L’Italia siamo, ancora, tutti noi

di Daniele Madau

Ho conosciuto persone che, anche mettendo in conto di spendere di più, compravano macchine Fiat per aiutare l’economia italiana. E ho sentito dire – in realtà, lo sento ancora – quanto sia forte il ‘made in Italy’ e quanto sia ammirata l’eccellenza italiana.

Ma il punto di partenza è sbagliato, perché solo in parte stiamo parlando di Italia: stiamo parlando del colosso dell’automobile ‘Stellantis’, il cui amministratore delegato – Tavares – si è appena dimesso.

Di Stellantis, insieme a marchi come Jeep, Opel e Chrysler, è parte integrante proprio la FIat che, all’interno del gruppo, ha portato il bagaglio di storia, conoscenze e operai delle fabbriche italiane, il suo mercato, i suoi dirigenti.

Tra questi i più conosciuti, oltre al dimissionario Tavares, Jhon Elkan e colui che, in vita, aveva guidato la prima transizione in FCA, Segio Marchionne.

Jhon Elkan si è appena rifiutato – per l’ennesima volta – di andare a riferire in Parlamento, cuore della Repubblica Italiana. Marchionne aveva portato avanti la decisione di spostare le sedi fiscali e giuridiche di FCA fuori dall’Italia, per questioni di tasse, burocrazia, costi, internazionalizzazione, quotazioni in borsa. A lui plaudeva Renzi che, dovendo scegliere tra Marchionne e il sindacato, affermava sicuro: ‘Sto con Marchionne senza se e senza ma’. Non si sono sentire reazioni di Renzi ora che, con le dimissioni di Tavares a seguito di un 2024 dai numeri pessimi per Stellantis, la crisi dell’automobile in Italia è conclamata, con conseguente ricaduta sull’occupazione. La notizia, terribile, è pero che la crisi è mondiale. Solo la Cina e Tesla sono pronti alla transizione elettriche. E’ un confronto interessante, perché abbiamo il comunismo reale contro il più grande imprenditore privato. Come sempre, la verità potrebbe stare nel mezzo. Tra l’enorme lavoro operaio poco tutelato e poco pagato della Cina e l’imprenditoria futurista che vuole governare lo Stato per depotenziarlo- a cui si aggrappa già la nuova amministrazione Trump – bisognerebbe scegliere una forte industria guidata dallo Stato.

E’ successo? Sì, sino a poco tempo fa, sino agli inizi degli anni ’90, prima delle privatizzazioni, prima della globalizzazione, prima della smantellazione della presenza dello Stato nel tessuto sociale quotidiano.

I nostri nonni o i nostri genitori lavoravano all’Enel, all’Agip, alle Fs, alle Poste, nelle banche, nelle forze armate, nell’impego strettamente pubblico o nelle grandi aziende, venivano formati, assistiti – con dopolavori, colonie, premi produzione, incentivi, pensioni anticipate, asili – creavano una famiglia e contribuivano al benessere. Erano gli effetti di una congiuntura favorevole tra piano Marshall, grandi industriali come Mattei e Olivetti, ricostruzione post-belliche, presenza dei grandi partiti come DC e PCI – e dei sindacati – che spingevano e lottavano tra loro per aumentare il benessere e il consenso, anche a costo del bilancio statale. C’era, poi, una grande coscienza collettiva, dovuta alla voglia di informarsi, studiare, crescere, che portava alla consapevolezza di quanto fosse importante il proprio lavoro e il proprio contributo.

Alle spalle di tutto c’era, però, lo Stato. E’ lo Stato che ha pensato i piani di rinascita, l’Iri, le casse per il Mezzogiorno: con tutti i difetti, ma c’erano. Una volta andato via lo Stato – e di fronte alla modernità e all’internazionalizzazione della globalizzazione – le grandi industrie hanno mantenuto quasi solo il loro volto dedito ai ‘dividendi’. Le due anime della società – Stato e aziende – si sono scisse, in maniera dolorosa e – sembra – irreversibile. Non so quale sia il segreto di grandi aziende come Barilla, Luxottica, Ferrero, Tod’s : vedo in loro, però, sapienza artigianale, industriale e di marketing, lungimiranza. In Armani, invece -purtroppo – vedo ancora poca attenzione all’ambiente e alla salute delle modelle, ma in nessuna mi sembra di vedere il desiderio di far crescere l’Italia. Del resto, non esiste un piano industriale, non esiste un salario minimo e, paradosso dei paradossi per un Paese con un alto tasso di occupazione, non esistono più i centri per l’impiego, laddove prima avevamo gli uffici di collocamento.

Nella sfida della globalizzazione non vincono coloro che cedono al mercato industriale la gestione della nostro lavoro; può sembrare non immediatamente riscontrabile ma è ancora vero il contrario: Stati -modello come Svezia, Danimanrca, Norvegia, Finlandia sono Paesi con uno fortissimo stato sociale e con una industrializzazione ridotta. Istruzione, qualità della vita, rispetto dell’ambiente e della famiglia sono le stelle polari. E queste, anche se va contro il pensiero del capitalismo meno illuminato, le dà ancora lo Stato. E, non dimentichiamocelo, lo Stato, l’Italia, siamo ancora tutti noi, che -magari – abbiamo creduto nel comprare prodotti italiani: commercianti, artigiani, liberi professionisti, impegati nel pubblico e nel privato, pensionati. Operai. Tutti noi.

Se i social sono il ‘mezzo’, il fine qual è?

di Daniele Madau

Riflettiamo sull’uso dei social, prendendola con un po’ di filosofia

La notizia della decisione del governo australiano di vietare – pena sanzioni milionarie – l’uso dei social sotto i 16 anni, avrebbe dovuto suscitare una discussione generale, soprattutto in Italia. Bisognerebbe subito sottolineare come, giustamente, in Australia sia intervenuta la politica a regolamentare questa materia così delicata per i nostri ragazzi e le nostre ragazze. In Italia tutto è, come spesso accade, demandato alle famiglie e alla scuola che, ormai, barcollano sotto il peso solitario della responsabilità. A ben guardare, in più c’è un’ aggravante: nel nostro Paese non solo la politica non regola la materia, non solo la utilizza eccessivamente  (si può ben dire che ormai la politica ‘è’ social) ma ne é suddita e schiava. Evito gli esempi, li abbiamo in mente. Sui social, la mia è una posizione estrema, forse estremista, addirittura apocalittica, per usare un’ espressione di Umberto Eco, ma credo che abbia un fondo di verità. La domanda è semplice, diretta, basilare ma non superficiale, scontata ma non inutile: quali vantaggi hanno portato alla società i ‘social media’? Come sempre per capire un argomento può essere utile un’indagine etimologica: ‘media’ plurale del neutro latino ‘medium’- significa ‘mezzo’ sia nel senso ‘che sta in mezzo’ sia come ‘strumento’. La successiva domanda è naturale: se sono il mezzo, il fine qual è? E, soprattutto, se sono il mezzo non devono diventare il fine.

Forse questo fine può essere l’amplificazione di un contenuto? La socializzazione? Innanzitutto, non si può negare che queste esistessero già: conosciamo la divinità classica Fama, e ‘social’ deriva da ‘societas’, latino. Sappiamo bene, poi, quanto l’idea di comunità esistesse nei nostri quartieri e nei nostri paesi. Siamo stati noi la patria dei comuni medievali. Successivamente, dovrebbe valere sempre l’immagine evangelica dell’albero che si riconosce dai suoi frutti. Quali sono stati i frutti: la creazione dei gruppi dei compagni delle medie? La nascita degli youtuber e degli influencer? L’aver accesso diretto alle vite degli altri? Lo sviluppo di una nuova forma di comunicazione e, appunto – il termine deriva da ‘forma’ – di  informazione?E tutto questo a che prezzo? Al prezzo di nuove dipendenze, nuovi reati, nuove fragilità, perdite di altre competenze, altri saperi e dell’intermediazione? È lecita,poi, la smisurata ricchezza dei fondatori – proprietari? Come detto, so bene di essere estremo e riconosco alcuni vantaggi, come quello di essere insostituibili in situazioni di emergenza per organizzare un soccorso o diffondere un messaggio. Oppure, a un livello assai più basso, come quello dell’utilità di video tutorial.  Soprattutto tutto ciò può essere il prezzo della modernità e lo scrivo pensando che, io stesso, pubblicherò questo articolo su un social per avere più visibilità; però, lo pubblicherò anche per riflettere: i social che riflettono su se stessi, si chiama meta- riflessione. Sarebbe bello un Socrate che percorresse le nostre strade ponendoci queste domande sui social, ben coscienti del fatto che non li avrebbe usati: del resto, ci vuole un po’ di filosofia per prendere tutto con filosofia. In sua assenza, umilmente ci proviamo noi, e data la risposta sui possibili fini dobbiamo chiederci se questi fini sono buoni. Ce lo dovremmo chiedere in noi ma soprattutto coloro che eleggiamo e paghiamo profumatamente per decidere per noi. Laddove questo non accade, nasce il vero problema, che diventa corto circuito nel momento in cui i politici usano i social compulsivamente. Un corto circuito che nemmeno Socrate, che sapeva di non sapere, avrebbe potuto risolvere e che se non la morte, come nel 399 avanti Cristo, forse gli avrebbe causato una pena per diffamazione, perché zitto, contro certa politica, non sarebbe stato.

