Il paradosso della guerra: quando il crimine diventa legittimo

di Marta Meloni

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una riflessione sulle dinamiche della psiche umana di fronte alla guerra

In guerra, la violenza pare perdere il suo carattere di devianza. In un contesto civile, l’atto di togliere la vita a un altro individuo costituisce un crimine universale, punibile dalle istituzioni con la massima severità. Nei paesi sviluppati, dove la legge e i valori civili proclamano la sacralità della vita, questa contraddizione appare ancora più stridente: ciò che è moralmente inaccettabile diventa, improvvisamente, accettabile.
La differenza tra un omicidio e un bombardamento mirato spesso si riduce al permesso delle autorità. Le leggi internazionali cercano di proteggere i civili e limitare gli eccessi, ma il confine tra giusto e sbagliato resta sfocato. Attacchi indiscriminati, vittime civili e città ridotte in macerie dimostrano quanto fragile sia la linea tra legalità e moralità.
Il fenomeno non può essere compreso esclusivamente attraverso la lente del diritto o della politica: esso affonda le radici nella psicologia umana. La mente di chi combatte è costretta a operare una ristrutturazione interna della propria morale. Obbedire a ordini che comportano violenza letale implica una sospensione deliberata o inconscia del giudizio morale individuale, accompagnata da una razionalizzazione che trasforma la distruzione in “necessità” o in “servizio per un bene superiore”. In questo contesto, il soggetto sperimenta un meccanismo di dissociazione morale: ciò che normalmente provocherebbe senso di colpa viene reinterpretato come azione coerente con un contesto più ampio.
La guerra genera così un cortocircuito tra legge e coscienza, tra morale personale e ruolo istituzionale. Ciò che in tempo di pace susciterebbe indignazione e condanna, in tempo di guerra diventa uno strumento funzionale, legittimato dall’autorità e spesso percepito come dovere collettivo.
Il paradosso solleva interrogativi profondi: fino a che punto una società può definirsi civile quando la morte, in certi contesti, smette di essere un crimine? E se la mente umana riesce a giustificare ciò che normalmente sarebbe inaccettabile, quali sono i limiti del nostro giudizio morale? La guerra dimostra che la legalità può rendere lecita la violenza, ma non può cancellarne l’ambiguità etica né i dilemmi interiori di chi la compie.
In definitiva, il paradosso della guerra non è solo una contraddizione giuridica o politica: è una prova della complessità della natura umana, della sua capacità di adattarsi alle circostanze più estreme e, al contempo, della fragilità dei principi morali che regolano la convivenza civile.

Il racconto del Cagliari. Cagliari- Como 1-2: il cuore, la ragione e la paura

di Daniele Madau

XXVIII Serie A-Unipol Domus/ Cagliari- Como:1-2  (13mo Baturina; 56mo S. Esposito; 76mo Da Cunha)

Cagliari (3-5-2): Caprile; Zé Pedro (72mo Zappa), Juan Rodríguez (77mo Idrissi; 87mo Pavoletti), Dossena; Palestra, Adopo, Liteta (77mo Kilcsoy), Sulemana, Obert; S. Esposito (77mo Trepy), Folorunsho.
In panchina: Sherri, Ciocci, Idrissi, Kılıçsoy, Raterink, Albarracín, Zappa, Pavoletti, Mendy, Trepy, Sulev, Cogoni, Malfitano.
Allenatore: Fabio Pisacane.

Como (4-2-3-1): Butez; Van der Brempt, Ramón, Kempf, Alberto Moreno (80mo Valle); Da Cunha, Perrone ( 35mo Vojvoda); Jesús Rodríguez, Nico Paz (80mo Silva), Baturina (80mo Roberto); Douvikas (60 mo Morata).
In panchina: Törnqvist, Vigorito, Čavlina, Álex Valle, Goldaniga, Caqueret, Morata, Sergi Roberto, Lahdo, Kühn, Smolčić, Vojvoda, Diego Carlos.
Allenatore: Cesc Fàbregas.

Arbitro: Marinelli

Spettatori: 16.128

Cuore e ragione, l’eterna contrapposizione. Il cuore e la volonta’, inutile dirlo,  spingono per i padroni di casa: in formazione rimaneggiata, sempre a un passo dalla salvezza, come Tantalo con l’acqua.

La ragione dice Como, squadra moderna ma umile, legata all’italianita’ del Lago e di Manzoni ma americana, provinciale ma di Champions. L’ottimismo della volonta’ e il pessimismo della ragione. Gramsci era sardo. E comunque, anche il 49% del Cagliari ormai e’americano.

L’ottimismo e’ un inizio volitivo e quasi arrembante dei rossoblu’, in un pomeriggio quasi primaverile e con lo stadio pieno. Il pessimismo e’ il goal del Como alla prima replica: recupero palla a centrocampo, serie di rimpalli in area, e goal di Baturina, con Caprile in leggero ritardo. Si e’ solo al 13mo. Si prospetta cuore e sudore.

La replica e’ un tentativo di Adopo da fuori area, giusto per riprendersi dal trauma. Il Como pressa, si gioca in un fazzoletto di terra, e il Cagliari non trova piu’ la strada per la meta’ campo avversaria.

Il 30mo suona come una campana, che fa rinsavire i cagliaritani: azione manovrata e prolungata, con il pallone che riesce a entrare in area, ma Sulemana- davanti alla porta- lo manca incredibilmente.

La partita- mentre tramonta il primo tempo- diventa equilibrata e tesa , e servirebbe il pareggio per sancire l’armonia tra cuore e ragione.

Il secondo tempo aggiunge, a cuore e ragione, la paura: che ti fa perdere palla al limite dell’area- con conseguente tiro di Rodriguez- , che non ti fa ragionare e osare, anche perche’ il Como toglie l’aria, e’ asfissiante.

C’e’ bisogno d’aria: la trova Palestra, a tutta fascia destra, al 56mo, in un vortice che porta al cross per Obert- dall’altro lato- e al successivo colpo di testa in tuffo di Esposito, come Riva,  per l’ uno a uno: si e’ all’undicesimo, il numero di Gigi.

L’ottimismo della volonta’ e’ prendere possesso del centrocampo, con Adopo che ne regge le redini e lancia Palestra sulla fascia: uno spettacolo.

Il pessimismo e’ prestare il fianco al contropiede, ma l’equilibrio regge. Intanto, due ammonizioni per simulazione al Cagliari in cinque minuti: credo, evento unico.

Davanti al tiro di Da Cunha, pero’, dal vertice sinistro dell’area, di esterno, che crea una parabola imprendibile per Caprile, cuore e ragione si inchinano: e’ la bellezza.

All’ottantacinquesimo Adopo impegna Butez: e’ ancora tempo di bellezza, prima che resti solo la paura.

Dopo sei minuti di recupero, pero’, restano la gioia del Como e la fatica del Cagliari, che perde ancora in casa. La paura? Forse un po’, quella che deve dare il coraggio di conquistare la salvezza.

Fiamme sul Mondo /3, ovvero Business is Business

di Marco Marini (esperto di geopolitica mediorientale)

Girovagando per il web sono incappato in un video su Papa Francesco. Il Santo Padre ricordava di aver posto una domanda ad un esperto di economia, esattamente chiedeva quale fosse il settore industriale più fiorente nel mondo, e secondo il parere di questo economista era la produzione ed il commercio delle armi. Dal viso del Papa traspariva sconcerto e amarezza. Sinceramente non sono rimasto sorpreso, da che mondo e mondo la guerra è un affare o per conquistare territori ricchi di risorse naturali o per acquisire manodopera a basso costo, insomma schiavi. O quale occasione migliore scatenare un conflitto in cui testare qualche arma più o meno “intelligente”. Dalla guerra Russo-Ucraina al recente conflitto in medio oriente si sentono voci sull’uso di strumenti straordinari, missili, cannoni etc etc. Sembra di sentire Hitler e Mussolini che parlavano di armi segrete che avrebbero capovolto le sorti del secondo conflitto mondiale. E si è un vero e proprio affare la guerra, Da una parte troviamo le gerarchie militari che lamentano una debolezza dell’apparato difensivo del proprio paese e dall’altra gli industriali del settore difesa che sbandierano le eccezionali qualità dei propri prodotti. L’incontro tra queste opinioni opposte determina il proliferare del business armamenti. A proposito di Santo Padre, quando Papa Giovanni Paolo II è salito al soglio romano ha voluto mettere mano ai conti del Vaticano che attraverso lo I.O.R. (Istituto per le Opere Religiose) finanziava non solo una industria produttrice di Condom o preservativi che dir si voglia ma anche la Oto Melare di La Spezia produttrice di carri armati, cannoni, navi etc. Ma in quell’epoca gestiva le opere caritatevoli un certo Marcinkus, ricordate ? Quello di Licio Gelli (P2), Sindona, Calvi e qualche mafioso. Si sentono in questi giorni le voci sulla crisi energetica che colpisce sia le famiglie che le industrie e che bisogna colpire le speculazioni in merito. Secondo me è un atteggiamento ipocrita che va contro le regole della domanda e dell’offerta, cioè del libero mercato tanto caro a questo occidente libero e democratico. Sia ben chiaro, da studente di economia sono un fautore del libero mercato ma da quando è crollato il muro di Berlino ed il comunismo, che qualcuno vuole tirare ancora in ballo quando non è d’accordo con te, la globalizzazione ha creato in alcuni settori merceologici degli oligopoli se non addirittura monopoli, generando quella contraddizione economica che è La Cina e qualche altro paese asiatico, cioè comunisti che seguono le regole del capitalismo. Si parla del timore di speculazioni, ma basterebbe visitare le raffinerie, anche in Sardegna per rendersi conto che le cisterne sono piene di prodotto raffinato, che aspettano il momento giusto per metterlo sul mercato. Perché dico questo? Basta ricordare la guerra del 1973 tra Israele e Siria-Egitto che ha determinato la chiusura del Canale di Suez e che ha costretto le super petroliere a circumnavigare l’Africa per portare il petrolio greggio o raffinato in occidente con un aggravio di costi imprevedibile per quei tempi. Da noi le automobili circolavano a targhe alterne e la gente aveva riscoperto la bicicletta per gli spostamenti. Ricordo uno sceicco saudita che affermava di averci fatto un favore perché col petrolio che scarseggiava (?) l’occidente avrebbe continuato a consumarlo ad un ritmo elevato, e ci ha costretto a cambiare le abitudini, ricercare altre forme di energia e studiare e produrre mezzi che avrebbero e dovuto consumare meno. Oggi da molte parti si auspica che l’Europa possa tornare alle forniture di gas russo, senza essere accusati di essere filo-putin. A proposito di quel conflitto europeo iniziato di fatto nel febbraio 2014 (12 anni, il secondo conflitto mondiale è durato 6 anni) le ex nazioni del blocco orientale (DDR ora Germania, Polonia, Stati Baltici etc) hanno vuotato i loro vecchi arsenali di materiale sovietico per donarlo (o venderlo?) all’Ucraina . Sono stati forniti anche armamenti occidentali. Tenuto conto del sostegno militare fornito dagli Stati membri dell’UE, si stima che il sostegno globale dell’UE all’esercito ucraino ammonti a 69,7 miliardi di euro. L’assistenza complessiva all’Ucraina, compresi il sostegno finanziario e il sostegno ai rifugiati ucraini, ammonta a 194,9 miliardi di euro. Tenuto conto che gli esperti di Difesa affermano che l’Ucraina ha già perso la guerra circa due anni fa, ditemi se anche questo non è un buon business. Ora cerchiamo di farci un quadro sulla situazione attuale nel vicino e medio oriente. Alcune considerazioni di carattere generale sugli “attori” di questa situazione. Gli Stati Uniti d’America NON hanno mai vinto un conflitto da soli. Come qualcuno ricorda senza i 20 milioni di morti russi, oggi faremmo tutti il passo dell’oca nazista. Hanno sempre iniziato le guerre con un pretesto, sia in Vietnam che nella guerra ispano-americana del 1898, a sostegno degli indipendentisti cubani, ma in realtà con lo scopo di incrementare la propria influenza nelle Antille. Lo stesso presidente McKinley fu molto titubante in merito. Si presentarono con una forza di intervento sproporzionata rispetto alle forze spagnole nell’isola, come sempre hanno fatto nella loro storia. In una interessante intervista a Vittorio Feltri ex direttore de Il Giornale, egli manifesta il suo disappunto sugli Stati Uniti d’America, passando dallo sterminio dei nativi americani all’uso della bomba atomica sul Giappone (non mi sembra sia comunista). A tal proposito ricordo un articolo di uno storico giapponese che ha dato un’interpretazione diversa della fine della Seconda Guerra Mondiale. Il Giappone si è arreso agli alleati non solo per la bomba atomica che se è vero che ha causato immediatamente 70,000 vittime, e decine di migliaia negli anni successivi a causa degli effetti delle radiazioni allora sconosciuti, non ha piegato il loro volere di continuare la guerra, erano abituati ai bombardamenti già dal 1941, quanto il timore di dover affrontare la invasione di truppe sovietiche, sopratutto asiatiche, che si erano rese disponibili dopo la fine del conflitto in Europa (aprile 1945). Recentemente gli U.S.A una volta sconfitto il “nemico” hanno lasciato un vuoto istituzionale e morale in questi paesi. Iraq, Libia, Siria e Afganistan che hanno abbandonato dopo 20 anni restituendolo ai Talebani. Il primo Ministro Karzai, ospite in Italia durante l’occupazione sovietica, al rientro nel paese trasformatosi nel frattempo da monarchia a repubblica, ha riunito la Girga, il Consiglio delle Tribù Afgane ed ha decretato p.e. che lo STUPRO FAMILIARE non era più reato. Abbiamo sentito che “é meglio uno, dieci, cento Trump piuttosto che un Khamanei che uccide le donne, impicca gli omosessuali etc. etc.” certo, ma in Arabia Saudita fino a pochi anni fa le donne non potevano guidare la macchina se non accompagnate da un uomo, padre o marito o fratello che fosse. Le Università permettono lo studio alle donne ma con delle limitazioni nelle materie e nel modo di impararle, per esempio in Medicina. E vengono ancora lapidati gli adulteri insieme agli omosessuali e si pratica ancora la decapitazione con la spada. Che differenza c’è coll’Iran? Altra osservazione. Molte nazioni non posseggono la bomba atomica o armi tali da offendere le Grandi Potenze. Allora sfruttano la loro forza nella GUERRIGLIA, una forza occulta, motivata, nascosta tra la gente comune senza una divisa e senza armi particolari. La Storia é piena di casi simili. Dagli Zeloti israeliti, tra i quali si ricorda Barabba (figlio del padre), ricorda qualcosa? I Romani per aver ragione di questa rivolta distrussero nel 139 D.C. La Palestina disperdendo gli ebrei nei quattro angoli della terra. Così come gli spagnoli (guerriglia è termine spagnolo) contro l’occupazione di Napoleone Bonaparte: per non parlare del Vietnam, dove gli Stati Uniti pagano ancora oggi un prezzo morale nonostante i mezzi adoperati per fermare il comunismo in Asia. A proposito di comunismo, che ricordo è finito con la caduta del Muro di Berlino nel novembre 1989, la Corea del Nord, rimane legata a quella ideologia. E’ militarmente forte, produce armi, affama la popolazione, ma questo non fa pensare a nessuno di intervenire per “liberare” la popolazione e fornirgli la “democrazia” stile occidentale. Capisco l’esigenza di Israele di doversi difendere, è circondato da paesi ostili, ma non vedo più quei movimenti che hanno portato la pace con Egitto e Giordania in primis (anche se per la verità sono queste due nazioni che hanno mosso i primi passi) e poi con l’Accordo di Abramo (Israele-Stati Uniti-Emirati Arabi Uniti e Bahrein) nel 2020. O gli Accordi di Oslo del 1995 tra Israele e La Palestina. Ricordo che il Primo Ministro israeliano Rabin firmatario degli accordi di Oslo con Yasser Arafat, fu ucciso da un giovane israeliano dell’estrema destra religiosa. Ma lo stato ebraico oggi si vanta di aver portato avanti un operazione con centinaia di aerei e 500 obiettivi, mai avvenuto nella sua storia militare precedente. Nel 1982, mi trovavo in Spagna e grazie alla mia modesta conoscenza della lingua potei seguire i loro telegiornali. Le immagini che vidi mi sconvolsero, giovani ed anziani iraniani si lanciavano a piedi e disarmati verso i campi minati dello Shatt El Arab (che è territorio iraniano). Immaginatevi cosa si vedeva in quei campi dopo il loro sacrificio. Immagini che non avremmo mai visto nelle nostre televisioni. In Spagna si, e chi ha visto la corrida sa di cosa parlo. Mi domandavo, come potesse un popolo proiettato verso il futuro (Università, stile di vita occidentale, centrali nucleari, etc.) anche se disperato ed isolato nel mondo dopo il 1979, fare tutto questo. Forse l’unica risposta la troviamo nella fede, nella promessa di un Paradiso meritato grazie al proprio sacrificio. Qualcosa che in occidente, materialista ed edonista, non comprendevamo. Ma che ci incuriosiva come un fenomeno folkloristico. Poi avremmo conosciuti gli attentati di singoli “martiri” o qualcosa di più articolato e complesso dalle Torri Gemelle a Charlie Hebdo fino all’Intifada ad Al Qaeda, ISIS, Boko Haram o Abu Sayyaf nelle Filippine.

