Sono questi i giorni in cui il mondo, con il fiato sospeso, guarda agli scenari di guerra in Ucraina. Per capire il loro significato nella vita di ogni ogni giorno degli abitanti, abbiamo incontrato Dina Shabalina, laica impegnata nella Chiesa Cattolica, che vive vicino a Dnipro, proprio nella zona delle repubbliche filorusse.
Innanzitutto, vogliamo manifestarvi tutta la nostra vicinanza . Puoi spiegarci in che zona dell’Ucraina vivi?
Ringrazio per la vostra preoccupazione, per noi è importante non sentirci soli. Non potrò rappresentare tutto il popolo ma vi porterò il mio punto di vista. Vivo vicino a Dnipro, vicino alle repubbliche separatiste: un luogo, quindi, ora più che mai pericoloso
Quali secondo voi le ragioni di questa crisi? È davvero la volontà della Ucraina di entrare nella NATO?Le televisioni ci mostrano immagini di gente armata, di gente che vive nelle trincee e che è pronta a combattere: è davvero così? Come affronta la gente questa situazione davvero critica?
La risposta è semplice e complessa: la federazione russa è un grande impero e ha la mentalità dell’impero. I russi vogliono influenzare l’Ucraina e restaurare l’Urss. Vogliono destabillizzarci e non permettere che l’Ucraina entri nella Nato e con il difendere le repubblicche autoproclamate dall’aggressione degli Stati Uniti, penso che Putin voglia controllare l’Ucraina. Questa, credo, sia la ragione principale. Oggi Putin ha riconosciuto le repubbliche separatiste e per noi non una buona notizie: i confini saranno aperti e i russi potrebbero facilmente entrare in Ucraina. Ogni tentativo di difenderci verrà visto come un tentativo di agressione, potrebbe diventare un’occasione per far iniziare legalmente, per la Russia, la guerra. Non è una buona notizia. Fino a oggi, abbiamo visto gente armata, che vive nelle tricee: io non saprei dirvi dove sono stati girati questi video, perché penso che non mostrino la realtà. Io non ho visto niente di simile, forse nel Donbass, dove oggi sono state uccse tre persone. Controlliamo tutte le ‘fake news’, perché son tante. Forse è un modo per fermare Putin. La gente, però, vedendole, si preoccupa. I russi, tuttavia, con questo panico e questa destabilizzazione va a nozze. Attorno a me, ora come ora, la vita è normale, io non vedo gente che scappa, ma che va a lavorare come sempre. I ricchi, però, stanno andando via dall’Ucraina. Il nostro governo ci ha preparato a diversi scenari e ci sentiamo più sicuri e istruiti in caso di attacco. Ci stiamo, comunque, preparando al peggio.
E la Chiesa sia Cattolica che Ortodossa che dice?
La Chiesa Cristiana Cattolica greca e la Chiesa Cattolica romana invitano alla calma, a non reagire alle provocazioni e a pregare per la pace. Abbiamo apprezzato la vicinanza del papa e ci siamo uniti alla sua preghiera. Tanti, da tutto il modo, mi hanno manifestato vicinananza e preghiera. Bisogna tenere alto lo spirito, grazie anche a voi per il sostegno. La Chiesa Ortodossa di Mosca e quella di Ucraina hanno qualche conflitto: io non so cosa dicano ai loro fedeli, spero che li invitino a pregare per la pace. Purtroppo alcuni sacerdoti ortodossi sono simpatizzanti per la Russia, ma non posso entrare nei particolari. Il vangelo dice: ‘pregate per coloro che vi minacciano’. E’ una sfida per la nostra fede , l’ultima parola è di Dio e noi dobbiamo provare a restare fedeli e vedere negli altri dei fratelli che stanno facendo quacosa che non capiscono e non nemici. Anche nel peggiore dei casi, questo non significa che Dio non ci ami ma che dobbiamo considerare i russi fratelli e sorelle.
L’Ucraina si sente abbandonata dall’Europa e dal mondo come è avvenuto per la crisi del Donbass e della Crimea?
Dal mio punto di vista , da una parte noi eravamo arrabbiati perché l’Europa non faceva quello che ci si aspettavamo sulle sanzioni imposte alla Russia e le informazioni sull’Ucraina erano poche. Adesso che si sa che c’è un grande problema, l’Europa avverte la minaccia della guerra. Sembra che l’Europa voglia aiutarci: per noi è molto importante, penso possa essere l’unica modalità di fermare Putin.
La gente si tassa per inviare cibo e vestiario ai soldati che sono al confine?
Ci sono tante organizzazioni di volontariato che forniscono assistenza a tutti coloro che vivono nelle zone più critiche e che sono emigrate. Nel Donbass le persone sono sostenute in tutti i modi.
Ci sono città/ paesi o aree dove sono presenti cittadini ucraini e russi. Come sono i loro rapporti e la loro convivenza?
Ci sono russi in ogni parte dell’Ucraina, io ho amici russi. Ma tutto varia da persone a persona, sono tematiche che toccano nel profondo e preferisco non parlarne. Tante famiglie, dal 2014, sono separate e quelli che vogliono mantenere i legami familiari evitano di discuterne. Io vivevo in Crimea e , dopo rientrata, ho trovato molte persone che parlavano solo ucraino e non volevano più avere niente a che fare con i russi. Mentre altri parlano tranquillamente russo e amano l’Ucraina. Le relazioni sono falsate dalla propaganda russa. Stiamo sperimentando tempi molto duri, per questa situazione di minaccia permanente, per questo pericolo per la patria.
Ernesto Assante è giornalista di Repubblica e uno dei critici musicali italiani più importanti e seguiti, dalla sterminata bibliografia. Con lui abbiamo, dall’anno scorso, la preziosa possibilità di dialogare su Sanremo con una competenza unica: nel pomeriggio della serata finale, infatti, ha pronosticato, in maniera impeccabile, l’intero podio.
Trionfo negli ascolti di Sanremo: puoi dire che è un successo meritato?Abbiamo assistito a un festival di maggiore qualità?
Il festival ha trovato un equilibrio. L’anno scorso si era rischiato di più e la qualità musicale era maggiore. Amadeus ha rischiato meno ma ha avuto ragione lui: meglio rischiare di meno e avere un pubblico più numeroso che fare più avanguardia e arte. Però migliore, direi, nella forma: meno perdite di tempo e più impegno, penso solo a Saviano. Nessun grande difetto, quindi, ma crescita serata dopo serata.
Quale sarà il podio secondo te?
Mahmood e Blanco, Elisa e Morandi. Mahmood e Blanco vincitori, giustamente. Hanno una canzone moderna e bella, che rispecchia la canzone italiana di oggi. Quella di Morandi è divertente ma non è una bella canzone; quella di Elisa è bella ma è troppo ‘sanamente’ tradizionale.
Sanremo, quest’anno, ha visto anche trionfi e ovazioni come non mai, penso a Cremonini, Saviano, Jovanotti e Morandi: eccessi o momenti liberatori?
Certamente lo show offerto da Cremonini e Jovanotti, col loro live concerto, è stato molto apprezzato, proprio grazie a una liberatoria energia, dopo due anni di niente. Nelle parti impegnate, è stato fatto sempre spettacolo: l’arte dal vivo è stata, quindi, davvero liberatoria.
Mi ha colpito, direi in negativo, la resa di alcuni brani sacri nella serata delle ‘cover’, come ‘Nella mia ora di libertà’ di De André come proposta da Truppi, Capossela e Pagani: concordi su questa ‘stroncatura’?
Penso che l’errore sia chiamarle ‘cover’: in realtà, sono interpretazioni. Ognuno interpreta il pezzo del patrimonio musicale italiano e internazionale alla propria maniera. L’interpretazione richiede una lettura personale, un proprio taglio, un modo personale di vedere le canzoni. Questo può essere bello o brutto ma è, certamente, meglio che rifarle tali e quali. Non aggiungi nulla a De André se lo riesegui in maniera uguale, anzi togli lo stesso De André, rifacendo tu un suo brano: puoi solo renderlo in peggio. La seconda modalità è un rischio ma se riesci a aggiungere te a De André, avrai il meglio. Quindi, penso che loro abbiano fatto un buon lavoro, come quasi tutti.
È diventato, nuovamente, Presidente, non chi ha avuto più voti ma chi ha avuto meno veti, più condivisione: forse è questo il sale della democrazia. Con Ignazio Locci, che ci ha guidato all’inizio della settimana elettorale presidenziale, riflettiamo dopo la sua, faticosa, conclusione.
Aver eletto Sergio Mattarella non rappresenta la certificazione della sconfitta della politica, ma bensì la sconfitta di un certa partitocrazia strenuamente impegnata nella rigenerazione della sua classe dirigente. Allo stesso tempo è la dimostrazione dell’affermazione che diventa Presidente della Repubblica non chi ha più voti, ma bensì chi ha meno veti, più condivisione. Tutto questo è forse il sale della democrazia, della comprova che il Presidente della Repubblica deve essere veramente super partes e non rappresentare una specifica parte se non la Costituzione della Repubblica Italiana.
E’ questo è certamente il valore del Presidente Mattarella ed il valore della scelta che oggi hanno fatto i parlamentari ed i delegati regionali chiamati ad eleggerlo.
Aver aspettato l’ottava votazione non è quindi dovuto all’incapacità politica di decidere, ma è stato il “prezzo”, se così si può dire, pagato perchè una certa visione politica altamente autoreferenziale venisse a cadere, in una certa misura ad autodistruggersi.
E’ innegabile che hanno perso quei partiti e forze politiche che intendevano affrontare questa fase con toni muscolari mentre hanno vinto quelle forze politiche che hanno perseguito la ricerca della massima condivisione
Il Presidente Mattarella rappresenta questo, la condivisione opposta alla autoreferenzialità, l’unità opposta alla divisione, l’inclusione opposta all’esclusione. E rappresenta ancor di più questi fondamenti della nostra democrazia quando nel suo breve intervento, successivo alla comunicazione della sua elezione, afferma di accettare per “senso di responsabilità, che prevale sulle prospettive personali” … e per il dovuto “rispetto delle decisioni del Parlamento”.
Un discorso di pochi minuti, di parole pesanti come pietre, per ricordare a tutti cosa sottende all’elezione del Presidente della Repubblica. Non certamente auto candidature, campagne pubblicitarie, proclami mattutini o stizzose consultazioni del proprio smartphone.
Abbiamo un Presidente con un mandato pieno che svolgerà il suo ruolo con la pienezza di poteri che gli hanno riconosciuto Parlamentari e Delegati regionali.
Nessuno può pensare di affermare il contrario e nessuno può, anzi deve pensare a fantasiose modifiche delle norme sull’elezione del Presidente. E’ un argomento normato e articolato con l’intera nostra Costituzione, nella quale l’alternanza dei poteri, legislativo, esecutivo e di controllo, sono la garanzia del corretto svolgersi della vita della nostra Repubblica.
Semmai occorre, e con urgenza, pensare a rivalutare il ruolo del Parlamento. Occorre intervenire con urgenza, prima che si delineino le prossime elezioni politiche, per riformare la legge elettorale. Cambiamo questa legge, mettiamo soglie di sbarramento non in nome dell’esclusione ma in nome della vera governabilità del Paese, ripensiamo alla partecipazione di elettori lontani e di quelli nuovi. Agiamo per riportare alle urne gli Italiani.
Solo allora avremmo un Consiglio dei Ministri vero organo esecutivo e un Parlamento che verrà riconosciuto vero snodo vitale della vita politica della Repubblica, più in grado di legiferare e di interpretare in maniera più diretta le attese e le speranze dei cittadini.
Cosi come ci ha ricordato in chiusura del suo breve ma forte intervento il Presidente della Repubblica.
Il 27 gennaio, come ben sappiamo, ricorre la ‘Giornata della Memoria’: insieme a Marco Marini, autorevole cultore e appassionato della materia, ripercorriamo le tappe dell’istituzione, i dolorosi dati della Shoah, le inquietanti avvisaglie, fino ad avere un quadro esaustivo per conoscere sempre più a fondo.
Mi accingo a fare alcune considerazioni sulla Giornata della Memoria, che verrà celebrata questo giovedi’, e che ricorda l’ingresso delle truppe sovietiche ad Auschwitz, il 27 gennaio 1945.
Venne istituita, in Italia, con la legge 20 luglio 2000 n.211, anticipando perfino l’ O.N.U. che solo nel 2005 decretò questo ricordo collettivo. L’assemblea delle Nazioni Unite decise di respingere l’idea di negare in tutto o in parte la Shoah, perché ciò non avvenisse più…… (se ne sono accorti dopo 60 anni).
Perché dobbiamo ricordare un fatto storico quando nei secoli passati sono avvenuti e purtroppo avvengono stermini, genocidi spesso di natura etnica in ogni parte del globo ?
Perché con i problemi mondiali, con la pandemia, crisi economica, venti di guerra in Europa (Ucraina-Russia) dobbiamo ancora parlare di qualcosa avvenuta ottanta anni fa? Etc. Etc.
O perché non parlare delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, alla luce di nuovi documenti giapponesi che affermavano la necessità di arrendersi agli americani piuttosto che ai sovietici che, finita la guerra in Europa avevano spostato le truppe, mongole, verso oriente per invadere il Giappone. O meglio le affermazioni di Robert Mc Namara segretario di Stato americano negli anni ’60 e ’70, pianificatore dell’intervento atomico sul Giappone, il quale in un colloquio con un generale dell’aviazione, considerava quell’attacco meritevole di essere considerato come crimine di guerra se avesse fallito lo scopo (dal documentario The Fog of War su McNamara).
Domande tutte lecite alla quale è difficile rispondere senza cadere nella banalità. Si banalità,perché in un epoca tecnologica come questa dove abbiamo sostituito i miti di una volta come le religioni, la stessa Morte, anche la Shoah rischia di essere banalizzata. Soprattutto NON va mitizzata, ma ragionata in modo da convincerci di una sua validità.
Da quello che si è visto recentemente, la Shoah non ci ha insegnato nulla, o forse come dice qualcuno, non ha trovato gente che ha voglia di imparare.
Una delle tante obiezioni sulla Shoah riguarda poi la nascita dello Stato di Israele che non ha risolto il problema della Palestina, insieme al popolo Curdo altra questione che si trascina dalla fine della Grande Guerra e che le potenze vincitrici di allora , Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti d’America, non hanno risolto, creando confusione nel Vicino Oriente.
Torniamo alla Shoah. Mi preme sottolineare la definizione etimologica della parola SHOAH, termine che nella Bibbia esprime diversi significati legati all’idea di DISTRUZIONE (tempesta devastante, annientamento etc.). Termine più appropriato rispetto ad OLOCAUSTO che ricorda un sacrificio inevitabile (esempio gli animali sugli altari per ingraziarsi Dio).
La Shoah è figlia dell’antisemitismo nato con l’avvento del Cristianesimo. Grazie al Concilio Vaticano II di Papa Giovanni XXIII (Roncalli) si è cercato di cambiare l’atteggiamento della Chiesa verso i “Fratelli Maggiori” come li ha definiti Papa Giovanni Paolo II.
Ecco alcuni esempi di leggi razziali prima di quelle di Norimberga in Germania nel 1933-1935 e della Difesa della Razza in Italia nel 1938.
PRECEDENTI STORICI (in Italia)
– Divieto di matrimoni misti, codice teodosiano (conforme ai dettami della Chiesa) anno 388 (restò in vigore a Roma fino al 1870).
– Divieto di appartenenza alle FF.AA., Imperatori Arcadio e Onorio, anno 404.
– Divieto di esercizio della professione di avvocato, imperatori Leone ed Antemio, 468.
– Eliminazione dagli Enti Pubblici e PP.AA. Legge 31/01/438 Teodosio e Valentiniano (imperatori) (norma poi passata nel codice di Giustiniano).