La scuola pubblica, vittima di ogni governo

di Daniele Madau

Al netto di ogni trionfalismo da parte del governo in carica- che rientra nel gioco delle parti- l’ enorme divario che ci separa, in termini di benessere e tenore di vita, dai Paesi che fino agli anni Ottanta erano i nostri diretti competitori, Germania Gran Bretagna e Francia – per non parlare degli Stati del nord- , ha tra le altre cause anche la considerazione che si ha, e si è avuto, della scuola negli ultimi decenni. L’ultima riforma organica, tra luci e ombre, è stata quella del governo Renzi, poi smantellata in sede di accordi sindacali. Dopo una miopia sinceramente inquietante, assai poco lungimirante e colpevole, tutti adesso ne paghiamo le colpe. E se la destra, o il centro-destra, al governo ha mantenuto fede alla sua visione antistatale- a volte con tratti ideologici- e imprenditoriale poco attenta al valore anche economico della cultura, commettendo così un clamoroso errore di prospettiva, il centro-sinistra ha tradito Gramsci, il concetto di nobiltà e di elevazione dato dalla cultura anche per i ceti meno abbienti e l’idea dell’istruzione come ascensore sociale, a cui i nostri genitori hanno creduto, perché questo avevano vissuto, e per la quale hanno sostenuto anche ingenti spese. E così mentre gli Stati citati sopra hanno raggiunto un benessere sociale tale da attrarre i nostri giovani in una drammatica emigrazione di massa, soprattutto culturale, i nostri governi sono riusciti a ottenere una incredibile serie di risultati tali da portarci agli ultimi posti di tutte le graduatorie europee riferite ad aspetti positivi della società civile. l’Italia è invecchiata, sta attraversando un inverno demografico e offre stipendi che, unici tra gli altri Stati, sono decresciuti negli ultimi anni. In poche parole non ha speranza. Ha tradito, poi, tutte le componenti della scuola: gli studenti che, una volta concluso il ciclo di studi superiori, ha trovato un’università in preda ai baroni che spesso bloccavano il loro ingresso nel mondo della ricerca; ha tradito gli insegnanti, che non hanno visto valorizzato i loro impegno; anzi, hanno visto perdere il prestigio sociale e aumentare a dismisura le incombenze. Hanno tradito le famiglie, i collaboratori scolastici e i dirigenti: tutti coloro che concorrono a far sì che la scuola sia un ambiente educante. Esemplificativo di questo modo lunare e paradossale di rapportarsi con la scuola, sono alcune uscite di Giorgia Meloni e del ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara, eredi del berlusconismo gelminiano, che favoriva le olgettine rispetto ai meritevoli. La presidente del consiglio in un istituto agrario ha affermato: ‘Questo è il vero liceo’ . Le ha fatto eco il ministro che, oltre ad aver aperto le porte a un possibile bonus da 1400 euro per ogni iscritto a un istituto privato, ha affermato che sarebbe andato in ogni terza media per sostenere le iscrizioni agli istituti professionali o tecnici. Ha davvero poco senso, oltre che essere nociva, questa competizione e questa discriminazione del liceo: se non altro per la tradizione che i nostri studi classici hanno avuto e per l’influenza di De Santis e Croce. Soprattutto, però, Meloni e Valditara ignorano il buon senso e l’articolo 147 del codice civile, che indica come i ragazzi debbano essere sostenuti nelle scelte secondo le ‘proprie inclinazioni’: solo questo, solo questa è la luce. Ma qui siamo davanti alle tenebre, quelle dell’ignoranza. E l’ignoranza produce mostri, dei quali la vittima preferita è la scuola. E con essa tutti noi.

Dal sangue versato al sangue donato

di Irene C.

‘La Rifessione’ , soprattutto per tematiche di profondo valore civile, ha sempre uno spazio riservato per gli studenti. Irene, studentessa del Liceo Siotto di Cagliari, racconta una mattinata vissuta insieme a Tina Montinaro, vedova dell’agente di scorta di Falcone, nel ricordo di chi ha dato la vita per la legalità. Mattinata di sensibilizzazione anche per la donazione del sangue, per passare “dal sangue versato al sangue donato”

Legalità: è una parola pesante. É una parola imponente. È tanto pesante ed imponente che nel nostro paese intimorisce molte persone che, per vigliaccheria, vivono a testa bassa e spalle ricurve per paura di incrociarla nel loro cammino. 

La parola legalità è indissolubilmente legata al concetto di dovere, che fa storcere il naso ai più perchè richiede sacrifici. 

E infatti sono proprio le persone che non fanno il loro dovere che più avvertono il peso della legalità, che è tanto forte da schiacciarli. 

In questo Paese c’è poi un elefante nella stanza, che quasi nessuno ha mai voluto guardare in faccia, del quale per decenni si è negata l’esistenza nonostante fosse sotto gli occhi di tutti: è la mafia. 

Mafia che con i suoi tentacoli è riuscita a raggiungere i più alti ranghi dello Stato civile, delle forze dell’ordine, della magistratura e lo ha fatto senza difficoltà, perché gli italiani hanno abbassato la testa, preferendo negare l’evidenza che affrontare il problema alla luce del sole.
I cittadini non hanno fatto il loro dovere, e hanno pagato caro il prezzo dei propri errori. 

Infatti nel momento in cui hanno deciso di voltare le spalle allo Stato e alla legge, la mafia ha preso il controllo della Nazione e l’ha paralizzata con la violenza e la paura, costringendo gli italiani ad abbassare la testa come non mai. 

In questo clima di violenza, ingiustizie e paradossi, si sono distinti alcuni uomini e donne che si sono rifiutati di soccombere al male che li circondava. 

Persone che si sono rifiutate di cedere agli atteggiamenti mafiosi che stavano piegando la legge, che si sono permessi di camminare a testa alta e schiena dritta perchè erano nel giusto, e non avevano niente da nascondere. 

Martedì 29 ottobre abbiamo avuto la fortuna di ascoltare ed imparare da una di quelle persone che la testa non l’ha chinata mai: Tina Montinaro. 

Tina è la moglie di Antonio Montinaro: caposcorta di Giovanni Falcone caduto in servizio nella strage di Capaci del 23 maggio 1992 insieme allo stesso giudice, sua moglie Francesca Morvillo e gli altri agenti della scorta: Rocco Dicillo e Vito Schifani. 

Da quella tragica giornata sono passati 32 anni, che Tina Montinaro, nonostante l’immenso dolore, ha trascorso a testa alta. 

Ha fondato la Quarto Savona Quindici, che ha lo scopo di diffondere la memoria della strage di Capaci, girando l’Italia e parlando con le nuove generazioni, per fare in modo che brutalità del genere non siano mai più permesse e ci ha infatti accolto con questa frase “Ragazzi, io sono qui oggi per dirvi che dovete essere migliori di noi: le generazioni dei vostri genitori e dei vostri nonni hanno fallito, voi dovete essere migliori”. 

“Queste persone non sono eroi, ma uomini che hanno scelto di fare il proprio dovere. Quel giorno questi uomini sono scesi in campo contro la mafia e hanno perso una battaglia – continua la Montinaro – ma, ragazzi, noi dobbiamo vincere la guerra”.

Grazie alla Quarto Savona Quindici e a molte altre associazioni volte a sensibilizzare i cittadini  ai pericoli dell’omertà e degli atteggiamenti mafiosi, sono stati fatti passi da gigante in questo trentennio. 

Palermo, che era stata un teatro di ingiustizie e violenze costanti e normalizzate tra gli anni ’80 e ’90, in cui ricatti, rapimenti, torture e omicidi erano all’ordine del giorno, oggi ha completamente cambiato volto e atteggiamento. 

Oggi a Palermo non si vive più con la testa sotto la sabbia, ma alla luce del sole e a testa alta, grazie al lavoro per nulla scontato di persone come Tina Montinaro, che hanno deciso di rimanere a Palermo a combattere la mafia. 

É importante sottolineare che nessuno dei due coniugi Montinaro si era ritrovato a combattere le proprie battaglie per caso, ma entrambi hanno preso la decisione totalmente altruistica e disinteressata di fare il proprio dovere nei confronti della propria patria e collettività. 

Negli anni dello stragismo mafioso Antonio Montinaro, di origine leccese, lavorava come poliziotto a Bergamo ma, avuta notizia della battaglia intrapresa dai magistrati del pool antimafia, decise di partire per Palermo a “dare una mano”, finendo poi per dare la vita nel capoluogo siciliano. 