Si può pensare di fermare questi movimenti semplicemente con un bombardamento? Ricordo che per esempio l’Indonesia è il paese islamico più popoloso al mondo 600 milioni di musulmani! Come li fermeremmo? Bomba Atomica? Non scherziamo, la guerra non ha mai portato vantaggi per nessuno ne vincitori ne vinti se non a caro prezzo per entrambi. Azzardo un’ipotesi , e se provassimo una via pacifica alla convivenza dei popoli? Utopia?

Le Fiamme del Mondo /2

di Marco Marini (studioso di geopolitica mediorientale)

Ci troviamo, per l’ennesima volta in pochi anni, a dover affrontare un conflitto nel Vicino e Medio Oriente con più o meno gli stessi protagonisti che hanno infiammato questa regione negli ultimi settantotto anni cioè dalla nascita dello Stato di Israele. Dobbiamo quindi ripetere le stesse considerazioni evidenziate nei vari articoli comparsi in questa testata giornalistica. Cercherò di procedere in modo organico con la speranza di poter capire
quello che sta succedendo in questi giorni in quell’area.
Perché Trump attacca l’Iran ? Presumo per il petrolio. Dopo aver fatto fuori Maduro in
Venezuela, altro produttore di petrolio e potendo contare sulle forniture saudite che
forniscono agli U.S.A. questa fonte energetica a basso costo, gli Stati Uniti vogliono
creare problemi ai suoi concorrenti economici globali.
L’Iran fa parte dal 2024, del cosiddetto BRICS, il raggruppamento di economie mondiali
emergenti, insieme a Brasile, Russia, India e Cina a cui si aggiungono Sudafrica,
Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia ed Indonesia. Queste nazioni hanno rapporti
diciamo privilegiati, con i paesi del cosiddetto terzo mondo, anche se per essere
sinceri si rileva anche in questi luoghi uno sviluppo economico importante. Russia
e Cina sono partners rilevanti e contribuiscono sopratutto alle economie africane.
L’Iran dopo la rivoluzione teocratica del 1979, si è trovata isolata nel mondo anche
in quello arabo.
L’occidente ha sempre visto un pericolo “ideologico” in questa rivoluzione insieme
ai timori dell’Arabia Saudita.
Lo scontro tra il paese che ha dato i natali al Profeta Maometto, e il resto dei
paese Sciiti si è acutizzato intorno agli anni ottanta, appunto dopo la rivoluzione
Khomeinista. Lo Shah di Persia Mohammed Reza Palhavi, detronizzato nel 1979
era così forte militarmente ed economicamente che condizionava la politica della
regione, tanto da poter stringere accordi economico-militari perfino con l’Unione
Sovietico. Condizionava il mondo col suo petrolio, creando le prime centrali
nucleari che avrebbero permesso al suo paese l’indipendenza energetica e
praticare dei prezzi petroliferi concorrenziali a livello mondiale.
Dopo il 1979, l’occidente e alcuni paesi arabi, aiutarono l’Iraq a combattere contro
la neo Repubblica Islamica dell’Iran, ritenendola così debole da sperare in una sua
capitolazione in poche settimane. Invece dopo otto anni di guerra ed il cessate il
fuoco unilaterale da parte dell’Iraq, il regime teocratico iraniano ne è uscito
rafforzato. Vennero tenuti in ostaggio i diplomatici dell’ambasciata statunitense a
Teheran,determinando una sconfitta morale per gli U.S.A. L’Iran ha favorito i
movimenti anti-occidentali, quelli contro alcuni paesi arabi e ha creato il partito di
Dio (HitzbollaH) nel Libano del Sud in perenne stato di guerra con Israele.
Ritengo ancora una volta, confortato da esperti di geopolitica che dietro questo
ultimo attacco all’Iran, ci siano non solo Israele e gli U.S.A.ma anche i paesi del
Golfo (Qatar, Emirati Arabi Uniti) colpiti dalla rappresaglia iraniana e l’Arabia
Saudita.
Sembra che Khamanei sia stato “venduto” da qualcuno all’interno del regime.
Penso che questo attacco sia contrario alle leggi internazionali e che si usino
come spesso accade nella Storia due pesi e due misure.
Ci sono molti altri “Stati Canaglia” secondo una espressione occidentale, ma nei
confronti dei quali non si prevedono azioni fatte nel nome della democrazia. Noi occidentali siamo bravi nell’esportare la DEMOCRAZIA con le bombe. Però poi
non vediamo il miglioramento delle condizioni di vita elle popolazioni “liberate”.
Guardiamo cosa è successo in Afganistan, Iraq, Libia e Siria dove se è vero che ci
si é liberati del regime quarantennale degli Assad abbiamo lasciato scoperto un
problema che doveva essere risolto all’inizi del secolo scorso insieme allo
smantellamento dell’Impero Ottomano, cioè quello CURDO oltre alla spartizione
della Palestina in uno stato arabo ed uno ebraico.
Si dice che filtrino notizie contrastanti dall’Iran e che in molte città europee
profughi iraniani inneggiano a questa guerra. Ma siamo davvero sicuri che tutto il
popolo iraniano sia contro il regime khomeinista?
Quando scrivemmo della povera Mahsa Amini uccisa dalla polizia morale
leggemmo che i giovani iraniani vorrebbero affrancarsi dalle proprie famiglie
d’origine, e vivere la loro vita. Ma non lo possono fare, perché 47 anni di
embarghi contro questa nazione hanno reso loro difficile questa possibilità.
Embarghi che colpiscono la popolazione e non l’ entourage politico o religioso.
Come capita sempre in queste circostanze in tutte le parti del mondo.
Parlavo di Stati Canaglia appunto e non vediamo nessuna azione verso per
esempio la Corea del Nord che viene comandata da un regime del terrore che fa
morir di fame la propria gente che produce armi che minacciano i propri vicini,
Giappone in testa. Ma forse economicamente la Corea non interessa.
Il Sig. Trump nella sua precedente gestione dell’economia ha mantenuto lo stesso
PIL dell’epoca Obama anzi ha vissuto l’onda favorevole di quel periodo. Osservate
se vi capita l’andamento dell’attuale sviluppo economico statunitense e le loro
Borse. Non sembra che vada poi così bene, è spesso alla ricerca di fonti
energetiche e materie prime (Groenlandia ed anche l’Ucraina, anche se in questo
caso non ha favorito lui l’escalation del conflitto, ma è comunque interessato alle
terre rare. Anche perché gli esperti hanno già dichiarata sconfitta l’Ucraina almeno
un anno e mezzo fa.
Veniamo all’ultimo personaggio di questa tragica rappresentazione “teatrale” il Sig.
Benjamin Netanyahu, qualche mese fa ha chiesto l’appoggio a Trump per le
prossime elezioni politiche in Israele a fine 2026. Sa bene che finirà in galera per
una condanna per corruzione che solo gli eventi del 7 ottobre 2023 hanno
rimandato. Si pensi che i quattro partiti arabo israeliani si riuniranno in una sola
lista che secondo un sondaggio potrebbero creare qualche problema ai partiti di
opposizione a Netanyahu.
Ultimo ragionamento che scaturisce dall’incontro avvenuto a Cagliari con Marco
Travaglio. Il giornalista ha spiegato che la furia di Israele dopo il 7 ottobre 2023 si
è rivolta a Gaza, di Hamas. Ma non verso la Cisgiordania, perchè? Il motivo
dipende alla presenza di insediamenti ebraici in territorio palestinese (42%) se
Israele occupasse questa terra, per la stessa legge israeliana dovrebbe indire
delle elezioni dove non otterrebbe la maggioranza.
Meditiamo gente, meditiamo.