Limitazione alle proprietà immobiliari: Padova (1423), Firenze (1437, limite a 500 fiorini di proprietà), Roma obbligo di alienare proprietà immobiliari, Papa Paolo IV147/1955 (bolla Cum nimis absurdum) ancora in vigore nel 1870. Divieto di acquisto di beni immobili ed obbligo di alienare se ne avessero, 1706 Piemonte, Vittorio Amedeo II riconfermato nel 1770 e poi il 21/05/1814 in vigore fino all’anno 1848.
– PATRIA POTESTA’ LIMITATA: Piemonte 1770, duca di Modena 25/10/1951.
– Divieto per gli ebrei di tenere scuole per i non ebrei, Ducato di Modena 26/04/1771.
– Nei 1000 anni di storia italiana solo per 67 anni dal 1870 al 1938 gli ebrei in Italia erano riconosciuti con eguali diritti agli altri cittadini.
UNGHERIA
L’ungheria moderna fu istituita nel 1918 dai trattati che seguirono la fine della 1^ G.M. Lo stato fu subito turbato da instabilità politica e da problemi economici ed un’ondata di antisemitismo trovò spazio in un contesto di povertà e scontento popolare. Il governo ungherese fu uno dei primi e più fedeli alleati europei della Germania nazista e venne ricompensato con territori, tra cui nel marzo 1939, parte della Cecoslovacchia. Negli anni trenta l’Ungheria riconobbe la Germania come forza dominante emergente in Europa, e nel 1933, salita al potere di Hitler, garantì alleanza e molte sue risorse, diedero assistenza alle campagne militari tedesche e vennero ricompensati. Il governo ungherese era ufficialmente antisemita e fu il primo governo europeo a perseguitare ufficialmente gli ebrei negli anni precedenti alla 2 GM. Fin dal 1920 aveva emanato una legislazione che limitava i diritti ali ebrei (istruzione e restrizioni nella vita quotidiana) e nel 1941 avviati ad un programma di lavoro forzato obbligatorio riservato a loro. Nel frattempo aumentava il potere di un gruppo politico antisemita (LE CROCI FRECCIATE) e la violenza contro gli ebrei si diffuse in tutto il territorio. Molti ebrei soprattutto a Budapest reagirono formando gruppi di resistenza. Paradossalmente questo stato di persecuzione e terrore era preferibile alla situazione di morte certa degli ebrei nei paesi caduti sotto il controllo tedesco. Infatti nel 1941 a differenza di quello tedesco il governo ungherese non intendeva uccidere esplicitamente la popolazione ebraica composta da 700.000 uomini donne e bambini. Difronte alle richieste tedesche di deportazione degli ebrei nei campi di concentramento gli ungherese si opposero ripetutamente. Verso la fine della guerra con la chiarezza della prossima sconfitta dell’ASSE l’ungheria cercò di allentare i suoi legami con la germania e trovare un accordo di pace separata con gli alleati nel 1944 Hitler ordinò di invadere il suo vecchio alleato. Incominciò la deportazione.
GERMANIA
L’Antisemitismo innanzitutto, era ripreso con vigore nella seconda metà del 19° secolo (1800) si ricordi l’Affare Dreyfus, l’ufficiale dell’esercito francese accusato di spionaggio a favore della Prussia nella guerra 1870-1871, dichiarato poi innocente. Lo scrittore Emile Zola scrisse una lettera al Presidente della Repubblica francese con un editoriale che si intitolava “J’accuse” dove denunciava che le accuse all’ufficiale erano permeate da un violento antisemitismo.
Hitler, la prima guerra mondiale, il gas ed il suo comportamento
1) venne ferito due volte, durante la convalescenza matura il suo antisemitismo
2) li accusava di NON essere favorevoli alla guerra, che è stata per lui una possibilità.
3) durante la seconda convalescenza venne curato da un psichiatra noto antisemita.
NB: durante la 1^ G.M. gli ebrei erano l’ 1% della popolazione tedesca, 100,000 andarono in guerra e 30,000 vennero decorati.
Gli ebrei spesso nella storia sono stati considerati dei capri espiatori per i mali del mondo, era più facile scaricare su loro gli errori commessi dai vari governi che non riuscivano a mantenere fede alle promesse fatte al popolo, inventando dei complotti ebraici per dominare il mondo (Russia Zarista pubblicò un testo I PROTOCOLLI DEGLI ANZIANI SAVI DI SION, che nonostante venisse smentito dallo Zar stesso alla caduta dell’impero russo, confermandolo come inventato dalla polizia segreta russa, viene ancora oggi considerato valido).
Era ancora valida l’accusa di DEICIDIO, la preghiera pasquale recitava ” preghiamo per i PERFIDI EBREI” che in latino aveva un significato diverso che in italiano (abolita col Vaticano II di Papa Roncalli).
Perché c’è anche un motivo economico, banale se vogliamo, la 2 G.M. proseguiva e costava, in un solo colpo si liberavano posti di lavoro, non ci sarebbero state bocche da sfamare, si sequestravano i beni che venivano incamerati dai governi, si otteneva della manodopera a buon mercato ( si pensi che il salario degli schiavi dei campi di lavoro e sterminio venivano versati dalle industrie tedesche direttamente nelle tasche delle SS nei campi).
Nel 1944 in Germania su una totalità di 45 milioni di lavoratori, 18 erano stranieri deportati soprattutto ebrei e polacchi.
Non solo, ma l’oro ricavato da gli anelli, dalle montature degli occhiali e anche dai denti recuperati dai cadaveri venivano depositati dalle SS nella Banca Centrale Tedesca.
La ditta di Assicurazioni ALLIANZ AS assicurava i campi di Dachau e Buchenwald.
La svizzera venne accusata di aver incamerato i depositi degli ebrei nonché l’oro che Il Reich depositava punzonandolo con retrodata.
Eliminazione di un qualsiasi dopoguerra per l’avversario, nessuna catechizzazione, nessun esilio, semplicemente perché non era previsto alcun sopravvissuto.
La persecuzione e lo sterminio degli ebrei, in Germania, è avvenuto in varie fasi:
1° provvedimento rimozione dai pubblici uffici (1933)
2° provvedimento pena di morte per chi trasferiva capitali all’estero (1936)
3° provvedimento tutti i danni provocati dalle sommosse anti-ebraiche dovevano essere pagate dagli
ebrei stessi a loro spese (1933) indennizzi forfettari, avrebbe preferito 200 ebrei morti.
4° provvedimento confisca ebrei polacchi settembre 1940
5° provvedimento nessum rimborso agli ebrei per danni da attacco nemico od occupazione tedesca.
6° provvedimento, soluzione finale della questione ebraica, ordine alle SS, Heidrich, Himmler, ordi-
ne a tutte le organizzazioni statali di collaborare con le SS, disse che questo non prova che le SS avessero a che fare con la soluzione ebraica, e che Hitler non sapesse niente. Hitler in un incontro con Ribbentrop, ministro degli esteri tedesco, nel 1943, disse che bisognava mettere gli ebrei o nei campi di concentramento o nei campi di sterminio (l’idea era già stata ribadita del suo libro MEIN KAMPF, nulla di nuovo quindi l’idea di eliminare gli avversari non era recente rispetto ai fatti)
Durante il processo svoltosi a Norimberga contro i gerarchi nazisti , svoltosi dal 20/11/1945 al 01/10/1946, Goering numero 2 del regime nazista, disse che era inutile negare la Shoah perché quella contro gli ebrei era una guerra da combattere per la sopravvivenza della Germania.
La Sopravvivenza ha giustificato la necessità di trovare spazi vitali per il Reich, invadendo tutta la Europa e l’Unione Sovietica, e la Teoria della cospirazione ebraica ha fatto il resto.
Interessanti le altre testimonianza al processo, dove vennero raccolte prove, filmati e tale era l’immensità dei documenti (oltre 100.000 prove, tutte riconosciute autentiche dagli imputati), ne vennero presentati in aula solo poche migliaia (2 o 3000):
Dottor FUNK, presidente della REICHSBANK accettava depositi dalle SS dei campi di concentramento, perfino i denti d’oro (filmato proiettato durante il processo), quante persone prima del 1939 depositavano i propri denti d’oro nelle banche ?
KALTERBRUNNER (che ha sostituito Heydrich dopo il suo assassinio) chiama a testimoniare in sua difesa Rudolf Hoss (comandante di Auschwitz) questi disse che Himmler confermò l’ordine di Hitler per la soluzione finale, visitò il campo di Treblinka (lo disse Eichmann) in 6 mesi 85.000 ebrei uccisi col monossido di carbonio.
Segue Hoss: il gas ZYKLON B serviva per i pidocchi, si moriva da 3 a 15 minuti), è stato testato prima sui prigionieri russi. Veniva considerato, dai nazisti, più umano non per dare meno sofferenza alle vittime MA PERCHE’ RISULTASSE MENO PROVANTE PER CHI COMPIVA LE ESECUZIONI,
Inizialmente morivano 1.000 al giorno, riuscirono ad ucciderne 2.000/giorno.
Ad Auschwitz 2.500.000 sottoposti al trattamento (Hoss non tollerava gli abusi sui prigionieri, i suoi 3.000 uomini erano lì per STERMINARE, non per torturare i prigionieri
Hoss dice che la sua vita era normale compresa quella familiare durante lo sterminio, non ha mai pensato che fosse sbagliato (UN GATTO PENSA CHE STA UCCIDENDO I TOPI?), la cieca obbedienza non li faceva pensare che quelli che uccidevano erano uomini.
Fritz Sauckel, plenipotenziario allo sfruttamento nel lavoro dei prigionieri, nel marzo 1941 organizzò il reperimento di forza lavoro per le industrie belliche (crimine secondo le convenzioni internazionali) provenienti da altri paesi, 5.000.000 stranieri in Germania di cui 200.000 volontari, trattarli decentemente ordinava Speer.
Lo psicologo che ha seguito gli imputati durante il processo cerca di darsi una spiegazione su ciò che è accaduto e perché il popolo tedesco ha fatto tutto questo:
1) SONO ABITUATI AD OBBEDIRE, NATURALE FARE CIO’ CHE HITLER DICEVA
2) PROPAGANDA (gli ebrei non erano considerati dei veri esseri umani)
3) natura del male, MANCANZA di empatia.
Vennero presentate le prove delle atrocità compiute in tutta Europa, anche se, ad onor del vero, dobbiamo dire che nel rastrellare gli ebrei, ai tedeschi corsero in aiuto dei volenterosi in Francia come in Ungheria, in Yugoslavia come in Russia….e in Italia.
E l’Italia?
Difesa della razza Italia 1938, REGIO DECRETO LEGGE 15/11/1938 n. 1779, integrazione norme difesa della razza.
IL MANIFESTO DELLA RAZZA
10 scienziati firmarono il manifesto sulla presunta esistenza della razza, dandone una spiegazione scientifica. Alla fine della guerra nel 1944 gli americani chiesero l’epurazione di 23 professori. Il governo provvisorio si fece carico della questione con un testo meno duro di quello alleato. Dopo alterne vicende nel 1946 si arrivò alla sede politica della decisione dove alcuni ministri votarono per il reinserimento (De Gasperi, tra gli innocentisti) altri per il pensionamento Lussu e Togliatti), dopodiché a causa di un vizio di forma procedurale nel giugno 1947 , i ricorsi degli accusati vennero accolti dal Consiglio di Stato. Fu così che la politica razziale del regime risultò senza RAZZISTI.
Alla caduta del fascismo il 25/07/1943 non furono revocate dal re ne da Badoglio, furono abrogate con RDL 20/01/44 n. 25 (reintegrazione diritti patrimoniali) obbligati dagli americani.
Conseguenze delle leggi antiebraiche emesse dal regime fascista nel 1938
Espulsione degli ebrei dalle scuole (sia come allievi che come insegnanti)
Espulsione degli ebrei stranieri, con cittadinanza italiana ottenuta dopo il 01/01/1919 (altoatesini, dalmati, triestini, giuliani)
Divieto di matrimoni misti
Eliminazione dalle FF.AA., dalle industrie, dai commerci e dalle professioni (sia come lavoratori autonomi che dipendenti), dalla PP.AA., enti pubblici e dello spettacolo
Limitazioni alla proprietà immobiliare
Disposizioni Amministrative
Divieto di commercio oggetti antichi, d’arte, libri usati
Divieto di fare l’amministratore di case e condomini
Esercitare industria tipografica
Tenere radio in casa superiori a 5 valvole
Pubblicare necrologi
Inserire il nome nell’elenco telefonico
Divieto di esercitare il commercio ambulante
(è pur vero che vi erano diversi gradi di limitazioni in base ai meriti patriottici combattentistici o fascisti)
Manifesto di verona, congresso del partito fascista repubblicano 14/11/1943
Punto 7 gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri durante questa guerra, appartengono a nazionalità NEMICA.
Il 13/12/1943 venne emesso un decreto del Duce (Salò) con l’ordine di internamento e confisca dei beni degli ebrei considerati come NEMICI (vedi sopra)
Gli Ebrei come entità giuridica cessano di esistere dal 9/1943 al 4/1945 (stranieri in casa propria)
CHI SAPEVA?
GLI ALLEATI
Ebbero notizie dal governo polacco in esilio a Londra, attraverso contatti tra partigiani e prigionieri ad Auschwitz
Si preferì dare la precedenza alla sconfitta militare della Germania
Non vennero creduti i racconti dei prigionieri sfuggiti ai campi, ne a testimonianze di tedeschi disgustati ne a diplomatici (ebreo di Salonicco 1944)
Le notizie sullo sterminio vennero inizialmente considerate delle bugie, come quelle diffuse dalla propaganda antigermanica, durante la 1^ GM secondo il quale l’esercito tedesco avrebbe commesso presunte violenze su civili in francia e belgio.
Non si voleva svelare il segreto della macchina de codificatrice alleata ULTRA.
Gli ebrei ad Auschwitz chiesero a più riprese di bombardare il campo, preferendo morire così, la ferrovia sarebbe stata ricostruita e avrebbe ricominciato a deportare altre vittime, ma avrebbero rallentato l’operazione di sterminio e avrebbero fatto capire ai tedeschi che si sapeva . Venne bombardato solo nell’agosto 1944 quando divenne obiettivo strategico.
Il 13 gennaio 1942 i rappresentanti dei nove Paesi occupati adottarono la cosiddetta “Dichiarazione di Saint James” in cui si legge la volontà di punire i colpevoli dei crimini attraverso il canale della giustizia organizzata, mentre il 3 ottobre dello stesso anno venne istituita la “United Nations Commission for the Investigation of War Crimes”. Quest’ultima fu incaricata, in particolare, di studiare la creazione di un tribunale che giudicasse i crimini di guerra.
Verso la fine del 1943 i Tre Grandi, Roosevelt, Stalin e Churchill, emisero una dichiarazione congiunta nella quale decisero che i militari tedeschi e i membri del partito nazista sarebbero stati portati nei Paesi in cui avevano commesso i crimini ad essi attribuiti e sarebbero stati puniti secondo la legge di questi; per quanto riguarda invece i maggiori responsabili, i cui crimini non erano riconducibili ad un territorio preciso, la pena sarebbe stata decisa in modo congiunto da parte degli Alleati.
I capi di stato stranieri conoscevano (Gabinetto Churchill, primi processi luglio 1943,
intercettazione nel 1941, poco dopo la razzia di Roma 16/10/1943, e prima della
conferenza di Teheran (URSS, USA, GB) si decise di punire i criminali di guerra.
IL VATICANO (secondo quanto da loro dichiarato)
Il Papa si preoccupava di alleviare i mali della guerra per tutti
Montini e Roncalli mandavano messaggi a Roma così come Monsignor BOSIO da Bratislava denunciando che per 80.000 ebrei ci sarebbe stata la morte senza però specificare altro
Gli ebrei volevano azioni e non parole , volevano scappare dai tedeschi. Molti preti aiutarono gli ebrei
Il Vaticano ritenne che l’enciclica contro il razzismo che il Papa voleva pubblicare sarebbe stata controproducente per gli ebrei.
