di Daniele Madau
Obbligatorietà del presepe a scuola, e per i presidi che acconsentono alla sua rimozione negli istituti scolastici, provvedimenti disciplinari. Lo prevede un disegno di legge presentato al Senato da Fratelli d’Italia, che si prefigge come obiettivo la garanzia del «rispetto» e della «tutela delle tradizioni religiose italiane».
La tematica appena presentata è una sulle quali, più che in altre, bisogna fermarsi e riflettere – come prova a fare sempre questa testata – senza ideologie: la decisione non è politica, anzi. Proprio in quanto tocca sfere religiose, si trova agli antipodi della politica in senso stretto, e cioè di quel ceto che si trova a prendere decisioni, come è giusto che sia.
Ma l’ambito religioso non deve essere strumento di decisioni politiche, altrimenti si innesca un corto circuito che conosciamo bene in altre zone del mondo, dove questo corto circuito si chiama ‘teocrazia’, con le problematiche che ne conseguono.
Si è espresso a favore del presepe l’antropologo Marino Niola, mettendo in evidenza come un popolo, se perde le sue tradizioni, perde la sua storia, il suo senso, l’animo.
Sono d’accordo, in tutto; eccetto sul fatto che la vicenda non è solo antropologica e che una decisione del genere sia, paradossalmente, in contrasto col presepe e con l’evento che rappresenta, la natività.
E’ bello riflettervi in questi giorni che precedono il Natale, è come un modo diverso, culturale, di farci gli auguri.
Stiamo ricordando, celebrando e festeggiando gli 800 anni dal primo presepe della storia. Quello di Greccio, realizzato, tre anni prima della sua morte, da San Francesco.
San Francesco, tra gli altri aspetti che lo rendono così caro, fu soltanto diacono e fu colui che, nel mezzo delle crociate, andò senza armi dal sultano d’Egitto: un insegnamento e un esempio di laicità, nel senso migliore del termine.
Se, poi, vogliamo riflettere sull’altissimo concetto, valore ed evento della natavità, bisogna farlo fino in fondo: si tratta- per chi crede- dell’incarnazione, come dono gratuito, per tutta l’umanità (compresi i popoli altri, stranieri, di altre religioni, rappresentati, nelle scritture, dai Magi) ma soprattutto per gli ultimi, i primi a ricevere il lieto annuncio della nascita di Gesù: i pastori, secondo il racconto evangelico e secondo la rappresentazione dei nostri presepi.
Il dono gratuito, dunque, di per sé, è in contrasto con l’obbligatorietà. Così come, francamente, si dovrebbe cessare dal rimandare alla scuola – perennemente, sempre e comunque – come luogo in cui concretizzare le aspirazioni di chiunque creda di avere un’idea e come luogo di recupero di ogni deficit della società che, evidentemente, si ritiene inadeguata in ogni campo dato che, per ogni campo, si ricorre alla scuola. Spesso, davvero, inopportunamente. Francamente, non se ne può più.
Se i nostri decisori politici vogliono guardare alla natività, lo facciano davvero: scopriranno, così, la gratuità contro l’obbligatorietà, l’inclusione contro l’esclusione, i pastori e i magi insieme davanti a chi nasce per tutti, non per qualcuno.
Sarebbe bello, se proprio uno Stato volesse intervenire in questo campo, che consigliasse di mettere insieme tutti i simboli, di ogni religione (esiste una regola aurea, in ogni religione: ‘Fai agli altri ciò che vuoi sia fatto a te’. Vi invito a verificare), davanti ai quali riflettere su valori quanto mai urgenti: sulla pace, sull’amicizia, sulla fratellanza e sorellanza di tutti noi.