In seguito alla morte del marito Tina Montinaro, nata e cresciuta a Napoli, decise di rimanere a Palermo perchè, come ci ha spiegato, se fosse andata via come molti fecero in quegli anni, “Avrebbero vinto loro, perchè non ero io che me ne dovevo andare, non ero io a dovermi vergognare, erano loro. Sono rimasta a Palermo a testa alta e ho dimostrato ai mafiosi che non ci avevano fatto niente”. 

Ha passato la vita ad usare la sua voce contro la mafia, a sensibilizzare i giovani, a condividere con le nuove generazioni la sua memoria personale (che s’intreccia con la memoria collettiva del nostro Paese) per fare in modo che non si ripetano mai più gli errori del passato “Il dolore non lo posso condividere con voi, ma la memoria sì, ed è mio dovere farlo”. 

E infatti la memoria è stata uno dei concetti cardine di tutta la conferenza, poiché ha fatto da collante tra ciò che è stata in passato e ciò che è oggi la legalità.

E come inquadrare il concetto di legalità oggi senza parlare di ciò che accade nel mondo digitale? Proprio per questo durante la conferenza sono intervenuti alcuni agenti del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica, che si occupa di tutti quei reati che vengono commessi attraverso l’uso della rete. 

Ci è sono stati spiegati il funzionamento e l’organizzazione della Polizia Postale, sia a livello regionale che nazionale, che svolge un ruolo fondamentale nella messa in sicurezza della rete. 

Infatti ogni giorno 2000 agenti pattugliano il web, soprattutto il “deep web”, nel quale si concentrano maggiormente i reati digitali, dei quali alcuni dei più comuni hanno tristemente a che fare con i reati di pedofilia e di pedopornografia (che da soli hanno portato a venti arresti nell’arco di quest’anno in Sardegna). 

Si è poi parlato di come sia fondamentale l’individuazione dei contenuti opportuni da postare sui social, dato che, nella società di oggi, siamo qualificati come persone da ciò che postiamo online, tanto nell’ambito sociale quanto in quello lavorativo.

In seguito è stato analizzato il fenomeno del “revenge porn” purtroppo molto diffuso nella fascia d’età adolescenziale (ma non solo), esaminando casi realmente accaduti e valutandone le conseguenze penali e morali e di come le azioni digitali abbiano conseguenze nella vita reale.

Siccome su internet si può trovare di tutto, bisogna utilizzarlo in modo consapevole, essendo in grado di discernere le informazioni reali da quelle false, anche tenendo conto delle enormi potenzialità di strumenti come l’intelligenza artificiale, in grado di produrre immagini talmente verosimili da rendere impossibile la distinzione da un’immagine reale guardandola ad occhio nudo. 

Infine si è parlato del mondo delle truffe online, che sempre più spesso colpiscono i più anziani, ma che spesso arrivano anche ai più giovani, con metodi sempre nuovi e sottili per estorcere denaro, informazioni o dati sensibili. 

Questi sono reati solo apparentemente digitali, in quanto hanno conseguenze pesanti nel mondo reale e non devono essere sottovalutati. 

Tutti questi interventi hanno seguito il filo rosso della consapevolezza e del dovere, che ha condotto a parlare di un dovere troppo spesso sottovalutato, ma indispensabile per la vita di molti: la donazione del sangue. 

Infatti, insieme alla Quarto Savona Quindici (che si è occupata del sangue versato nelle stragi di mafia) e a Tiscali, alla realizzazione dell’incontro ha partecipato anche l’associazione Donatori Nati che si occupa della donazione del sangue. 

L’intera conferenza era incentrata sul dovere. Antonio Montinaro aveva svolto il suo dovere versando il proprio sangue per la collettività, Tina Montinaro fa il suo dovere trasmettendo la memoria per sensibilizzare i giovani e gli agenti della Polizia Postale fanno il loro dovere pattugliando ogni giorno la rete affinché sia più sicura. 

Adesso tocca a noi fare il nostro dovere donando il sangue, perchè un gesto che a noi costa così poco, ha il potere di salvare delle vite.

“In democrazia vince il popolo, non puoi amare il tuo Paese solo quando vinci” (Joe Biden)