CROCE ROSSA
Nel 1941 visitarono i campi e seppero delle deportazioni
Il 14/10/1942 riunione del Comitato Direttivo, non fecero appelli ne denunce ne proteste per la Shoah
Non si esposero per non pregiudicare l’attività a favore dei prigionieri militari
BEN GURION
Il congresso mondiale ebraico rimase incredulo di fronte alle notizie che pervenivano sulla shoah
Non credettero nenache alla conferenza di Wansee
Ben Gurion era una persona dalle grandi operazioni, salvare 1000 ebrei sarebbe stata poca cosa, la priorità era la creazione dello Stato di Israele.
50 KG. D’ORO RACCOLTI
16/10/1943 quest’anno 70 Portico d’Ottavia il vecchio ghetto di Roma
razziati, rastrellati 1022 ebrei romani nel ghetto e in 26 zone della città,
selezionate dal comando tedesco.
per lungo tempo non si seppe nulla della sorte di questi 1022
treno partito alle 14,05 da tiburtina il 18/10/1943
arrivato ad Auschwitz dopo 6 gg e 6 notti di viaggio (18 vagoni piombati)
1022 ebrei di cui 200 bambini, 16 sopravvissuti (15 uomini 1 donna Settimia Spizzichino)
82% subito avviati alle camere a gas (839) (184 validi)
il loro reinserimento nella società civile fu difficile, alcuni si suicidarono subito dopo, altri più tardi perché sgomenti dalla libertà dopo tante persecuzioni. Marce della Morte La BBC, il NY Times, il Times di Londra, Il Generale Molotov, il Daily Telegraph, il Manchester Guardian parlavano delle stragi nei ghetti di Lodz e Vilna e che nei campi di concentramento la strage degli ebrei cresceva. Sia Churchill che Molotov inviavano messaggi, sulla questione, a tutte le cancellerie del mondo. Perché Ignorati ? una piccola spiegazione da un testo dell’Intelligence Service Inglese riferito ad un volantino che spiegava al mondo cosa succedeva agli ebrei, diceva: “Va censurato perché per spiegare gli orrori compiuti dai tedeschi non bisogna mai usare degli esempi che riguardino persone che non vengano ritenute universalmente innocenti (oppositori politici o ebrei). Ente gestione e liquidazione immobiliare – EGELI (1939 – 1977) L’ente era stato istituito nell’ambito dei provvedimenti razziali del 1938 per curare la gestione e la liquidazione dei beni ebraici espropriati in applicazione del rdl 9 febbraio 1939, n. 126. Successivamente la legge 16 giugno 1939, n. 942, aveva affidato al nuovo organismo gli immobili divenuti di proprietà statale dopo che era andato deserto il secondo esperimento d’asta, effettuato a seguito di procedura esecutiva esattoriale. Lo scoppio della guerra aveva aggiunto come ulteriori competenze, la gestione dei beni dei cittadini di nazionalità nemica sottoposti a provvedimenti di sequestro in applicazione dell’art. 20 della legge 19 dicembre 1940, n. 1994. Dopo l’8 settembre, sorta la Repubblica sociale italiana, l’Egeli era stato trasferito al Nord e incaricato di ulteriori attribuzioni. Col decreto legislativo 4 gennaio 1944, n. 1, passavano all’ente le aziende industriali e commerciali già dichiarate nemiche dal governo e fino ad allora di spettanza del Ministero delle corporazioni. Il decreto n. 2 della stessa data, inaspriva le misure contro gli ebrei sancendo la confisca totale di tutte le proprietà ebraiche italiane e straniere che entravano pertanto nell’ambito dell’attività dell’Egeli. La spaccatura militare e istituzionale dell’Italia vedeva la contemporanea emanazione da parte del governo del Sud di provvedimenti di tenore opposto quale il rdl 20 gennaio 1944, n. 26, contenente disposizioni per la reintegrazione nei diritti patrimoniali dei cittadini italiani e stranieri già dichiarati o considerati di “razza ebraica”. La previsione di un rapido scioglimento dell’Egeli verrà presto smentita dall’evolversi degli avvenimenti. Se, infatti, il dllg 5 ottobre 1944, n. 252, ordinava la pubblicazione del decreto n. 26 del 20 gennaio rendendo operative le prime retrocessioni di beni sequestrati in base alla normativa del 1939, più complesso per l’Egeli fu provvedere, dopo la Liberazione, alla restituzione delle proprietà confiscate nella Repubblica sociale italiana non solo per la mole e il numero, ma anche per la difficoltà di tracciare un quadro esatto della situazione patrimoniale dovendosi lamentare disordini, dispersioni di documentazione, soprusi. Allo scioglimento dell’Egeli si arriverà con dpr 22 marzo 1957 emesso in applicazione della l 4 dicembre 1956, n. 1404, approvata per disciplinare la soppressione e messa in liquidazione di enti, società, organismi interessanti la finanza statale, i cui scopi erano cessati o comunque costituenti un onere per il bilancio dello Stato. La riforma, che si inseriva in un più vasto progetto di razionalizzazione della pubblica amministrazione, era stata sollecitata dalla necessità di chiudere numerose istituzioni sorte durante il fascismo per realizzare i suoi scopi soprattutto nei settori economici e coloniali ed ormai del tutto superati. Per provvedere a tale compito era stato organizzato dal gennaio 1957 un apposito Ufficio liquidazioni inserito nell’Ispettorato generale di finanza della Ragioneria generale dello Stato. A tale struttura con dm 13 novembre 1957 furono affidate le operazioni di chiusura dell’Egeli quando fu esaurito l’incarico di commissario liquidatore dato ad Ercole Marazza. Responsabile della gestione dell’ente venne nominato l’avvocato Giuseppe Vania già direttore generale dell’Egeli. Al momento delle consegne al Tesoro, la relazione sulla attività e la documentazione allegata rivelano che l’ente aveva mantenuto distinte cinque gestioni: “gestione beni ebraici espropriati 1939”; “gestione beni esattoriali”; “gestione beni alleati”; “gestione beni ebraici confiscati o sequestrati 1944”; “gestione beni germanici”. Risultava che erano ancora da definire sei pratiche di beni ebraici espropriati; 66 erano gli immobili da alienare provenienti da esecuzioni esattoriali; 90 erano le posizioni aperte tra i beni alleati e 32 tra i beni germanici. Tra i beni ebraici confiscati rimanevano a carico dell’ente oggetti, fra cui alcuni preziosi non rivendicati dagli aventi diritto e titoli vari consegnati all’Egeli dall’Arar in quanto appartenenti ad israeliti. Il numero delle pratiche da chiudere, quindi, era sostanzialmente limitato e decisamente ridotto rispetto alla quantità di fascicoli prodotti durante la sua esistenza a giudicare dalla nota di consegna dell’archivio che nel dicembre 1957 consisteva oltre che di carteggi di carattere generale, di più di 13.000 unità intestate ad altrettanti titolari e organizzate secondo questa ripartizione: beni ebraici, fascicoli numerati da 1 a 200; beni esattoriali, da 1 a 186; beni alleati, da 1 a 4005; beni ebraici confiscati, da 1 a 8112; beni germanici, da 1 a 535. Di questo cospicuo archivio restano purtroppo solo esigui nuclei di documentazione. Quando, dopo un anno dalla chiusura dell’ente effettuata nel 1997 dall’Ispettorato generale per gli affari e per la gestione del patrimonio degli enti disciolti, erede dell’originario Ufficio liquidazioni, fu predisposto il versamento all’Archivio centrale dello Stato del carteggio Egeli, veniva acquisito un complesso documentario di dimensioni decisamente modeste, poco più di 200 cartelle al cui interno il personale del Tesoro aveva inserito i fascicoli con un ordine più o meno curato, probabilmente funzionale alle esigenze di natura essenzialmente contabile che interessavano. [tratto da PCM, Rapporto generale della Commissione per la ricostruzione delle vicende che hanno caratterizzato in Italia le attività di acquisizione dei beni dei cittadini ebrei da parte di organismi pubblici e privati, pp.253-254] Il negazionismo ha approfittato di questo lungo periodo di silenzio a cui sono state sottoposte le vittime perché: Necessità politiche, Stati Uniti ed alleati dovevavo trovare un punto di appoggio in Europa e la Germania serviva in funzione anti-sovietica, quindi non parlare di Germania connivente col regime nazista.Gli stessi ebrei sopravvissuti hanno cercato di rimuovere quell’esperienza perché o non volevano rivivere il dramma o perché non venivano creduti, o criticati come è avvenuto in Israele da parte dei Sabra, cioè gli ebrei nati in Palestina. Diceva VOLTAIRE “calunniate, calunniate qualcosa resterà” ! Perché la Shoah è un evento unico? Dopo la Shoah è stato coniato il termine «genocidio». Purtroppo il mondo ne ha conosciuti tanti, e ancora troppi sono in corso sulla faccia della terra. Riconoscere delle differenze non significa stabilire delle gerarchie nel dolore: come dice un adagio ebraico «Chi uccide una vita, uccide il mondo intero». Ma mai, nella storia, s’è visto progettare a tavolino, con totale freddezza e determinazione, lo sterminio di un popolo. Studiando le possibili forme di eliminazione, le formule dei gas più letali ed «efficaci», allestendo i ghetti nelle città occupate, costruendo i campi, studiando una complessa logistica nei trasporti, e tanto altro. La soluzione finale non è stata solo un atto di inaudita violenza, ma soprattutto un progetto collettivo, un sistema di morte. Perché ricordare e commemorare? Il Giorno della Memoria non vuole disconoscere gli altri genocidi di cui l’umanità è stata capace, né sostenere un’assai poco ambita «superiorità» del dolore ebraico. Non è infatti, un omaggio alle vittime, ma una presa di coscienza collettiva del fatto che l’uomo è stato capace di questo. Non è la pietà per i morti ad animarlo, ma la consapevolezza di quel che è accaduto. Che non deve più accadere, ma che in un passato ancora molto vicino a noi, nella civile e illuminata Europa, milioni di persone hanno permesso che accadesse. Quindi la shoah ha riguardato anche: SINTI, cioè zingari europa occidentale, stessa origine dei ROMROM, zingari/gitani europa centrale e orientale e BalcaniOmosessualiDisabili (eutanasia, Aktion T4, svolta dai medici tedeschi)Testimoni di Geova e anche preti cattoliciPolacchiPopoli Slavi E la Sardegna ?Sardi e la Shoah Secondo la “STORIA DEGLI EBREI IN ITALIA” (Renzo De Felice), in Sardegna, all’introduzione delle leggi razziali del 1938, vivevano 67 ebrei in totale di cui: Cagliari 49 Sassari 11 Nuoro 7 Nonostante i recenti studi sull’argomento, ancora incerte sono le informazioni sui sardi deportati durante l’occupazione tedesca in Italia. Tra questi dobbiamo distinguere i soldati, dichiarati Internati Militari Italiani -IMI- che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 si rifiutarono di combattere per la Repubblica di Salò e vennero internati in appositi campi di lavoro (Stalag per le truppe e Oflag per gli ufficiali), e i resistenti, perseguitati politici e razziali che furono inviati nei campi di concentramento gestiti direttamente dal partito nazista. Fra i 700.000 militari italiani deportati dopo l’armistizio, circa 12.000 provenivano dalla Sardegna. Il numero così alto di internati sardi, era dovuto in maggior misura alla lontananza dell’isola dal fronte di guerra in cui si ritrovarono i militari dopo l’8 settembre. Dopo il caos provocato dall’armistizio, mentre il re e il governo abbandonavano la capitale per riparare a Brindisi, i tedeschi procedevano a una sistematica occupazione di tutta l’Italia centro-settentrionale. Abbandonate a se stesse, con ordini contradditori, gran parte delle truppe sbandarono senza riuscire a opporre una tenace resistenza. Molti furono i soldati che tentarono di ritornare nelle proprie case, ma per i sardi che dovevano attraversare il mare, non c’era nessuna possibilità. In migliaia cercarono di raggiungere Civitavecchia attraversando l’Italia o i Balcani, ma imbarcarsi era impossibile. Nel porto laziale si assisteva così al dramma dei soldati sardi, affamati, abbandonati e privati della speranza di raggiungere l’isola. Tanti cercarono la via delle montagne, unendosi ai partigiani, solo una piccola parte scelse di arruolarsi nella Repubblica Sociale, molti vennero catturati dai tedeschi e deportati. Anche in questi campi di prigionia le condizioni di vita erano difficilissime, si moriva per il freddo e la fame, e tanti non riuscirono a sopravvivere agli anni di reclusione forzata. I sardi internati per motivi razziali e politici furono, secondo gli ultimi studi, circa 250. A loro toccò la sorte peggiore, inviati nei campi di concentramento, almeno 91 morirono nei campi di Mauthausen, Buchenwald, Dachau e Flossenburg. Importante ricordare che numerosi sardi diventeranno anche “Giusti tra le nazioni” per aver salvato anche solo un ebreo dalle deportazioni. Furono solo tre gli ebrei deportati, tutte e tre donne: Elisa Fargion, nata a Cagliari il 7 maggio 1891, coniugata con Gastone Levi, fu arrestata a Ferrara tra il 1943 e il 1944, e deportata nel campo di sterminio di Auschwitz. Fu uccisa assieme al marito il giorno stesso del suo arrivo, a Bikernau. Si trovava sul convoglio di Primo Levi. Vittorina Mariani, nata a Porto Torres il 17 maggio 1904. Arrestata a Milano nell’aprile del 1944 assieme a tre sorelle e a un fratello, riusciranno a sopravvivere al campo di concentramento di Bergen Belsen. Zaira Coen, nata a Mantova il 4 ottobre 1879, nel 1919 aveva sposato il medico sassarese Italo Giuseppe Righi. Giunta a Sassari insegnò scienze alla Scuola normale femminile, all’Istituto Tecnico Lamarmora e al Liceo Azuni. Nonostante si fosse iscritta al partito e all’Associazione fascista della scuola, a seguito dei provvedimenti per la difesa della razza, fu dapprima sospesa e poi dispensata dall’insegnamento. Rimasta sola dopo la morte del marito, con l’armistizio la situazione si complicò. Nonostante le insistenze dei parenti sardi affinchè si nascondesse nell’isola, preferì raggiungere la sorella Ione, rimasta vedova, a Firenze. Nella città toscana vennero denunciate dal portinaio del loro stabile, arrestate, passarono per il campo di Fossoli prima di arrivare a Bikernau. Giudicate troppo anziane e quindi inabili per il lavoro, vennero immediatamente mandate nelle camere a gas. Molto numerosi furono i partigiani e gli antifascisti che finirono nei lager nazisti. Tra questi ricordiamo: Bartolomeo Meloni, nato a Cagliari nel 1900, ingegnere ferroviario a guida del CLN veneto, si rese protagonista di importantissime azioni di sabotaggio che ostacolarono le deportazioni dei soldati italiani. Arrestato, morirà a Dachau nel 1944. Pietro Meloni, nato a Sestu nel 1899, con la moglie Rosa Tosoni diventa Membro del comitato clandestino del PCI. Partigiano comandante nel veronese, verrà arrestato assieme alla moglie. Trasferito nei campi di concentramento, morirà nel lager di Gusen nel marzo del 1945. Gavino Gavini, nato a Sassari il 5 febbraio 1904, fu arrestato a Verona per aver danneggiato in modo irreparabile le biciclette e i pianoforti che doveva caricare su un treno diretto in Germania. Giunto a Mauthausen il 19 dicembre 1944, morirà a Gusen l’11 aprile 1945. Antonio Cabras, nato a Cagliari, aveva 38 anni quando venne deportato a Mauthausen, il 13 gennaio 1944. Morirà nel campo di sterminio il 19 aprile 1945. Era un detenuto politico, probabilmente già schedato dai fascisti come oppositore. Cosimo Orrù, di San Vero Milis, magistrato a Busto Arsizio e membro del CLN. Prima internato nel campo di Flossemburg, morirà nel lager di Litomerice tra il 