La visione del mondo di Trump basata sulla forza sta vincendo anche in Europa? A sentire Macron sì

di Francesca Basso e Viviana Mazza

Benvenuti alla newsletter Europe Matters, un doppio sguardo su come l’Europa e gli Stati Uniti siano legati oggi più che mai. Una sintesi di ciò che unisce le due sponde dell’Atlantico o che le allontana, con al centro l’Italia e le ricadute per il nostro Paese.

Siamo Francesca Basso e Viviana Mazza, corrispondenti del Corriere della Sera da Bruxelles e da Washington

Il presidente francese Emmanuel Macron mentre pronuncia un discorso sulla nuova dottrina nucleare francese accanto al sottomarino “Le Téméraire” (Il Temerario), dotato di missili atomici, nella base militare dell’Île Longue a Crozon, in Francia, lunedì 2 marzo 2026 (Ap)

«Per essere liberi, bisogna essere temuti, e per essere temuti, bisogna essere potenti», ha detto ieri il presidente francese Emmanuel Macron, annunciando il rafforzamento dell’arsenale nucleare e offrendo agli alleati europei la possibilità «di partecipare alle esercitazioni di deterrenza nucleare francesi», oltre che di ospitare gli aerei militari francesi in grado di portare testate atomiche. Macron era nella base navale dell’Île Longue a Brest e ha tenuto il suo discorso davanti al sottomarino dotato di missili nucleari Le Téméraire. Se bisogna essere temuti per essere liberi vuol dire che il mondo basato sul diritto internazionale non esiste più. Il mondo di Donald Trump, ma anche della Russia e della Cina, basato sull’uso della forza, si sta imponendo? Come ha messo in guardia l’ex premier Mario Monti una settimana fa durante un evento organizzato dal circolo Nuova Palombella a Bruxelles, «se diamo tutti per scontato che ormai il mondo è cambiato, il mondo è cambiato davvero».

Forse non siamo ancora a quel punto ma ci stiamo avvicinando velocemente. Per Macron «i nostri concorrenti si sono evoluti, così come i nostri partner. Il mondo si sta irrigidendo e le ultime ore lo hanno dimostrato ancora una volta». Il riferimento è all’attacco all’Iran di Usa e Israele e alla risposta di Teheran. Macron ha anche aggiunto che «il campo delle regole è un campo di rovine».

La frase del presidente, secondo una fonte Ue, va però contestualizzata nel discorso sulla deterrenza nucleare francese allargata all’Europa e va letta come un messaggio al presidente russo Putin — tenuto conto che gli Stati Uniti, il principale alleato Nato, non sono più affidabili come un tempo — e non tanto come l’ammissione della fine di un mondo basato sulle regole. Tuttavia le pretese di Washington sulla Groenlandia sono un memento che ormai l’Unione europea non può più scordare. La deterrenza avanzata proposta dalla Francia ha visto l’adesione di otto Paesi europei: Germania, Polonia, Olanda, Belgio, Grecia, Svezia e Danimarca. L’Italia, benché invitata, ha preferito non partecipare. 

L’Unione europea sulla difesa e in politica estera continua ad andare in ordine sparso proprio là dove è necessaria l’unanimità per prendere decisioni. Con il risultato di essere lenta quando invece serve velocità. Ultimo episodio: la guerra in Iran. Le divisioni tra gli Stati membri hanno fatto sì che la prima dichiarazione comune dei Ventisette sia arrivata solo domenica sera, dopo la riunione d’emergenza in videoconferenza dei ministri degli Esteri dell’Ue convocata dall’Alto rappresentante Kaja Kallas. È stato necessario mediare tra le posizioni da un lato di Spagna e Slovenia che ponevano l’accento sull’intervento militare statunitense e israeliano non autorizzato dalle Nazioni Unite e quella della Germania che sottolineava l’esigenza di un approccio pragmatico tenuto conto delle minacce dell’Iran all’ordine internazionale attraverso il sostegno alla Russia nella guerra contro l’Ucraina, a Hezbollah, agli Houthi e a Hamas, della repressione interna che ha portato a migliaia di vittime, del programma missilistico balistico. Nessuno dei Paesi Ue ha però messo in dubbio l’efferatezza del regime degli ayatollah e la solidarietà al popolo iraniano.

Le divisioni hanno pesato anche sulle dichiarazioni rilasciate ieri dalla Commissione. I portavoce si sono attenuti alla linea dei Ventisette non esprimendo giudizi sull’aderenza al diritto internazionale degli attacchi di Usa e Israele: «Ciò che non sosteniamo è il regime oppressivo che ha ucciso persone in Iran e che è contro qualsiasi legge. Abbiamo invitato tutte le parti a esercitare la massima moderazione e a rispettare pienamente il diritto internazionale», ha detto la capo portavoce Paula Pinho.

La Spagna ha preso anche le distanze dalla linea di Francia, Germania e Regno Unito, che hanno aperto ad «azioni difensive proporzionate» in risposta agli attacchi iraniani nel Golfo e contro Cipro. La ministra  della Difesa Margarita Robles ha escluso l’uso delle basi in Andalusia a sostegno dei raid di Usa e Israele. Potranno essere usate solo per ragioni umanitarie. La posizione di Madrid ha spinto il Pentagono a ritirare una decina di aerei cisterna KC-135 dispiegati nella base di Morón de la Frontera e in misura minore a Rota, usati per il rifornimento in aria dei caccia. Robles ha sottolineato che gli accordi di cooperazione, che stabiliscono le regole per la permanenza delle truppe americane in Spagna, prescrivono che queste «devono operare nell’ambito della legalità internazionale» mentre ora sono impegnate in azioni unilaterali, senza il sostegno di organizzazioni multinazionali, come Onu, Nato e Ue. La scelta del governo di Sánchez ha spintoil repubblicano Lindsey Graham ad andare all’attacco su X: «Madrid è diventata il simbolo di un’Europa pateticamente debole». 

L’Unione europea quando è divisa è debole. Questo è un dato di fatto. Ma i Ventisette non riescono a compattarsi come dimostra lo strappo di Madrid che è avvenuto proprio mentre Cipro, che ha la presidenza di turno dell’Ue, è finita sotto attacco dei droni iraniani lanciati contro la base britannica di Akrotiri, ospitata sulla costa meridionale dell’isola. «Benché la Repubblica di Cipro non fosse l’obiettivo — ha scritto su X la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen — lasciatemi essere chiara: siamo al fianco dei nostri Stati membri, collettivamente, fermamente e inequivocabilmente, di fronte a ogni minaccia». Per ora non è stato invocato l’articolo 42.7 del Trattato sull’Ue che obbliga gli Stati membri a prestare aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso a un Paese dell’Unione vittima di un’aggressione armata sul suo territorio.

La Commissione, dal canto suo, ha un perimetro di azione limitato perché politica estera e difesa sono competenza nazionale. Il Collegio di sicurezza (il Collegio dei commissari con al centro il tema della sicurezza) che si è riunito ieri ha definito le priorità di intervento: evacuazione dei cittadini europei anche attraverso il meccanismo di protezione civile dell’Ue, monitoraggio dei rischi di interruzione dei trasporti, in particolare attorno allo Stretto di Hormuz e al Mar Rosso, emergenza prezzi dell’energia, sicurezza interna e impatto sui flussi migratori. La prima azione concreta sarà la riunione, il 5 marzo, della Energy Task Force con gli Stati membri, in collegamento con l’Agenzia internazionale per l’energia in vista del Collegio del giorno successivo proprio dedicato all’andamento dei prezzi dell’energia e all’offerta di gas e petrolio.

Nel fine settimana sono state sollevate polemiche perl’attivismo di von der Leyen con i leader del Golfo, non apprezzato da alcuni Paesi Ue ma anche da europarlamentari come la deputata francese di Renew Europe Natalie Loiseau,  che via social aveva chiesto alla presidente della Commissione «sulla base di quali informazioni, quali servizi diplomatici,  quali competenze e quale mandato fa queste telefonate? Per favore, si concentri sul suo lavoro: attuare il prestito di sostegno da 90 miliardi di euro che ha promesso all’Ucraina. Il resto è per Kaja Kallas e António Costa». In base ai Trattati l’organo decisionale dell’Ue in materia di politica estera è il Consiglio europeo mentre all’Alto rappresentante spetta il coordinamento, ricordava ieri una fonte diplomatica europea, mettendo in evidenza come fosse «fuori luogo la proiezione di von der Leyen come presidente dell’Unione quando invece è presidente solo della Commissione». 

Ma resta la sensazione dell’ennesima occasione persa dall’Unione europea per agire in modo tempestivo e politicamente rilevante.

Le notizie dai comunicati stampa: Presidenza della Repubblica, Presidenza del Consiglio, Regione Sardegna

Una nuova rubrica con le informazioni tratte direttamente dai comunicati stampa, con la testimonianza anche del delicato momento vissuto a livello internazionale

NOTA DI PALAZZO CHIGI5/03/2026 Conversazione telefonica con il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron

Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avuto una conversazione telefonica con il Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron.

I due leader hanno discusso le implicazioni del conflitto in Iran sia sul quadro regionale mediorientale che a livello globale, concentrandosi in particolare sull’impatto delle ostilità sulla libertà di navigazione. Il Presidente Meloni e il Presidente Macron hanno anche ribadito il comune impegno per sostenere le Nazioni del Golfo colpite dagli ingiustificabili attacchi iraniani e la sicurezza di Cipro e a evitare un’escalation militare in Libano.

I due leader hanno concordato di mantenersi in stretto contatto sull’evoluzione della crisi.

NOTA DI PALAZZO CHIGI SUGLI ATTACCHI ISRAELO-AMERICANI ALL’IRAN 28/02/2026-2

Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, continua a seguire da vicino gli sviluppi in Medio Oriente e ha presieduto questa sera a Palazzo Chigi una nuova riunione, cui hanno preso parte il Vicepresidente e Ministro degli Esteri Antonio Tajani e il Sottosegretario Alfredo Mantovano; in collegamento telefonico il Vicepresidente Matteo Salvini, il Ministro della Difesa Guido Crosetto, il Sottosegretario Giovanbattista Fazzolari. Presenti i vertici dell’Intelligence.

La riunione ha consentito un’aggiornata valutazione della situazione di sicurezza per i connazionali presenti nella regione che è oggetto, fin da questa mattina, di un costante monitoraggio ed assistenza da parte dell’Unità di Crisi e su cui ha riferito il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani.

Il Presidente del Consiglio ha inoltre condiviso le valutazioni raccolte nel pomeriggio nei numerosi contatti telefonici avuti con alcuni partner europei, a partire dal Cancelliere Merz e dal Primo Ministro Starmer oltre che con il Re del Bahrein, l’Emiro del Kuwait, il Presidente degli Emirati Arabi Uniti, l’Emiro del Qatar e il Principe Ereditario e Primo Ministro dell’Arabia Saudita. Sono in corso ulteriori contatti con il Sultano dell’Oman e il Re di Giordania. In serata e domani si terranno ulteriori contatti con i nostri partner nelle riunioni previste a livello dei Ministri degli Esteri in ambito sia G7 che di Unione Europea.

Ai leader del Golfo il Presidente Meloni ha espresso la vicinanza del Governo italiano e la condanna degli ingiustificabili attacchi subiti dalle loro Nazioni.

Il Governo, come già in passato, continuerà a impegnarsi con i partner europei, regionali e internazionali per una soluzione a favore della stabilità della Regione e al contempo ha rinnovato la sua vicinanza alla popolazione civile iraniana che, con coraggio, nelle scorse settimane ha richiesto il rispetto dei suoi diritti civili e politici, subendo una repressione violenta e ingiustificabile.

NOTA DI PALAZZO CHIGI SUGLI ATTACCHI ISRAELO-PALESTINESI ALL’IRAN 28/02/2026-2

Alla luce degli ultimi sviluppi in Medio Oriente, il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha presieduto questa mattina una conferenza telefonica, cui hanno preso parte il Vicepresidente e Ministro degli Esteri Antonio Tajani, il Vicepresidente Matteo Salvini, il Ministro della Difesa Guido Crosetto, i Sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari e i vertici dell’Intelligence.