di Marco Marini

Al momento in cui scriviamo queste righe – nella notte elettorale delle presidenziali americane- si conosce l’esito del voto: ha vinto il repubblicano Donald Trump. Il Tycoon (magnate, termine di origine giapponese) ha stravinto anche nelle elezioni popolari ottenendo i voti della classe operaia, dell’elettorato nero e ispano-americano.In Italia le maggiori reti televisive, RAI, Mediaset e La7 hanno dedicato una maratona televisiva che abbiamo seguito, in cui si sono susseguiti gli interventi degli esperti dei vari settori socio-economici e di geopolitica , con osservazioni sui due candidati in lizza. E’ chiaro che nessuno ha la sfera di cristallo per stabilire ora come cambierà la storia degli Stati Uniti. Perché si sa, una cosa sono le promesse elettorali un’altra è realizzarle. Ma conoscendo il pragmatismo del vincitore avremo presto riscontro di quanto appena affermato. E’ stato interessante ascoltare i pareri di studiosi, giornalisti che, come Federico Rampini, editorialista del Corriere della Sera e scrittore, ha dichiarato già ieri sera. Lui col doppio passaporto, ora vive a New York, ha votato per la Harris alla presidenza della Repubblica e repubblicano per il Senato. Organo del Governo importante per le ratifiche delle scelte presidenziali. Infatti hanno stravinto i repubblicani, quindi Trump non avrà difficoltà a portare avanti le sue riforme. C’è da ricordare che gli americani hanno spesso la memoria corta su certi fenomeni, basti pensare che il precedente mandato presidenziale non ha ottenuto quei risultati sbandierati grossolanamente dai fan del Tycoon, infatti disoccupazione, inflazione e debito pubblico sono rimasti quasi gli stessi del periodo di Obama. Esempio: Obama fece calare la disoccupazionedal 10 al 4,7% , peiodo dal ottobre 2009 al 4,7% del gennaio 2017, con Trump è scesa al 3,5% nel dicembre 2019, un po’ di meno rispetto ad Obama, ma con una crescita del PIL del 2,5% annuo con Obama. Lo stesso è avvenuto con Trump ma il sistema economico americano già consolidato daObama, viaggiava quasi autonomamente. A parziale giustificazione di Trump dobbiamo ricordare la pandemia del COVID nel 2020, di cui comunque ha sempre negato l’esistenza. Il giorno della pubblicazione del risultato elettorale (il 6 novembre) lo stesso Rampini ha motivato la sconfitta deiDemocratici, accusandoli di non aver spinto Joe Biden a lasciare prima la corsa alle presidenziali e che la scelta della Kamala Harrys è stato un ripiego per il partito. Rampini che ha vissuto a lungo in California ha giudicato negativamente l’attività di Procuratrice dello Stato. Durante una intervista,coraggiosa, concessa dalla Harris a Fox News, notoriamente schierata su posizioni repubblicane filo-Trump, la Vice Presidente degli Stati Uniti ha ribadito la necessità di un cambiamento, a quel punto il giornalista le ha ricordato che lei è vice presidente da più di due anni, facendo scendere un silenzio glaciale nello studio televisivo. La Harris ha ottenuto complessivamente un risultato elettorale migliore rispetto a quanto ottenuto dal presidente Biden nel 2020, sopratutto tra le donne ,mamme e senza figli (le “gattare senza figli” chiamate così dal prossimo vice presidente JP Vance). Il Direttore del foglio Claudio Cerasa ha dichiarato che Trump avrebbe promesso riforme economiche che sono tipiche dell’area progressista cioè dei Democratici. E’ intervenuto ancheAndrea Margelletti presidente del CESI Centro Studi Internazionali di Roma, spesso ospite di Vespa a Porta a Porta su Rai 1, la cui “funzione” è spiegare al volgo come si bombarda una città come si usano le varie armi e strategie, come ha fatto nel corso del conflitto ucraino ed in Medio Oriente. Mi sembra che si compiaccia quando gli chiedono chiarimenti su argomenti che danno fastidio alla gente comune, però ieri ha sottolineato la necessità di una Europa unita anche dal punto di vista strategico. Questa è una vecchia questione che ha un suo significato, la standardizzazione delle spese della difesa dovrebbe essere portata avanti da tutti i paesi europei che, secondo lui, spendono troppi soldi in macchine una il doppione dell’altra, col risultato di produrre pochi mezzi che non servirebbero alla protezione dell’Europa. Trump metterà in discussione il contributo delle spese perla NATO e per la gestione dell’ONU. Questo secondo la prospettiva di risparmiare e di usare i soldi in casa propria. Sembra strano o logico? Ebbene ricordo che Obama diceva le stesse cose, se volete difendervi, voi europei, fatelo da soli. Questo insieme ai dazi che il nuovo presidente ha promessodi istituire, dovrà far ragionare molto i politici europei. Le tariffe che Trump imporrà ai prodotti stranieri, si parla dal 10 al 60%, creeranno molti problemi al mondo in generale ed all’Italia in particolare visto che noi siamo dei trasformatori di prodotti molti dei quali importati dall’estero.Pensate al parmigiano reggiano o alla pasta o alla passata di pomodoro, questo per rimanere nel settore di cui l’Italia è un’eccellenza mondiale, ma immaginate i prodotti farmaceutici di cui la Germania è il principale produttore e gli U.S.A. principale consumatore. Come indicato nel precedente articolo su queste elezioni, Trump applicherà un dazio sull’importazione delle automobili cinesi e messicane. Vedremo se gli Stati Uniti si chiuderanno in un isolazionismo come fecero nel secolo scorso sopratutto dopo la crisi del 1929 ed il crollo di Wall Street. Dal punto di vista geopolitico, in genere i repubblicani finiscono le guerre iniziate dai democratici, Nixon col Vietnam, iniziata da JF Kennedy e Jhonson suo vice. Ha delle idee in merito alla guerra in Ucraina, che si avvicinano molto a pensiero della Sinistra o Progressisti, in Italia.Cedere il Donbass alla Russia. Per il Medio Oriente è molto amico di Netanyahu che chiama affettuosamente BIBI, e nel suo precedente mandato Trump trasferì l’ambasciata U.S.A. da Tel Aviv a Gerusalemme, che gode di uno statuto speciale internazionale decretato dall’O.N.U. nel 1948, infischiandosene altamente. Anche se devo notare che da parte araba non c’è stata grande lamentela. Forse perché dietro l’iniziativa americana c’era il beneplacito dell’Arabia Saudita che, nonostante quanto sia accaduto dopo il 7 ottobre dello scorso anno, continua a “considerare” ancora il governo israeliano che porta avanti una guerra ormai non più sottotraccia verso il nemico Sciita dell’Iran.Trump chiederà di cessare l’occupazione di Gaza e speriamo le stragi che avvengono giornalmente. Questa promessa ha incrementato il voto degli arabi americani verso Trump, perchè accusano Biden di aver timidamente chiesto a Israele di cessare l’invasione di Gaza e Libano. E per quanto riguardail timore di una escalation nella zona, ricordo che già gli U.S.A. insieme alla Gran Bretagna sono intervenuti contro i ribelli Houthi nello Yemen durante il lancio di razzi contro Israele. Di fatto hanno schierato i super bombardieri B 52 in una non meglio identificata base in medioriente(sembro Margelletti, mi scuso).Mi ha colpito il compiacimento di alcuni rappresentanti conservatori italiani, insomma la Destra, che hanno praticamente detto ai colleghi dell’opposizione di farsi da parte. Si vantano di aver portato l’Italia a livelli di benessere che non si ricordavano da tempo e che il PIL va meglio del previsto. Queste persone Atlantiste, Occidentali fino al midollo, ora che non avranno più l’appoggio dell’amico americano che facendo i propri interessi danneggerà forse anche noi, cosa suggeriranno? Di rivolgersi alla BRIC (acronimo di Brasile,Russia, India e Cina)? E su chi scaricherà , la Cina, il proprio deficit? Sugli Stati Uniti? Personalmente non lo penso. E’ chiaro che l’asse dell’egemonia mondiale si è spostata a Est verso il Pacifico, e se Trump come già scritto svaluterà il dollaro, ne più e ne meno di come fanno la Cina con lo Yuan e il Giappone con lo Yen, la moneta americana non verrà più adoperata come paragone negli scambi internazionali. Se questa vecchia Europa ricca di storia, intellettuali, scienziati, non si dà una mossa a cambiare le regole della Comunità, vedremo non gli Stati Uniti d’Europa, ma addirittura il suo smembramento rispetto a come la conosciamo ora. L’avanzata dei Conservatori,scusate delle Destre, non solo xenofobe e nazionaliste, ma sopratutto anti-europeiste, sta per decretare la fine di questo sodalizio che prima di essere politico o linguistico è stato creato dalle banche. Ho sentito l’accusa di una parlamentare leghista al Parlamento europeo, scusate non ricordo il nome, verso la Sinistra che li vorrebbe fuori dallo stesso Parlamento. Perdonatemi ancora io non ho sentito dire che i leghisti sono europeisti anche se siedono in quella Assemblea. Ha iniziato laGran Bretagna con la Brexit, evocata da altri stati europei, che ricordo ottenne la promesso diTrump di ottenere aiuti economici che non concesse mai. Oggi forse ancor di meno data la crisi economica negli U.S.A. Lo stesso Orban, Presidente del Consiglio dell’Unione Europea dal 2024, si è recato da Putin nello scorso settembre , presentando il piano di pace per la guerra in Ucraina,proprio di Donald Trump ancora lontano da essere proclamato vincitore delle presidenziali U.S.A.20024. Questa missione è stata denunciata da molti politici europarlamentari come iniziativa personale di Orban e non concordata col Parlamento Europeo. Se a questo aggiungiamo la crisi del Parlamento Tedesco, possiamo affermare che le forze centrifughe da questa Europa sono in aumento. Pensate che nel Parlamento Ungherese a Budapest, Orban non espone la bandiera europea,come ho potuto constatare di persona. Mi domando cosa ne penserebbe oggi, Carlo Cattaneo,illuminista e positivista cioè favorevole al progresso tecnico-scientifico, fervente politico federalista, che vedeva non solo una Italia riunita in uno stato federalista, ispirato alla Svizzera, ma anche una Europa unita, dove ””La società è un fatto naturale, primitivo,necessario, permanente,universale…”; è sempre esistito un “federalismo delle intelligenze umane”: è sorto perché è un elemento fondamentale delle menti individuali.”

Libertà e potere: il disegno di legge sulla sicurezza

di Oleandro Iannone

La fiducia è alla base della sicurezza e abbiamo la facoltà di scegliere a chi darla; la possibilità di scegliere a chi darla ci è invece data dalla democrazia.

Il DDL sicurezza 1660 è stato presentato dal ministro dell’interno Piantedosi, dal ministro della giustizia Nordio e dal ministro della difesa Crosetto il 22 gennaio 2024 e approvato dalla camera il 18 settembre 2024 con 162 voti favorevoli, 91 contrari e 3 astenuti. Questo disegno di legge introduce nuovi reati e inasprisce le pene per alcune fattispecie, in materia di “sicurezza pubblica, tutela del personale in servizio, vittime dell’usura e ordinamento penitenziario”. Si attende il via libera del Senato.

Questo disegno di legge si inserisce in un contesto di “policrisi”, ovvero lo stratificarsi di molteplici condizioni di crisi, come ad esempio quella economica, climatica e geopolitica. Stiamo infatti vivendo in un panorama dove cresce la povertà e di conseguenza il disagio sociale, i governi non trovano la necessaria unità per frenare il surriscaldamento globale, e sono in corso guerre e genocidi.

Le persone che resistono a questa condizione di crisi vengono descritte come violente: ma perché non è considerato violento avere il potere di opporsi a una situazione di ingiustizia e non farlo? Perché non è considerato violento costruire un sistema ingiusto e poi criminalizzare chi resiste all’ingiustizia? 

Se venisse considerato come violento l’uso del potere per creare condizioni ingiuste sarebbe paradossale voler usare la repressione per frenare la violenza, dato che rafforzerebbe la violenza oppressiva e quindi anche quella della resistenza. Proprio perché è a conoscenza di questo meccanismo, chi ha il potere, non volendo perderlo, demonizza la resistenza attraverso la propaganda. Quale tattica migliore del mettere in cattiva luce le persone che si adoperano per la liberazione, isolandole dagli altri e quindi rendendo il loro operato meno efficace?

A questo punto, è più che legittimo chiedersi se il concetto di “terrorismo della parola”, di cui si parla nel primo articolo del DDL , abbia questa funzione. Questo dubbio potrebbe essere esteso allo stesso DDL 1660. Nell’articolo 11, infatti, viene posta un’aggravante che va dai sei mesi ai due anni nel caso di blocco stradale eseguito in più persone; nell’ articolo 16 l’aggravante prevede pene da sei mesi a un anno e sei mesi se si imbrattano beni mobili o immobili adibiti all’esercizio di funzioni pubbliche, postulando che la finalità sia quella di ledere l’onore dell’istituzione a cui appartiene il bene. 

È naturale domandarsi se queste aggravanti siano pensate rispettivamente per impedire alle persone di organizzarsi e di essere più forti insieme, e per impedire di manifestare il dissenso verso l’agire di un’istituzione, riconoscendola responsabile. 

Questo DDL si pone come obbiettivo il raggiungimento della sicurezza, ma come ottenere una sicurezza che sia giusta, sostenibile e duratura? 

È poi: è efficace considerare come opzione la criminalizzazione della marginalizzazione sociale?

L’articolo 8, che tratta di occupazione di immobili, introduce una nuova fattispecie di reato nel codice penale; l’articolo 10, che tratta anche di accattonaggio, estende l’ipotesi di applicabilità del DACUR (ovvero il DASPO urbano). Entrambi gli articoli colpirebbero maggiormente quella fascia di popolazione che vive nel disagio sociale.