1944 e il 1945, dopo aver subito innumerevoli atrocità da parte del capo-baracca. Medaglia d’oro della Resistenza. Mario Ardu, nato a Lanusei il 4 dicembre 1905, maresciallo nel Reggimento di Artiglieria pesante, dopo l’armistizio abbandonò la divisa e si arruolò nella Brigata Manara, nel veronese. Durante un’azione di sabotaggio nel deposito del Lazzaretto, venne arrestato dalle Brigate Nere. Dapprima deportato nel campo di concentramento di Flossenburg, venne trasferito in quello di Hersbruck, dove fu oggetto di esperimenti da parte di medici nazisti. Muore il 2 dicembre 1944 all’interno del lager.Fu insignito della medaglia d’argento. Altri riusciranno a salvarsi e a tenere viva la memoria, come Vittorio Bocchetta, Luigi Rizzi, Giuseppe Fideli, Pietro Tola, solo per nominarne alcuni. Chissà quante altre storie di coraggio, di sofferenza e di altruismo si celano dietro quei numeri ancora incerti. Racconti di vita che meritano di essere resi noti, per tenere vivo il ricordo di quanti hanno vissuto il lato più tragico della nostra storia recente. I Giusti sardi L’ente nazionale per la Memoria della Shoah di Israele, lo Yad Vashem, ha riconosciuto 671 italiani “Giusti tra le nazioni”, numero aggiornato al 1 gennaio 2016. Con questo termine si vogliono indicare i non ebrei che, a rischio della propria vita e senza avere interessi personali, hanno salvato la vita anche a un solo ebreo dal genocidio nazista. Nel giardino di Israele, sul Muro d’Onore che ricorda i Giusti, sono scolpiti anche i nomi di 4 eroi sardi: Salvatore Corrias, Vittorio Tredici, Girolamo Sotgiu e la moglie Bianca Ripepi. Salvatore Corrias, nat o a San Nicolò Gerrei il 18 novembre 1909, arruolatosi nella Guardia di Finanza nel 1929, dopo l’8 settembre 1943 entrò a far parte delle Brigate partigiane nella formazione “Giustizia e Libertà”. Corrias scelse di continuare a indossare la divisa per potersi muovere liberamente lungo la frontiera italo-svizzera, aiutando in questo modo centinaia di ebrei, oppositori politici e perseguitati a oltrepassare il confine per raggiungere la salvezza. Catturato dalle Brigate Nere il 28 gennaio 1945, mentre rientrava dal confine dopo aver aiutato un prigioniero inglese, venne fucilato dalla “Banda Tucci” nel recinto della sua caserma. Oggi riposa nel cimitero di Moltrasio. Medaglia d’Oro al Merito Civile, è dal 2006, il 10.957° “Giusto tra le Nazioni”. Vittorio Tredici, nato a Iglesias nel 1892, ufficiale decorato nella Grande Guerra, fu, con Emilio Lussu, uno dei fondatori del Partito Sardo d’Azione. Dopo aver combattuto lo squadrismo con le Camicie Grigie (formazioni paramilitari del PSd’A), aderì al sardo-fascismo coprendo da prima il ruolo di segretario del Fascio cagliaritano e, dal 1927, quello di Podestà di Cagliari. Trasferitosi a Roma, partecipò attivamente durante l’occupazione tedesca alle operazioni di soccorso promosse dal parroco Ettore Cunial. Durante il rastrellamento del ghetto di Roma del 16 ottobre 1943, nascose nel suo appartamento la famiglia Funaro, gli unici ebrei del suo edificio, e li aiutò a trovare una sistemazione sicura. Vittorio Tredici, insieme al parroco Cunial, aiutò altri perseguitati, sia ebrei che resistenti, salvandoli dalla furia nazi-fascista. E’ il 7.494° “Giusto tra le Nazioni”, riconoscimento ottenuto nel 1997. Questi sono i Giusti riconosciuti fino a oggi, ma tanti sono gli eroi ancora nell’ombra, che hanno voluto tener nascosto il loro passato e le cui storie riemergono lentamente a distanza di decenni. E’ il caso di Suor Giuseppina (Rosina) De Muro, nata a Lanusei il 2 novembre 1903. Suor Giuseppina durante l’occupazione di Torino riusci’ a far liberare tanti detenuti politici, a revocare la condanna a morte di un antifascista e a sottrarre alle SS un bimbo di soli 9 mesi tenuto in carcere, nascondendolo tra le lenzuola. Due coniugi ebrei arrestati e destinati alla deportazione, vennero da lei liberati, mentre una giovane ebrea riuscì a salvarsi perchè Suor Giuseppina bloccò la partenza facendo appello al Regolamento penitenziario, che impediva il trasferimento del detenuto se non fosse stata resa nota la destinazione. Aiutò i detenuti nascondendo delle uova sbriciolate tra i medicinali, scambiando referti medici per permettere il trasferimento in infermeria, e trasmise di nascosto notizie tra familiari e prigionieri. Per lei è in atto la pratica per essere riconosciuta “Giusta tra le Nazioni”. Un’altra storia è quella di Giovanni Gavino Tolisfrontiera di Chiasso. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, attraverso il valico trasportò i messaggi che le organizzazioni partigiane si scambiavano tra Italia e Svizzera, e aiutò tanti ebrei e antifascisti a rifugiarsi nel territorio elvetico, con la collaborazione della famiglia Panzica che risiedeva nei pressi del confine. Scoperto dai nazisti, venne arrestato insieme alla signora Panzica (che riuscirà a sopravvivere) e internato presso il campo di Mauthausen, dove morì il 28 dicembre 1944. Nel 2010 è stato insignito della Medaglia d’Oro al Merito Civile con la seguente motivazione: «Nel corso dell’ultimo conflitto mondiale contribuì alla lotta di liberazione con l’attività di postino delle organizzazioni partigiane e, con eccezionale coraggio, si prodigò in favore dei profughi ebrei e dei perseguitati politici, aiutandoli ad espatriare clandestinamente nella vicina Svizzera. Arrestato dalle autorità tedesche fu infine trasferito in un campo di concentramento austriaco, dove perse la giovane vita. Mirabile esempio di umana solidarietà e di altissima dignità morale, spinte fino all’estremo sacrificio». Si noti bene che queste informazioni sono state raccolte nelle scuole sarde di ogni ordine e grado a riprova che i nostri giovani sono sensibili ai problemi sociali, storici ed ambientali come non si vedeva da moltissimo tempo.
Contro la banalità del male per fortuna c’è la normalità del bene rappresentato da coloro che hanno aiutato gli ebrei rischiando la propria vita (Schindler, Perlasca ma anche il nostro Vittorio Tredici)
12.000 soldati tedeschi disubbidirono e vennero giustiziati alla fine della guerra
“COMINCIARONO CON GLI ZINGARI
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare………”
(Bertold Brecht , ispirato ad un sermone del pastore Martin Niemoller)
Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente
(Bertold Brecht).
accingo a fare alcune considerazioni sulla Giornata della Memoria che verrà celebrata questo giovedi’, che ricorda l’ingresso delle truppe sovietiche ad Auschwitz il 27 gennaio 1945.
Venne istituita, in Italia, con la legge 20 luglio 2000 n.211, anticipando perfino l’ O.N.U. che solo nel 2005 decretò questo ricordo collettivo. L’assemblea delle Nazioni Unite decise di respingere l’idea di negare in tutto o in parte la Shoah, perché ciò non avvenisse più…… (se ne sono accorti dopo 60 anni).
Perché dobbiamo ricordare un fatto storico quando nei secoli passati sono avvenuti e purtroppo avvengono stermini, genocidi spesso di natura etnica in ogni parte del globo ?
Perché con i problemi mondiali, con la pandemia, crisi economica, venti di guerra in Europa (Ucraina-Russia) dobbiamo ancora parlare di qualcosa avvenuta ottanta anni fa? Etc. Etc.
O perché non parlare delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, alla luce di nuovi documenti giapponesi che affermavano la necessità di arrendersi agli americani piuttosto che ai sovietici che, finita la guerra in Europa avevano spostato le truppe, mongole, verso oriente per invadere il Giappone. O meglio le affermazioni di Robert Mc Namara segretario di Stato americano negli anni ’60 e ’70, pianificatore dell’intervento atomico sul Giappone, il quale in un colloquio con un generale dell’aviazione, considerava quell’attacco meritevole di essere considerato come crimine di guerra se avesse fallito lo scopo (dal documentario The Fog of War su McNamara).
Domande tutte lecite alla quale è difficile rispondere senza cadere nella banalità. Si banalità,perché in un epoca tecnologica come questa dove abbiamo sostituito i miti di una volta come le religioni, la stessa Morte, anche la Shoah rischia di essere banalizzata. Soprattutto NON va mitizzata, ma ragionata in modo da convincerci di una sua validità.
Da quello che si è visto recentemente, la Shoah non ci ha insegnato nulla, o forse come dice qualcuno, non ha trovato gente che ha voglia di imparare.
Una delle tante obiezioni sulla Shoah riguarda poi la nascita dello Stato di Israele che non ha risolto il problema della Palestina, insieme al popolo Curdo altra questione che si trascina dalla fine della Grande Guerra e che le potenze vincitrici di allora , Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti d’America, non hanno risolto, creando confusione nel Vicino Oriente.
Torniamo alla Shoah. Mi preme sottolineare la definizione etimologica della parola SHOAH, termine che nella Bibbia esprime diversi significati legati all’idea di DISTRUZIONE (tempesta devastante, annientamento etc.). Termine più appropriato rispetto ad OLOCAUSTO che ricorda un sacrificio inevitabile (esempio gli animali sugli altari per ingraziarsi Dio).
La Shoah è figlia dell’antisemitismo nato con l’avvento del Cristianesimo. Grazie al Concilio Vaticano II di Papa Giovanni XXIII (Roncalli) si è cercato di cambiare l’atteggiamento della Chiesa verso i “Fratelli Maggiori” come li ha definiti Papa Giovanni Paolo II.
Ecco alcuni esempi di leggi razziali prima di quelle di Norimberga in Germania nel 1933-1935 e della Difesa della Razza in Italia nel 1938.
PRECEDENTI STORICI (in Italia)
– Divieto di matrimoni misti, codice teodosiano (conforme ai dettami della Chiesa) anno 388 (restò in vigore a Roma fino al 1870).
– Divieto di appartenenza alle FF.AA., Imperatori Arcadio e Onorio, anno 404.
– Divieto di esercizio della professione di avvocato, imperatori Leone ed Antemio, 468.
– Eliminazione dagli Enti Pubblici e PP.AA. Legge 31/01/438 Teodosio e Valentiniano (imperatori) (norma poi passata nel codice di Giustiniano).
Limitazione alle proprietà immobiliari: Padova (1423), Firenze (1437, limite a 500 fiorini di proprietà), Roma obbligo di alienare proprietà immobiliari, Papa Paolo IV147/1955 (bolla Cum nimis absurdum) ancora in vigore nel 1870. Divieto di acquisto di beni immobili ed obbligo di alienare se ne avessero, 1706 Piemonte, Vittorio Amedeo II riconfermato nel 1770 e poi il 21/05/1814 in vigore fino all’anno 1848.
– PATRIA POTESTA’ LIMITATA: Piemonte 1770, duca di Modena 25/10/1951.
– Divieto per gli ebrei di tenere scuole per i non ebrei, Ducato di Modena 26/04/1771.
– Nei 1000 anni di storia italiana solo per 67 anni dal 1870 al 1938 gli ebrei in Italia erano riconosciuti con eguali diritti agli altri cittadini.
UNGHERIA
L’ungheria moderna fu istituita nel 1918 dai trattati che seguirono la fine della 1^ G.M. Lo stato fu subito turbato da instabilità politica e da problemi economici ed un’ondata di antisemitismo trovò spazio in un contesto di povertà e scontento popolare. Il governo ungherese fu uno dei primi e più fedeli alleati europei della Germania nazista e venne ricompensato con territori, tra cui nel marzo 1939, parte della Cecoslovacchia. Negli anni trenta l’Ungheria riconobbe la Germania come forza dominante emergente in Europa, e nel 1933, salita al potere di Hitler, garantì alleanza e molte sue risorse, diedero assistenza alle campagne militari tedesche e vennero ricompensati. Il governo ungherese era ufficialmente antisemita e fu il primo governo europeo a perseguitare ufficialmente gli ebrei negli anni precedenti alla 2 GM. Fin dal 1920 aveva emanato una legislazione che limitava i diritti ali ebrei (istruzione e restrizioni nella vita quotidiana) e nel 1941 avviati ad un programma di lavoro forzato obbligatorio riservato a loro. Nel frattempo aumentava il potere di un gruppo politico antisemita (LE CROCI FRECCIATE) e la violenza contro gli ebrei si diffuse in tutto il territorio. Molti ebrei soprattutto a Budapest reagirono formando gruppi di resistenza. Paradossalmente questo stato di persecuzione e terrore era preferibile alla situazione di morte certa degli ebrei nei paesi caduti sotto il controllo tedesco. Infatti nel 1941 a differenza di quello tedesco il governo ungherese non intendeva uccidere esplicitamente la popolazione ebraica composta da 700.000 uomini donne e bambini. Difronte alle richieste tedesche di deportazione degli ebrei nei campi di concentramento gli ungherese si opposero ripetutamente. Verso la fine della guerra con la chiarezza della prossima sconfitta dell’ASSE l’ungheria cercò di allentare i suoi legami con la germania e trovare un accordo di pace separata con gli alleati nel 1944 Hitler ordinò di invadere il suo vecchio alleato. Incominciò la deportazione.
GERMANIA
L’Antisemitismo innanzitutto, era ripreso con vigore nella seconda metà del 19° secolo (1800) si ricordi l’Affare Dreyfus, l’ufficiale dell’esercito francese accusato di spionaggio a favore della Prussia nella guerra 1870-1871, dichiarato poi innocente. Lo scrittore Emile Zola scrisse una lettera al Presidente della Repubblica francese con un editoriale che si intitolava “J’accuse” dove denunciava che le accuse all’ufficiale erano permeate da un violento antisemitismo.
Hitler, la prima guerra mondiale, il gas ed il suo comportamento
1) venne ferito due volte, durante la convalescenza matura il suo antisemitismo
2) li accusava di NON essere favorevoli alla guerra, che è stata per lui una possibilità.
3) durante la seconda convalescenza venne curato da un psichiatra noto antisemita.
NB: durante la 1^ G.M. gli ebrei erano l’ 1% della popolazione tedesca, 100,000 andarono in guerra e 30,000 vennero decorati.
Gli ebrei spesso nella storia sono stati considerati dei capri espiatori per i mali del mondo, era più facile scaricare su loro gli errori commessi dai vari governi che non riuscivano a mantenere fede alle promesse fatte al popolo, inventando dei complotti ebraici per dominare il mondo (Russia Zarista pubblicò un testo I PROTOCOLLI DEGLI ANZIANI SAVI DI SION, che nonostante venisse smentito dallo Zar stesso alla caduta dell’impero russo, confermandolo come inventato dalla polizia segreta russa, viene ancora oggi considerato valido).
Era ancora valida l’accusa di DEICIDIO, la preghiera pasquale recitava ” preghiamo per i PERFIDI EBREI” che in latino aveva un significato diverso che in italiano (abolita col Vaticano II di Papa Roncalli).
Perché c’è anche un motivo economico, banale se vogliamo, la 2 G.M. proseguiva e costava, in un solo colpo si liberavano posti di lavoro, non ci sarebbero state bocche da sfamare, si sequestravano i beni che venivano incamerati dai governi, si otteneva della manodopera a buon mercato ( si pensi che il salario degli schiavi dei campi di lavoro e sterminio venivano versati dalle industrie tedesche direttamente nelle tasche delle SS nei campi).
Nel 1944 in Germania su una totalità di 45 milioni di lavoratori, 18 erano stranieri deportati soprattutto ebrei e polacchi.
Non solo, ma l’oro ricavato da gli anelli, dalle montature degli occhiali e anche dai denti recuperati dai cadaveri venivano depositati dalle SS nella Banca Centrale Tedesca.