Nel corso della conversazione è stata analizzata la situazione nel suo complesso, a partire dalla sicurezza dei cittadini italiani presenti in Medio Oriente.

Il Governo invita tutti i connazionali alla massima prudenza e a seguire con attenzione le indicazioni fornite dalle Ambasciate d’Italia nella regione e dalla Farnesina.

In questo momento particolarmente difficile, l’Italia rinnova la propria vicinanza alla popolazione civile iraniana che con coraggio continua a richiedere il rispetto dei suoi diritti civili e politici.

Il Presidente del Consiglio si terrà in contatto con i principali alleati e leader della regione già a partire dalle prossime ore per sostenere ogni iniziativa che possa condurre a un allentamento delle tensioni.

NOTA DI PALAZZO CHIGI SUL GRAVE INCIDENTE DI MILANO 27/02/2026

Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, esprime profondo cordoglio per il grave incidente avvenuto a Milano. A titolo personale e a nome dell’intero Governo, manifesta la propria vicinanza alle famiglie delle vittime, esprime solidarietà alla città di Milano e rivolge un sentito augurio di pronta e completa guarigione ai feriti.

C o m u n i c a t o della Presidenza della Repubblica

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto questa mattina al
Quirinale, in occasione del centenario di fondazione, una delegazione
dell’Ordinariato Militare per l’Italia guidata da Mons. Gian Franco Saba.

Dopo l’intervento dell’Ordinario Militare per l’Italia, Mons. Saba, il Capo dello Stato
ha rivolto un saluto ai partecipanti.

All’incontro era presente il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo
Giorgetti.

Roma, 5 marzo 2026

C o m u n i c a t o della Presidenza della Repubblica

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto questa mattina al
Quirinale il Presidente della Repubblica di Singapore, Tharman Shanmugaratnam.
Era presente all’incontro il Vice Ministro degli affari esteri e della cooperazione
internazionale Edmondo Cirielli.

Roma, 4 marzo 2026

C o m u n i c a t o della Presidenza della Repubblica

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto nel pomeriggio al
Quirinale la nuova Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Livia
Ottolenghi, accompagnata dalla Presidente uscente, Noemi Di Segni.

Roma, 3 marzo 2026

C o m u n i c a t o della Presidenza della Repubblica

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha consegnato questa mattina al
Quirinale, le onorificenze dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana conferite
motu proprio, il 31 gennaio scorso, a cittadine e cittadini che si sono distinti per il
loro impegno nel sociale, manifestato attraverso l’uso etico e responsabile dei social
network, l’attività sportiva come mezzo di inclusione, l’arte come strumento di
integrazione sociale, l’assistenza e il supporto ai detenuti, le attività solidali e di
volontariato, per aver costruito un modello di imprenditoria etica, per l’impegno
elargito nella tutela del bene della salute, anche al di là dei confini nazionali, per il
coraggio e l’eroismo dimostrato, oltre i propri doveri professionali, per essersi resi
esempi di cittadinanza attiva.
Il Presidente Mattarella ha individuato esempi, tra i numerosissimi presenti nel
nostro Paese, di impegno civile, di dedizione al bene comune e di testimonianza dei
valori repubblicani.

La cerimonia, aperta dall’intervento del Capo dello Stato, è stata condotta da
Gabriella Facondo.

Di seguito l’elenco e le motivazioni degli insigniti suddiviso secondo i gradi
onorifici:

Valentina Baldini, 30 anni, Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica
italiana: “Per l’impegno nella valorizzazione e la tutela della salute psico-fisica”.

Antonio Diodato, 44 anni, Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica
italiana: “Per essere cittadino attivo che presta particolare attenzione alle
problematiche degli altri”.

Giuseppe Fattore, 44 anni, Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica
italiana: “Per il coraggio dimostrato nel prestare soccorso, andando oltre il
proprio dovere”.

Giovanni Giugliano, 44 anni, Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica
italiana: “Per il coraggio dimostrato nel prestare soccorso, andando oltre il
proprio dovere”.

Mauro Glorioso, 26 anni, Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica
italiana: “Per non essersi arreso alle avversità della vita”.

Nadia Lauricella, 32 anni, Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica
italiana: “Per aver costruito una rete sociale e di supporto attraverso i social
media, condividendo le proprie esperienze di vita e fornendo consigli pratici volti ad
affrontare con maggior consapevolezza la vita quotidiana”.

Valentina Mastroianni, 39 anni, Cavaliere dell’Ordine al merito della
Repubblica italiana: “Per aver costruito una rete sociale e di supporto attraverso i
social media, condividendo le proprie esperienze di vita e fornendo consigli pratici
volti ad affrontare con maggior consapevolezza la vita quotidiana”.

Tiziana Roggio, 38 anni, Cavaliere dell’Ordine “Al merito della Repubblica
italiana: “Per aver portato le proprie professionalità mediche al di là dei confini
nazionali, divenendo fonte di speranza per i pazienti delle aree più povere e
svantaggiate del mondo”.

Andrea Albano Sciarretta e Tahereh Pisciotta, entrambi 38 anni, Cavalieri
dell’Ordine al merito della Repubblica italiana: “Uniti dal comune impegno per
la valorizzazione e la tutela della salute psico-fisica”.

Teresa Scorza, 38 anni, Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica
italiana: “Per aver reso il lavoro uno strumento di inclusione”.

Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari, 47 e 61 anni, Ufficiali dell’Ordine al
merito della Repubblica italiana: “Per aver fatto dell’arte uno strumento per
abbattere gli ostacoli della malattia e della disabilità”.

Cristina Bernardi, 52 anni, Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica
italiana: “Per aver reso lo sport uno strumento di inclusione”.

Titina Ciccone, 65 anni, Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica
italiana: “Per la sua lotta quotidiana contro la discriminazione e l’emarginazione
sociale”.

Fabrizio Facchinetti, 58 anni, Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica
italiana: “Per aver reso lo sport uno strumento di inclusione”.

Sauro Filippeschi, 55 anni, Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica
italiana: “Per essere cittadino attivo che presta particolare attenzione alle
problematiche degli altri”.

Sonia Gerelli e Marco Damonte, 42 e 56 anni, Ufficiali dell’Ordine al merito
della Repubblica italiana: “Uniti dal comune impegno per la valorizzazione e la
tutela della salute psico-fisica”.

Rodolfo Matto, 64 anni, Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica
italiana: “Per l’impegno nella valorizzazione e la tutela della salute psico-fisica”.

Cristina Monzali, 54 anni, Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica
italiana: “Per aver messo la sua vita al servizio degli altri”.

Vito Primavera, 58 anni, Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica
italiana: “Per aver portato le proprie professionalità mediche al di là dei confini
nazionali, divenendo fonte di speranza per i pazienti delle aree più povere e
svantaggiate del mondo”.

Chiara Ruaro e Teresa Giordano, 51 e 38 anni, Ufficiali dell’Ordine al merito
della Repubblica italiana: “Per aver fatto dell’arte uno strumento per abbattere gli
ostacoli della malattia e della disabilità”.

Cesina Russo e Zaira Giugliano, 53 e 56 anni, Ufficiali dell’Ordine al merito
della Repubblica italiana: “Per essere cittadine attive che prestano particolare
attenzione alle problematiche degli altri”.

Valerio Costa, 88 anni, Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica
italiana: “Per essersi prodigato per gli altri nel corso dell’intera carriera”.

Gianfranco Onorato, “Jeff”, 73 anni, Commendatore dell’Ordine al merito della
Repubblica italiana: “Per aver reso lo sport uno strumento di inclusione”.

Carmela Rosset, 87 anni, Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica
italiana: “Per aver messo la sua vita al servizio degli altri”.
Esther Sibylle von der Schulenburg, 71 anni, Commendatore dell’Ordine al
merito della Repubblica italiana: “Per l’impegno profuso nel migliorare le
condizioni di vita e le possibilità di reinserimento dei detenuti”.

Suor Emma Zordan, 84 anni, Commendatore dell’Ordine al merito della
Repubblica italiana: “Per l’impegno profuso nel migliorare le condizioni di vita e
le possibilità di reinserimento dei detenuti”.

Roma, 3 marzo 2026

C o m u n i c a t o della Presidenza della Repubblica

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 75° anniversario di fondazione dell’Associazione Nazionale Ex Allievi Nunziatella, ha ricevuto questa mattina al Quirinale una delegazione guidata dal Presidente Fulvio Campagnuolo. 

Roma, 2 marzo 2026

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha rilasciato la seguente dichiarazione in occasione della Giornata Mondiale delle Malattie Rare :

«Per definizione, la cura dei pazienti affetti da malattie rare si presenta particolarmente
complessa. Opportunamente, quest’anno, la Giornata Mondiale delle Malattie Rare è
dedicata all’equità nell’accesso alle cure.
Il tema richiama l’attenzione sulla necessità di garantire a tutte le persone,
indipendentemente dalla natura della malattia da cui si è affetti, pari diritti e pari opportunità terapeutiche.
Un impegno che non riguarda soltanto l’accesso ai farmaci e si estende all’insieme delle
terapie, dei trattamenti e dei servizi che accompagnano l’intero percorso di cura.
Nonostante i significativi progressi compiuti negli ultimi anni, oggi solo il 5% delle oltre
8.000 malattie rare conosciute dispone di una terapia farmacologica specifica. Di qui
l’importanza della ricerca e della messa a disposizione delle terapie necessarie, accanto agli interventi riabilitativi e ai servizi socio-assistenziali.
L’Italia si distingue per il suo impegno attivo nel promuovere l’accesso ai farmaci destinati alle patologie rare e nel ridurre i tempi che intercorrono tra l’autorizzazione e l’effettiva disponibilità delle terapie.
Permangono, tuttavia, disomogeneità territoriali che incidono sull’effettiva esigibilità delle prestazioni e determinano disparità non più accettabili: il diritto alla salute,
costituzionalmente garantito, deve trovare uniforme applicazione sull’intero Territorio
nazionale.
Alle persone portatrici di malattie rare, alle loro famiglie, alle associazioni che con
competenza e passione le affiancano, vanno il riconoscimento e il sostegno della Repubblica per il loro impegno nell’orientare le politiche pubbliche e nella diffusione di una maggiore consapevolezza sociale di questo fenomeno».

Roma, 28 febbraio 2026

C o m u n i c a t o della Presidenza della Repubblica sugli incontri instituzionali del Presidente Sergio Mattarella

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto questa mattina al Quirinale, in visita ufficiale, il Presidente della Repubblica di Cipro, Nikos Christodoulides, intrattenendolo successivamente a colazione. 

Era presente all’incontro il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale, Antonio Tajani. 

Roma, 27 febbraio 2026

Regione SardegnaEnergia: 70 milioni per finanziare tutte le domande ammissibili del bando fotovoltaico per i cittadini. L’assessore Piu: “La transizione ecologica deve essere un’opportunità di riscatto sociale”

Cagliari, 5 marzo 2026 – Una risposta strutturale, immediata e che rappresenta una assoluta novità contro la povertà energetica in Sardegna. La Giunta regionale, su proposta dell’assessore dei lavori pubblici Antonio Piu, ha approvato una delibera che programma complessivamente 69,9 milioni di euro per finanziare lo scorrimento integrale della graduatoria del bando “Incentivi per impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo” rivolto alle famiglie sarde.

L’iniziativa, nata a valere sui fondi dell’articolo 2 della L.R. n. 20/2024, aveva visto una dotazione iniziale di 20 milioni di euro per il 2025, sufficiente a coprire le prime 1.290 istanze sulle oltre 6.000 pervenute tramite lo Sportello unico dei servizi (SUS). Con il nuovo provvedimento, la Regione dispone la copertura finanziaria del fabbisogno espresso dalle restanti istanze giacenti, che saranno istruite in via unitaria secondo l’ordine di merito già determinato dalla piattaforma SUS, con un investimento di 42 milioni di euro sul bilancio 2026 e 27,9 milioni sul 2027.

