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 novembre 2021, recante modifica della Direttiva 2009/103/CE concernente l’assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli e il controllo dell’obbligo di assicurare tale responsabilità (decreto legislativo – esame definitivo) (Affari europei, PNRR e politiche di coesione – Imprese e Made in Italy)
  6. Adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Regolamento (UE) 2023/988 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 maggio 2023, sulla sicurezza generale dei prodotti (decreto legislativo – esame definitivo) (Affari europei, PNRR e politiche di coesione – Imprese e Made in Italy)
  7. Adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del Regolamento (UE) 2023/2411 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 ottobre 2023, relativo alla protezione delle indicazioni geografiche per i prodotti artigianali e industriali (decreto legislativo – esame definitivo) (Affari europei, PNRR e politiche di coesione – Imprese e made in Italy)
  8. Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 23 dicembre 2022, n. 200, recante riordino della disciplina degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, ai sensi dell’articolo 1, comma 4, della legge 3 agosto 2022, n. 129 (decreto legislativo – esame definitivo) (Salute)
  9. Regolamento recante modifiche al Testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 90, per l’incremento del contingente degli Uffici di diretta collaborazione del Ministro della difesa (decreto del Presidente della Repubblica – esame definitivo) (Difesa)

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INTERVENTI IN GIUDIZIO

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Giorgia Meloni, ha deliberato la determinazione di intervento nei giudizi di legittimità costituzionale promossi dalle Regioni Puglia ed Emilia-Romagna avverso gli articoli 1, commi da 706 a 711 e 3, con annessa Tabella 2, della legge 30 dicembre 2025, n. 199 recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2026 e bilancio pluriennale per il triennio 2026-2028”.

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STATI DI EMERGENZA

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per la protezione civile e le politiche del mare Nello Musumeci, ha deliberato la proroga, per 12 mesi, dello stato di emergenza già deliberato in conseguenza degli eccezionali eventi meteorologici che si sono verificati nei giorni 19 e 20 ottobre 2024 nel territorio dell’isola di Stromboli del comune di Lipari in provincia di Messina.

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NOMINE

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, in considerazione delle dimissioni presentate dall’ing. Luca Desiata dall’incarico di componente esperto della Consulta dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN), ha deliberato l’avvio della procedura di decadenza dello stesso e il contestuale avvio della procedura per la nomina dell’ing. Giorgio Graditi a componente della medesima Consulta.

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LEGGI REGIONALI

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli, ha esaminato sedici leggi regionali e ha quindi deliberato di impugnare la legge della Regione siciliana n. 3 del 30/01/2026, recante “Interventi urgenti per far fronte ai danni causati dagli eventi meteo avversi dei giorni 19, 20 e 21 gennaio 2026”, in quanto talune disposizioni, eccedendo dalle competenze statutarie e ponendosi in contrasto con la normativa statale in materia di previdenza sociale e tutela della concorrenza, violano l’articolo 117, secondo comma, lett. e) e o) della Costituzione.

Inoltre, il Consiglio dei ministri ha deliberato di non impugnare:

  1. la legge della Regione Calabria n. 3 del 29/01/2026, recante “Disposizioni per la proroga della validità delle graduatorie vigenti dei concorsi pubblici di enti e aziende del Servizio Sanitario della Regione Calabria”;
  2. la legge della Regione Piemonte n. 1 del 29/01/2026, recante “Sviluppo della ricerca applicata nel comparto sanitario. Promozione delle attività del Centro Avanzato di Diagnostica”; 
  3. la legge della Regione Calabria n. 4 del 02/02/2026, recante “Disposizioni concernenti l’impiego di sistemi di intelligenza artificiale in ambito regionale”; 
  4. la legge della Regione Calabria n. 5 del 02/02/2026, recante “Adempimento degli impegni assunti con il governo in attuazione del principio di leale collaborazione”; 
  5. la legge della Regione Lombardia n. 2 del 29/01/2026, recante “Revisione della legge regionale 4 aprile 2012, n. 6 (Disciplina del settore dei trasporti)”; 
  6. la legge della Regione autonoma Valle d’Aosta n. 1 del 02/02/2026, recante “Modificazioni alla legge regionale 17 dicembre 2018, n. 11 (Disciplina dello svolgimento delle prove di francese all’esame di Stato del secondo ciclo di istruzione in Valle d’Aosta)”; 
  7. la legge della Regione Piemonte n. 2 del 03/02/2026, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale di previsione 2026-2028 (Legge di stabilità regionale 2026)”; 
  8. la legge della Regione Piemonte n. 3 del 03/02/2026, recante “Bilancio di previsione finanziario 2026-2028”; 
  9. la legge della Regione Friuli-Venezia Giulia n. 2 del 03/02/2026, recante “Misure urgenti e straordinarie in tema di tutela della salute”;
  10. la legge della Regione Lazio n. 2 del 03/02/2026, recante “Promozione e valorizzazione dei percorsi della conoscenza storica del Novecento”; 
  11. la legge della Regione Toscana n. 2 del 04/02/2026, recante “Variazione al bilancio di previsione finanziario 2026 – 2028”; 
  12. la legge della Regione Sardegna n. 2 del 06/02/2026, recante “Bilancio di previsione 2026-2028”;
  13. la legge della Regione Sardegna n. 3 del 06/02/2026, recante “Disposizioni in materia di personale e di proroga di graduatorie”; 
  14. la legge della Regione Sardegna n. 5 del 06/02/2026, recante “Disposizioni straordinarie per la regolarizzazione e il trasferimento in proprietà delle aree e degli alloggi assegnati nei Comuni di Gairo, Cardedu e Osini a seguito dell’alluvione del 1951 e non ancora formalmente trasferiti”; 
  15. la legge della Regione Lombardia n. 3 del 06/02/2026, recante “Promozione dell’ideale sportivo e del volontariato in ambito sportivo”.