La ditta di Assicurazioni ALLIANZ AS assicurava i campi di Dachau e Buchenwald.
La svizzera venne accusata di aver incamerato i depositi degli ebrei nonché l’oro che Il Reich depositava punzonandolo con retrodata.
Eliminazione di un qualsiasi dopoguerra per l’avversario, nessuna catechizzazione, nessun esilio, semplicemente perché non era previsto alcun sopravvissuto.
La persecuzione e lo sterminio degli ebrei, in Germania, è avvenuto in varie fasi:
1° provvedimento rimozione dai pubblici uffici (1933)
2° provvedimento pena di morte per chi trasferiva capitali all’estero (1936)
3° provvedimento tutti i danni provocati dalle sommosse anti-ebraiche dovevano essere pagate dagli
ebrei stessi a loro spese (1933) indennizzi forfettari, avrebbe preferito 200 ebrei morti.
4° provvedimento confisca ebrei polacchi settembre 1940
5° provvedimento nessum rimborso agli ebrei per danni da attacco nemico od occupazione tedesca.
6° provvedimento, soluzione finale della questione ebraica, ordine alle SS, Heidrich, Himmler, ordi-
ne a tutte le organizzazioni statali di collaborare con le SS, disse che questo non prova che le SS avessero a che fare con la soluzione ebraica, e che Hitler non sapesse niente. Hitler in un incontro con Ribbentrop, ministro degli esteri tedesco, nel 1943, disse che bisognava mettere gli ebrei o nei campi di concentramento o nei campi di sterminio (l’idea era già stata ribadita del suo libro MEIN KAMPF, nulla di nuovo quindi l’idea di eliminare gli avversari non era recente rispetto ai fatti)
Durante il processo svoltosi a Norimberga contro i gerarchi nazisti , svoltosi dal 20/11/1945 al 01/10/1946, Goering numero 2 del regime nazista, disse che era inutile negare la Shoah perché quella contro gli ebrei era una guerra da combattere per la sopravvivenza della Germania.
La Sopravvivenza ha giustificato la necessità di trovare spazi vitali per il Reich, invadendo tutta la Europa e l’Unione Sovietica, e la Teoria della cospirazione ebraica ha fatto il resto.
Interessanti le altre testimonianza al processo, dove vennero raccolte prove, filmati e tale era l’immensità dei documenti (oltre 100.000 prove, tutte riconosciute autentiche dagli imputati), ne vennero presentati in aula solo poche migliaia (2 o 3000):
Dottor FUNK, presidente della REICHSBANK accettava depositi dalle SS dei campi di concentramento, perfino i denti d’oro (filmato proiettato durante il processo), quante persone prima del 1939 depositavano i propri denti d’oro nelle banche ?
KALTERBRUNNER (che ha sostituito Heydrich dopo il suo assassinio) chiama a testimoniare in sua difesa Rudolf Hoss (comandante di Auschwitz) questi disse che Himmler confermò l’ordine di Hitler per la soluzione finale, visitò il campo di Treblinka (lo disse Eichmann) in 6 mesi 85.000 ebrei uccisi col monossido di carbonio.
Segue Hoss: il gas ZYKLON B serviva per i pidocchi, si moriva da 3 a 15 minuti), è stato testato prima sui prigionieri russi. Veniva considerato, dai nazisti, più umano non per dare meno sofferenza alle vittime MA PERCHE’ RISULTASSE MENO PROVANTE PER CHI COMPIVA LE ESECUZIONI,
Inizialmente morivano 1.000 al giorno, riuscirono ad ucciderne 2.000/giorno.
Ad Auschwitz 2.500.000 sottoposti al trattamento (Hoss non tollerava gli abusi sui prigionieri, i suoi 3.000 uomini erano lì per STERMINARE, non per torturare i prigionieri
Hoss dice che la sua vita era normale compresa quella familiare durante lo sterminio, non ha mai pensato che fosse sbagliato (UN GATTO PENSA CHE STA UCCIDENDO I TOPI?), la cieca obbedienza non li faceva pensare che quelli che uccidevano erano uomini.
Fritz Sauckel, plenipotenziario allo sfruttamento nel lavoro dei prigionieri, nel marzo 1941 organizzò il reperimento di forza lavoro per le industrie belliche (crimine secondo le convenzioni internazionali) provenienti da altri paesi, 5.000.000 stranieri in Germania di cui 200.000 volontari, trattarli decentemente ordinava Speer.
Lo psicologo che ha seguito gli imputati durante il processo cerca di darsi una spiegazione su ciò che è accaduto e perché il popolo tedesco ha fatto tutto questo:
1) SONO ABITUATI AD OBBEDIRE, NATURALE FARE CIO’ CHE HITLER DICEVA
2) PROPAGANDA (gli ebrei non erano considerati dei veri esseri umani)
3) natura del male, MANCANZA di empatia.
Vennero presentate le prove delle atrocità compiute in tutta Europa, anche se, ad onor del vero, dobbiamo dire che nel rastrellare gli ebrei, ai tedeschi corsero in aiuto dei volenterosi in Francia come in Ungheria, in Yugoslavia come in Russia….e in Italia.
E l’Italia?
Difesa della razza Italia 1938, REGIO DECRETO LEGGE 15/11/1938 n. 1779, integrazione norme difesa della razza.
IL MANIFESTO DELLA RAZZA
10 scienziati firmarono il manifesto sulla presunta esistenza della razza, dandone una spiegazione scientifica. Alla fine della guerra nel 1944 gli americani chiesero l’epurazione di 23 professori. Il governo provvisorio si fece carico della questione con un testo meno duro di quello alleato. Dopo alterne vicende nel 1946 si arrivò alla sede politica della decisione dove alcuni ministri votarono per il reinserimento (De Gasperi, tra gli innocentisti) altri per il pensionamento Lussu e Togliatti), dopodiché a causa di un vizio di forma procedurale nel giugno 1947 , i ricorsi degli accusati vennero accolti dal Consiglio di Stato. Fu così che la politica razziale del regime risultò senza RAZZISTI.
Alla caduta del fascismo il 25/07/1943 non furono revocate dal re ne da Badoglio, furono abrogate con RDL 20/01/44 n. 25 (reintegrazione diritti patrimoniali) obbligati dagli americani.
Conseguenze delle leggi antiebraiche emesse dal regime fascista nel 1938
Espulsione degli ebrei dalle scuole (sia come allievi che come insegnanti)
Espulsione degli ebrei stranieri, con cittadinanza italiana ottenuta dopo il 01/01/1919 (altoatesini, dalmati, triestini, giuliani)
Divieto di matrimoni misti
Eliminazione dalle FF.AA., dalle industrie, dai commerci e dalle professioni (sia come lavoratori autonomi che dipendenti), dalla PP.AA., enti pubblici e dello spettacolo
Limitazioni alla proprietà immobiliare
Disposizioni Amministrative
Divieto di commercio oggetti antichi, d’arte, libri usati
Divieto di fare l’amministratore di case e condomini
Esercitare industria tipografica
Tenere radio in casa superiori a 5 valvole
Pubblicare necrologi
Inserire il nome nell’elenco telefonico
Divieto di esercitare il commercio ambulante
(è pur vero che vi erano diversi gradi di limitazioni in base ai meriti patriottici combattentistici o fascisti)
Manifesto di verona, congresso del partito fascista repubblicano 14/11/1943
Punto 7 gli appartenenti alla razza ebraica sono stranieri durante questa guerra, appartengono a nazionalità NEMICA.
Il 13/12/1943 venne emesso un decreto del Duce (Salò) con l’ordine di internamento e confisca dei beni degli ebrei considerati come NEMICI (vedi sopra)
Gli Ebrei come entità giuridica cessano di esistere dal 9/1943 al 4/1945 (stranieri in casa propria)
CHI SAPEVA?
GLI ALLEATI
Ebbero notizie dal governo polacco in esilio a Londra, attraverso contatti tra partigiani e prigionieri ad Auschwitz
Si preferì dare la precedenza alla sconfitta militare della Germania
Non vennero creduti i racconti dei prigionieri sfuggiti ai campi, ne a testimonianze di tedeschi disgustati ne a diplomatici (ebreo di Salonicco 1944)
Le notizie sullo sterminio vennero inizialmente considerate delle bugie, come quelle diffuse dalla propaganda antigermanica, durante la 1^ GM secondo il quale l’esercito tedesco avrebbe commesso presunte violenze su civili in francia e belgio.
Non si voleva svelare il segreto della macchina de codificatrice alleata ULTRA.
Gli ebrei ad Auschwitz chiesero a più riprese di bombardare il campo, preferendo morire così, la ferrovia sarebbe stata ricostruita e avrebbe ricominciato a deportare altre vittime, ma avrebbero rallentato l’operazione di sterminio e avrebbero fatto capire ai tedeschi che si sapeva . Venne bombardato solo nell’agosto 1944 quando divenne obiettivo strategico.
Il 13 gennaio 1942 i rappresentanti dei nove Paesi occupati adottarono la cosiddetta “Dichiarazione di Saint James” in cui si legge la volontà di punire i colpevoli dei crimini attraverso il canale della giustizia organizzata, mentre il 3 ottobre dello stesso anno venne istituita la “United Nations Commission for the Investigation of War Crimes”. Quest’ultima fu incaricata, in particolare, di studiare la creazione di un tribunale che giudicasse i crimini di guerra.
Verso la fine del 1943 i Tre Grandi, Roosevelt, Stalin e Churchill, emisero una dichiarazione congiunta nella quale decisero che i militari tedeschi e i membri del partito nazista sarebbero stati portati nei Paesi in cui avevano commesso i crimini ad essi attribuiti e sarebbero stati puniti secondo la legge di questi; per quanto riguarda invece i maggiori responsabili, i cui crimini non erano riconducibili ad un territorio preciso, la pena sarebbe stata decisa in modo congiunto da parte degli Alleati.
I capi di stato stranieri conoscevano (Gabinetto Churchill, primi processi luglio 1943,
intercettazione nel 1941, poco dopo la razzia di Roma 16/10/1943, e prima della
conferenza di Teheran (URSS, USA, GB) si decise di punire i criminali di guerra.
IL VATICANO (secondo quanto da loro dichiarato)
Il Papa si preoccupava di alleviare i mali della guerra per tutti
Montini e Roncalli mandavano messaggi a Roma così come Monsignor BOSIO da Bratislava denunciando che per 80.000 ebrei ci sarebbe stata la morte senza però specificare altro
Gli ebrei volevano azioni e non parole , volevano scappare dai tedeschi. Molti preti aiutarono gli ebrei
Il Vaticano ritenne che l’enciclica contro il razzismo che il Papa voleva pubblicare sarebbe stata controproducente per gli ebrei.
CROCE ROSSA
Nel 1941 visitarono i campi e seppero delle deportazioni
Il 14/10/1942 riunione del Comitato Direttivo, non fecero appelli ne denunce ne proteste per la Shoah
Non si esposero per non pregiudicare l’attività a favore dei prigionieri militari
BEN GURION
Il congresso mondiale ebraico rimase incredulo di fronte alle notizie che pervenivano sulla shoah
Non credettero nenache alla conferenza di Wansee
Ben Gurion era una persona dalle grandi operazioni, salvare 1000 ebrei sarebbe stata poca cosa, la priorità era la creazione dello Stato di Israele.
50 KG. D’ORO RACCOLTI
16/10/1943 quest’anno 70 Portico d’Ottavia il vecchio ghetto di Roma
razziati, rastrellati 1022 ebrei romani nel ghetto e in 26 zone della città,
selezionate dal comando tedesco.