“I numeri straordinari di questo bando confermano che la nostra scelta politica di abbassare la soglia ISEE sotto i 15.000 euro è stata lungimirante – evidenzia l’assessore Piu – Abbiamo intercettato il bisogno reale di quelle famiglie sarde maggiormente esposte al rischio di povertà energetica. Non si tratta solo di una manovra di profonda equità sociale. Con questo stanziamento massiccio, la Regione dimostra di saper tradurre gli obiettivi di decarbonizzazione e di transizione energetica in azioni concrete che non pesano sulle spalle dei cittadini, ma che, al contrario, li sostengono economicamente. Anticipiamo le sfide del Green Deal europeo partendo da chi ha più bisogno, dimostrando che la transizione ecologica può e deve essere un’opportunità di riscatto sociale e non un costo per le famiglie. Per questo porteremo a termine il procedimento avviato, garantendo la certezza dell’incentivo a tutti i richiedenti che risulteranno in possesso dei requisiti previsti dall’Avviso pubblico.”

Per garantire efficienza amministrativa e rigoroso rispetto dei vincoli contabili, l’Unità di Progetto regionale condurrà un’unica istruttoria continuativa su tutte le pratiche giacenti. L’avvio dei cantieri seguirà un doppio binario per tutelare sia i cittadini che le imprese installatrici da esposizioni finanziarie anticipate:

  • Per i finanziamenti a valere sul 2026, i lavori dovranno essere avviati a partire dalla pubblicazione del provvedimento dirigenziale di ammissione al finanziamento e della graduatoria unica 2026-2027, e completati entro e non oltre 10 mesi.
  • Per i finanziamenti a valere sul 2027, le imprese dovranno attendere lo sblocco contabile delle risorse tramite una specifica determinazione dirigenziale nel 2027, che costituirà atto formale di ammissione a finanziamento a valere sull’esercizio 2027 e dalla quale scatteranno i 10 mesi per concludere l’installazione.

“È un’iniezione di liquidità – spiega Piu – che non solo abbatterà drasticamente le bollette dei cittadini, liberando risorse per i consumi interni, ma garantirà una continuità operativa fondamentale per tutta la filiera delle piccole e medie imprese installatrici sarde”.

La delibera traccia anche la rotta per i futuri stanziamenti. Per l’annualità 2028, la legge di bilancio regionale 2026-2028 ha già stanziato ulteriori 27,9 milioni di euro (oltre eventuali economie), destinati alla medesima linea di intervento. La Giunta ha già fissato i nuovi indirizzi. Sarà pubblicato un nuovo Avviso pubblico con criteri aggiornati per rispondere a specifiche fragilità.

Tra le novità previste per il 2028:

  • Innalzamento della soglia ISEE per ampliare la platea;
  • Maggiori agevolazioni e premialità per i nuclei familiari più numerosi;
  • Maggiori agevolazioni e premialità per i nuclei con persone con disabilità;
  • Possibilità di finanziare potenze superiori ai 6 kW laddove sia certificata la necessità di alimentare apparecchiature elettromedicali salvavita ad alto consumo.

“Chiudiamo la partita del progetto pilota – conclude l’assessore – mantenendo le promesse e poniamo basi ancora più solide e inclusive per il futuro energetico dell’Isola”.

Regione SardegnaFondo complementare da 300 milioni in tre anni per i comuni della Sardegna. L’assessore Spanedda: “Stabilità finanziaria e servizi garantiti ai cittadini”

Cagliari, 5 marzo 2026 – La Giunta Todde ha approvato i criteri di ripartizione del Fondo Complementare, istituito dall’articolo 8 della Legge Regionale 6 febbraio 2026 n. 1, che destina 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028 ai comuni della Sardegna. “Si tratta di una scelta strutturale che rafforza in modo significativo la capacità finanziaria dei Comuni e garantisce stabilità nella programmazione dei servizi ai cittadini”, dichiara l’assessore degli Enti locali, finanze e urbanistica, Francesco Spanedda.

A seguito di un percorso di approfondimento svoltosi in seno alla Conferenza Regione-Enti locali, è stato deciso che le risorse saranno ripartite applicando i criteri già previsti per il Fondo Unico di cui alla Legge regionale: 40% in parti uguali e 60% su base demografica, tutelando le realtà territoriali più fragili. Il Fondo sarà destinato prioritariamente alla copertura delle spese correnti, con la possibilità per i Comuni di utilizzare fino al 20% delle risorse per investimenti infrastrutturali, nel rispetto degli equilibri di bilancio.

“La Regione – prosegue l’assessore – sceglie di sostenere in modo concreto i servizi essenziali, il welfare locale e la tenuta amministrativa degli enti. Allo stesso tempo garantiamo flessibilità e autonomia, permettendo ai Comuni di destinare una quota agli investimenti”.

La proposta è frutto di un percorso di confronto con le associazioni degli enti locali ed è stata condivisa in sede di Conferenza permanente Regione-Enti locali. “I criteri avranno validità triennale – conclude Spanedda – perché siamo convinti che i Comuni debbano poter programmare, non rincorrere emergenze”.

COMUNICATO STAMPA DELLA REGIONE SARDEGNA

Bandi dei lavori pubblici, incremento di 134 milioni per far scorrere le graduatorie. l’assessore piu: “soddisfiamo oltre il 50 per cento delle domande; in soli 10 mesi stanziati 318 milioni di opere pubbliche”

Cagliari, 04/03/2026

L’Assessorato dei Lavori pubblici ha incrementato di 134 milioni di euro le risorse per far scorrere le graduatorie dei bandi chiusi ad ottobre scorso. Dopo le prime domande accolte per l’anno 2025, grazie ai fondi della rimodulazione del mutuo, quelli stanziati in finanziaria per il prossimo triennio e ai fondi Fesr 21-27, ora si procede allo scorrimento delle istanze in graduatoria.

“I bandi pubblicati e chiusi lo scorso anno – spiega l’assessore dei Lavori pubblici Antonio Piu – hanno lo scopo di attuare una programmazione pluriennale. Lo avevo annunciato in fase di presentazione, le domande ammissibili scorreranno in graduatoria fino a soddisfare le 2029 istanze presentate dai comuni. Queste nuove risorse derivanti dalla rimodulazione del mutuo e dalla legge finanziaria consentiranno a tutte le province di vedere partire opere pubbliche per 318 milioni di euro. Sono risorse ingenti che abbiamo stanziato nei soli ultimi 10 mesi, grazie ad un lavoro puntuale anche sul recupero di fondi che si rischiava di perdere”.

Il programma pluriennale 2025-2027 per le opere e infrastrutture pubbliche della Sardegna, che interviene su molteplici aree di interesse degli enti, dopo il primo stanziamento di oltre 120 milioni di euro, a cui sommiamo i 64 milioni per l’efficientamento energetico degli edifici pubblici e illuminazione pubblica, vede oggi l’incremento di 117 milioni, provenienti dalla rimodulazione del mutuo (86 milioni) più i fondi regionale per l’annualità 2028 (31 milioni) a cui si vanno sommati i fondi Fesr 21-27 pari a 17 milioni.

Le graduatorie dei bandi scorreranno per finanziare opere che vanno dalla progettazione e realizzazione di itinerari ciclabili di competenza degli enti locali, alla messa in sicurezza di ponti e viadotti e fino alla riqualificazione dei centri urbani. Tra questi spicca, per incremento di risorse e numero di nuove domande soddisfatte, il bando per la Viabilità con 504 domande presentate e 476 ammesse, di cui 81 già finanziate con il primo stanziamento nel 2025 e 163 finanziate ora con le nuove risorse, per un totale di 244: “si tratta di oltre il 50 per cento delle istanze ritenute idonee – sottolinea l’assessore Piu – un risultato non scontato che è figlio prima di tutto del grande interesse manifestato dai comuni che hanno partecipato con una percentuale sul totale del 74,01 per cento, accompagnato dal lavoro per il reperimento di nuove risorse e il recupero di quelle già disponibili ma che potevano perdersi se non opportunamente destinate a nuove opere”.

Nel dettaglio gli altri bandi vedono incrementare il fondo a disposizione con 24 milioni di euro aggiuntivi per il bando sulla Viabilità ciclabile, 14 milioni per le Reti di drenaggio, 10 milioni per la Riqualificazione dei centri urbani, 9 milioni per il bando Riqualificazione degli edifici pubblici, 6 milioni per il bando Messa in sicurezza di ponti e viadotti e 3 milioni per Riqualificazione dei cimiteri.

Dai fondi europei Fesr 2021-2027 l’incremento complessivo è pari a 17 milioni di euro destinati al bando Efficientamento energetico degli edifici pubblici e illuminazione pubblica: “il lavoro in questo caso si è concentrato sulla spendita dei fondi europei – sottolinea Piu – a cui dobbiamo guardare con sempre maggiore rigore per invertire il trend che ci ha visti spesso tra le regioni con minore capacità di utilizzo delle risorse comunitarie”. Per questo bando le risorse messe a disposizione complessivamente sono pari a 81 milioni, 50 le domande finanziate su 137 ammesse per l’efficientamento degli edifici pubblici, 34 finanziate su 98 ammesse per l’illuminazione pubblica.

“Ho voluto questa programmazione per ribaltare la logica dei finanziamenti che prima d’ora avveniva per singoli interventi, con questo metodo siamo in grado invece di dare risposta alle esigenze di tutti i territori della Sardegna, anche i più piccoli – sottolinea Piu  – con questi bandi i comuni hanno potuto caricare le istanze su opere che saranno finanziate in modo trasparente, secondo una graduatoria restituita dal sistema informatico che ha assegnato un punteggio matematico. Alla fine della programmazione – conclude – avremo oltre 2 mila opere pubbliche realizzate”.

REGIONE SARDEGNA -LE DELIBERE ADOTTATE DALLA GIUNTA DEL 25 FEBBRAIO 2026

Cagliari, 25 febbraio 2026

Di seguito le principali delibere adottate oggi dalla Giunta Todde.

AGRICOLTURA

Su proposta dell’assessore Francesco Agus, la Giunta autorizza l’assessorato dell’Agricoltura e Riforma agro-pastorale all’impegno della somma di 100mila euro in favore dei Comuni di Arborea, Macomer e Ozieri, per l’anno 2026, per l’organizzazione e la partecipazione alle tre manifestazioni fieristiche zootecniche, ripartendola come segue:

– 33.333,33 euro per la manifestazione fieristica degli ovini di Macomer;

– 33.333,33 euro per la manifestazione fieristica dei bovini da carne di Ozieri;

– 33.333,33 euro per la manifestazione fieristica dei bovini da latte di Arborea.

SANITA’

La Giunta regionale ha approvato la rettifica della DGR n. 10/21 del 16 marzo 2023, disponendo il trasferimento urgente alla ASL 5 di Oristano di tre aree edificabili nei Comuni di Terralba, Oristano e Ales, inizialmente inserite nel patrimonio disponibile della ex ATS ma destinate a finalità sanitarie. Il trasferimento, con imputazione al patrimonio indisponibile, è necessario per consentire la realizzazione di opere già finanziate (Casa della Salute, ampliamento Hospice e nuovo Poliambulatorio).

La Giunta ha aggiornato le Linee di indirizzo regionali per la gestione dei sinistri da responsabilità sanitaria, alla luce della riforma del Sistema Sanitario Regionale (L.R. 24/2020, aggiornata dalla L.R. 8/2025). L’aggiornamento mira a omogeneizzare e migliorare i processi di gestione e valutazione dei sinistri, promuovendo sicurezza delle cure, prevenzione del contenzioso ed efficienza nella gestione dei risarcimenti

La Giunta ha disposto l’assegnazione di un contributo complessivo di euro 300.000 per il triennio 2026-2028 (100.000 euro annui) a favore delle federazioni FAND e FISH Sardegna, operanti nel campo della disabilità, per l’espletamento dei compiti istituzionali. Le risorse sono ripartite in parti uguali, con 50.000 euro annui per ciascuna federazione.

TRASPORTI

La Giunta, su proposta dell’assessora dei Trasporti, Barbara Manca, ha approvato il Piano Strategico della società ARST S.p.A. per il triennio 2026–2028.

Il Piano intende portare avanti le attività a supporto della transizione ecologica da realizzarsi attraverso il rinnovo della flotta con mezzi alimentati da carburanti alternativi a quelli fossili e all’utilizzo di autobus elettrici per i servizi destinati ad operare nei contesti urbani;

Parte qualificante del Piano è tuttavia l’impegno dell’Azienda a dare finalmente una svolta alla riqualificazione e ammodernamento delle stazioni, delle sedi e dei depositi aziendali, al fine di migliorare il decoro e il comfort dei passeggeri e del personale (aree di riposo, spogliatoi, uffici tecnici).