La criminalità che emerge da una condizione di povertà estrema non può essere arginata accrescendo le pene, poiché finché viene mantenuto un sistema che permette alla povertà di esistere inevitabilmente continueranno a esistere anche i crimini legati a questa condizione. L’unica risposta logica è quindi creare un sistema che non preveda la povertà. 

Oltre a essere irrazionale, la giustizia punitiva sfocia nella violazione dei diritti umani. Basti pensare al carcere, luogo spesso nocivo: come lo si può considerare adatto allo svolgimento di un processo che porti alla responsabilizzazione della persona, se questa non è neanche considerata come tale? Nell’articolo 18, in cui è discussa la rivolta nei centri di detenzione penitenziaria, viene posta un’aggravante per istigazione a disobbedire alle leggi, ed è introdotto un nuovo reato che punisce le rivolte eseguite in tre o più persone che oppongono resistenza anche passiva agli ordini. Questo “giustificherebbe”, secondo gli estensori del DDL 1660, l’uso della forza da parte del personale carcerario. Se una persona detenuta risultasse colpevole di rivolta non avrebbe accesso a permessi premio, alle misure alternative e all’assegnazione di lavoro all’esterno: questo quanto prevede l’articolo 25. L’articolo 19 tratta sempre di rivolta, in questo caso nei “centri di accoglienza e di trattenimento per i migranti” (quindi anche nei CPR), e prevede, anche per la resistenza passiva, una pena che va da uno a quattro anni per chi partecipa, mentre per chi organizza, promuove o dirige una rivolta di 3 o più persone la pena va da uno a sei anni.

Cosa resta della persona dopo che le è stata tolta la possibilità di esprimere dissenso, perfino attraverso la resistenza passiva, verso il modo in cui viene trattata?

Dopo aver elaborato un’analisi sulla sicurezza ed esserci chiesti se il DDL 1660 sia stato costruito per proteggerci o per proteggere il mantenimento del potere da parte di chi lo detiene, abbiamo il dovere di proteggerci da ciò che metterebbe in pericolo la nostra libertà, solo così saremo al sicuro.

Cagliari-Milan. Qui si fa la storia

di Daniele Madau

Unipol Domus, XII giornata Serie A:

CAGLIARI-MILAN 3-3
Marcatori: 2’ Zortea, 15’ e 40’ Leao, 53’ e 89’ Zappa, 69’ Abraham.

LE FORMAZIONI
CAGLIARI (4-2-3-1):
 Sherri; Zappa, Palomino (dal 73’ Wieteska), Luperto, Augello; Makoumbou (dal 79’ Marin), Deiola; Zortea (dal 79’ Lapadula), Viola (dal 73’ Gaetano), Luvumbo; Piccoli (dal 79’ Pavoletti). A disp.: Ciocci, Scuffet; Azzi, Obert; Felici, Jankto, Prati, Mutandwa. All. Nicola.

MILAN (4-2-3-1): Maignan; E. Royal (dal 81’ Tomori), Thiaw, Pavlović, Theo Hernández; Fofana, Reijnders; Chukwueze (dal 65’ Loftus-Cheek), Pulisic (dal 81’ Musah), Leão (dal 81’ Okafor); Camarda (dal 65’ Abraham). A disp.: Sportiello, Torriani; Calabria, Terracciano. All. Fonseca. 

Arbitro: Fabbri di Ravenna.
Ammoniti: 61’ Fofana, 90’+1 Theo.
Recupero: 3′ 1T, 4’ 2T.

La piccola storia, quella degli eroi del nostro quotidiano, dei calciatori, quando in una tiepida serata d’autunno una piccola città di un’isola blocca sul 3-3 il Milan, che aveva vinto a Madrid, contro il reale ‘Real’ . ‘Non siamo il Real, ma ci proveremo’, aveva detto Nicola, a sua volta re biblico, re Davide. E il tutto, alla fine della ricchissima – avrebbe gradito Lui tutto questo?- settimana dedicata a Riva, il cui addio al calcio era arrivato proprio durante un Cagliari-Milan, per l’ennesimo infortunio. E neanche un Macaone -medico dei soldati Achei- a curarlo. E poi, un principe, di quelli che prima non erano un rospo ma il giovane senza nome che viene da lontano sì, e che con le sue prove- come quella di affrontare il diavolo- svela la sua nobiltà e conquista la principessa: Zappa, e le sue meraviglie.

Termina, così, 3-3 all’Unipol Domus. Goal già al 2′ con Zortea (dubbi sulla posizione di Luvumbo) ma Leao è l’antagonista in questo sabato da fiaba e, così, segna una doppietta meravigliosa. Nella ripresa però un errore di Fofana apre le porte al pareggio del principe  Zappa, che, in precedenza, si era visto annullare il goal dagli uomini in nero. Fonseca decide di cambiare qualcosa: Abraham entra e segna al primo pallone toccato. Non è, tuttavia, abbastanza perché all’89’ ancora Zappa con una conclusione al volo, da vera favola, firma il 3-3. Il morale è che, nella terra degli eroi, la favola diventa storia.

Un gesto antiviolenza che salva le donne

di Nicola Altea, docente di Lettere Classiche al Liceo Classico Siotto di Cagliari, laureato in Giornalismo

Come da missione del nostro giornale, ci avviciniamo alla giornata del 25 novembre riflettendo sull’importanza dell’informazione e della sensibilizzazione nella lotta alla violenza di genere

Il pollice serrato entro le altre dita della mano che lo stringono e lo liberano a intervalli. È bastato un gesto così semplice a salvare da un’aggressione una donna romana di 39 anni. A trattenerla con forza in una strada nei pressi della stazione Termini a Roma un giovane tunisino di 38 anni che, dopo averle offerto del crack, le ha chiesto in cambio un rapporto sessuale. Al rifiuto di lei l’uomo ha iniziato a palpeggiarla e a minacciarla. Decisivo il passaggio di una volante della polizia: i militari, richiamati dal gesto antiviolenza della donna, l’hanno immediatamente soccorsa. Il tunisino, invece, è ora sottoposto a fermo di indiziato di delitto e si trova in custodia cautelare in carcere in attesa del completamento delle indagini e del pronunciamento delle competenti autorità giudiziarie. I fatti sono avvenuti lo scorso 2 novembre, ma la notizia è stata diffusa solo martedì.

La cronaca delle ultime ore ci restituisce, così, l’ennesimo caso di violenza contro le donne. Una mano usata con accortezza e la prontezza di alcuni agenti hanno fortunatamente evitato il peggio. 

Il “signal for help”, quelle dita che hanno imparato come chiedere aiuto, sono senz’altro figlie di una cultura dell’informazione e della prevenzione, che evidentemente sta dando qualche frutto. Investire risorse ed energie in questa direzione e incrementare nel contempo tutte le iniziative volte a diffondere presso gli uomini la cultura del rispetto e dello spossesso sono un passo fondamentale per affrontare con successo la piaga sociale della violenza di genere. 

Scuola, famiglia, istituzioni educative e culturali, attori politici sono chiamati a svolgere in tal senso la propria parte. Mi piace ricordare, allora, quanto possa essere stato importante, nel dicembre dello scorso anno, il laboratorio con cui la scuola in cui insegno ha sensibilizzato tanti giovani studenti e studentesse su un tema così attuale e delicato. Erano trascorse poche settimane dall’omicidio di Giulia Cecchettin, e in quella occasione tutti abbiamo imparato, tra l’altro, l’utilità e il significato proprio di quel semplice gesto antiviolenza che qualche giorno fa ha salvato la giovane donna romana. 

La violenza contro le donne resta un problema sempre vivo, anche in Sardegna. Mentre si avvicina la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, il prossimo 25 novembre, il pensiero non può non correre al caso di Francesca Deidda, la giovane donna di San Sperate uccisa in casa lo scorso maggio e il cui corpo è stato ritrovato a luglio all’interno di un borsone nelle campagne lungo la statale 125; in carcere con l’accusa di omicidio il marito Igor Sollai. In una recente intervista la garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, Carla Puligheddu, promotrice degli Stati Generali dell’Infanzia tenutisi a Sassari il 25 e 26 ottobre scorsi, ha lanciato l’allarme, affermando che nell’ultimo anno i femminicidi nell’Isola sono aumentati del 200% rispetto all’anno precedente.  

Il cammino nel nostro Paese e nella nostra regione per un cambio di paradigma culturale è ancora lungo, ma occorre insistere nella formazione e nella prevenzione, affinché gli episodi di violenza contro le donne finiscano. Perché le mani delle nostre donne sempre meno si stringano a chiedere aiuto e invece si aprano sempre più a ricevere gesti di rispetto. 