per lungo tempo non si seppe nulla della sorte di questi 1022
treno partito alle 14,05 da tiburtina il 18/10/1943
arrivato ad Auschwitz dopo 6 gg e 6 notti di viaggio (18 vagoni piombati)
1022 ebrei di cui 200 bambini, 16 sopravvissuti (15 uomini 1 donna Settimia Spizzichino)
82% subito avviati alle camere a gas (839) (184 validi)
il loro reinserimento nella società civile fu difficile, alcuni si suicidarono subito dopo, altri più tardi perché sgomenti dalla libertà dopo tante persecuzioni. Marce della Morte La BBC, il NY Times, il Times di Londra, Il Generale Molotov, il Daily Telegraph, il Manchester Guardian parlavano delle stragi nei ghetti di Lodz e Vilna e che nei campi di concentramento la strage degli ebrei cresceva. Sia Churchill che Molotov inviavano messaggi, sulla questione, a tutte le cancellerie del mondo. Perché Ignorati ? una piccola spiegazione da un testo dell’Intelligence Service Inglese riferito ad un volantino che spiegava al mondo cosa succedeva agli ebrei, diceva: “Va censurato perché per spiegare gli orrori compiuti dai tedeschi non bisogna mai usare degli esempi che riguardino persone che non vengano ritenute universalmente innocenti (oppositori politici o ebrei). Ente gestione e liquidazione immobiliare – EGELI (1939 – 1977) L’ente era stato istituito nell’ambito dei provvedimenti razziali del 1938 per curare la gestione e la liquidazione dei beni ebraici espropriati in applicazione del rdl 9 febbraio 1939, n. 126. Successivamente la legge 16 giugno 1939, n. 942, aveva affidato al nuovo organismo gli immobili divenuti di proprietà statale dopo che era andato deserto il secondo esperimento d’asta, effettuato a seguito di procedura esecutiva esattoriale. Lo scoppio della guerra aveva aggiunto come ulteriori competenze, la gestione dei beni dei cittadini di nazionalità nemica sottoposti a provvedimenti di sequestro in applicazione dell’art. 20 della legge 19 dicembre 1940, n. 1994. Dopo l’8 settembre, sorta la Repubblica sociale italiana, l’Egeli era stato trasferito al Nord e incaricato di ulteriori attribuzioni. Col decreto legislativo 4 gennaio 1944, n. 1, passavano all’ente le aziende industriali e commerciali già dichiarate nemiche dal governo e fino ad allora di spettanza del Ministero delle corporazioni. Il decreto n. 2 della stessa data, inaspriva le misure contro gli ebrei sancendo la confisca totale di tutte le proprietà ebraiche italiane e straniere che entravano pertanto nell’ambito dell’attività dell’Egeli. La spaccatura militare e istituzionale dell’Italia vedeva la contemporanea emanazione da parte del governo del Sud di provvedimenti di tenore opposto quale il rdl 20 gennaio 1944, n. 26, contenente disposizioni per la reintegrazione nei diritti patrimoniali dei cittadini italiani e stranieri già dichiarati o considerati di “razza ebraica”. La previsione di un rapido scioglimento dell’Egeli verrà presto smentita dall’evolversi degli avvenimenti. Se, infatti, il dllg 5 ottobre 1944, n. 252, ordinava la pubblicazione del decreto n. 26 del 20 gennaio rendendo operative le prime retrocessioni di beni sequestrati in base alla normativa del 1939, più complesso per l’Egeli fu provvedere, dopo la Liberazione, alla restituzione delle proprietà confiscate nella Repubblica sociale italiana non solo per la mole e il numero, ma anche per la difficoltà di tracciare un quadro esatto della situazione patrimoniale dovendosi lamentare disordini, dispersioni di documentazione, soprusi. Allo scioglimento dell’Egeli si arriverà con dpr 22 marzo 1957 emesso in applicazione della l 4 dicembre 1956, n. 1404, approvata per disciplinare la soppressione e messa in liquidazione di enti, società, organismi interessanti la finanza statale, i cui scopi erano cessati o comunque costituenti un onere per il bilancio dello Stato. La riforma, che si inseriva in un più vasto progetto di razionalizzazione della pubblica amministrazione, era stata sollecitata dalla necessità di chiudere numerose istituzioni sorte durante il fascismo per realizzare i suoi scopi soprattutto nei settori economici e coloniali ed ormai del tutto superati. Per provvedere a tale compito era stato organizzato dal gennaio 1957 un apposito Ufficio liquidazioni inserito nell’Ispettorato generale di finanza della Ragioneria generale dello Stato. A tale struttura con dm 13 novembre 1957 furono affidate le operazioni di chiusura dell’Egeli quando fu esaurito l’incarico di commissario liquidatore dato ad Ercole Marazza. Responsabile della gestione dell’ente venne nominato l’avvocato Giuseppe Vania già direttore generale dell’Egeli. Al momento delle consegne al Tesoro, la relazione sulla attività e la documentazione allegata rivelano che l’ente aveva mantenuto distinte cinque gestioni: “gestione beni ebraici espropriati 1939”; “gestione beni esattoriali”; “gestione beni alleati”; “gestione beni ebraici confiscati o sequestrati 1944”; “gestione beni germanici”. Risultava che erano ancora da definire sei pratiche di beni ebraici espropriati; 66 erano gli immobili da alienare provenienti da esecuzioni esattoriali; 90 erano le posizioni aperte tra i beni alleati e 32 tra i beni germanici. Tra i beni ebraici confiscati rimanevano a carico dell’ente oggetti, fra cui alcuni preziosi non rivendicati dagli aventi diritto e titoli vari consegnati all’Egeli dall’Arar in quanto appartenenti ad israeliti. Il numero delle pratiche da chiudere, quindi, era sostanzialmente limitato e decisamente ridotto rispetto alla quantità di fascicoli prodotti durante la sua esistenza a giudicare dalla nota di consegna dell’archivio che nel dicembre 1957 consisteva oltre che di carteggi di carattere generale, di più di 13.000 unità intestate ad altrettanti titolari e organizzate secondo questa ripartizione: beni ebraici, fascicoli numerati da 1 a 200; beni esattoriali, da 1 a 186; beni alleati, da 1 a 4005; beni ebraici confiscati, da 1 a 8112; beni germanici, da 1 a 535. Di questo cospicuo archivio restano purtroppo solo esigui nuclei di documentazione. Quando, dopo un anno dalla chiusura dell’ente effettuata nel 1997 dall’Ispettorato generale per gli affari e per la gestione del patrimonio degli enti disciolti, erede dell’originario Ufficio liquidazioni, fu predisposto il versamento all’Archivio centrale dello Stato del carteggio Egeli, veniva acquisito un complesso documentario di dimensioni decisamente modeste, poco più di 200 cartelle al cui interno il personale del Tesoro aveva inserito i fascicoli con un ordine più o meno curato, probabilmente funzionale alle esigenze di natura essenzialmente contabile che interessavano. [tratto da PCM, Rapporto generale della Commissione per la ricostruzione delle vicende che hanno caratterizzato in Italia le attività di acquisizione dei beni dei cittadini ebrei da parte di organismi pubblici e privati, pp.253-254] Il negazionismo ha approfittato di questo lungo periodo di silenzio a cui sono state sottoposte le vittime perché: Necessità politiche, Stati Uniti ed alleati dovevavo trovare un punto di appoggio in Europa e la Germania serviva in funzione anti-sovietica, quindi non parlare di Germania connivente col regime nazista.Gli stessi ebrei sopravvissuti hanno cercato di rimuovere quell’esperienza perché o non volevano rivivere il dramma o perché non venivano creduti, o criticati come è avvenuto in Israele da parte dei Sabra, cioè gli ebrei nati in Palestina. Diceva VOLTAIRE “calunniate, calunniate qualcosa resterà” ! Perché la Shoah è un evento unico? Dopo la Shoah è stato coniato il termine «genocidio». Purtroppo il mondo ne ha conosciuti tanti, e ancora troppi sono in corso sulla faccia della terra. Riconoscere delle differenze non significa stabilire delle gerarchie nel dolore: come dice un adagio ebraico «Chi uccide una vita, uccide il mondo intero». Ma mai, nella storia, s’è visto progettare a tavolino, con totale freddezza e determinazione, lo sterminio di un popolo. Studiando le possibili forme di eliminazione, le formule dei gas più letali ed «efficaci», allestendo i ghetti nelle città occupate, costruendo i campi, studiando una complessa logistica nei trasporti, e tanto altro. La soluzione finale non è stata solo un atto di inaudita violenza, ma soprattutto un progetto collettivo, un sistema di morte. Perché ricordare e commemorare? Il Giorno della Memoria non vuole disconoscere gli altri genocidi di cui l’umanità è stata capace, né sostenere un’assai poco ambita «superiorità» del dolore ebraico. Non è infatti, un omaggio alle vittime, ma una presa di coscienza collettiva del fatto che l’uomo è stato capace di questo. Non è la pietà per i morti ad animarlo, ma la consapevolezza di quel che è accaduto. Che non deve più accadere, ma che in un passato ancora molto vicino a noi, nella civile e illuminata Europa, milioni di persone hanno permesso che accadesse. Quindi la shoah ha riguardato anche: SINTI, cioè zingari europa occidentale, stessa origine dei ROMROM, zingari/gitani europa centrale e orientale e BalcaniOmosessualiDisabili (eutanasia, Aktion T4, svolta dai medici tedeschi)Testimoni di Geova e anche preti cattoliciPolacchiPopoli Slavi E la Sardegna ?Sardi e la Shoah Secondo la “STORIA DEGLI EBREI IN ITALIA” (Renzo De Felice), in Sardegna, all’introduzione delle leggi razziali del 1938, vivevano 67 ebrei in totale di cui: Cagliari 49 Sassari 11 Nuoro 7 Nonostante i recenti studi sull’argomento, ancora incerte sono le informazioni sui sardi deportati durante l’occupazione tedesca in Italia. Tra questi dobbiamo distinguere i soldati, dichiarati Internati Militari Italiani -IMI- che dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 si rifiutarono di combattere per la Repubblica di Salò e vennero internati in appositi campi di lavoro (Stalag per le truppe e Oflag per gli ufficiali), e i resistenti, perseguitati politici e razziali che furono inviati nei campi di concentramento gestiti direttamente dal partito nazista. Fra i 700.000 militari italiani deportati dopo l’armistizio, circa 12.000 provenivano dalla Sardegna. Il numero così alto di internati sardi, era dovuto in maggior misura alla lontananza dell’isola dal fronte di guerra in cui si ritrovarono i militari dopo l’8 settembre. Dopo il caos provocato dall’armistizio, mentre il re e il governo abbandonavano la capitale per riparare a Brindisi, i tedeschi procedevano a una sistematica occupazione di tutta l’Italia centro-settentrionale. Abbandonate a se stesse, con ordini contradditori, gran parte delle truppe sbandarono senza riuscire a opporre una tenace resistenza. Molti furono i soldati che tentarono di ritornare nelle proprie case, ma per i sardi che dovevano attraversare il mare, non c’era nessuna possibilità. In migliaia cercarono di raggiungere Civitavecchia attraversando l’Italia o i Balcani, ma imbarcarsi era impossibile. Nel porto laziale si assisteva così al dramma dei soldati sardi, affamati, abbandonati e privati della speranza di raggiungere l’isola. Tanti cercarono la via delle montagne, unendosi ai partigiani, solo una piccola parte scelse di arruolarsi nella Repubblica Sociale, molti vennero catturati dai tedeschi e deportati. Anche in questi campi di prigionia le condizioni di vita erano difficilissime, si moriva per il freddo e la fame, e tanti non riuscirono a sopravvivere agli anni di reclusione forzata. I sardi internati per motivi razziali e politici furono, secondo gli ultimi studi, circa 250. A loro toccò la sorte peggiore, inviati nei campi di concentramento, almeno 91 morirono nei campi di Mauthausen, Buchenwald, Dachau e Flossenburg. Importante ricordare che numerosi sardi diventeranno anche “Giusti tra le nazioni” per aver salvato anche solo un ebreo dalle deportazioni. Furono solo tre gli ebrei deportati, tutte e tre donne: Elisa Fargion, nata a Cagliari il 7 maggio 1891, coniugata con Gastone Levi, fu arrestata a Ferrara tra il 1943 e il 1944, e deportata nel campo di sterminio di Auschwitz. Fu uccisa assieme al marito il giorno stesso del suo arrivo, a Bikernau. Si trovava sul convoglio di Primo Levi. Vittorina Mariani, nata a Porto Torres il 17 maggio 1904. Arrestata a Milano nell’aprile del 1944 assieme a tre sorelle e a un fratello, riusciranno a sopravvivere al campo di concentramento di Bergen Belsen. Zaira Coen, nata a Mantova il 4 ottobre 1879, nel 1919 aveva sposato il medico sassarese Italo Giuseppe Righi. Giunta a Sassari insegnò scienze alla Scuola normale femminile, all’Istituto Tecnico Lamarmora e al Liceo Azuni. Nonostante si fosse iscritta al partito e all’Associazione fascista della scuola, a seguito dei provvedimenti per la difesa della razza, fu dapprima sospesa e poi dispensata dall’insegnamento. Rimasta sola dopo la morte del marito, con l’armistizio la situazione si complicò. Nonostante le insistenze dei parenti sardi affinchè si nascondesse nell’isola, preferì raggiungere la sorella Ione, rimasta vedova, a Firenze. Nella città toscana vennero denunciate dal portinaio del loro stabile, arrestate, passarono per il campo di Fossoli prima di arrivare a Bikernau. Giudicate troppo anziane e quindi inabili per il lavoro, vennero immediatamente mandate nelle camere a gas. Molto numerosi furono i partigiani e gli antifascisti che finirono nei lager nazisti. Tra questi ricordiamo: Bartolomeo Meloni, nato a Cagliari nel 1900, ingegnere ferroviario a guida del CLN veneto, si rese protagonista di importantissime azioni di sabotaggio che ostacolarono le deportazioni dei soldati italiani. Arrestato, morirà a Dachau nel 1944. Pietro Meloni, nato a Sestu nel 1899, con la moglie Rosa Tosoni diventa Membro del comitato clandestino del PCI. Partigiano comandante nel veronese, verrà arrestato assieme alla moglie. Trasferito nei campi di concentramento, morirà nel lager di Gusen nel marzo del 1945. Gavino Gavini, nato a Sassari il 5 febbraio 1904, fu arrestato a Verona per aver danneggiato in modo irreparabile le biciclette e i pianoforti che doveva caricare su un treno diretto in Germania. Giunto a Mauthausen il 19 dicembre 1944, morirà a Gusen l’11 aprile 1945. Antonio Cabras, nato a Cagliari, aveva 38 anni quando venne deportato a Mauthausen, il 13 gennaio 1944. Morirà nel campo di sterminio il 19 aprile 1945. Era un detenuto politico, probabilmente già schedato dai fascisti come oppositore. Cosimo Orrù, di San Vero Milis, magistrato a Busto Arsizio e membro del CLN. Prima internato nel campo di Flossemburg, morirà nel lager di Litomerice tra il 1944 e il 1945, dopo aver subito innumerevoli atrocità da parte del capo-baracca. Medaglia d’oro della Resistenza. Mario Ardu, nato a Lanusei il 4 dicembre 1905, maresciallo nel Reggimento di Artiglieria pesante, dopo l’armistizio abbandonò la divisa e si arruolò nella Brigata Manara, nel veronese. Durante un’azione di sabotaggio nel deposito del Lazzaretto, venne arrestato dalle Brigate Nere. Dapprima deportato nel campo di concentramento di Flossenburg, venne trasferito in quello di Hersbruck, dove fu oggetto di esperimenti da parte di medici nazisti. Muore il 2 dicembre 1944 all’interno del lager.Fu insignito della medaglia d’argento. Altri riusciranno a salvarsi e a tenere viva la memoria, come Vittorio Bocchetta, Luigi Rizzi, Giuseppe Fideli, Pietro Tola, solo per nominarne alcuni. Chissà quante altre storie di coraggio, di sofferenza e di altruismo si celano dietro quei numeri ancora incerti. Racconti di vita che meritano di essere resi noti, per tenere vivo il ricordo di quanti hanno vissuto il lato più tragico della nostra storia recente. I Giusti sardi L’ente nazionale per la Memoria della Shoah di Israele, lo Yad Vashem, ha riconosciuto 671 italiani “Giusti tra le nazioni”, numero aggiornato al 1 gennaio 2016. Con questo termine si vogliono indicare i non ebrei che, a rischio della propria vita e senza avere interessi personali, hanno salvato la vita anche a un solo ebreo dal genocidio nazista. Nel giardino di Israele, sul Muro d’Onore che ricorda i Giusti, sono scolpiti anche i nomi di 4 eroi sardi: Salvatore Corrias, Vittorio Tredici, Girolamo Sotgiu e la moglie Bianca Ripepi. Salvatore Corrias, nat o a San Nicolò Gerrei il 18 novembre 1909, arruolatosi nella Guardia di Finanza nel 1929, dopo l’8 settembre 1943 entrò a far parte delle Brigate partigiane nella formazione “Giustizia e Libertà”. Corrias scelse di continuare a indossare la divisa per potersi muovere liberamente lungo la frontiera italo-svizzera, aiutando in questo modo centinaia di ebrei, oppositori politici e perseguitati a oltrepassare il confine per raggiungere la salvezza. Catturato dalle Brigate Nere il 28 gennaio 1945, mentre rientrava dal confine dopo aver aiutato un prigioniero inglese, venne fucilato dalla “Banda Tucci” nel recinto della sua caserma. Oggi riposa nel cimitero di Moltrasio. Medaglia d’Oro al Merito Civile, è dal 2006, il 10.957° “Giusto tra le Nazioni”. Vittorio Tredici, nato a Iglesias nel 1892, ufficiale decorato nella Grande Guerra, fu, con Emilio Lussu, uno dei fondatori del Partito Sardo d’Azione. Dopo aver combattuto lo squadrismo con le Camicie Grigie (formazioni paramilitari del PSd’A), aderì al sardo-fascismo coprendo da prima il ruolo di segretario del Fascio cagliaritano e, dal 1927, quello di Podestà di Cagliari. Trasferitosi a Roma, partecipò attivamente durante l’occupazione tedesca alle operazioni di soccorso promosse dal parroco Ettore Cunial. Durante il rastrellamento del ghetto di Roma del 16 ottobre 1943, nascose nel suo appartamento la famiglia Funaro, gli unici ebrei del suo edificio, e li aiutò a trovare una sistemazione sicura. Vittorio Tredici, insieme al parroco Cunial, aiutò altri perseguitati, sia ebrei che resistenti, salvandoli dalla furia nazi-fascista. E’ il 7.494° “Giusto tra le Nazioni”, riconoscimento ottenuto nel 1997. Questi sono i Giusti riconosciuti fino a oggi, ma tanti sono gli eroi ancora nell’ombra, che hanno voluto tener nascosto il loro passato e le cui storie riemergono lentamente a distanza di decenni. E’ il caso di Suor Giuseppina (Rosina) De Muro, nata a Lanusei il 2 novembre 1903. Suor Giuseppina durante l’occupazione di Torino riusci’ a far liberare tanti detenuti politici, a revocare la condanna a morte di un antifascista e a sottrarre alle SS un bimbo di soli 9 mesi tenuto in carcere, nascondendolo tra le lenzuola. Due coniugi ebrei arrestati e destinati alla deportazione, vennero da lei liberati, mentre una giovane ebrea riuscì a salvarsi perchè Suor Giuseppina bloccò la partenza facendo appello al Regolamento penitenziario, che impediva il trasferimento del detenuto se non fosse stata resa nota la destinazione. Aiutò i detenuti nascondendo delle uova sbriciolate tra i medicinali, scambiando referti medici per permettere il trasferimento in infermeria, e trasmise di nascosto notizie tra familiari e prigionieri. Per lei è in atto la pratica per essere riconosciuta “Giusta tra le Nazioni”. Un’altra storia è quella di Giovanni Gavino Tolisfrontiera di Chiasso. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, attraverso il valico trasportò i messaggi che le organizzazioni partigiane si scambiavano tra Italia e Svizzera, e aiutò tanti ebrei e antifascisti a rifugiarsi nel territorio elvetico, con la collaborazione della famiglia Panzica che risiedeva nei pressi del confine. Scoperto dai nazisti, venne arrestato insieme alla signora Panzica (che riuscirà a sopravvivere) e internato presso il campo di Mauthausen, dove morì il 28 dicembre 1944. Nel 2010 è stato insignito della Medaglia d’Oro al Merito Civile con la seguente motivazione: «Nel corso dell’ultimo conflitto mondiale contribuì alla lotta di liberazione con l’attività di postino delle organizzazioni partigiane e, con eccezionale coraggio, si prodigò in favore dei profughi ebrei e dei perseguitati politici, aiutandoli ad espatriare clandestinamente nella vicina Svizzera. Arrestato dalle autorità tedesche fu infine trasferito in un campo di concentramento austriaco, dove perse la giovane vita. Mirabile esempio di umana solidarietà e di altissima dignità morale, spinte fino all’estremo sacrificio». Si noti bene che queste informazioni sono state raccolte nelle scuole sarde di ogni ordine e grado a riprova che i nostri giovani sono sensibili ai problemi sociali, storici ed ambientali come non si vedeva da moltissimo tempo.