Attraverso questo Piano Strategico, l’Azienda si prepara alle sfide imposte dal Piano Regionale dei Trasporti finalizzate a migliorare le connessioni di tutto il territorio regionale ma anche integrando all’offerta di trasporto per gli spostamenti quotidiani quella per i siti turistici costieri e storico archeologici dell’interno.

L’importanza della prevenzione. La Giornata di sensibilizzazione sulle malattie e i disturbi uditivi – 3 marzo 2026

di Francesca Deiana (Tecnico Audiometrista, Presidente Commissione d’Albo Tecnici Audiometristi – Ordine Professionale TSRM PSTRP Cagliari – Oristano)

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una riflessione sulla quinta edizione della Giornata di sensibilizzazione sulle malattie e i disturbi uditivi considerata, anche, all’interno della più generale necessità della prevenzione

Il 3 marzo 2026 si terrà la giornata di sensibilizzazione sulle malattie dell’orecchio e conseguenti disturbi uditivi dal titolo: “Sordità: un problema nascosto”.

L’iniziativa è volta a promuovere la prevenzione, la diagnosi precoce e la corretta gestione delle patologie dell’udito.

La giornata è promossa dalla Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico Facciale (SIOeChCF) e dalla Società Italiana di Audiologia e Foniatria (SIAF).

Le patologie dell’orecchio e i disturbi uditivi che ne conseguono colpiscono oltre un miliardo e mezzo di persone nel mondo e più di 13 milioni di italiani. L’ipoacusia, ovvero la diminuzione della capacità uditiva, se non diagnosticata, compromette lo sviluppo del linguaggio nei bambini, la comunicazione negli adulti e anziani.

Inoltre la popolazione anziana ipoacusica presenta un aumentato rischio di decadimento cognitivo e cadute.

Le malattie uditive rappresentano un rilevante problema di sanità pubblica, spesso sottovalutato, ma con importanti ricadute cliniche e sociali.

La percezione di alcune ipoacusie risulta talvolta sottovalutata, e ci si rende conto solo in presenza di casi più gravi.

In generale, l’ipoacusia, può avere un impatto significativo sui sistemi sanitari.

Intervenendo con prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione è possibile ridurre in modo efficace e sostenibile le conseguenze invalidanti.

In presenza di sintomi quali non sentire, o sentire attenuati determinati suoni o rumori, difficoltà nella comprensione del linguaggio, acufeni, sensazione di orecchio pieno e disturbi dell’equilibrio, è fondamentale rivolgersi tempestivamente al medico specialista in Otorinolaringoiatria (ORL). Lo specialista ORL è responsabile dell’inquadramento clinico-diagnostico delle patologie dell’orecchio e dell’indicazione agli accertamenti strumentali più appropriati che vengono svolti da diversi professionisti sanitari.

Nel percorso diagnostico audiologico, il Tecnico Audiometrista riveste un ruolo centrale. In Italia questa figura è una professione sanitaria riconosciuta e regolamentata dalla normativa vigente ed è l’unica abilitata per legge all’esecuzione di tutti gli esami relativi alla valutazione dell’udito e dell’equilibrio. Attraverso test soggettivi e oggettivi, il Tecnico Audiometrista fornisce dati fondamentali per la prevenzione, la diagnosi, la rimediazione e riabilitazione delle patologie uditive e vestibolari.

L’integrazione tra lo Specialista ORL e il Tecnico Audiometrista garantisce un percorso diagnostico completo, appropriato e conforme agli standard di qualità e sicurezza.

Questa Giornata di sensibilizzazione costituisce quindi un’importante occasione per diffondere una cultura della salute uditiva, incoraggiando controlli periodici rivolgendosi a professionisti sanitari qualificati. Investire nella prevenzione dell’udito significa tutelare la comunicazione, l’autonomia e la qualità della vita della popolazione.

Le fiamme del mondo

di Daniele Madau

Come un incendio, le fiamme dei conflitti stanno bruciando il mondo, con il nuovo- devastante- innesco dell’attacco in Iran e della reazione iraniana nel Golfo. Mentre scrivo, arriva la notizia anche della morte dell’ex presidente Ahmadinejad- dopo quella di Khamenei e altri esponenti di spicco del regime- e l’annuncio della scelta della nuova guida suprema in pochi giorni, fatto che renderebbe impossibile una svolta anti teocratica in Iran.

Non e’ il caso di citare nuovamente l’immagine della terza guerra mondiale a pezzi di papa Francesco, ma non e’ possibile non restare sgomenti e impauriti davanti al parallelo tra l’immagine di oggi di un mondo in fiamme e l’immagine del mondo come era solo pochi anni fa, nel 2020, gli anni del Covid.

Trump perdeva le elezioni per lasciare il posto a Biden, Netanyahu era accerchiato dai suoi guai giudiziari, Navalny, all’inizio del 2021, tornava in Russia per sfidare Putin. Come nelle tragedie greche, la storia lasciava intravedere spiragli positivi che poi, pero’, sarebbero sfociati in tragedia.

Si’, perche’ Trump lasciava con lo strascico dell’assalto a Capitol Hill, Navalny si avviava al martirio, Netanyahu ha potuto formare, poi, un governo di destra estrema. Nel 2022, in Iran, moriva Mahsa Amini.

Sono le persone che fanno la storia, non e’ mai il contrario. E in questi ultimi anni, le persone a capo di Stati o governi di rilevanza geopolitica sono governanti portati alle fiamme della guerra, come nuovi Nerone. E’ molto pericoloso, perche’ gli anticorpi possono essere fragili. L’Europa -dai confini ucraini occidentali al Portogallo- e’ ancora un’ oasi indenne dalla guerra, ma non lo e’ stata dai dazi e da minacce varie. Nonostante tutte le accuse, l’Europa resta un miracolo del multilateralismo, soprattutto se si confronta- mutatis mutandis – con l ‘Onu che, ultimamente, ha potuto solo avallare il board of peace in Palestina e pronunciarsi con Guterres in un accorato appello in riferimento all’attacco israelo-statunitense a Teheran:’ Da questa mattina ho condannato i massicci attacchi militari degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, e ho anche condannato i successivi attacchi dell’Iran che violano la sovranità e l’integrità territoriale di Bahrein, Iraq, Giordania, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Stiamo assistendo a una grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale. L’azione militare implica il rischio di scatenare una catena di eventi che nessuno può controllare, nella regione più instabile del mondo”. 

Ha ragione, il rischio e’ altissimo. Sono gli uomini a prendere le decisioni, come volonta’ nella liberta’ che l’uomo ha di decidere il corso degli eventi. Cosa ci possiamo aspettare da Trump e Netanyhau, alleati di ferro? Gia’ dagli accordi di Abramo – proprio del 2020, uno degli ultimi atti di Trump- era chiara la loro alleanza con gli Stati del Golfo per isolare l’Iran. I tentativi di dialogo dei giorni scorsi col regime teocratico sembrano, ora, solo di facciata, come le rassicurazioni di Putin prima di invadere l’Ucraina, in perfetto stile machiavellico. Un tiranno e’ caduto, e’ stato ucciso,  ma non sembra- come accadde invece con  quelli nazifascisti che sono stati sconfitti in nome della liberta’ – possa nascere, in una zona del mondo di bellezza millenaria come l’Iran, anche la bellezza della pace e dei diritti. Dove sono passate le fiamme, passa molto tempo prima che ricresca la vita.

L’Europa a mani vuote nel quinto anniversario della guerra in Ucraina

di Francesca Basso e Viviana Mazza

Benvenuti alla newsletter Europe Matters, un doppio sguardo su come l’Europa e gli Stati Uniti siano legati oggi più che mai. Una sintesi di ciò che unisce le due sponde dell’Atlantico o che le allontana, con al centro l’Italia e le ricadute per il nostro Paese.

Siamo Francesca Basso e Viviana Mazza, corrispondenti del Corriere della Sera da Bruxelles e da Washington

Il premier spagnolo Pedro Sánchez, il presidente finlandese Alexander Stubb e la premier danese Mette Frederiksen durante un panel alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco il 14 febbraio 2026 (Epa)

Kiev entra nel quinto anno di guerra e il timore a Bruxelles è che i sentimenti di sostegno all’Ucraina — se mai sono stati intensi — si affievoliscano e le opinioni pubbliche si distraggano. Per questo oggi la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo António Costa, insieme a un nutrito gruppo di leader Ue, sono in visita ufficiale a Kiev. Inoltre il Parlamento europeo oggi si riunisce in un’assemblea plenaria straordinaria convocata dalla presidente Roberta Metsola, durante la quale si collegherà il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Iniziative nobili, ma l’Ue si presenta a Kiev a mani vuote proprio nel momento politicamente più delicato, con gli Stati Uniti che chiaramente si stanno disimpegnando dal punto di vista finanziario e militare nonostante la pace non sia a portata di mano. Ormai da quando Donald Trump è alla Casa Bianca lo sforzo finanziario è praticamente sulle spalle dell’Europa e a tendere lo sarà anche il sostegno militare nonostante l’Unione speri nella collaborazione degli Usa.

La riunione di oggi a Kiev della Coalizione dei Volenterosi serve a ribadire l’impegno dei 35 Paesi partecipanti a fianco dell’Ucraina: l’obiettivo è creare le condizioni per una pace solida e duratura che garantisca la sicurezza di Kiev e dell’Europa. I leader lavorano per fornire all’Ucraina solide garanzie di sicurezza ma senza il contributo statunitense le soluzioni sembrano castelli di carta. Intanto però l’Europa, nel suo complesso, ha finora dato quasi 200 miliardi di aiuti a Kiev ed è pronta a parole a fare di più salvo poi essere smentita nei fatti come sta accadendo per il prestito da 90 miliardi. Le celebrazioni di oggi mettono in evidenza con forza, dunque, i limiti dell’azione europea: ieri i ministri degli Esteri dei Ventisette non sono riusciti ad approvare il ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca per il veto di Budapest e Bratislava che pretendono che prima sia ripristinato l’oleodotto  Druzhba, danneggiato dai russi il mese scorso, per tornare a ricevere il petrolio a basso costo (Ungheria e Slovacchia godono di esenzioni dalle regole e dalle sanzioni Ue). Ma von der Leyen e Costa non hanno nemmeno l’assegno da 90 miliardi — in realtà sono previste più tranche — del prestito concordato dai leader Ue in dicembre perché l’Ungheria ha messo il veto: serve l’unanimità per modificare le regole del bilancio Ue affinché Bruxelles possa finanziare un Paese terzo. Per gli altri Ventisei questa intesa era implicita nell’accordo di dicembre ma Budapest non la pensa così. Il leader Viktor Orbán si conferma spina nel fianco dell’Ue. Prima di iniziare il viaggio per Kiev António Costa,in una lettera scritta, ha invitato «con forza» Orbán a rispettare i patti, visto che il prestito per Kiev è frutto di un accordo all’unanimità.

Costa ha avvertito che così viene meno il principio di leale collaborazione tra Paesi. Il leader magiaro ha risposto accusando Bruxelles e Kiev di «ingerenze» nel voto ungherese. «Mi auguro che l’Ungheria cambi idea. Mi auguro che si possa arrivare a una soluzione che permetta all’Europa di aiutare un Paese che è stato attaccato e che noi continuiamo a difendere, cioè difendere la libertà», ha commentato ieri a margine del Consiglio Affari esteri il ministro Antonio Tajani, aggiungendo che «questo non significa che non vogliamo la pace, anzi, siamo fortemente impegnati per costruire la pace. L’Italia è assolutamente favorevole sia alle sanzioni contro i russi sia al dialogo». «Speriamo che dopo le elezioni si arrivi a una soluzione» ha detto il ministro riferendosi all’appuntamento elettorale in Ungheria che si svolgerà il 12 aprile e per il quale la premier Giorgia Meloni ha fatto campagna a favore di Orbán, accettando di apparire in un video con leader dell’estrema destra europea tra cui Alice Weidel di Alternativa per la Germania (AfD). Aprile però potrebbe essere troppo tardi perché Kiev ha bisogno dei soldi entro marzo altrimenti rischia il default.