Elezioni U.S.A. 2024, tutto quello che si deve sapere

di Marco Marini

Un approfondimento indispensabile, in attesa della giornata elettorale che può cambiare i destini del mondo

Domani 5 novembre si svolgeranno, negli Stati Uniti d’America, le elezioni per eleggere il 47°Presidente. La tornata elettorale riveste una importanza politica notevole in quanto si svolgerannocontemporaneamente le elezioni della Camera dei Rappresentanti e del Senato ed le elezionigovernatoriali. L’importanza di questa giornata non riguarda solamente gli Stati Uniti malogicamente il mondo intero, data la potenza economico-militare della nazione. L’attenzione sullacampagna è stata incrementata da alcuni fattori, primo dei quali i candidati che si sono presentati.Il Presidente uscente Joe Biden che ha tergiversato un po’ prima di decidere a non partecipare alleelezioni data l’età e qualche gaffe di troppo. La scelta è ricaduta di Kamala Harris, vicepresidentedal 20 gennaio 2021. Questo per i Democratici. Dall’altra parte troviamo Donald Trump exPresidente U.S.A. dal 2016 al 2020. Personaggio istrionico e pittoresco, chiamiamolo così.L’articolo 2 della Costituzione degli Stati Uniti d’America , adottata la prima volta il 17 settembre1787 ed emendata, modificata e corretta ben 27 volte, per essere eletti presidenti bisogna esserecittadini statunitensi dalla nascita, avere 35 anni di età e risiedere da almeno 14 anni sul suolo degliStati Uniti. Si cerca la nomina in uno dei partiti politici principali, attraverso le elezioni primarie icui iscritti ai singoli partiti giungono alla nomina del proprio candidato. Nella maggioranza dei casile primarie sono elezioni indirette in quanto gli iscritti ad ogni partito eleggono una serie di delegati(Grandi Elettori) che si recheranno successivamente alla CONVENTION del proprio partito doveeleggeranno ufficialmente il proprio delegato alla presidenza e alla vice-presidenza, il cosiddettoTICKET, anche se spesso il vice presidente è scelto dal candidato presidente. Riveste in questosenso l’importanza del censimento che viene effettuato ogni 4 anni. Infatti nel 2020 è stato stabilitoche:– Il Texas ha guadagnato 2 grandi elettori– La Carolina del Nord, Colorado, Oregon, Florida e Montana ne hanno guadagnato 1 ciascuno– La California, Illinois, Michigan, New York (Stato) Ohio, Pennsylvania e Virginia Occidentale ne hanno perso 1Questi dati restano validi fino al 2028, nel 2032 verranno redistribuiti i grandi elettori dopo ilcensimento del 2030. Dal 4 luglio 1960 gli stati federati degli U.S.A. sono 50 più il distretto diColumbia con la Capitale Washington, e altri territori che non fanno parte di alcun stato dell’unionema sono soggetti al governo federale, questi sono Porto Rico, Isole Samoa Americane, IsoleMarianne settentrionali, Isole Vergini americane e Guam. Le principali questioni dibattute durantela campagna elettorale hanno riguardato non solo problemi economici ma anche morali. Si è passatidal diritto all’aborto ai cambiamenti climatici, dall’economia fino allo stesso concetto di democrazia,dall’istruzione alla politica estera, dall’assistenza sanitaria ai diritti LGBT, dalla sicurezza allefrontiere all’immigrazione. Tutti argomenti che hanno catturato l’attenzione dei politici del vecchiocontinente europeo. La campagna elettorale di Donald Trump è stata criticata da esperti legali,storici e scienziati politici per l’uso di retorica violenta e dichiarazioni autoritarie. Avrebbe espressoun gran numero di affermazioni false e fuorvianti, ha promosso teorie del complotto e che leelezioni del 2020, vinte da Biden, sono state truccate, falso successivamente verificato da tutte leautorità competenti a validare l’esito del voto, ciò avrebbe portato all’assalto del Campidoglio il6/1/2021. E’ stato giudicato responsabile e colpevole in procedimenti penali e civili nel 2023 e 2024(stupro della giornalista E. Jean Carroll) e per averla diffamata. Accusato anche di frode fiscale efalsificazione di documenti aziendali. E’ stato condannato penalmente per 34 capi di imputazioneper le falsificazioni di cui sopra, diventando il primo ex presidente U.S.A ad essere dichiaratocriminale. E’ stato sottoposto due volte nella storia U.S.A ad impeachment (stato d’accusa) ed è ilprimo presidente a candidarsi dopo un impeachment. La prima volta nel 2019 per abuso di potere eostruzione al Congresso a causa dei suoi tentativi di costringere il governo Ucraino a fornireinformazioni compromettenti su Biden e diffondere disinformazione riguardo alle interferenze russenelle elezioni U.S.A. Del 2016. Il secondo stato d’accusa del 13/01/2021 riguarda l’incitamentoall’insurrezione p’er l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021. Non essendo stato sottoposto agiudizio dal Senato in entrambi i casi si è potuto ricandidare alla Casa Bianca. La Corte Supremadel Colorado, una Corte di Stato in Illinois il Segretario di Stato del Maine hanno dichiarato Trumpineleggibile a ricoprire cariche pubbliche secondo un emendamento della Costituzione, ma La CorteSuprema ha stabilito che gli Stati Federali non hanno autorità per determinare l’eliggibilità per unaelezione nazionale. Il Partito Repubblicano sta attuando una massiccia campagna legale nel caso incui Trump perdesse queste elezioni, parlando ancora di GRANDE MENZOGNA per le elezioni2020. I funzionari che ancora negano il risultato 2020 potrebbero tentare di ostacolare il processo divoto o di certificarne il risultato 2024.I Repubblicani avanzano false accuse di proibabili massiccevotazioni da parte di immigrati senza cittadinanza statunitense per deleggitimare queste elezioni inscaso di sconfitta di Trump. I Repubblicani comunque non hanno fornito prove della “GrandeMenzogna 2020”. Trump durante la campagna elettorale ha suggerito di “terminare” laCostituzione, che sarebbe stato dittatore solo il primo giorno della sua presidenza e non dopo(gentile) e ha promesso di utilizzare il DIPARTIMENTO DELLA GIUSTIZIA per perseguire i suoinemici politici, vuole impiegare l’Insurrection Act del 1807 per schierare l’esercito nelle città e neglistati governati dai Democratici. Tutto questo ha sollevato preoccupazioni sullo stato dellademocrazia negli U.S.A. Il New York Times ha riportato che il governo cinese aveva creato falsiprofili a sostegno di Trump promuovendo teorie complottiste e alimentando divisioni interne. Anchela Russia ha diffuso disinformazione prima di queste elezioni per danneggiare i Democraticisostenere l’isolazionismo e ridurre il supporto alla NATO ed alla Ucraina. Anche la Microsoftriferisce influenze da IRAN senza specificare quale candidato ha subito la violazione delle sue mail.Trump ha deriso l’aggressione che ferì gravemente Paul Pelosi marito della ex Speaker dellaCamera Nancy Pelosi. Ha anche affermato che i suoi avversari politici sono più pericolosi diRussia, Cina e Corea del Nord (addirittura). Durante un comizio del 16/03/24 ha dichiarato che sesarà eletto succederà un bagno di sangue in tutto il paese. Diversi suoi commenti sono stati accusatidi riflettere la retorica nazista, ideologia di estrema destra, antisemitismo (gli ebrei americani sonopiù fedeli a Israele che agli U.S.A, chi Woody Allen??) e suprematismo bianco (gli immigrati senzadocumenti avvelenano il paese sono NON PERSONE, SUBUMANI, temi cari ad Adolf Hitler). Haspesso parlato di EUGENETICA (selezione genetica umana). In Economia propone maggiorautonomia del paese imponendo la sua forza economica in accordi commerciali individualiattraverso una tariffa di base universale su tutte le importazioni dal 10 al 20%. Ha promesso tariffeminime del 60% su tutti i prodotti cinesi e una tariffa del 100% sulle auto provenienti dalla Cina edal Messico. Propone di abbassare l’imposta sulle società dal 21 al 15% ma solo per le aziende cheproducono MADE IN U.S.A. (protezionistiche, neomercantilistiche o autarchiche). Vuole eliminarel’imposta sul reddito le tasse sulle mance e le tasse sul lavoro straordinario e la doppia tassazionedei redditi prodotti dagli americani all’estero e l’imposta sul reddito della previdenza sociale per glianziani. Gli esperti economici di Trump avrebbero elaborato dei piani per svalutare il dollarofavorendo la riduzione del deficit commerciale e rendere le esportazioni U.S.A. più economiche, maquesto aumenterebbe l’inflazione, e causerebbe le ritorsioni da parte di altri paesi e minacerebbe ilruolo del dollaro come valuta di riserva dominante al mondo. Sull’immigrazione propone un pianosimile al Modello Eisenhower del 1953, per evitare vie legali e processi per deportare grandinumeri di immigrati legali ha invocato l’Insurrection Act del 1807 (già citato) e l’Alien Enemiesconsentendo all’esercito di arrestare i migranti. Rovesciando la sentenza RENO contro FLORES,della Corte Suprema cercherà di favorire la detenzione a tempo indefinito dei bambini, immigrati.Se rieletto vuole costruire il muro che correrebbe lungo la frontiera col Messico. Trump parla dirazzismo contro i bianchi, è favorevole a leggi restrittive sulle politiche delle scuole superiori intermini di equità, diversità ed inclusione. Per l’indipendenza energetica propone di aumentare letrivellazioni delle aziende petrolifere dando agevolazioni fiscali ai produttori di petrolio gas ecarbone, e promette di ritirare l’adesione all’Accordo di Parigi sul clima precedentementesottoscritto durante la sua amministrazione. Si oppone alle fonti rinnovabili (eolico e solare) aiveicoli elettrici e sostiene l’abolizione degli standard di efficienza energetica, ma non si opponeall’energia nucleare. Secondo The Economist a sua carriera imprenditoriale, dal 1985 al 2016 è statamediocre rispetto ad altri imprenditori di New York, non così bassa da portarlo alla bancarotta. Haportato avanti l’attività di immobiliarista creata dal padre (di origine tedesca come il 47% deglistatunitensi). Il Washington Post definì Trump “..come un misto di millanteria, fallimenti di affari esuccessi reali..” Lui personalmente non è andato in bancarotta ma Hotel, casinò di sua proprietà losono stati per ben 6 volte a causa dell’incapacità di saldare i debiti contratti o di rinegoziare quellicon le banche (cosa di ui si è sempre vantato). Presentandosi candidato alle elezioni del 2016 hadovuto rendere noto “per trasparenza” il suo capitale personale pari a quasi 9 miliardi di $. La larivista Forbes l’ha giudicata un’esagerazione valutandolo più realisticamente intorno ai 4 miliardi di$, quasi tutti provenienti dalla commercializzazione della sua immagine quale promoter di moltiprodotti commerciali. Dopo le controverse posizioni sugli immigrati nel 2015 ha perso molticontratti con importanti società U.S.A. Quali p.e. La NBC Universal, riducendo il propriopatrimonio a poche centinaia di milioni di $. Politicamente controverso ha cambiato spessoposizione su vari argomenti quali l’aborto. Infatti rivendica di aver fatto abolire la sentenzasull’aborto del 1973, ha promesso che lascerà che siano gli stati a decidere sulla questione maconsentirebbe agli stati REPUBBLICANI di monitorare le greavidanze delle donne e di perseguirlese abortiscono. Passando dal Partito Riformista ai Democratici, appoggiando però vari candidatirepubblicani (Regan e McCain), a indipendente per poi confluire ne Partito Repubblicano nel 2009,dove manifestò simpatia per Bill Clinton (Democratico) ?!?Ha presentato la sua Agenda 47 (47° presidente) col suo programma elettorale e ha citato spesso il Project 2025 secondo cui si vorrebbe portare il ramo esecutivo (governo) sotto diretto controllo del Presidente (tutti i dipartimenti o Ministeri) e delle Agenzie per la Sicurezza. Si afferma inoltre la negazione sui cambiamenti climatici.Kamala Harris è una senatrice dello Stato della California ed ex Procuratrice Generale dellaCalifornia e dal 2021 Vice Presidente degli Stati Uniti. Kamala il cui nome in sanscrito vuol direLOTO, è nata da madre indiana e padre giamaicano, è diventata la prima afro-asioamericana adessere eletta al Senato. Pensate che il colore della sua pelle ha fatto fare una battuta a Trump che lapensava afro-americana. La Harris ha incentrato la sua campagna elettorale su una scelta tra “libertàe caos” e su ideali di libertà e futuro ha messo in evidenza la sua esperienza come procuratrice epubblica accusa per portare avanti il caso contro Trump (sottolineando le sue 34 condanne penali).Si considera una democratica moderata e sostiene il diritto all’aborto. Sostiene inoltre lalegalizzazione federale completa della cannabis. E’ una sostenitrice della giustizia ambientale peraffrontare l’impatto dei cambiamenti climatici sulle aree a basso reddito e sulle persone di colore.Ha contribuito all’approvazione dell’Inflation Reduction Act, il più grande investimento nella lottacontro il cambiamento climatico e per l’energia green che mette gli U.S.A. Sulla strada perraggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni del 50-52% rispetto al 2005 entro il 2030. Hapromesso di combattere per una forte sicurezza dei confini congiuntamente a un percorso chepermetta la cittadinanza statunitense agli immigrati che abbiano acquisito il diritto. ComeProcuratrice Distrettuale nel 2009, Harris fece salire il tasso di condanna per reati gravi dal 50%,tasso prima del suo mandato, al 76%. Le condanne per spaccio di droga crebbero dal 56% del 2003al 74% del 2006. Per i reati non violenti nel 2004 l’ufficio di Harris incriminò due dipendenti ditipografia per aver sversato inchiostri pericolosi nel quartiere Bayview; i due uomini si dichiararonocolpevoli e ottennero la sospensione condizionale della pena. Nell’estate 2005 la Harris creòun’unità per i reati ambientali. Harris creò una Hate Crimes Unit, indirizzata contro i crimini d’odioverso bambini e adolescenti LGBT nelle scuole. Nel 2011 Harris promosse sanzioni penali per igenitori di figli che “marinavano” la scuola come aveva fatto in qualità di procuratrice distrettualedi San Francisco, permettendo alla corte di rinviare il giudizio qualora i genitori aderissero a unperiodo di mediazione che riportasse i loro figli a scuola. Vi furono critiche nel senso che iprocuratori locali erano troppo inflessibili al riguardo e la linea di Harris aveva uneffetto sfavorevole su talune famiglie. Nel 2013 Harris diramò il rapporto In School + On Track, dacui risultava che più di 250 000 alunni delle elementari dello Stato erano “assenti cronici” e il tassodi assenteismo scolastico nelle elementari di tutto lo Stato per l’anno scolastico 2012-2013 sfioravail 30%, con un danno di quasi 1,4 miliardi di $ per i distretti scolastici, visto che il finanziamento èlegato alle percentuali di frequenza. La Harris ha detto che il carcere a vita con esclusione dellalibertà sulla parola è una punizione migliore e più conveniente che la pena di morte,e stimò che coni risparmi conseguenti si potevano finanziare altri mille poliziotti nella sola San Francisco.Questo è un quadro parziale di ciò che dovranno scegliere gli elettori statunitensi e se leggendoqueste righe avete notato qualcosa di analogo nella nostra vecchia Europa ed Italia, ebbene NON èuna coincidenza,That’s Entertainment (Questo è intrattenimento) That’s All Folks (è tutto Amici)