Contro la banalità del male per fortuna c’è la normalità del bene rappresentato da coloro che hanno aiutato gli ebrei rischiando la propria vita (Schindler, Perlasca ma anche il nostro Vittorio Tredici)
12.000 soldati tedeschi disubbidirono e vennero giustiziati alla fine della guerra
“COMINCIARONO CON GLI ZINGARI
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare………”
(Bertold Brecht , ispirato ad un sermone del pastore Martin Niemoller)
Chi non conosce la verità è uno sciocco. Ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente
Ogni giorno, col suo stile immediato e ironico, frutto, però, di approfondimenti accurati, Ignazio Locci aggiornerà il sito di ‘La Riflessione Politica’ con il suo ‘occhiolino’ sulle elezionipresidenziali.
Il ritiro di Berlusconi ? La Lega (Giorgetti) non voleva un candidato presidente così squalificante per cui ha mandato Salvini (spinto anche dal Verdini) a convincere Berlusconi a ritirarsi in cambio di un candidato presidente di fiducia (Gianni Letta?) che appena possibile nomini lo statista Berlusconi (tra l’altro rafforzato dal suo passo indietro in nome dell’unità della nazione) senatore a vita ed intoccabile da qualunque processo attuale e futuro. Due piccioni con una sola fava, Berlusconi padre della nazione e salvo ‘sine die’; Salvini riprende un po’ di smalto, sperando di far recuperare anche la Lega. Ovviamente, nei loro progetti Draghi resta dov’è. Ma avranno dalla loro anche la Meloni? Ed ecco che potrebbe aprirsi uno spiraglio per il centro – centro sx per un Casini nel cilindro oppure, e forse più probabile, Cartabia al Quirinale… Sogni di una notte di mezzo inverno?
Il giudice del ‘pool’ di Mani Pulite, Gherardo Colombo
L’incontro di cui scrivo oggi dà particolare prestigio al sito ‘La Riflessione’. Ho dialogato, infatti, con Gherardo Colombo, che ringrazio: sui trent’anni dall’inizio dell’inchiesta di ‘Tangentopoli’, così viva nel nostro immaginario, sulle forme attuali di corruzione, e, infine, sull’unica attività che può insegnare le regole: non la repressione giudiziaria ma l’educazione dei ragazzi.
Dottor Colombo, a febbraio saranno trent’anni dall’inizio dell’inchiesta denominata ‘Tangentopoli’ o ‘Mani Pulite’, che portava alla luce un sistema di corruzione endemico, a livello, usando un termine particolarmente forte, di metastasi. Trent’anni dopo, in termini di danni economici, di infrastrutture, di credibilità politica, di sfiducia dei cittadini nei confronti della classe politica stessa e imprenditoriale, stiamo ancora pagando qualcosa? Quanto ha pesato, concretamente, nelle generazioni successive?
Stiamo ancora pagando le conseguenze economiche. Se andiamo a spulciare i documenti, troviamo tantissime opere pubbliche che non sono state portate a termine oppure opere che, nel giro di poco tempo, si sono deteriorate e hanno avuto bisogno di manutenzione in un periodo troppo ristretto rispetto a quando le opere stesse vengono eseguite non in un contesto di corruzione. Io mi limito, sotto questo profilo, agli aspetti economici, però ce ne sarebbero anche altri. Vede, economicamente, è stato un costo notevole quel periodo, perché alcune opere non solo, come detto, sono state costruite male ma addirittura non servivano: a un certo punto, ci sembrava quasi che si progettasse, si pensasse a creare delle opere pubbliche non tanto perché fossero utili, se non indispensabili, ma proprio per avere occasione per poter lucrare: da una parte il finanziamento ai partiti, ma dall’altra parte qualche cosa per sé stessi. Se mi guardo indietro, vedo questo, e anche con una certa evidenza.
Nell’aprile del 1992, lei entra a far parte del ‘pool’, appunto, di ‘Mani Pulite’, dando, così, inizio a un’esperienza lavorativa, credo, di grande impatto per la sua vita stessa. Il ’92, del resto, è un anno drammatico, caratterizzato dalle strage di Capaci e via D’Amelio, in cui perirono uomini di un altro grande, e precedente, ‘pool’, quello antimafia. Vorrei, dopo questa introduzione, articolare in maniera un po’ più complessa la domanda: in riferimento ai meccanismi di un ‘pool’ – e quelli citati hanno ottenuto grandi risultati- è vero che, nel vostro, la suddivisione dei compiti, anche se casuale, prevedeva Di Pietro nel tenere le accuse, lei nello studiare le carte e Davigo nello scrivere gli atti? Può sembrare una curiosità, ma una curiosità interessante, sul meccanismo di funzionamento di un gruppo che appariva invincibile. In riferimento all’impatto dell’inchiesta sulla sua vita, ha sentito il fiato della politica sul suo collo? Fonti autorevoli – a esempio ‘Tangentopoli’ di Marco Travaglio-, parlano di un tentativo di dossieraggio nei suoi confronti da parte dei servizi segreti. In ultimo, ricordando nuovamente i due ‘pool’ e il 1992, corrisponde a verità il fatto che il suo rapporto con Giovanni Falcone abbia risentito dell’inchiesta stessa di ‘Tangentopoli’?
Per quanto riguarda la suddivisione di compiti, anche se casuale, all’interno del ‘pool’, corrisponde a verità: ne ho parlato diffusamente nel libro ‘Il vizio della memoria’. Per quanto riguarda l’impatto sulla mia vita, devo dire che mi sentivo preparato: nel marzo del 1981, infatti, mi ero imbattuto nella ‘P2’, tra le tante altre cose che avevo vissuto.
Proprio in quell’occasione, come in occasione dell’inchiesta sui fondi neri dell’Iri, credo di essere già stato oggetto di dossieraggio; il nostro lavoro, però, è stato svolto: o eravamo particolarmente bravi noi o particolarmente scarsi i servizi segreti…
Anche in riferimento a Giovanni, mi permetto di rimandarla al testo citato, in cui spiego come ci sia stato un fraintendimento. Io conoscevo Giovanni Falcone da circa una dozzina d’anni, posso dire come fossimo amici: nell’ultimo periodo della sua vita, però, in riferimento a notizie riguardanti l’inchiesta ‘Mani pulite’, dovevamo avere qualche cautela sulle informazioni che dovevamo passare, a causa del suo ambiente di lavoro, la ‘Direzione degli uffici penali’ e del personale che vi lavorava, sotto la direzione di Claudio Martelli.
Vorrei prendere una pausa dal ricordo di ‘Tangentopoli’ e chiederle un parere su due aspetti di attualità: la riforma Cartabia del processo penale e la candidatura di Silvio Berlusconi alla Presidenza della Repubblica.
Sulla candidatura di Silvio Berlusconi non rispondo: Berlusconi stesso, infatti, è stato anche un mio indagato. Sulla riforma della ministra Cartabia, posso dire che nella sua azione ha avuto tutta una serie di paletti da rispettare, che, essendo più libera, avrebbe sicuramente oltrepassato. Ha ottenuto il meglio dalla situazione politica in cui si è trovata e si trova, mediando in modo tale da ottenere un risultato sicuramente perfettibile ma, allo stesso tempo, povera ministra, accettabile, dato che non poteva decidere da sola. Ci sono tanti aspetti, infatti, apprezzabilissimi: le cito soltanto la ‘giustizia riparativa’ per la quale – in attesa di conoscere i decreti delegati – ho molta fiducia.
Le porto due domande da parte di una classe che, quest’anno, accompagnerò alla maturità: c’è stato un abuso della custodia cautelare – come spesso si è accusato – nell’inchiesta di ‘Tangentopoli’? Quali sono, poi, le nuove forme di corruzione?
Sull’uso della custodia cautelare, bisogna contestualizzare. Nell’ambito dell’inchiesta di ‘Tangentopoli’ l’uso fu più ristretto rispetto alla media, e di questo posso portare i dati: in due anni, di media, a Milano ci sono circa 21000 arresti; nei due anni – i più caldi -di inchiesta su una media, quindi, di ventun mila arresti, se arriviamo a mille richieste, siamo già abbondanti.
D’altra parte, le richieste si basavano su fatti che, se considerati separatamente, e non nell’ottica generale dell’inchiesta e di ciò che essa suscitava nell’opinione pubblica, non sarebbero potuti essere stati oggetto di nessuna critica o riserva. Se un sindaco riceve 50000 mila euro per fare una cosa che non dovrebbe fare, è ovvio che, sia sotto il profilo dell’inquinamento probatorio, sia sotto il profilo, delle volte, del pericolo di fuga, sia sotto il profilo della reiterazione del reato, l’esito sia la custodia cautelare, piuttosto che il contrario. Sarebbe opportuno fare degli studi approfonditi su questo, anche con gli studenti.
I sistemi di corruzione sono cambiati, anche se la tangente è ancora presente in modo non indifferente. La corruzione, però, si è differenziata; in primo luogo, in quanto non abbiamo più il sistema del finanziamento ai partiti o, almeno, questo passa in forme diverse, come le consulenze o attraverso alcuni enti o fondazioni vicine ai personaggi politici. Il vantaggio, poi, che si può ottenere dando in cambio qualcosa che non si potrebbe avere, passa attraverso azioni come un appalto, un’assunzione, un qualsiasi favore che si ottiene tradendo i doveri del proprio ufficio. Anche lì, secondo me, gli studenti potrebbero fare una ricerca, soprattutto sui giornali locali, che riportano notizie di prossimità.
Come mai la magistratura ha scritto una parte della recente storia dell’Italia?
Ha contribuito a scriverne un pezzettino, perché la magistratura esercita un controllo laddove, secondo i canali ordinari, la procedura non è stata corretta. Contribuisce a questa storia nella misura in cui evidenzia e scopre cose che non andavano, sia sotto il profilo economico, sociale, politico ma anche sotto il profilo della criminalità organizzata, a esempio. Se la cosa pubblica fosse gestita correttamente, la magistratura sarebbe soltanto la storia dei reati comuni, soprattutto furti, rapine e violenze, e non le corruzioni macroscopiche.
Come mai è andato in pensione non appena possibile? Per un senso di stanchezza nei confronti dell’attività giudiziaria?
Non per un senso di stanchezza ma perché non credevo più all’educazione alle regole attraverso la repressione ma solo attraverso l’incontro con i ragazzi e attraverso l’educazone dei ragazzi. Ho ritenuto opportuno, quindi, dedicarmi totalmente a questo.
La recente uscita del Rettore della ‘Università per Stranieri’ di Perugia – famigerata accademia che prostra la cultura e la lingua italiana al primo calciatore di minimo successo (e noto, letteralmente, per i suoi morsi in campo, come Suarez) di passaggio, polemista e attivissimo sui social, Tomaso Montanari, sull’Italia Repubblica delle banane, così definita su ‘Twitter’ non appena Mattarella aveva iniziato il suo ultimo messaggio di fine anno, non deve essere dimenticata come ennesima caduta dello pseudo Sgarbi – è giusto un minimo meno volgare -di sinistra, ma considerata in alcune sue valenze.
Prima, e più immediata. L’Italia non è una Repubblica delle banane. Ha avuto, e ha, politici da repubblica delle banane, evasori fiscali da repubblica delle banane, numeri di libri letti per persona da repubblica delle banane, parentopoli varie da repubblica delle banane, una certa pancia antiscientifica da repubblica delle banane. Tutti, però, ci dimantichiamo di ciò che ha attraversato l’Italia una volta diventata Repubblica. Lo è diventata dopo una cruenta e tragica guerra civile, dando per la prima volta il voto alle donne; si è saputa rialzare, rinnovare nei diritti, uscire più forte da estremismi di destra e sinistra forieri di stragi e omicidi politici. Dalla mafia, dalla P2, da Tangentopoli, da terremoti. Sino all’epidemia in cui siamo immersi. Questa è una storia di successi; farà sorridere, lo immagino. E poi, successi sull’orlo del baratro, certo, ma successi. Perché in quella massa di adepti delle banane, molto numerosa e vistosa, difficile da combattere, c’è sempre stata una rosa di eroi, a volte conosciuti ma soli, come Ambrosoli, Falcone, Borsellino, Libero Grassi, a volte sconosciuti ma uniti, come i silenziosi lavoratori onesti o i ragazzi che scendono in piazza contro la mafia.
Seconda. Lo Stato siamo noi: è vero, ci dobbiamo credere. Luigi XIV, il grande assolutista, disse ‘lo Stato sono io’; tutti noi dobbiamo considerare che sono passati trecento anni da quel modo di vivere la poltica, mentre ancora pensiamo che lo Stato, e la politica, siano i parlamentari che tremano all’idea della fine della legislatura perché non hanno un lavoro. Tutti noi, poi, siamo rappresentati da una persona, che è il Presidente della Repubblica. Ecco perché Montanari ha offeso tutti noi. Ora, alla vigilia della nuova elezione presidenziale, dobbiamo capire che questa ci interessa tutti, dobbiamo vigilare -in qualche modo- sentirci partecipi, interessati, tifare perché ne venga eletto uno degno e di nostro piacimento, anche se voteranno solo i parlamentari. Ci riguarda tutti, perché il Presidente è simbolo dell’unità nazionale e, per Costituzione, potrebbe essere ognuno di noi.
Come mi disse una volta Claudia Loi, sorella di Emanuela della scorta di Paolo Borsellino: ‘Lo Stato siamo noi’.
Siamo in quei giorni sospesi tra il silenzio d’eternità del Natale e i botti di speranza del Capodanno. Tra i due estremi – entrambi belli – conserviamo, però, ancora qualcosa del primo, ancora un po’ di silenzio, per custodire queste poche parole, che mi giungono, anch’esse, in maniera opposta. Le prime le traggo da uno degli innumerevoli gruppi whatsapp di cui faccio parte, in cui, a sua volta, le ha condivise una persona-che non conosco- a cui erano arrivate da un suo amico: un giro complesso, che, tuttavia, ne aumenta la portata. Le seconde sono di Desmond Tutu, che ci ha appensa lasciato, dopo aver colorato con la sua idea di nazione arcobaleno il mondo.