Orbán è in campagna elettorale e usa in modo strumentale la sua opposizione a Bruxelles e a Kiev. Del resto per la prima volta da quando è al potere, i sondaggi non danno Orbán in testa. Il leader magiaro ha chiesto e ottenuto anche l’endorsement degli Stati Uniti. Il segretario di Stato Usa Marco Rubio, dopo aver partecipato alla Conferenza per la Sicurezza di Monaco, si è recato a Budapest e Bratislava. «Per quanto possa essere amaro riconoscerlo, Bruxelles e i principali Paesi europei si stanno preparando a una guerra contro la Russia», ha attaccato Orbán, aggiungendo che «le conseguenze saranno imprevedibili, ma è facile capire che l’Ungheria non può che perdere in un conflitto del genere, come dimostra chiaramente la nostra esperienza militare storica». Ma Budapest sta anche bloccando l’iter di adesione dell’Ucraina all’Ue non consentendo di aprire il primo capitolo negoziale. E su questo c’è chi spera che possa giocare a favore la moral suasion di Trump, che tra i punti del piano di pace ha contemplato su richiesta di Kiev anche l’ingresso dell’Ucraina all’Ue.

Le notizie dai comunicati stampa: Presidenza della Repubblica, Presidenza del Consiglio, Regione Sardegna, Cagliari Calcio

Una nuova rubrica con le informazioni tratte direttamente dai comunicati stampa

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al Presidente della Confederazione Generale Italiana dei Trasporti e della Logistica, Carlo De Ruvo
«L’80° anniversario di costituzione della Confederazione Generale Italiana dei
Trasporti e della Logistica rappresenta un significativo traguardo per un settore che
si colloca fra i protagonisti della crescita economica della Repubblica.
La forte interdipendenza dei mercati fa dei trasporti e della logistica pilastri
essenziali del sistema economico e del benessere internazionale.
Le imprese che ambiscono valorizzare i loro prodotti trovano nell’apertura dei
mercati l’ambito nel quale sviluppare le loro attività e, in essi, la gestione della
logistica gioca un ruolo un ruolo fondamentale.
La spina dorsale rappresentata dal sistema dei trasporti e della logistica è un assetto
prezioso per la vita della nostra comunità: ne abbiamo avuto testimonianza durante
l’emergenza sanitaria da COVID-19, quando ha saputo garantire approvvigionamenti
e commerci sul Territorio nazionale.
CONFETRA ha promosso, in tutti questi decenni, un efficace processo di
ammodernamento del sistema dei trasporti delle merci, con un’elevata capacità di
adattamento ai repentini e veloci cambiamenti del commercio globale, con attenzione
agli standard di tutela ambientale.
Nel rivolgere il più cordiale augurio a tutti gli intervenuti in questa celebrazione,
invio a tutte le imprese aderenti e ai lavoratori che in esse operano, il più sentito
apprezzamento per l’attività svolta».
Roma, 26 febbraio 2026

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 160°
anniversario della nascita di Benedetto Croce, ha rilasciato la seguente
dichiarazione:

«Benedetto Croce, intellettuale di primo piano del panorama culturale mondiale e
figura politica italiana di grande rilievo, è stato un maestro, le cui ricerche hanno
abbracciato molteplici discipline del sapere umanistico, dall’arte alla filosofia, dalla
critica letteraria alla storiografia, tramandando un’inesauribile fonte di conoscenza.
Per Croce, la componente culturale era elemento imprescindibile per l’arricchimento
della società e un bene da tutelare e diffondere per il progresso collettivo. La
“religione della libertà”, evidenziata nella sua “Storia d’Europa nel secolo
decimonono” ispirò tutta la sua azione.
Senatore del Regno d’Italia, fu Ministro della Pubblica Istruzione, promuovendo
provvedimenti volti a garantire la qualità del sistema scolastico e a salvaguardia del
patrimonio artistico e paesaggistico del Paese.
Nel 1925 fu autore del Manifesto degli scrittori, professionisti e pubblicisti che si
opposero al Manifesto degli intellettuali del fascismo: Croce condusse una tenace
azione di contrasto all’ideologia fascista, opponendosi, anche al Senato, alle leggi
liberticide del regime.
Protagonista nel processo di transizione istituzionale, fu Ministro senza portafoglio
nei Governi Badoglio e Bonomi, per essere, successivamente, eletto all’Assemblea
Costituente della Repubblica, apportando un prezioso contributo al processo di
rinascita di un’Italia attraversata dai drammi del conflitto bellico mondiale, e
partecipando alla costruzione di un ordinamento democratico avanzato, basato sul
rispetto delle libertà fondamentali.
Nel 160° anniversario della sua nascita, la Repubblica rende omaggio alla sua
figura».

Roma, 25 febbraio 2026

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto nel pomeriggio al
Quirinale una delegazione dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti guidata dal
presidente Carlo Bartoli che ha consegnato al Capo dello Stato un dossier sui
giornalisti minacciati.

Roma, 24 febbraio 2026

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato al Sindaco del Comune
di Limbiate, Antonio Domenico Romeo e alla famiglia dell’Ambasciatore Luca
Attanasio, il seguente messaggio
:
«L’iniziativa per commemorare il quinto anniversario della cruenta scomparsa
dell’Ambasciatore Luca Attanasio, del Carabiniere Scelto Vittorio Iacovacci e
dell’autista Mustapha Milambo richiama a riaffermare, con profonda commozione, la
più sentita vicinanza della Repubblica ai familiari delle vittime e all’intera comunità.
Nel drammatico scenario di crisi che ancora funesta la Repubblica Democratica del
Congo, il ricordo dell’Ambasciatore Attanasio e della sua missione resta quanto mai
esemplare. La sua dedizione incarna i nobili ideali dell’Italia repubblicana che
guarda al continente africano con spirito di cooperazione e sentimenti di umanità.
Il valore dell’impegno quotidiano dei servitori della Repubblica Italiana che, con
coraggio e senso del dovere, operano in territori segnati da instabilità e pericoli, si
ripropone nella figura di Luca Attanasio e di quanti erano con lui.
Le manifestazioni promosse dal Comune di Limbiate rappresentano un giusto tributo
a chi è caduto nell’adempimento del dovere.
Nell’esprimere gratitudine agli organizzatori e a quanti sono oggi presenti, sono certo
che il sacrificio dell’Ambasciatore Attanasio e di chi lo accompagnava rimarrà
patrimonio vivo della memoria collettiva di ciascuno».

Roma, 22 febbraio 2026

Presidenza del Consiglio- CONSIGLIO DEI MINISTRI – 26 FEBBRAIO 2026

Il Consiglio dei ministri si è riunito giovedì 26 febbraio 2026, alle ore 11.37 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente Giorgia Meloni. Segretario, il Sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano.

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TESTO UNICO DELLE FINANZE – SISTEMA SANZIONATORIO

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti, ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo che, in attuazione della delega di cui all’articolo 19 bis della legge 5 marzo 2024, n. 21 (legge di riforma dei mercati dei capitali), introduce norme per la riforma organica e il riordino del sistema sanzionatorio e di tutte le procedure sanzionatorie recati dal Testo Unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 (Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria – TUF).

Il provvedimento è volto a rafforzare l’efficienza e l’efficacia del sistema sanzionatorio amministrativo in materia di mercati finanziari, individuando e selezionando le condotte illecite in base alla loro effettiva gravità, incrementando le garanzie per i soggetti destinatari dei procedimenti e perseguendo l’obiettivo di deflazionare il contenzioso, a beneficio dell’attività delle Autorità di vigilanza e del mercato.

Di seguito i principali contenuti.

  • Entità delle sanzioni: il decreto rimodula i limiti edittali per garantire una maggiore aderenza alla gravità delle violazioni, che riguardano principalmente l’inosservanza degli obblighi di trasparenza, la corretta prestazione dei servizi di investimento e le comunicazioni prescritte per le società quotate. Per le violazioni degli obblighi in materia di intermediazione e dei doveri degli emittenti commesse da società ed enti, le sanzioni amministrative pecuniarie variano da un minimo di cinquemila euro fino a dieci milioni di euro o fino al cinque per cento del fatturato totale annuo qualora tale importo sia superiore a dieci milioni. Per le persone fisiche che svolgono funzioni di amministrazione, direzione o controllo, le sanzioni per le medesime inosservanze sono comprese tra un minimo di cinquemila euro e un massimo di due milioni di euro. Nel caso di società quotate che omettono le comunicazioni prescritte, la sanzione minima è elevata a diecimila euro.
  • Istituto dell’applicazione concordata della sanzione (settlement): si introduce la facoltà per i soggetti destinatari di una contestazione di proporre all’Autorità di vigilanza un accordo per definire il procedimento. Tale istituto prevede una riduzione della sanzione pecuniaria pari a un terzo, a fronte dell’impegno del soggetto a rimuovere le conseguenze della violazione e a indennizzare gli investitori.
  • Flessibilità delle sanzioni interdittive: si introduce una maggiore discrezionalità per le Autorità nell’applicazione delle sanzioni interdittive (come la sospensione dall’esercizio di funzioni), che potranno essere modulate o omesse in base alle specificità del caso concreto, evitando automatismi sanzionatori eccessivi.
  • Criteri di rilevanza dell’illecito: viene attribuita alle Autorità (Commissione nazionale per le società e la borsa – CONSOB, Banca d’Italia) la facoltà di non avviare il procedimento sanzionatorio per condotte che non abbiano inciso sulla trasparenza del mercato o arrecato danno agli investitori. In tali casi, le Autorità possono procedere con una comunicazione di richiamo, favorendo un approccio basato sulla reale offensività della condotta.
  • Revisione del procedimento sanzionatorio: Si introduce una disciplina del procedimento sanzionatorio ad applicazione generalizzata a tutte le sanzioni del TUF. La riforma assicura il rispetto dei principi del contraddittorio, della piena conoscenza degli atti istruttori, della distinzione tra funzioni istruttorie e decisorie, della celerità e certezza dei termini.
  • Confisca del profitto: l’istituto della confisca viene mantenuto ma circoscritto al solo profitto effettivamente derivato dalla violazione, eliminando il riferimento al “prodotto” in coerenza con i rilievi della giurisprudenza costituzionale. È introdotta la facoltà per la CONSOB di disporre la confisca tramite ingiunzione di pagamento ed è prevista la possibilità di confisca per equivalente su beni di valore corrispondente al profitto qualora il destinatario non possieda somme liquide sufficienti.
  • Collaborazione tra Autorità: resta fermo l’obbligo di coordinamento e scambio di informazioni tra la Banca d’Italia e la CONSOB per assicurare l’unitarietà dell’azione di vigilanza e l’efficacia delle procedure.
  • Tutela delle segnalazioni (whistleblowing): si confermano le tutele per i soggetti che segnalano violazioni all’interno degli enti, garantendo la riservatezza dell’identità e la protezione contro possibili misure ritorsive.

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CONFERIMENTO DELLA CITTADINANZA ITALIANA

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’interno Matteo Piantedosi, vista la richiesta di attivazione della procedura di concessione della cittadinanza italiana avanzata dal Ministro per lo sport e i giovani Andrea Abodi e in considerazione del parere favorevole del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Antonio Tajani, ha deliberato di proporre al Presidente della Repubblica il conferimento della cittadinanza italiana, per meriti speciali, al sig. Amelio Castro Grueso, atleta paralimpico, di nazionalità colombiana.