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Il Consiglio dei ministri è terminato alle ore 18.10.

Così si è chiuso il “caso” della pasta italiana

 di Francesca Basso e Viviana Mazza

Benvenuti alla newsletter Europe Matters, un doppio sguardo su come l’Europa e gli Stati Uniti siano legati oggi più che mai. Una sintesi di ciò che unisce le due sponde dell’Atlantico o che le allontana, con al centro l’Italia e le ricadute per il nostro Paese.

Siamo Francesca Basso e Viviana Mazza, corrispondenti del Corriere della Sera da Bruxelles e da Washington


La guerra della pasta – così definita dopo che il Wall Street Journal  avvertì che la pasta italiana “rischiava di scomparire dagli scaffali (dei supermercati) negli Stati Uniti” e prima che ci fosse un’altra guerra, in Iran, di cui preoccuparsi – è stata scongiurata. La Casa Bianca aveva respinto già lo scorso dicembre la notizia che la pasta importata dall’Italia (che peraltro è meno del 20%, perché la maggior parte delle aziende italiane producono ormai negli Stati Uniti) rischiasse di scomparire dai negozi americani.  Kush Desai, portavoce della Casa Bianca, spiega che dopo una indagine «indipendente semi-giudiziaria» stabilita per legge, alla fine 13 produttori italiani di pasta, tra cui Garofalo e La Molisana hanno evitato che il dazio antidumping del 92% venisse finalizzato. Il dazio antidumping è tornato alle cifre consuete o anche meno che nel passato (7% per Garofalo, 2,6% per La Molisana, 5,21% per altre aziende).

Il problema, secondo la Casa Bianca, è nato dal fatto che le aziende inizialmente «qualunque sia la ragione, hanno fallito nel fornire le stesse informazioni che avevano fornito per decenni» nonostante «i ripetuti avvertimenti». In un’intervista con Valentina Iorio sulle pagine del quotidiano lo scorso dicembre, l’amministratore delegato del pastificio, Massimo Menna, aveva detto: «Noi abbiamo sempre operato con correttezza, gli addebiti che ci sono stati mossi sono generati da un’incomprensione. Siamo fiduciosi che le memorie difensive presentate consentano di fare una verifica più approfondita». Non era una decisione della Casa Bianca, sottolinea il portavoce: «Il presidente non può, senza il Congresso, cambiare i dazi antidumping: è un processo basato su leggi approvate dal Congresso, gestito da funzionari di carriera del dipartimento del Commercio, è una specie di formula matematica, in cui inserisci i dati che ti mandano le aziende e viene fuori un numero. La semplice realtà è che questi produttori non avevano rispettato una semplice richiesta di dati, a differenza di quanto avevano fatto senza problemi in passato».

La Casa Bianca accusa i media americani di aver scatenato problemi diplomatici con l’Italia. Contattato dal Corriere, il Pastificio Lucio Garofalo  non ha voluto fare alcun commento. L’indagine – conferma la Casa Bianca – è partita per via della denuncia di un’altra azienda americana che accusava i produttori italiani di vendere a prezzi troppo bassi.  Il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida ha accolto la notizia finale positivamente: «L’abbassamento significativo dei dazi sulla pasta rende giustizia alle nostre aziende e ad un prodotto simbolo del Made in Italy nel mercato statunitense». Queste tariffe antidumping si sommano a quelle imposte su tutti i prodotti europei, che in base all’accordo sui dazi tra Usa e Ue sono al momento del 15%.

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