Le parole, sono così, che arrivino da uno sconosciuto o da chi ha contribuito a cambiare la storia, vivono da sole, meglio se nel silenzio d’eternità del Natale, per rendere più forti anche i sentimenti di speranza che, nati nel Capodanno, ci accompagneranno ogni giorno:
‘In treno, controllori passano, chiedono documenti; non ‘green pass’, non biglietto. Cercano i senza documenti, i neri, i migranti. Non importa se rubiamo, se contagiamo: basta essere bianchi, abbiamo diritto di rubare, contagiare. Abbiamo diritto di vivere’ (Anonimo, sembrano versi di una poesia, anche se parlano di una esperienza vera)
‘La mia umanità è legata alla tua, perché possiamo essere esseri umani solo insieme’ (Desmond Tutu)
‘Ivana Balistreri e Tina Castrozzi oggi hanno ottant’anni: sorelle di latte, ma non di sangue, hanno vissuto in un paese sulla ferrovia Napoli-Roma, sede di diocesi, cercando di sopraffarsi come chi è in procinto di annegare fa con il suo soccorritore per sopravvivere almeno un altro minuto. Come un apicultore inserisce una nuova regina in un alveare dopo averlo orfanizzato, entrambe si sono introdotte in ambienti patriarcali e li hanno resi orfani delle figure maschili. Ivana ha scelto la Chiesa per spianare la strada del sacerdozio a suo figlio Ignazio e quando questi diventa il vescovo della diocesi lei, in quanto madre, crede finalmente di aver dimostrato di essere superiore e di poter disporre di tutta la sua famiglia riunita. Questo trasforma in odio puro il livore di Tina che, ormai matriarca indiscussa di un clan ai limiti tra legalità e illegalità, farà di tutto per annientare la sua sorella’. Questa è la trama del nuovo romanzo di Raimondo Pinna, edito dalla prestigiosa casa editrice Transeuropa: ho potuto incontrare l’autore, che ringrazio, per scavare dentro le tematiche profonde del romanzo.
Raimondo Pinna, architetto, libero professionista, svolge da quasi trent’anni la propria attività lavorando sulle interrelazioni esistenti tra mercato immobiliare e pianificazione urbanistica del territorio per clienti privati e pubblici in diverse regioni italiane. Non disdegna la scrittura, anzi, come testimoniato dall’ultimo romanzo ‘Api regine’. Ci può raccontare il suo approdo alla scrittura, che testimonia un felice connubio tra attività scientifica e attività d’invenzione letteraria?
La richiesta delle “due righe due” biografiche appartiene al novero delle offerte che non si possono rifiutare, anche se penso che, prima che antipatico, sia sciocco definirsi con poche parole. L’ossessione della sintesi è talmente prevalente, mainstream, da rendere consapevole che la scelta di continuare a praticare l’analisi di qualsiasi discorso sia un comportamento di retroguardia. Il 2 gennaio 2022 gli anni di libera professione diventeranno trenta tondi. Lo sguardo retrospettivo è quello di chiedersi se ne sia valsa la pena di credere in quell’aggettivo qualificativo “libera”. La risposta è ancora aperta, il che non è un segnale di chiarezza. Questa riflessione non può far parte delle “due righe due”.
Certamente non esiste alcun felice connubio tra attività scientifica e attività di invenzione letteraria: sono due piani sghembi: esse si ignorano. Essere un architetto non è una attività scientifica, come non è un’attività umanistica; è qualcosa cui tendere, nella speranza che unisca l’essere della persona con l’azione della persona. Alla fine probabilmente lo stabiliscono i posteri se ci sarai riuscito, però in vita tu puoi pensare di esserci riuscito fino a quel momento. La mia risposta è: a tratti. Oggi sì, e pensarlo mi aiuta a sostenere la difficile fatica del mestiere di vivere.
Sicuramente oggi scrivo come scrivo perché sono un architetto, ma quando ho iniziato a quindici/sedici anni non era certo così. Nessun approdo alla scrittura. Ribalterei la metafora: non si scrive per arrivare in barca al porto scrittura, potendo attraccare dopo aver timbrato vari moduli; non so, premi letterari vinti? Partecipazioni a festival? Credo invece che tutti partono dal porto scrittura: gli danno una barchetta – una penna e un foglio di carta allora, oggi un programma, uno schermo, una tastiera – e gli dicono vai verso la boa. Però la boa la devi trovare tu. E, piaccia o non piaccia agli estimatori dei talenti naturali, la trovi soltanto se qualcuno esperto di quel tratto di mare (non dico che te la indichi ma almeno) ti fornisce gli strumenti nautici per trovarla. Per me è successo tardi, poco dopo i cinquant’anni, grazie a Giulio Milani, editore ed editor di Transeuropa. Nessun rapporto di scuola di scrittura, nessun rapporto docente/discente. Una pacata trasmissione di informazioni fornita come prestazione professionale per rendere il romanzo precedente, Montagne Russe, adatto alla pubblicazione nel contesto della riflessione che sta interessando la composizione letteraria, la letteratura di questo decennio. Per me denaro ben speso e che, in Api Regine, ha continuato a ottenere effetti. Ora sono certo di saper scrivere, intendendo con questo che so come lavorare per ottenere una buona scrittura. Questo è importante per me, non cosa pensi di me come scrittore Milani o qualsiasi lettore. Poi, che io tenga al parere positivo di entrambi è un altro discorso: di vanità. Ritengo poco credibile uno scrittore che neghi di essere vanitoso.
L’ultimo romanzo sembra particolarmente duro: indaga le dinamiche diaboliche, ancestrale retaggio, del ‘ghenos’, la lotta per il potere, l’incapacità di imparare dalle regole di collaborazione della natura – con la metafora delle api a cui è affidato anche il finale -, l’importanza della discendenza: da dove ha tratto ispirazione? Sono corrette le tematiche presentate?
Duro … Non so scrivere di argomenti divertenti, ammiro coloro che ne sono capaci. Non faccio particolare fatica a scrivere così: per me vivere è difficile, non è una passeggiata. Forse salvaguardo la mia parte infantile credo ancora che scrivere di “fatti brutti” aiuti a tenerli lontano dalla mia vita. Non lo so, magari funziona. Insomma, non credo sia poi più duro di tanti altri romanzi in circolazione. Il fascino più intrigante della scrittura è lo stupore di quello che ciascun lettore riesce a trarre dalla lettura delle mie parole, tanto da farmi regolarmente chiedere: ma siamo sicuri che l’ho scritto io? Devo dire che questo mi fa molto piacere; soprattutto riesce a farmi solo dispiacere e non offendermi se il lettore mi dice a muso duro che il mio libro non gli è piaciuto. Peccato! Ma è un suo diritto.
La domanda è però molto particolare e sento la necessità di fare chiarezza, di separarla. Non credo al diavolo o alle esistenze demoniache esterne, quindi per me sono dinamiche e basta. Analogamente non credo a retaggi ancestrali. Se lei, Daniele, chiedesse a un suo personale campione statistico di scrivere la genealogia di ciascuno sono certo resterebbe esterrefatto che molti non sanno neppure la data di nascita dei quattro nonni. E parliamo di retaggio ancestrale? Per me non esiste. Esiste invece la ri-narrazione di ciò che pensiamo debba essere stata la cultura dei nostri “antenati”; senza però porci la domanda su chi siano davvero quegli antenati. Anche per questo, nel suo personale campione statistico, Daniele, vedrà che quegli antenati sono identificati in coloro che hanno abitato quella terra, non nei nostri genetici antecessori. Conta più la geografia che la storia personale.
Ça va sans dire che non credo all’esistenza di regole di collaborazione della natura. Anzi, non credo proprio all’esistenza della natura come soggetto di classificazione scolastica: minerale, vegetale, animale. Credo piuttosto, da architetto, al troppo grande e al troppo piccolo; e resto affascinato e insieme sgomento della loro convivenza in piani sghembi, proprio come l’attività scientifica e l’attività letteraria di cui abbiamo parlato prima. Fascino e sgomento che aumentano a livello inverosimile quando li rapporto al mio essere corpo e anima: davvero dentro di me esiste tutta una serie di “animaletti”, la flora batterica intestinale ad esempio, senza che mi abbiano chiesto il “permesso”? Sorrido e vado avanti e, in relazione alla domanda, penso che le regole di collaborazione della natura seguano il principio del non disturbare.
La domanda sull’importanza della discendenza investe tutt’altro campo. Sì, è fondamentale per gli esseri umani. Il fatto che da che mondo è mondo centinaia di migliaia di uomini e donne abbiano scelto di non riprodursi per i svariati individuali motivi – o abbiano dovuto subire e non scegliere di non riprodursi – lo ritengo la vera prima varietà dell’orientamento di genere con il quale oggi tutti si riempiono la bocca. Ho voluto che questo tema entrasse nell’organizzazione del piano generale della trama.
Papa Francesco ha appena affermato come i peccati di lussuria e gola non siano gravi, più gravi sono quelli di superbia e odio: come commenta queste parole, facendo anche riferimento al romanzo?
Devo essere estremamente sincero: sono disinteressato totalmente a quello che crede, pensa, afferma papa Francesco. Sono culturalmente, non religiosamente cattolico. Il che significa che non credo che nella persona dell’ottimo ebreo praticante Gesù, forse di Nazareth forse di altra località della Galilea, si sia manifestato il mistero dell’incarnazione. Quindi semplicemente non le commento. Riferiti al romanzo, esattamente come li ho trattati, lussuria e gola non sono “peccati” ma comportamenti. A seconda di come sono declinati, ossia se hanno o no degli effetti negativi sul prossimo, allora possono essere giudicati buoni, indifferenti o malvagi.
Dal romanzo sembra emergere un potere ancora forte della Chiesa, gestito, però, da donne: le interessa questa dialettica donna-Chiesa? Cosa voleva far risaltare principalmente?
Anche qui è fondamentale chiarire la mia posizione: la Chiesa Cattolica “è” potente, non “ancora potente”. Quantomeno nel contesto italiano in cui sono nato e sono vissuto; poi non ho la più pallida idea di cosa succeda in Polonia, Irlanda, Portogallo …
Il passaggio centrale che ho voluto inserire come infrastruttura narrativa nel romanzo è che la Chiesa, gestita da soli elementi maschili, si appropria ancora in maniera vincente di una metanarrazione femminile: ella è Madre … Però alle donne vieta di accedere al compito principale dei ministri della Chiesa: il sacerdozio. Per quello che ho visto e continuo a vedere per la Chiesa semplicemente la donna non esiste. Quindi non c’è alcuna dialettica donna-Chiesa. Sono anche qui affascinato dal fatto di come questa narrazione trovi le sue migliori difenditrici nelle donne stesse. Quindi peggio per loro. Non sono un femminista, non sono un particolare estimatore delle donne rispetto ai maschi. Giudico la persona e per me l’essere maschio o femmina è essenzialmente una variazione di tono, importante, ma subordinata ai grandi impulsi: imporsi, sopravvivere, mors tua vita mea; impulsi che appartengono in egual misura a entrambi i generi (e a tutti i derivati moderni lgbtq etc)
Lei si è occupato anche di S.Igia, antica capitale del giudicato di Càrali, di cui ormai, anche architettonicamente si è persa traccia, forse volontariamente: sciatteria nei confronti della propria storia? Guardando, invece, al presente, e al futuro, esseno lei nato a Cagliari, che è anche la mia città, quali pensa siano i punti di forza e debolezza della pianificazione urbana di Cagliari?
Non vivo più a Cagliari, nel senso che non vi esercito il diritto di voto come residente. Quindi non mi posso esprimere, perché non vi incido, sui punti di forza e debolezza della pianificazione urbana della città.
Sulla perdita di notizie su Santa Igia ho scritto un libro scientifico cui rimando. Ritornando alla problematica iniziale: non sono è possibile racchiudere in “due righe due” anni di lavoro impiegati a ragionare sulle tracce urbanistiche morfologiche prima ancora che sui lacerti documentari, perché la città è un progetto e non un insieme di atti notarili o decisioni registrate su pergamene; soprattutto non è una sommatoria di resti murari reperibili archeologicamente.
Diversa è la domanda sulla sciatteria nei confronti della propria storia. Qui sì che sono obbligato a rispondere: è un dovere civico. Io penso che Cagliari, la città di Cagliari, non si sia ripresa dall’uccisione dei bombardamenti del febbraio e maggio 1943; quando è morta. Quelli che abitano la città, che sono tornati ad abitare la città sono altre persone e in loro ancora non è conclusa la fusione del retaggio ancestrale cui abbiamo accennato prima. Non gliene importa nulla, per loro la genealogia personale è ancora più importante di quella del luogo. Fino a quando questo iato non sarà risolto Cagliari non sentirà la necessità di considerare se stessa forte; perché ritiene forte la propria storia rispetto alle altre città. Magari fra due generazioni o magari mai, non è certo una conclusione scontata. Se la maggioranza dei cagliaritani adesso vive bene la sua città così com’è va bene. A me non andrebbe bene, ma in democrazia la minoranza accetta il voto contrario ai suoi interessi espresso dalla maggioranza.
“PREGO L’UOMO, OGNI UOMO”
di Daniele Madau
Le parole pronunciate da papa Francesco a Lesbo, nella sua visita ai migranti, vivono nella loro forza. Non hanno bisogno né di introduzione né di commento, solo di ascolto. E gli interlocutori, per niente velati, sono i politici.
“Il Mediterraneo, che per millenni ha unito popoli diversi e terre distanti, sta diventando un freddo cimitero senza lapidi. Questo grande bacino d’acqua, culla di tante civiltà, sembra ora uno specchio di morte. Non lasciamo che il mare nostrum si tramuti in un desolante mare mortuum, che questo luogo di incontro diventi teatro di scontro! Non permettiamo che questo mare dei ricordi si trasformi nel mare della dimenticanza. Vi prego, fermiamo questo naufragio di civiltà!”
“Prego Dio di ridestarci dalla dimenticanza per chi soffre, di scuoterci dall’individualismo che esclude, di svegliare i cuori sordi ai bisogni del prossimo. E prego anche l’uomo, ogni uomo: superiamo la paralisi della paura, l’indifferenza che uccide, il cinico disinteresse che con guanti di velluto condanna a morte chi sta ai margini!”.
“Si affrontino le cause remote, non le povere persone che ne pagano le conseguenze, venendo pure usate per propaganda politica. Quindi, anziché tamponare le emergenze, si superino “le ghettizzazioni” e si favorisca “l’indispensabile integrazione”. Si guardi al volto dei bambini che interpellano le coscienze, senza scappare via “frettolosamente dalle crude immagini dei loro piccoli corpi stesi inerti sulle spiagge. Contrastiamo alla radice il pensiero dominante, quello che ruota attorno al proprio io, ai propri egoismi personali e nazionali, che diventano misura e criterio di ogni cosa”.
“Chi respinge i poveri, respinge la pace”. Il futuro sarà sereno solo se sarà integrato; la Grecia ha sopportato il peso spropositato dalla crisi dell’immigrazione e dei rifugiati, che sta colpendo l’intero Mediterraneo, il mare che ci unisce; affrontarla è una responsabilità condivisa dell’Europa. Le migrazioni sono una crisi umanitaria che riguarda tutti”.
“Ci sono in gioco persone, ci sono in gioco vite umane! C’è in gioco il futuro di tutti, che sarà sereno solo se sarà integrato. Solo se riconciliato con i più deboli l’avvenire sarà prospero. Perché quando i poveri vengono respinti si respinge la pace. Chiusure e nazionalismi – la storia lo insegna – portano a conseguenze disastrose.
“Non si voltino le spalle alla realtà, finisca il continuo rimbalzo di responsabilità, non si deleghi sempre ad altri la questione migratoria, come se a nessuno importasse e fosse solo un inutile peso che qualcuno è costretto a sobbarcarsi!”
“Quanti hotspot dove migranti e rifugiati vivono in condizioni che sono al limite, senza intravedere soluzioni all’orizzonte! Eppure il rispetto delle persone e dei diritti umani, specialmente nel continente che non manca di promuoverli nel mondo, dovrebbe essere sempre salvaguardato, e la dignità di ciascuno dovrebbe essere anteposta a tutto! È triste sentir proporre, come soluzioni, l’impiego di fondi comuni per costruire muri”.
“Anziché instillare la paura dell’altro nell’opinione pubblica, si deve parlare dello sfruttamento dei poveri, delle guerre dimenticate e spesso lautamente finanziate, degli accordi economici fatti sulla pelle della gente, delle manovre occulte per trafficare armi e farne proliferare il commercio”.
“La fede non è l’indifferenza che viene giustificata persino in nome di presunti valori cristiani, ma è compassione e misericordia, il che non è ideologia religiosa, ma sono radici cristiane concrete. La Madonna insegni a mettere la realtà dell’uomo prima delle idee e delle ideologie, e a muovere passi svelti incontro a chi soffre”.