‘Dio è gratis, il prossimo costa. Il Vangelo di De André e Pasolini ‘. Incontro con Alfredo Franchini, e con due profeti del ‘900

di Daniele Madau

Dal primo novembre è in libreria il nuovo libro di Alfredo Franchini (Arcana, pp. 160)

Già dalla presentazione, si può comprendere la necessità di leggere un libro come questo: ‘Pasolini e De André erano ladri che rubavano le vite degli altri per metterle nelle loro opere, dove c’è il buio, la luce, il mistero dell’esistenza, la morte. Due atei a modo loro che hanno sentito il bisogno di raccontare Cristo come uomo in una visione del mondo di tipo epico-religioso. ‘Dio è gratis, il prossimo costa’ ripercorre in parallelo vita e pensiero dei due grandi poeti del Novecento e, attraverso le loro parole, cerca di rispondere alla domanda su chi è Cristo al giorno d’oggi. Alfredo Franchini mette a confronto il pensiero anticonformista dei due poeti corsari, di diversa formazione (Fabrizio anarchico, Pier Paolo marxista), ma con l’identico agire culturale. Scelte diverse nel racconto dei rispettivi vangeli (De André si basa sui testi apocrifi, Pasolini su san Matteo), messaggio identico. Il libro scorre in parallelo nelle comuni passioni dei due artisti: la poesia, i dialetti, la natura, la musica. Anche Pasolini era un musicista, autore di saggi critici su Bach e di canzoni per Domenico Modugno e Sergio Endrigo. In definitiva, chi è Gesù oggi, nell’intreccio millenario tra religione ed economia? Per Pasolini l’immagine è sdoppiata tra una figura estremistica, o vista come tale dai pochi cattolici credenti, e un’altra convenzionale, pura figura di potere. Per De André è probabilmente quell’uomo che, incontrando gli ultimi della società, si riconosce in loro’ . E’ un piacere, allora, incontrare l’autore, Alfredo Franchini.

Alfredo, nel tuo ultimo libro, appena uscito (‘Dio è gratis, il prossimo costa. Il Vangelo di De André e Pasolini ‘, Edizioni Arcana), analizzi, in parallelo, alcuni aspetti della poetica di Pasolini e De André, due artisti per alcuni versi antitetici, per altri affini. Ormai, però, due classici in quanto, come i classici, parlano in ogni età e tempo. Quale provocazione portano ai nostri tempi? E l’idea di ‘vangelo’ nel titolo, è strettamente religiosa o è una ‘buona novella’ in senso più ampio?