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LEGGI REGIONALI

Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli, ha esaminato ventiquattro leggi delle regioni e delle province autonome e ha quindi deliberato di non impugnare:

  1. la legge della Regione Lazio n. 20 del 31/12/2025, recante “Legge di stabilità regionale 2026”;
  2. la legge della Provincia autonoma di Bolzano n. 19 del 22/12/2025, recante “Disposizioni collegate alla legge di stabilità provinciale per l’anno 2026”;
  3. la legge della Regione Emilia-Romagna n. 12 del 29/12/2025, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione 2026-2028 (Legge di stabilità regionale 2026)”;
  4. la legge della Provincia autonoma di Trento n. 10 del 29/12/2025, recante “Legge collegata alla manovra di bilancio provinciale 2026”; 
  5. la legge della Provincia autonoma di Trento n. 12 del 29/12/2025, recante “Bilancio di previsione della Provincia autonoma di Trento per gli esercizi finanziari 2026 – 2028” 
  6. la legge della Regione Valle d’Aosta n. 29 del 23/12/2025, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Regione autonoma Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste (Legge di stabilità regionale per il triennio 2026/2028). Modificazioni di leggi regionali”; 
  7. la legge della Regione Basilicata n. 57 del 30/12/2025, recante “Collegato alla legge di stabilità regionale 2025”;
  8. la legge della Regione Lombardia n. 19 del 29/12/2025, recante “Disposizioni per l’attuazione della programmazione economico-finanziaria regionale, ai sensi dell’art. 9 ter della l.r. 31 marzo 1978, n. 34 (Norme sulle procedure della programmazione, sul bilancio e sulla contabilità della Regione) – Collegato 2026”;
  9. la legge della Regione Friuli-Venezia Giulia n. 18 del 29/12/2025, recante “Legge collegata alla manovra di bilancio 2026-2028”; 
  10. la legge della Regione Friuli-Venezia Giulia n. 19 del 29/12/2025, recante “Legge di stabilità 2026”;
  11. la legge della Regione Liguria n. 19 del 24/12/2025, recante “Legge di stabilità della Regione Liguria per l’anno finanziario 2026 (Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione 2026-2028)”; 
  12. la legge della Regione Liguria n. 20 del 24/12/2025, recante “Disposizioni collegate alla legge di stabilità della Regione Liguria per l’anno finanziario 2026 (Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione 2026-2028)”; 
  13. la legge della Regione Liguria n. 21 del 24/12/2025, recante “Bilancio di previsione della Regione Liguria per gli anni finanziari 2026-2028”;
  14. la legge della Regione Toscana n. 61 del 29/12/2025, recante “Legge di stabilità per l’anno 2026”;
  15. la legge della Regione Toscana n. 62 del 29/12/2025, recante “Disposizioni di carattere finanziario. Collegato alla legge di stabilità per l’anno 2026”; 
  16. la legge della Regione Toscana n. 63 del 29/12/2025, recante “Bilancio di previsione finanziario 2026-2028”; 
  17. la legge della Regione Umbria n. 10 del 30/12/2025, recante “Disposizioni per la formazione del Bilancio di previsione 2026-2028 della Regione Umbria (Legge di stabilità regionale 2026)”;
  18. la legge della Regione Umbria n. 11 del 30/12/2025, recante “Bilancio di previsione della Regione Umbria 2026-2028”
  19. la legge della Regione Lazio n. 21 del 31/12/2025, recante “Bilancio di previsione finanziario della Regione Lazio 2026-2028”;
  20. la legge della Regione Lombardia n. 20 del 30/12/2025, recante “Legge di stabilità 2026-2028”:
  21. la legge della Regione Lombardia n. 21 del 31/12/2025, recante “Bilancio di previsione 2026-2028”;
  22. la legge della Regione Marche n. 25 del 30/12/2025, recante “Disposizioni per la formazione del bilancio 2026/2028 della Regione Marche (Legge di stabilità 2026)”;
  23. la legge della Regione Marche n. 26 del 30/12/2025, recante “Bilancio di previsione 2026/2028”;
  24. la deliberazione legislativa statutaria della Regione Calabria del 29/01/2026, recante “Modifiche ed integrazioni alla Legge regionale 19 ottobre 2004, n. 25 (Statuto della Regione Calabria)”.

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Il Consiglio dei ministri è terminato alle ore 11.51.

Regione Sardegna. 18 milioni ai comuni per la gestione autonoma delle reti idriche. L’assessore Piu: “Un contributo concreto con cui finanziare la manutenzione straordinaria con fondi extra bilancio comunale”

Cagliari, 25 febbraio 2026 – È stata autorizzata, per ciascuno degli anni 2026, 2027 e 2028, la spesa di 6 milioni di euro, per il finanziamento di interventi di manutenzione straordinaria delle reti del sistema idrico integrato non gestite da Abbanoa. Il via libera è arrivato con l’approvazione in Consiglio regionale della legge di stabilità 2026 e il voto favorevole all’articolo 9, comma 13. “Un contributo concreto, atteso dal 2022 – spiega l’assessore dei Lavori pubblici Antonio Piu, che ha illustrato il finanziamento nel corso della conferenza stampa di stamane – ora i sindaci potranno gestire le spese di manutenzione straordinaria delle reti idriche autonome con soldi regionali, sgravando così i bilanci comunali”.

L’intervento in finanziaria riguarda 403.904 metri di rete e coinvolge i 23 comuni interessati dalla Gestione autonoma del servizio idrico (Gasi): Aggius, Anela, Arzana, Bessude, Bonarcado, Bottida, Bultei, Burgos, Cheremule, Esporlatu, Fluminimaggiore, Gadoni, Lotzorai, Modolo, Nuxis, Olzai, Paulilatino, San Vero Milis, Santu Lussurgiu, Seui, Tertenia, Teulada, Villagrande Strisaili.

“La disposizione normativa – aggiunge Piu – prevede il finanziamento di interventi strutturali urgenti di manutenzione straordinaria delle opere appartenenti al Servizio Idrico Integrato gestito dalle Amministrazioni locali che non aderiscono ad Abbanoa. Si tratta di investimenti necessari a mantenere e garantire l’erogazione del servizio. L’approvazione di questa spesa – sottolinea l’assessore – è un passaggio importante che riconosce nei fatti pari diritti e doveri alla risorsa gestita dai comuni”.

Nel 2022 arriva il riconoscimento per gli Enti locali che chiedevano di gestire autonomamente il servizio, da parte dell’Ente di Governo d’ambito della Sardegna (EGAS), chiamato a verificare per ciascuno di essi la sussistenza dei requisiti previsti dalla normativa nazionale. I comuni possono ottenere la salvaguardia e la tutela della gestione idrica autonoma se si tratta di comuni montani con meno di mille abitanti oppure quando un comune disponga contemporaneamente dell’approvvigionamento da fonti qualitativamente pregiate, di sorgenti ricadenti in parchi naturali o aree protette o in siti individuati come beni paesaggistici, dell’utilizzo efficiente della risorsa e della tutela del corpo idrico.

“Da allora i comuni, che hanno ottenuto il riconoscimento – sottolinea Piu – hanno dovuto gestire le loro reti con risorse del bilancio comunale, ora, con l’approvazione in finanziaria, hanno a disposizione fondi regionali programmati per il triennio con cui possono efficientare la risorsa che, come sappiamo, è diventata sempre più preziosa”.

La dotazione finanziaria complessiva approvata è stata oggetto di valutazione dell’Ente di Governo d’ambito della Sardegna (EGAS) che sovraintende la gestione del Servizio idrico integrato.

Regione Sardegna. Sanità, inaugurati al Brotzu di Cagliari il nuovo OBI del Pronto soccorso e il servizio di Aferesi. Todde: “Investiamo per ampliare le cure innovative a sempre più giovani sardi”. Marcias: “Miglioriamo l’assistenza nell’emergenza-urgenza”

Cagliari, 21 febbraio 2026 – La Presidente della Regione ed assessora ad interim della Sanità, Alessandra Todde, ha inaugurato questa mattina il nuovo OBI (Osservazione Breve Intensiva del Pronto Soccorso) e il nuovo servizio di Aferesi. Accompagnata dal direttore generale dell’ARNAS “G. Brotzu”, Maurizio Marcias, dal direttore del Pronto Soccorso, Fabrizio Polo, dalla direttrice del Centro di Immunoematologia e Trasfusionale, Giulia Fadda, e dai capi dipartimento e dai direttori di struttura, la Presidente ha visitato le nuove strutture del “San Michele” di Cagliari.

“Con l’attivazione dell’OBI e il potenziamento del Servizio di Aferesi rafforziamo in modo concreto la rete dell’emergenza-urgenza, riducendo i tempi di attesa dei ricoveri e, quindi, la pressione sui reparti. Inoltre, con il Servizio di Aferesi investiamo sulle strutture logistiche moderne per ampliare l’uso delle terapie più innovative a sempre più giovani sardi”, ha dichiarato la Presidente Alessandra Todde, che poi ha aggiunto: “È un risultato importante che coniuga appropriatezza organizzativa, qualità clinica e diritto alla cura. Ci avviciniamo a un obiettivo impensabile fino a poco tempo fa: evitare ai giovani pazienti talassemici di effettuare trasfusioni periodiche”.

“L’OBI rappresenta un tassello strategico nella riorganizzazione dei percorsi di emergenza-urgenza: consente una gestione più efficiente dei tempi di attesa dei ricoveri, riduce la pressione sui reparti di degenza e aumenta la sicurezza clinica, grazie a un monitoraggio strutturato e multidisciplinare. Parallelamente, il potenziamento del Servizio di Aferesi consolida il ruolo dell’Azienda nell’ambito delle terapie ad alta complessità, dalla plasmaferesi terapeutica alla raccolta di cellule staminali per CAR-T e terapia genica. Si tratta di investimenti mirati che qualificano ulteriormente la nostra offerta assistenziale, riducono la mobilità sanitaria e rafforzano la capacità del sistema regionale di garantire prestazioni di alta specialità ai cittadini sardi”, ha dichiarato il direttore generale del Brotzu, Maurizio Marcias.

Gli interventi, avviati nel dicembre 2024, hanno comportato un investimento complessivo di circa un milione di euro e rafforzano in modo significativo l’offerta assistenziale del principale centro ospedaliero regionale.

Il nuovo OBI (Osservazione Breve Intensiva), afferente al Pronto Soccorso diretto da Fabrizio Polo, dispone attualmente di sei posti letto, con un ulteriore incremento previsto nei prossimi mesi. La struttura consente di sottoporre i pazienti a un periodo di osservazione clinica monitorata, evitando ricoveri impropri. In questo modo è possibile seguire l’evoluzione del quadro clinico senza interessare i reparti di degenza o l’area di emergenza-urgenza. L’OBI rappresenta uno strumento organizzativo fondamentale per migliorare l’appropriatezza dei ricoveri, ottimizzare la gestione dei flussi e garantire maggiore qualità e sicurezza delle cure.

Il rinnovato Servizio di Aferesi, afferente al Centro di Immunoematologia e Trasfusionale diretto da Giulia Fadda, è stato adeguato agli standard assistenziali più avanzati e rafforza un’attività strategica a livello regionale. Tre le principali linee operative:

  • Scambio plasmatico (plasmaferesi terapeutica) per pazienti con patologie ematologiche e neurologiche;
  • Produzione di cellule staminali per terapie CAR-T;
  • Raccolta di cellule staminali per percorsi di terapia genica, in particolare per i pazienti talassemici.

Nel caso della terapia genica, le cellule staminali vengono prelevate in Sardegna, inviate in centri altamente specializzati negli Stati Uniti (California) o in Scozia (Roslin, vicino a Edimburgo), dove vengono ingegnerizzate e successivamente reinfuse nel paziente. Il trattamento può determinare una regressione della malattia fino all’interruzione delle trasfusioni, configurandosi, nei fatti, come un percorso di guarigione.

Il servizio è strategico soprattutto per i giovani pazienti sardi affetti da talassemia, in particolare fino ai 35 anni, e consente di incrementare l’attività terapeutica evitando la mobilità sanitaria. Sono già due i primi pazienti giovani sottoposti a raccolta di cellule staminali per terapia genica, uno proveniente da Ozieri e uno da Carbonia. Ulteriori trattamenti sono già calendarizzati.

Il rinnovamento delle due strutture consolida il ruolo dell’Azienda come centro di riferimento regionale per l’alta specialità.

Con l’attivazione del nuovo OBI e il potenziamento del Centro di Aferesi, si rafforza il sistema sanitario sardo compie un ulteriore passo avanti nel miglioramento del sistema di emergenza-urgenza e nelle terapie avanzate, rafforzando la capacità del sistema di offrire risposte tempestive e innovative ai bisogni di salute dei cittadini.

Cagliari Calcio.Comunicato ufficiale sulla vendita delle quote societarie.

Cagliari Calcio rende noto che l’azionista di controllo Fluorsid Group ha perfezionato la cessione di un’ulteriore quota azionaria pari al 29% del capitale sociale a favore di un gruppo di investitori americani riconducibile a Maurizio Fiori e Prashant Gupta. A seguito del completamento dell’operazione, la partecipazione detenuta dai nuovi partner raggiunge il 49% del capitale sociale del Club, rafforzando la propria minoranza qualificata.

L’operazione si inserisce nel percorso di crescita e sviluppo strategico intrapreso dalla Società e consolida una partnership fondata su una visione industriale condivisa. La collaborazione è orientata a sostenere il progetto del nuovo stadio e il rafforzamento strutturale, patrimoniale e organizzativo del Cagliari Calcio, in un quadro di piena continuità gestionale. 

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