Il libro è un modo per rilanciare i temi della politica e dell’economia, usando le parole di Fabrizio e Pasolini. Uno anarchico, l’altro un marxista eretico, due miscredenti devoti. La loro fu una spiritualità laica, intendendo come ‘laico’ non ‘non religioso’: lo preciso dato che, ormai, c’è una divisione tra spiritualismo e cattolicismo; spesso, infatti, i meno attenti non sanno di cosa si sta parlando, quando si affrontano questi temi. La spiritualità non è proprietà esclusiva di nessuna chiesa e la laicità non è possesso di nessun ateo. De André era un animista, vedeva la divinità in tutto e anche Pasolini scorgeva la sacralità dappertutto . Io, poi, analizzo soprattutto ‘Il Vangelo secondo Matteo’ e ‘La buona novella’, in cui – è bene precisarlo- Gesù non parla, il punto di vista è quello di Maria. Per entrambi quella della predicazione di Gesù è stata la sola rivoluzione riuscita in quanto, mentre per le altre l’esito è stato una sostituzione di poteri, al contrario quella di Cristo è stata contro il potere. La ‘buona novella’ evangelica del titolo va, in effetti, intesa in senso più ampio e riguarda soprattutto lo sfruttamento del sacro in politica. Penso a Giorgia Meloni e Matteo Salvini, che non possono dirsi cristiani. Penso anche a Bolsonaro, Orban e tanti altri. Uso e abuso di rosari, crocefissi, madonne. Salvini che porta la felpa in cui è scritto ‘Il mio papa è Benedetto’. La domanda che io mi faccio è come possano essere silenti oggi i cristiani di fronte alle ingiustizie e alle disuguaglianze, come si possa essere silenti davanti a Salvini. De André e Pasolini erano, in riferimento a tutta la deriva a cui assistiamo, profetici, contro l’idea – a esempio- che tutto si può comprare. Fabrizio canta di un mercato di fegati e polmoni e di una una pace terrificante: quanto di più profetico, con due guerre in corso? Pier Paolo, in ‘Petrolio’, ci parla addirittura di un mondo non popolato da uomini ma da macchine .

Incontriamo più da vicino questi due giganti, riprendendo la domanda precedente: quali sono i principali aspetti comuni ?

La loro comunanza più rilevante riguarda proprio la capacità profetica, grazie alla quale distinguono tra progresso e sviluppo, con quest’ultimo a vantaggio di un potere che loro hanno sempre denunciato. Potere politico che, ora, sfrutta il sacro.

Hai conosciuto bene Fabrizio De André e so quanto tu conservi con cura il suo ricordo. Son passati 25 anni dalla sua morte: c’è qualcosa di nuovo che- scrivendo questo libro- hai scoperto di Faber, grazie alla distanza di questi anni?

Sì, è capitato. Vivendo con lui, si viveva nella vita quotidiana, in cui lui non faceva mai pesare la sua cultura. Poi, riprendi in mano certi testi e scopre la sua grandezza. Ellade Bandini – che ha accompagnato, come musicista, gran parte della sua carriera- diceva che, mentre suonava, non si rendeva conto della grandezza dei testi. Poi sentendo i versi declamati da un attore ha capito cos’ha suonato. Quando lui era presente, ti soffermavi più sui semplici gesti, sull’arancia che sbucciava in cucina, sulle sue battute. Su ‘La buona novella’, mentre io ne rimarcavo la grandezza, lui rispondeva: ‘Ci ho guadagnato un sacco di soldi’. Voleva sempre sminuire…

Presenta il libro: com’è è strutturato, quale la scintilla originaria da cui è scaturita l’idea?

Nel terzo capitolo c’è la scintilla originaria: chi è Cristo oggi? Forse avrei dovuto iniziare da lì, però ho deciso di dare l’avvio al libro con un capitolo intitolato ‘Vite corsare’, in cui ripercorro la loro biografia. Il secondo capitolo va dentro l’opera: per quanto tutte le loro opere abbiano il filo rosso della spiritualità laica, ‘Il vangelo secondo Matteo’ e ‘La buona novella’ ne sono il punto centrale. Poi, ho approfondito il discorso sul potere, sulla musica (anche Pier Paolo era musicista), sul dialetto (friulano e romanesco per Pasolini, genovese, gallurese, logudorese, napoletano per Faber), sulla natura (per De André era l’assoluto). Infine, scrivo di vincitori e vinti, del prossimo, riprendendo il terzo capitolo e richiamando il titolo. Mentre è semplice, infatti, invocare Dio, non lo è aiutare un migrante. Il libro si conclude poi, in appendice, con un’intervista a Don Gallo, fondatore della comunità di San Benedetto al porto, che accoglie persone in difficoltà. Don Gallo aggiungeva ai vangeli canonici, un quinto vangelo: quello di Fabrizio. Affermava che la chiesa è cristiana solo quando è umana, laica e povera. Tra l’altro Fabrizio con Don Gallo portava avanti bellissimi dialoghi, in cui gli diceva: ‘Tu sei l’unico prete che non vuole mandarmi in paradiso’. Era opportuno concludere così.

C’è una poetica che sta alla base, pur nella varietà dei temi, dei tuoi libri? Cosa ti guida nello scegliere cosa scrivere?

Tenendo sempre fermo il faro di De André, tutto quello che mi suscita interessa o indignazione tra cui, come detto, Salvini con le felpe. Questo uso del sacro mi ha riportato a De André e Pasolini: è stata un’urgenza scrivere questo libro, contro i populismi che sfruttano il cristianesimo. I partiti di destra stanno portando avanti una prospettiva ideologica di ‘tutti contro’ : dall’ Islam ai migranti, e fanno un uso aberrante del cristianesimo. E sono tanti gli esempi: Salvini, Trump, Putin, Bolsonaro…

L’argomento che hai scelto può essere anche divisivo. Mi hai raccontato delle reazioni che ha avuto l’annuncio dell’uscita del libro. Tra migliaia di commenti entusiastici, qualche provocatore social ha commentato in maniera pesante l’argomento del tuo libro. Io penso che Fabrizio avrebbe qualcosa da dir loro, sei d’accordo?

Ho fatto lo stesso errore che faceva Fabrizio. Fabrizio scendeva dal solo che lo contestava in concerto e chiedeva: ‘ Perché mi hai detto così?’ . E lì iniziava la discussione. Ho risposto anche io ma non si deve dare loro spazio, anche se ti viene normale e spontaneo. A chi afferma che non si può accostare Dio e l’economia, forse sarebbe meglio non dire niente.

Nella prima domanda parlavo di Fabrizio e Pasolini come ‘classici’, e i classici si studiano nelle scuole: cosa si può trarre dal tuo libro per gli studenti di oggi?

Rispondo augurandomi che si porti in classe ‘La buona novella’, ‘Non al denaro, non all’amore né al cielo’ e discuterne. Sono lavori universali, contro la moda. Sono eterni, scritti da chi non si è mai piegato al volere del mercato e ha fatto opere scandalose. In questo, però, c’è un rischio: che l’autore diventi un’icona, un santino, come con le magliette di Che Guevara.

Scrivendo questo libro, è cambiata la tua spiritualità?

La mia spiritualità è quello che ho visto attraverso Fabrizio, standogli vicino. Aiutare tutti, non discriminare nessuno, riconoscersi negli uomini. in ‘Khorakhanè’ Fabrizio cantava: ‘Finché un uomo ti incontra e non si riconosce E ogni terra si accende e si arrende la pace ‘ . Se uno si riconosce, non si scontra. Ho visto come si comportava coi contadini, con la gente più umile. Ha fatto tanta beneficienza, a Tempio lo sanno benissimo, sappiamo nomi e cognomi. Il messaggio evangelico lo ha vissuto appieno. Ho cercato le mie risposte attraverso De André e Pasolini. Loro danno uno sguardo sul mondo e sulle relazioni e ci fanno capire che Cristo oggi si riconoscerebbe negli ultimi.

Il libro è anche una critica agli intellettuali di oggi?

Oggi non c’è più una ricerca di carattere culturale. Negli anni ’70 Pasolini e Visconti frequentavano le sedi dei partiti, aperte gli intellettuali. Ora gli intellettuali vanno nei talk show o sono chiusi nelle università. La sinistra rappresentava la capacità di individuare strade nuove e alternative. In Russia la rivolta di ottobre del 1917 diceva che tutto poteva essere cambiato. Riprendere in mano Faber e Pier Paolo ha significato, a esempio, riprendere in mano Gramsci. Fabrizio diceva che l’intellettuale può essere anche un ciabattino che, magari, rientrato a casa doveva fare i conti con le sue ristrettezze economiche. Gli artisti, poi, quando sono liberi, son un anticorpo della società. Abbiamo bisogno di artisti e intellettuali liberi. Oggi gli intellettuali dove stanno?

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